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Vecchio 03-04-2009, 23:10   #1
martin vega
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Predefinito La morte dei negozi di dischi

il pezzo di Paso su Nannucci che chiude è di una mestizia infinita. non per come è scritto, e nemmeno poi tanto per il contenuto (sia il gestore che il responsabile vendite riescono a smarcarsi con stile discreto considerate le circostanze, a parte qualche affondo nel patetismo pietoso quando "rimproverano" i clienti che "erano scomparsi" che magari si poteva anche evitare), ma perchè mette impietosamente in luce la qualità e lo spessore dell'ascoltatore medio oggi. e pone di fronte a una realtà inconfutabile: il negozio di dischi sta diventando superfluo come concetto proprio. e questo, al di là degli inevitabili sentimentalismi e cazzate da vecchio dentro terrorizzato dai cambiamenti quale sono, non riesco proprio a vederlo come una cosa positiva. da Nannucci ho passato più ore della mia vita di quanto fosse ragionevolmente lecito ipotizzare, lì ho comprato il mio primo disco ("fear of the dark" degli iron maiden, appena uscito: era il giugno del 1992), lì mi fermavo dopo la scuola a ravanare con la tenacia e il puntiglio dell'archivista tra le vaschette dei "fondi di magazzino" in cerca di "chicche" nascoste e offerte irripetibili (dai vinili della Contempo a 1.950 lire, a "skyscraper" di david lee roth a 1.500 lire, agli stock di forati con dischi tipo "songs of faith and devotion", "without a sound" o la raccolta di b-side dei mudhoney che ti tiravano dietro a prezzi ancora oggi imbarazzanti), ma non importa. da anni Nannucci aveva cessato di rappresentare quel che era stato per la mia adolescenza, e da anni quasi non ci entravo nemmeno più (dal 1999 compro quasi esclusivamente al "disco d'oro" di achille e max "peccia", e a occasionali fiere del disco varie), ma sapere che c'era mi dava in qualche modo sicurezza; perchè quello che molti ascoltatori dell'ultima ora e troppi stronzi che hanno adesso l'età che avevo io quando spulciavo tra quegli scaffali non possono capire (e probabilmente non capiranno mai), è che quando compri un disco in un negozio non paghi solo il disco, paghi anche il servizio che il negozio stesso ti offre, e questo vuol dire competenza, scelte di campo, guida all'acquisto, commessi totalmente ossessionati e nerd oltre ogni possibile speranza di redenzione, scrematura, quella stessa scrematura che il mucchio tenta faticosamente di operare tra le sue pagine, che io spesso non condivido ma che comunque c'è, esiste, mi fa sentire trattato con rispetto in quanto ascoltatore, mi fa pensare che la musica in quanto oggetto abbia ancora un valore. ora io vorrei che tutti quegli stronzi che comprano a mani basse da playpuntocòm perchè "costa meno", che ordinano i cd a paccate sui siti internet americani così risparmiano sul dollaro, io vorrei che tutta questa feccia del cazzo si rendesse conto di cosa si è persa e di cosa sta contribuendo a distruggere indirizzando i propri soldi nelle tasche di qualche colletto bianco oltremanica (o oltreoceano) che non sanno nemmeno che faccia abbia. trovare un disco che si cerca da tempo, rovistare tra gli scaffali, scambiare due chiacchiere col clerk ossessionato, Cristo santo, uscire di casa per cercare qualcosa che ti piace, andarsela a prendere. è questo che più di ogni altra cosa mi spaventa, nell'epoca del "tutto e subito": che si perda la consapevolezza che gesti, che azioni del genere esistano. è questo che mi fa sentire come tommy lee jones in "non è un paese per vecchi". non Nannucci che chiude, ma le cause che lo hanno portato a chiudere. pensare di essere rimasto l'ultimo stronzo che un disco lo cerca continuando ad avere a che fare con esseri umani.
