Visualizza versione completa : Quando morire non conta nulla
Huskebasi
11-09-2009, 16:19
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_10/ponteranica_targa_impastato_sindaco_lega_85cbd826-9e22-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml
Penso che non esistano parole adatte a descrivere lo schifo che provo!
Questa non è più politica...è la merda più nera. :mad:
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_10/ponteranica_targa_impastato_sindaco_lega_85cbd826-9e22-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml
Penso che non esistano parole adatte a descrivere lo schifo che provo!
Questa non è più politica...è la merda più nera. :mad:
meglio che sto zitto, non vorrei finire in galera
SickBoy83
11-09-2009, 16:56
vergogna e disprezzo
Experience
11-09-2009, 17:14
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_10/ponteranica_targa_impastato_sindaco_lega_85cbd826-9e22-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml
Penso che non esistano parole adatte a descrivere lo schifo che provo!
Questa non è più politica...è la merda più nera. :mad:
Avevo letto la notizia da ieri. Nessuno fa niente, l'italia sta diventando un paese dove le istituzioni si trasormano in fortini per ribadire il proprio scheramento politico ed ideologia. Ognuno rafforza il proprio campanilismo, e la nazione si sgretola. Si chiedono fondi all' europea, per mantenere vive le comunità che hanno un proprio dialetto, aprendo il divario in questo modo verso chi viene d'altre province o regioni d'italia.
edit : e poi è del tutto scandaloso, che nessuno intervenga.
outremer
11-09-2009, 18:31
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_10/ponteranica_targa_impastato_sindaco_lega_85cbd826-9e22-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml
Penso che non esistano parole adatte a descrivere lo schifo che provo!
Questa non è più politica...è la merda più nera. :mad:
è uno schifo. Scendiamo in piazza.
Ermanno Toma
11-09-2009, 18:40
dai che hanno già fatto marcia indietro.
Huskebasi
11-09-2009, 18:50
dai che hanno già fatto marcia indietro.
Se ti riferisci a questo non mi sembra un gran bel passo!
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/89437_ponteranica_torna_impastato_appeso_volantino _alla_biblioteca/
Se ti riferisci a questo non mi sembra un gran bel passo!
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/89437_ponteranica_torna_impastato_appeso_volantino _alla_biblioteca/
No, per niente!
Ancora più assurdo che gli unici a parlare siano loro...
I sacramentini di Don Baggi al sindaco di Ponteranica: "Ci dissociamo, torni la targa di Peppino Impstato"Condividi
Il comunicato dei Padri Sacramentini, la congregazione di cui faceva parte anche Padre Baggi.
Non servono ulteriori commenti. Il Sindaco di Ponteranica farebbe bene a tornare sui suoi passi.
Congregazione del SS. Sacramento
Curia Provinciale Italiana
COMUNICATO STAMPA
I Sacramentini: “la biblioteca comunale torni ad essere dedicata a Peppino Impastato”
Prato, 11 settembre 2009
In relazione agli articoli pubblicati oggi dalla stampa sulla decisione di dedicare la biblioteca del Comune di Ponteranica (BG) a un religioso sacramentino rimuovendo la targa di Peppino Impastato, P. Santi Rizieri, Superiore Provinciale della Provincia Italiana dei Padri Sacramentini, precisa che:
questa decisione è stata presa in assoluta autonomia dall’Amministrazione di Ponteranica e i religiosi sacramentini ne sono venuti a conoscenza solamente dopo che la delibera in questione era già stata approvata;
.
la Comunità dei Padri Sacramentini riconosce e stima l’operato che contraddistinse il lavoro di padre Giancarlo Baggi, ma non può approvare che la memoria di un confratello sia usata in una logica di contrapposizione e di divisione, tanto più se questa contrapposizione riguarda un testimone di giustizia come Peppino Impastato, ucciso per il suo impegno civile.
I religiosi sacramentini auspicano dunque che la biblioteca comunale torni ad essere dedicata a Peppino Impastato, fiduciosi che l’Amministrazione comunale riuscirà a trovare soluzioni alternative per ricordare l’opera di padre Baggi.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a
p. Giuseppe Bettoni, vicario provinciale
Questo è il nuovo in politica che avanza, questi sono quelli che, così si dice, parlano agli operai oggi. Ma de che!? pena&schifo.
