patchwork
15-11-2008, 09:19
Signori miei, guardate cosa è appena uscito!
http://www.isbnedizioni.it/content/images/copertine.hiphoprock.jpg
http://www.isbnedizioni.it/index.php?p=edizioni_libro&book=90&type=0
(Isbn, 482 pp, euro 29,00)
Cosa hanno in comune Radiohead e Snoop Dogg, The Smiths e 50 Cent, Red Hot Chili Peppers e Kanye West? Apparentemente nulla, ma in realta' raccontano l'eterno incontro e scontro di due mondi, quello della musica 'bianca' e della musica 'nera', che dialogando si evolvono. Simon Reynolds, uno dei piu' grandi critici musicali viventi, gia' autore di Post-punk, in Hip-hop-rock, mette a disposizione recensioni e interviste raccolte in vent'anni di carriera per tracciare una specie di enciclopedia, appassionante e aggiornata, che spiega questa continua sperimentazione nella musica popolare.
''Assai di frequente i bianchi hanno abbracciato la musica black per poi fraintenderla quando si sforzavano di produrre qualcosa di originale - scrive Reynolds -: non di rado simili 'bastardizzazioni' si sono rivelate entusiasmanti, ben piu' di quando i bianchi sono effettivamente riusciti ad imitare i neri con scrupolosa e fedele soggezione. Nessuno puo' riflettere seriamente sulla musica pop senza prendere in esame la questione di razza''. L'incontro tra il rock underground e il rap dei ghetti non ha nulla a che vedere, pero', con il genere 'noise' (rumore, ndr) che Reynolds definisce come ''un coacervo indistinto di sottogeneri a base di urla e astrazioni atonali'' anzi l'effetto noise - spiega Reynolds - si produce spesso in assenza del noise come nel caso del ''rumore culturale di Morrisey'', o della ''nonchalance serpentina di Snoop Dogg''.
Il libro e' un susseguirsi di articoli che raccontano come questi esperimenti 'bianco su nero' siano stati il motore del cambiamento della storia del pop: scorrendo i capitoli, si intravedono allora i Living Colour, gruppo crossover formatosi a New York nel 1984 e composto solo da musicisti afroamericani; Pj Harvey, cantante del Dorset ''impossibile da collocare con precisione''; o fenomeni musicali piu' recenti come gli Arctic Monkeys, gruppo indie-rock ''fanno musica che ti coinvolge fisicamente'', e Kanye West, rapper e produttore discografico trentenne, ''acclamato per le stesse cose per le quali Puff Daddy viene vituperato'', cioe' l'arte del campionamento. Il 'fraintendimento', tuttavia, non si applica solo alla musica ma anche al critico e tra le righe possiamo leggere i ripensamenti di Reynolds su alcuni gruppi musicali.
''Dopo aver detestato i primi Blur, opportunisti e manchesteriani che non erano altro - dice senza mezza termini - oggi e' una vera sorpresa non solo trovarmi fervido ammiratore del talento melodico di Damon Albarn (il leader, ndr) ma addirittura identificarmi un tantino con lui''. Sorte peggiore tocca ai Red Hot Chili Peppers paragonati a ''salamandre fluorescenti'', e il gorgheggio di Anthony Kiedis a meta' di Under the bridge giudicato come i ''suoni piu' sgradevoli emanati da gola umana'' negli anni Novanta. Una menzione a parte meritano la dettagliata playlist alla fine del libro e la bravura del traduttore nel rendere in maniera efficace i neologismi e la prosa complessa e compulsiva di Simon Reynolds.
Ok, Post punk era un gran libro anche perché era compatto e scritto per l'occasione e non una raccolta di articoli come in questo caso, però la tentazione è forte..
Per esempio, chi tra voi non sa cosa regalarmi per Natale...
http://www.isbnedizioni.it/content/images/copertine.hiphoprock.jpg
http://www.isbnedizioni.it/index.php?p=edizioni_libro&book=90&type=0
(Isbn, 482 pp, euro 29,00)
Cosa hanno in comune Radiohead e Snoop Dogg, The Smiths e 50 Cent, Red Hot Chili Peppers e Kanye West? Apparentemente nulla, ma in realta' raccontano l'eterno incontro e scontro di due mondi, quello della musica 'bianca' e della musica 'nera', che dialogando si evolvono. Simon Reynolds, uno dei piu' grandi critici musicali viventi, gia' autore di Post-punk, in Hip-hop-rock, mette a disposizione recensioni e interviste raccolte in vent'anni di carriera per tracciare una specie di enciclopedia, appassionante e aggiornata, che spiega questa continua sperimentazione nella musica popolare.
''Assai di frequente i bianchi hanno abbracciato la musica black per poi fraintenderla quando si sforzavano di produrre qualcosa di originale - scrive Reynolds -: non di rado simili 'bastardizzazioni' si sono rivelate entusiasmanti, ben piu' di quando i bianchi sono effettivamente riusciti ad imitare i neri con scrupolosa e fedele soggezione. Nessuno puo' riflettere seriamente sulla musica pop senza prendere in esame la questione di razza''. L'incontro tra il rock underground e il rap dei ghetti non ha nulla a che vedere, pero', con il genere 'noise' (rumore, ndr) che Reynolds definisce come ''un coacervo indistinto di sottogeneri a base di urla e astrazioni atonali'' anzi l'effetto noise - spiega Reynolds - si produce spesso in assenza del noise come nel caso del ''rumore culturale di Morrisey'', o della ''nonchalance serpentina di Snoop Dogg''.
Il libro e' un susseguirsi di articoli che raccontano come questi esperimenti 'bianco su nero' siano stati il motore del cambiamento della storia del pop: scorrendo i capitoli, si intravedono allora i Living Colour, gruppo crossover formatosi a New York nel 1984 e composto solo da musicisti afroamericani; Pj Harvey, cantante del Dorset ''impossibile da collocare con precisione''; o fenomeni musicali piu' recenti come gli Arctic Monkeys, gruppo indie-rock ''fanno musica che ti coinvolge fisicamente'', e Kanye West, rapper e produttore discografico trentenne, ''acclamato per le stesse cose per le quali Puff Daddy viene vituperato'', cioe' l'arte del campionamento. Il 'fraintendimento', tuttavia, non si applica solo alla musica ma anche al critico e tra le righe possiamo leggere i ripensamenti di Reynolds su alcuni gruppi musicali.
''Dopo aver detestato i primi Blur, opportunisti e manchesteriani che non erano altro - dice senza mezza termini - oggi e' una vera sorpresa non solo trovarmi fervido ammiratore del talento melodico di Damon Albarn (il leader, ndr) ma addirittura identificarmi un tantino con lui''. Sorte peggiore tocca ai Red Hot Chili Peppers paragonati a ''salamandre fluorescenti'', e il gorgheggio di Anthony Kiedis a meta' di Under the bridge giudicato come i ''suoni piu' sgradevoli emanati da gola umana'' negli anni Novanta. Una menzione a parte meritano la dettagliata playlist alla fine del libro e la bravura del traduttore nel rendere in maniera efficace i neologismi e la prosa complessa e compulsiva di Simon Reynolds.
Ok, Post punk era un gran libro anche perché era compatto e scritto per l'occasione e non una raccolta di articoli come in questo caso, però la tentazione è forte..
Per esempio, chi tra voi non sa cosa regalarmi per Natale...