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Vecchio 03-04-2009, 23:23   #2
Federico Guglielmi
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il pezzo di Paso su Nannucci che chiude è di una mestizia infinita. non per come è scritto, e nemmeno poi tanto per il contenuto (sia il gestore che il responsabile vendite riescono a smarcarsi con stile discreto considerate le circostanze, a parte qualche affondo nel patetismo pietoso quando "rimproverano" i clienti che "erano scomparsi" che magari si poteva anche evitare), ma perchè mette impietosamente in luce la qualità e lo spessore dell'ascoltatore medio oggi. e pone di fronte a una realtà inconfutabile: il negozio di dischi sta diventando superfluo come concetto proprio. e questo, al di là degli inevitabili sentimentalismi e cazzate da vecchio dentro terrorizzato dai cambiamenti quale sono, non riesco proprio a vederlo come una cosa positiva. da Nannucci ho passato più ore della mia vita di quanto fosse ragionevolmente lecito ipotizzare, lì ho comprato il mio primo disco ("fear of the dark" degli iron maiden, appena uscito: era il giugno del 1992), lì mi fermavo dopo la scuola a ravanare con la tenacia e il puntiglio dell'archivista tra le vaschette dei "fondi di magazzino" in cerca di "chicche" nascoste e offerte irripetibili (dai vinili della Contempo a 1.950 lire, a "skyscraper" di david lee roth a 1.500 lire, agli stock di forati con dischi tipo "songs of faith and devotion", "without a sound" o la raccolta di b-side dei mudhoney che ti tiravano dietro a prezzi ancora oggi imbarazzanti), ma non importa. da anni Nannucci aveva cessato di rappresentare quel che era stato per la mia adolescenza, e da anni quasi non ci entravo nemmeno più (dal 1999 compro quasi esclusivamente al "disco d'oro" di achille e max "peccia", e a occasionali fiere del disco varie), ma sapere che c'era mi dava in qualche modo sicurezza; perchè quello che molti ascoltatori dell'ultima ora e troppi stronzi che hanno adesso l'età che avevo io quando spulciavo tra quegli scaffali non possono capire (e probabilmente non capiranno mai), è che quando compri un disco in un negozio non paghi solo il disco, paghi anche il servizio che il negozio stesso ti offre, e questo vuol dire competenza, scelte di campo, guida all'acquisto, commessi totalmente ossessionati e nerd oltre ogni possibile speranza di redenzione, scrematura, quella stessa scrematura che il mucchio tenta faticosamente di operare tra le sue pagine, che io spesso non condivido ma che comunque c'è, esiste, mi fa sentire trattato con rispetto in quanto ascoltatore, mi fa pensare che la musica in quanto oggetto abbia ancora un valore. ora io vorrei che tutti quegli stronzi che comprano a mani basse da playpuntocòm perchè "costa meno", che ordinano i cd a paccate sui siti internet americani così risparmiano sul dollaro, io vorrei che tutta questa feccia del cazzo si rendesse conto di cosa si è persa e di cosa sta contribuendo a distruggere indirizzando i propri soldi nelle tasche di qualche colletto bianco oltremanica (o oltreoceano) che non sanno nemmeno che faccia abbia. trovare un disco che si cerca da tempo, rovistare tra gli scaffali, scambiare due chiacchiere col clerk ossessionato, Cristo santo, uscire di casa per cercare qualcosa che ti piace, andarsela a prendere. è questo che più di ogni altra cosa mi spaventa, nell'epoca del "tutto e subito": che si perda la consapevolezza che gesti, che azioni del genere esistano. è questo che mi fa sentire come tommy lee jones in "non è un paese per vecchi". non Nannucci che chiude, ma le cause che lo hanno portato a chiudere. pensare di essere rimasto l'ultimo stronzo che un disco lo cerca continuando ad avere a che fare con esseri umani.
Bellissimo post, commovente. E dire che ti ritenevo un rompipalle senza cuore.