Huskebasi
14-09-2009, 13:23
Sgarbi: «Sto con il sindaco» – L’unica voce fuori dal coro è quella di Vittorio Sgarbi. «Mi sembra evidente, no? Se tutti concordano su una cosa significa che quella cosa è profondamente sbagliata», dice. Prima ha telefonato ad Aldegani per esprimergli la propria solidarietà, ora spiega a “Libero” la sua posizione: «Quello del sindaco è stato un gesto non so quanto meditato ma profondamente colto perché va contro la retorica imperante dell’antimafia», afferma, «a Ponteranica il problema della mafia non c’è, Impastato se fosse vissuto qui non sarebbe stato ammazzato da nessuna cosca, e quindi avere una targa che lo ricorda mi sembra fuori luogo
La merda umana! :mad:
(Grazie Emma)
Alessandro Besselva
14-09-2009, 13:34
In realtà volevano fare una targa per commemorare il luogo in cui Bossi lì aveva perso alcune bave...
"Il sindaco leghista ha fatto bene, finiamola con la retorica dell'antimafia"
PONTERANICA (Bergamo) – Piovono gocce di acqua vera e non solo polemiche a Ponteranica, il paese alle porte di Bergamo finito nella bufera dopo che il sindaco leghista Cristiano Aldegani ha rimosso la targa della biblioteca intestata a Peppino Impastato, figura di spicco della lotta alla mafia assassinato nel ’78, per far posto alla memoria di padre Giancarlo Baggi, morto nel 2000, che tanto bene ha fatto per la comunità locale. Sulla questione si sono espressi, tutti contro, esponenti della politica e della cultura; critiche dal PdL ma pure una presa di distanza dal presidente leghista della provincia, Ettore Pirovano; e perfino i padri sacramentini, confratelli di Baggi, hanno chiesto che la targa di Impastato ritorni al suo posto.
Sgarbi: «Sto con il sindaco» – L’unica voce fuori dal coro è quella di Vittorio Sgarbi. «Mi sembra evidente, no? Se tutti concordano su una cosa significa che quella cosa è profondamente sbagliata», dice. Prima ha telefonato ad Aldegani per esprimergli la propria solidarietà, ora spiega a “Libero” la sua posizione: «Quello del sindaco è stato un gesto non so quanto meditato ma profondamente colto perché va contro la retorica imperante dell’antimafia», afferma, «a Ponteranica il problema della mafia non c’è, Impastato se fosse vissuto qui non sarebbe stato ammazzato da nessuna cosca, e quindi avere una targa che lo ricorda mi sembra fuori luogo. Ecco, è un problema di contesto. Non capisco perché questa comunità debba farsi carico del sacrificio di Impastato e di una tragedia così grande come quella mafiosa quando con questo fenomeno non ha nulla da spartire». Sgarbi non è affatto d’accordo, inoltre, con chi ha accusato il sindaco di indifferenza o estraneità verso la piaga della mafia: «Allora i paesi vicini a Ponteranica che non hanno dedicato un aula a Impastato significa che sono tutti mafiosi?», domanda provocatorio. Poi lancia una proposta: «Per bilanciare la decisione di Aldegani», dice, «sono disposto a dedicare a Impastato un aula della biblioteca di Salemi (di cui è sindaco, ndr) e a Ponteranica possono dedicare la loro a Lorenzo Lotto. Così ha più senso, mi sembra, perché si privilegia un artista di grande prestigio che ha avuto a che fare con la storia locale e che tutti conoscono».
«Sbaglia il sindaco» – Ma la gente di Ponteranica cosa ne pensa? «Io sono leghista, ma il gesto del sindaco proprio non mi è piaciuto», dice Ezio Bettoni, 62 anni, seduto al tavolino del bar La Piazzetta, proprio sotto il campanile della chiesa parrocchiale. «Non si può paragonare una figura come quella di Peppino Impastato a quella di un prete, anche se ha fatto tanto per la nostra comunità. La mafia è un problema grande, che riguarda l’Italia intera, la gente non se lo deve dimenticare». Roberto Grigis, 35 anni, pensa invece che l’intitolazione al sacramentino sia più indicata: «Sono d’accordo perché era uno di Ponteranica. Cosa c’entra Peppino Impastato con il nostro paese?», si domanda. E aggiunge, tra gli strali lanciati dall’amico Bettoni: «Da leghista sono convinto che le critiche mosse dal PdL siano studiate ad arte per indebolire la Lega. Soprattutto qui a Ponteranica, vogliono fare di tutto per buttare giù il sindaco». I giovani del paese, seduti all’altro tavolino, ascoltano. Sapete chi è Peppino Impastato? «No», ammette uno, mentre l’amico a fianco azzarda: «Boh, sarà un partigiano».
