quentin compson
13-10-2008, 00:00
Non sono poliglotta come alcuni utenti del fdc e ho dovuto aspettare la traduzione italiana per leggerlo.
Devo dire che mi ha sempre il percorso il dubbio(almeno leggendo i libri che vanno dal Teatro di Sabbath in poi) che Roth, oltre ad essere un grandissimo narratore, sia anche un grande romanziere; e magari mi piacerebbe sapere quanto la sostanziale esilità di alcune strutture narrative sia finalizzata a far risaltare la sua capacita di rendere interessante anche le lunghe digressioni solipsistiche ed autobiografiche che percorrono soprattutto le sue ultime opere.
Anche in Exit Ghost lo spunto narrativo è ridotto all'osso. Nathan Zuckerman, dopo un'operazione che lo ha reso impotente e dopo anni di isolamento nel New England, torna a New York; qui incontra tre personaggi(una giovane, ricca e bellissima aspirante scrittrice, una sorta di detective letterario che scava sulla vita della sua guida spirituale Lonoff e una delle protagoniste dello Scrittore fantasma, l'adesso vecchia e malata Amy Bellette).
E' soprattutto un libro di dialoghi, (alcuni immaginati e sceneggiati dallo stesso narratore) con cui Roth affronta i suoi temi e le sue ossessioni antiche e recenti, il rapporto problematico con la sua origine ebraica, il senso dell'arte, il sesso. Il tutto dominato dalla consapevolezza della vicinanza della morte e da un'aspirazione al vitalismo che la vecchiaia rende frustrante.
Lo stile, come si dice capiti comunemente agli scrittori in tarda età, si fa meno rigoglioso e più secco(alcune parti dei dialoghi sceneggiati sembrano addirittura richiamare Hemingway, in un passo del libro evocato come esempio assoluto di grande prosa).
L'effetto finale è molto, ma molto straniante.
Devo dire che mi ha sempre il percorso il dubbio(almeno leggendo i libri che vanno dal Teatro di Sabbath in poi) che Roth, oltre ad essere un grandissimo narratore, sia anche un grande romanziere; e magari mi piacerebbe sapere quanto la sostanziale esilità di alcune strutture narrative sia finalizzata a far risaltare la sua capacita di rendere interessante anche le lunghe digressioni solipsistiche ed autobiografiche che percorrono soprattutto le sue ultime opere.
Anche in Exit Ghost lo spunto narrativo è ridotto all'osso. Nathan Zuckerman, dopo un'operazione che lo ha reso impotente e dopo anni di isolamento nel New England, torna a New York; qui incontra tre personaggi(una giovane, ricca e bellissima aspirante scrittrice, una sorta di detective letterario che scava sulla vita della sua guida spirituale Lonoff e una delle protagoniste dello Scrittore fantasma, l'adesso vecchia e malata Amy Bellette).
E' soprattutto un libro di dialoghi, (alcuni immaginati e sceneggiati dallo stesso narratore) con cui Roth affronta i suoi temi e le sue ossessioni antiche e recenti, il rapporto problematico con la sua origine ebraica, il senso dell'arte, il sesso. Il tutto dominato dalla consapevolezza della vicinanza della morte e da un'aspirazione al vitalismo che la vecchiaia rende frustrante.
Lo stile, come si dice capiti comunemente agli scrittori in tarda età, si fa meno rigoglioso e più secco(alcune parti dei dialoghi sceneggiati sembrano addirittura richiamare Hemingway, in un passo del libro evocato come esempio assoluto di grande prosa).
L'effetto finale è molto, ma molto straniante.