(anch'io sono uno di quegli "ultimi stronzi", eh).
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L'Ultima Thule attende e dentro il fiordo / si spegnerà per sempre ogni passione / si perderà in un'ultima canzone / di me e della mia nave anche il ricordo.
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Vecchio 03-04-2009, 23:29   #3
at-tawra
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Vecchio 04-04-2009, 00:32   #4
Aspera Frizzi e Lazzi
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il pezzo di Paso su Nannucci che chiude è di una mestizia infinita. non per come è scritto, e nemmeno poi tanto per il contenuto (sia il gestore che il responsabile vendite riescono a smarcarsi con stile discreto considerate le circostanze, a parte qualche affondo nel patetismo pietoso quando "rimproverano" i clienti che "erano scomparsi" che magari si poteva anche evitare), ma perchè mette impietosamente in luce la qualità e lo spessore dell'ascoltatore medio oggi. e pone di fronte a una realtà inconfutabile: il negozio di dischi sta diventando superfluo come concetto proprio. e questo, al di là degli inevitabili sentimentalismi e cazzate da vecchio dentro terrorizzato dai cambiamenti quale sono, non riesco proprio a vederlo come una cosa positiva. da Nannucci ho passato più ore della mia vita di quanto fosse ragionevolmente lecito ipotizzare, lì ho comprato il mio primo disco ("fear of the dark" degli iron maiden, appena uscito: era il giugno del 1992), lì mi fermavo dopo la scuola a ravanare con la tenacia e il puntiglio dell'archivista tra le vaschette dei "fondi di magazzino" in cerca di "chicche" nascoste e offerte irripetibili (dai vinili della Contempo a 1.950 lire, a "skyscraper" di david lee roth a 1.500 lire, agli stock di forati con dischi tipo "songs of faith and devotion", "without a sound" o la raccolta di b-side dei mudhoney che ti tiravano dietro a prezzi ancora oggi imbarazzanti), ma non importa. da anni Nannucci aveva cessato di rappresentare quel che era stato per la mia adolescenza, e da anni quasi non ci entravo nemmeno più (dal 1999 compro quasi esclusivamente al "disco d'oro" di achille e max "peccia", e a occasionali fiere del disco varie), ma sapere che c'era mi dava in qualche modo sicurezza; perchè quello che molti ascoltatori dell'ultima ora e troppi stronzi che hanno adesso l'età che avevo io quando spulciavo tra quegli scaffali non possono capire (e probabilmente non capiranno mai), è che quando compri un disco in un negozio non paghi solo il disco, paghi anche il servizio che il negozio stesso ti offre, e questo vuol dire competenza, scelte di campo, guida all'acquisto, commessi totalmente ossessionati e nerd oltre ogni possibile speranza di redenzione, scrematura, quella stessa scrematura che il mucchio tenta faticosamente di operare tra le sue pagine, che io spesso non condivido ma che comunque c'è, esiste, mi fa sentire trattato con rispetto in quanto ascoltatore, mi fa pensare che la musica in quanto oggetto abbia ancora un valore. ora io vorrei che tutti quegli stronzi che comprano a mani basse da playpuntocòm perchè "costa meno", che ordinano i cd a paccate sui siti internet americani così risparmiano sul dollaro, io vorrei che tutta questa feccia del cazzo si rendesse conto di cosa si è persa e di cosa sta contribuendo a distruggere indirizzando i propri soldi nelle tasche di qualche colletto bianco oltremanica (o oltreoceano) che non sanno nemmeno che faccia abbia. trovare un disco che si cerca da tempo, rovistare tra gli scaffali, scambiare due chiacchiere col clerk ossessionato, Cristo santo, uscire di casa per cercare qualcosa che ti piace, andarsela a prendere. è questo che più di ogni altra cosa mi spaventa, nell'epoca del "tutto e subito": che si perda la consapevolezza che gesti, che azioni del genere esistano. è questo che mi fa sentire come tommy lee jones in "non è un paese per vecchi". non Nannucci che chiude, ma le cause che lo hanno portato a chiudere. pensare di essere rimasto l'ultimo stronzo che un disco lo cerca continuando ad avere a che fare con esseri umani.
Bellissimo post. Purtroppo è tutto vero e, sì, la mestizia è infinita.
Personalmente, io compro molto online, soprattutto per le novità o per la roba fuori stampa -in Italia-, ma per il resto, anche sapendo di spendere di più, cerco sempre di favorire il negozio. Calcola che quando scendo a Cosenza, vado sempre a sto negozio in cui sono cresciuto (Iguana), che ha sempre avuto prezzi alti, ma ormai non può campare in modo diverso. Ogni volta che scendo, a botte di 18 euro, mi compro vagonate di metal e jazz (generi che principalmente vende) proprio per supporto. Purtroppo la situazione è sconfortante. Anche se, e purtroppo lo si deve comunque dire, i Paesi in cui maggiormente si sta verificando questo fenomeno della chiusura dei negozi di musica sono quelli in cui l'iva sui cd è al 20%, cosa vergognosa.
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un mio amico non vedeva l'ora di vederlo. io che invece sono John Wayne, continuo a sparare a vista ogni volta che vedo occhi a mandorla al cinema.
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Ma infatti in un mondo migliore non dovrebbero proprio esistere le persone, :3 .