«Sbalordito da tutto questo clamore» – Il sindaco Cristiano Aldegani è sbalordito dall’eco mediatica attorno alla questione della targa: «Ma è possibile, con tutto quello che succede nel mondo, che i telegiornali nazionali si riducano a parlare dell’intitolazione della biblioteca di un paesino come Ponteranica? Credo che sia tutta una questione strumentale. Mi chiedo: visto che la delibera di giunta è del 24 giugno scorso, come mai hanno tirato in ballo la questione proprio in questi giorni, che si parla di riapertura di casi legati a stragi di mafia?». Aldegani ripercorre la vicenda: «Un anno e mezzo fa il centrosinistra ha proposto l’intitolazione della biblioteca a Impastato. Noi ci siamo fermamente opposti, volevamo che il luogo deputato alla cultura per eccellenza fosse intitolato a qualche figura importante per il paese, ed abbiamo scelto Padre Baggi. Ma il centrosinistra ci ha risposto che le elezioni le avevano vinte loro e quindi decidevano loro. Il capogruppo leghista lo ha detto proprio in quella sede che, qualora le posizioni si fossero ribaltate, l’intitolazione sarebbe cambiata. Così è stato. Fosse stata intitolata anche ad un altoatesino l’avrei fatta cambiare lo stesso». Il sindaco conclude: «Noi non vogliamo sminuire il valore della lotta contro la mafia. Per questo abbiamo deciso di istituire un premio annuale all’istituto comprensivo di Ponteranica proprio per mantenere viva l’attenzione su questo problema».
Targhe e polemiche – «Ora», ragiona Sgarbi, «occorre capire se il miglior omaggio a Peppino Impastato lo ha fatto questo sindaco che ne ha rimosso la targa facendo discutere tutta l’Italia e attirando l’attenzione dei media o il suo predecessore che gli ha dedicato la biblioteca qualche anno fa e del quale nessuno ha scritto nulla sui giornali. La risposta», conclude, «mi sembra evidente».
Antonio Sanfrancesco
Manuela Bergamonti
http://www.libero-news.it/webeditorials/view/2630
p.s. Non ho alcun merito, Huske, ma penso valga la pena leggerlo per intero.
Huskebasi
14-09-2009, 14:16
[B]
p.s. Non ho alcun merito, Huske, ma penso valga la pena leggerlo per intero.
Sì, come emetico non è male! :)
Wolverine
17-09-2009, 10:14
c'è un grave problema di memoria storica.
La trovata di uno sgarbi ( ma non è il solo a pensarla così ) che prende posizioni così stupide sul fatto che se Peppino Impastato fosse vissuto altrove non sarebbe stato ucciso la dice lunga sulle volontà di combattere seriamente anche dal punto di vista culturale la criminalità organizzata.
rubo il topic temporaneamente, perchè il titolo sembra azzeccatissimo, per informare su nuovi fatti che sono accaduti, che accadono e che accadranno nella mia regione ormai un passo oltre il baratro.
Ad uno sgarbi qualsiasi sembrerebbe anche questo un problema "mio" in quanto residente in questa regione, in realtà è un problema di tutti. Per le collusioni, per gli effetti e le ricadute di un disastro ambientale non solo limitato al mare ma anche sulla terraferma, e non solo in calabria. Se questa mega inchiesta non verrà affossata si scopriranno molte cose, perlopiù cose tristi, le stesse cose che si domandano studiosi di medicina per capire come mai in alcune aree calabresi ci sia una incidenza di particolari forme tumorali del 300 per cento superiori alle medie nazionali, forme di leucemia fulminante.. e tante altre cosette così... come collusioni con servizi segreti, enti governativi...