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Vecchio 04-04-2009, 01:53   #5
modest mau
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veramente un post da magone.
da straniero che abita ai confini dell'impero, le visite (poche a dire il vero, ma sempre gustosamente proficue) da nannucci erano un rito obbligatorio...
quanti ricordi con gli amici bolognesi...uscivo sempre con dei sacchetti pieni di roba, c'erano delle offerte davvero imbattibili...
l'ultimo (in tutti i sensi, a questo punto) mio pellegrinaggio risale a un paio di mesi fa dove ho preso un disco di john martyn e uno dei whiskeytown al ridicolo prezzo di 5.90 l'uno, forse anche meno.
non avrei mai pensato che un paese della cuccagna così chiudesse da un giorno all'altro.
che tristezza.
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Vecchio 04-04-2009, 10:42   #6
KingAtNight
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Feccia del cazzo, dammi i 50 euro che mi servono per comprare due/tre cd da Transmission o Goodfellas e poi ne riparliamo.

Capisco quello che provate, che pure io mi sono fatto il culo a spulciare negli usati e lo faccio tutt'ora e a godere se trovo l'OFFERTA.

Ma non è colpa mia se il colletto bianco (?) mi mette gli Elbow a 4.99 e quì si trovano a 18 euro. Non so che farci.

La storia è così, sai com'è, le cose cambiano. Magari in peggio, però...
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Vecchio 04-04-2009, 11:03   #7
Aspera Frizzi e Lazzi
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Feccia del cazzo, dammi i 50 euro che mi servono per comprare due/tre cd da Transmission o Goodfellas e poi ne riparliamo.

Capisco quello che provate, che pure io mi sono fatto il culo a spulciare negli usati e lo faccio tutt'ora e a godere se trovo l'OFFERTA.

Ma non è colpa mia se il colletto bianco (?) mi mette gli Elbow a 4.99 e quì si trovano a 18 euro. Non so che farci.

La storia è così, sai com'è, le cose cambiano. Magari in peggio, però...
Infatti per le novità e per molti dischi che, molto semplicemente, da noi NON vanno in offerta, c'è poco da fare.
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Vecchio 04-04-2009, 11:18   #8
Federico Guglielmi
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Su, ragazzi, non facciamo finta di non capire: il "nemico" è solo chi compra esclusivamente dischi in Rete (o non li compra affatto) e non va per nulla nei negozi.

Io compro in Rete e nei negozi. Ovviamente se la differenza di prezzo è abissale il negozio si attacca, ma tante volte se mi vedo davanti un disco che mi interessa me ne frego se in Rete lo trovo a tre euro in meno.
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Vecchio 04-04-2009, 11:30   #9
quentin compson
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Su, ragazzi, non facciamo finta di non capire: il "nemico" è solo chi compra esclusivamente dischi in Rete (o non li compra affatto) e non va per nulla nei negozi.

Io compro in Rete e nei negozi. Ovviamente se la differenza di prezzo è abissale il negozio si attacca, ma tante volte se mi vedo davanti un disco che mi interessa me ne frego se in Rete lo trovo a tre euro in meno.
Anche perchè, per l'acquirente compulsivo, la disutilità del prezzo più alto è ampiamente compensata dal fatto di avere subito tra le mani l'oggetto del desiderio. Confesso che dopo la chiusura di Disfunzioni(che peraltro, negli ultimi tempi, aveva molti problemi a garantire anche le novità) compro per l'80% in rete, ma penso che il vero nemico sia quello che la musica non la paga affatto.
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Vecchio 04-04-2009, 11:43   #10
KingAtNight
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Il vero nemico per me rimangono gli Elbow a 18 euro, che non sarà colpa del negoziante, ma è così.

Chi compra solo in rete lo fa perchè vuole risparmiare, e co sti chiari di luna, 10 euro in più in tasca sono niente male..non me la sento di addossargli nè termini quale feccia del cazzo (?) nè nemico.
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