REGGIO CALABRIA — «Avevamo bisogno di affondare delle navi che ci erano state commissionate ed erano al largo di Cetraro. Ci serviva un motoscafo per portare l’esplosivo da riva fino al largo». È il 21 aprile 2006 e a Milano un magistrato antimafia raccoglie la testimonianza del pentito Francesco Fonti, che dal 1966 fino al gennaio del ’94, quando è iniziata la sua collaborazione con la giustizia, ha fatto parte della ’ndrangheta: entrato da picciotto e uscito con la «dote» di vangelo dalla famiglia Romeo, padroni di San Luca. Fonti parla di un episodio che fa risalire al 1993: l’affondamento, con tanto di truffa all’assicurazione, di una nave carica di rifiuti radioattivi nel Tirreno. Lui c’era e ricorda: «Nelle navi in quel momento c’era una certa quantità di fusti che non erano stati smaltiti all’estero...». I motoscafi li procurò Franco Muto, boss di Cetraro, al quale andarono 200 milioni di lire per il disturbo; dall’Olanda arrivarono una decina di casse di esplosivo militare; il carico finito in fondo al mare, invece, secondo il pentito era di origine norvegese. Al magistrato racconta i preparativi con Muto: «Ci siamo incontrati in quel negozio di mobili. Spaccarotelle è il nome del mobilificio. Noi gli abbiamo detto che avevamo bisogno di un paio di motoscafi e lui ha detto: 'No, non ci sono problemi. Quanto grandi li volete? Da altura, da mezzo mare?'. E ci procurò due motoscafi. Noi caricammo... il materiale esplosivo l’avevamo portato da San Luca e, da Cetraro Marina, alla fine del lato Nord, c’erano i motoscafi, fin là si può arrivare anche con le macchine sulla strada interna del lungomare... Abbiamo preso le casse di esplosivo, le abbiamo messe sui motoscafi e siamo partiti al largo, siamo arrivati alle navi, gli autisti dei motoscafi hanno aspettato, noi abbiamo fatto il trasbordo e le abbiamo lasciate lì. Il giorno dopo siamo tornati di nuvo per sistemare l’esplosivo nei punti dove doveva esplodere per far imbarcare l’acqua e mandarle a fondo. Solamente che affondale tutte e tre assieme lì abbiamo pensato che non era tanto intelligente, e abbiamo deciso una di farla affondare lì, le altre due di mandarle una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Maratea ». Il magistrato, quasi stupito, gli chiede del viaggio a Metaponto, e Fonti spiega: «Ma sopra c’era l’equipaggio eh...! Faceva tutto il giro» dello Stretto di Messina.
Qualcuno sostiene che nel Mediterraneo la criminalità organizzata, dagli anni ’80, potrebbe aver affondato decine di navi cariche di veleni. Sono state disegnate trame complicatissime, che coinvolgrebbero uomini dei servizi, politici, faccendiri di tutto il mondo, fra Olanda e Somalia, Calabria ed ex Jugoslavia.
Molte cose restano da verificare, ed è difficile. «Ma il velo è squarciato, nessuno può più sostenere che le navi non ci sono», dice Bruno Giordano, capo della Procura di Paola dal luglio 2008. È il magistrato che ha riannodato le fila di un’inchiesta che si trascinava da tempo. Prima ha scoperto lungo il greto del torrente Oliva, tra Aiello Calabro e Serra d’Aiello, la presenza di metalli pesanti, radioattività di origine artificiale, «quantità rilevantissime di mercurio». Poi, mesi fa, sul suo tavolo è arrivato un documento dell’Arpacal, una rilevazione condotta nel Tirreno: fuori da Cetraro sottacqua c’era qualcosa di lungo, almeno 80 metri. La Marina non aveva mezzi a disposizione, Giordano si è rivolto a Silvio Greco, assessore all’Ambiente della Regione Calaah!bria e biologo marino, che ha trovato un robot in grado di ispezionare i fondali. E siamo a sabato scorso: a 500 metri di profondità, al largo di Cetraro, nel tratto di mare indicato da Fonti, il robot filma un relitto. «Laggiù la pressione è 50 atmosfere — dice Greco —: la telecamera ha inquadrato almeno un fusto quasi del tutto schiacciato. Gli altri dovrebbero essere nella stiva: ora bisogna capire che cosa contengono e come trattarli. Poi vanno cercate le altre due navi di cui parla il pentito ». Francesco Fonti non fa più parte del programma di protezione per collaboratori di giustizia, si nasconde in centro Italia, ma se il suo racconto è attendibile, e ora smentirlo è più difficile, le altre due navi potrebbero trovarsi fra 3 e 5 mila metri di profondità. Oggi Greco sarà a Roma, a parlare con i tecnici del ministero dell’Ambiente. Forse un giorno verrà ascoltato anche il dottor Giacomino Brancati, medico e consulente della Procura. La sua relazione fa paura. «Si può confermare l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nel distretto di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal ‘92 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Malito ». Parla di tumori maligni di colon, retto, fegato, mammella. Invita a indagare lungo il corso dell’Oliva.
Ancora dal verbale di Fonti: «Avvenne di sera, era buio. Eravamo già gennaio, quindi verso le 7 e mezzo di sera... C’erano dei detonatori, però a breve portata, mi sembra 300 metri. Sono stati fatti brillare dal motoscafo». Quante altre volte è successo? E chi ha comprato i servizi della ‘ndrangheta per liberarsi di rifiuti tossici
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