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Visualizza versione completa : Oggi mi Faccio di.... POESIA


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chango
02-10-2008, 16:42
Ecco l'immancabile thread sull'amata poesia.

Ognuno può, anzi deve, postare la poesia che vuole....suggeritagli dal momento di un particolare stato d'animo, dall'amore per un poeta, dall'affezione per una poesia, dall'amore per una persona...insomma scrivete scrivete e ancora scrivete

LA FORZA CHE ATTRAVERSO LA VERDE MICCIA SOSPINGE IL FIORE

La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
sospinge anche la mia verde età; quella che le radici degli alberi dissecca.
E' la mia distruttrice.
Ed io son muto per raccontare alla rosa contorta,
che la mia giovinezza è piegata da uguale febbre invernale.

La forza che l'acqua sospinge attraverso le rocce,
sospinge il rosso mio sangue; quella che asciuga alla foce le correnti
le mie trasforma in cera.
Ed io son muto per gridare alle mie vene
Come alla fonte montana la stessa bocca sugge.

La mano che mulina l'acqua allo stagno
le sabbie mobili agita; quella che allaccia i soffi del vento
tende del mio sudario la vela.
Ed io son muto per dire all'impiccato
Come della mia creta sia fatta la calce del carnefice.

Dal capo della fonte le labbra del tempo come le sanguisughe succhiano;
Amore stilla a gocce e si raccoglie, ma il versato sangue
Le piaghe del mio amore lenirà.
E io son muto per dire al vento della stagione
Come attorno alle stelle, ticchettando, il tempo abbia scandito un cielo.

Ed io son muto per raccontare alla tomba dell'amante
Come lo stesso verme contorto al mio sudario vada.

Dylan Thomas

emma-06
02-10-2008, 21:33
Ribes nero

Occhi neri di ribes nero
come dense gocce della notte
guardano e inconsapevoli domandano
o di qualcuno o di qualcosa.

Caverà lesto il tordo saltellante
gli occhi neri di ribes nero,
ma i gorghi del vortice conservano memoria di qualcuno o di qualcosa.

Non penetrate nella memoria delle amate.

Temete quei vortici abissali, perfino la vecchia tua blusa,
non di te si ricorda, ma di qualcuno o di qualcosa.

E dopo morto vorrei onestamente sempre vivere in te,
come qualcuno no, come qualcosa, che ti rammenti,
linea d'orizzonte, solo qualcosa, solo qualcosa.

Evgenij Evtusenko

quentin compson
02-10-2008, 21:56
L'autunno mi bruca dalla mano la sua foglia:siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a camminare:
lui ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.

Il mio occhio scende al sesso dell'amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
E' tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l'affanno abbia un cuore che batte.
E' tempo che sia tempo.

E' tempo.

Paul Celan

nightingalerider
02-10-2008, 22:12
Solo grandissimi qui, eh?

Un piccolo suggerimento però...perchè non postare in lingua originale? O almeno nelle due lingue...

Io ora postero A MEMORIA le ultime due strofe della Casida de la mujer tendida di F.G.Lorca. Poi voglio l'applauso però

La sangre sonarà por las alcobas
Y viendra con espada fulgurante
Pero tu no sabràs donde se ocultan
El corazon de sapo y la violeta.

Tu vientre es una lucha de raìces
Tus labios son un alba sin contorno
Bajo las rosas tibias de la cama
Los muertos gimen, esperando turno.

dinahrose
03-10-2008, 11:15
sì, meglio. Se possibile, postiamo in lingua originale( a meno che non sia ostrogoto) con l'eventuale traduzione

chango
03-10-2008, 11:36
sì, meglio. Se possibile, postiamo in lingua originale( a meno che non sia ostrogoto) con l'eventuale traduzione
Si indubbiamente è meglio, però trascrivere la poesia due volte in originale e tradotta è una palla...se si trova su internet bene, altrimenti non voglio fare lo scriba a vita !!!
Anche perchè spesso le traduzioni che si tovano su internet non mi piacciono e le trascivo a mano

Re Papero
03-10-2008, 11:40
Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre cosi’ chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l’inizio e là la fine.

E mi spaventa il mondo, lo schernire per gioco,
mi spaventa che sappiano tutto ciò che fu e sarà;
non c’è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con dio.

Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
A me piace sentire le cose cantare.
Voi le toccate. Diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose.

Rilke.

chango
03-10-2008, 15:23
Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre cosi’ chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l’inizio e là la fine.

E mi spaventa il mondo, lo schernire per gioco,
mi spaventa che sappiano tutto ciò che fu e sarà;
non c’è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con dio.

Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
A me piace sentire le cose cantare.
Voi le toccate. Diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose.

Rilke.
Molto bella complimenti

oip
03-10-2008, 19:13
un tempo l'avevo messa là in una vecchia discussione.
la rimetto, perché è una poesia che vomita bellezza.
è sempre nella mia testa.

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare

Giuseppe Ungaretti

chango
05-10-2008, 17:33
Prendendo spunto da un'articolo di Mura di oggi....

L’eccezione e la regola

E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno
non trovatelo naturale.
Di nulla sia detto: “È naturale”
in questo tempo di anarchia e di sangue,
di ordinato disordine,
di meditato arbitrio,
di umanità disumanata,
così che nulla valga come cosa immutabile.

Bertold Brecht

milu
07-10-2008, 13:40
Suicidio

Un umano pretende solo di morire,
lasciare che la croce gli penetri nella carne,
per sgorgare bruciante,
posandosi angosciosamente sul petto.

Chiunque conosca il dolore viene criticato
dagli uomini che vivono
senza mai cercare di capire
cosa sia la morte e così tirano avanti,
come se la morte non dovesse mai toccarli.

La grande consolatrice,
il nostro più vicino saggio consigliere.
Ogni volta che ne senti il bisogno,
voltati e chiedi consiglio a lei,
la troverai lì, alla tua sinistra, disponibile.

Chiunque conosca il dolore è cresciuto,
è in grado di ergersi sugli ingenui,
e così chiunque conosca il dolore
è pericoloso, il bambino bruciato è pericoloso.

Il tempo scorre letale, si cresce
prematuri, e si rende la vita
un lento morire, un’inutile miseria.
Solo la morte cura questo cancro,
ci osserva, ci fa sentire
il suo rassicurante gelo.

Sul mio collo i segni della corda,
il dolore fisico non ha vinto la mente,
la mia morte è stata miele
in confronto alla vita.

La morte e l’amore non sono separati,
per amare bisogna morire.
La croce sulla mia tomba,
le spine sul mio sepolcro,
raccontano la sofferenza
alla pioggia, l’unica
che piange per me.

Speedle

lovely
07-10-2008, 15:08
Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare tutto il giorno al letto
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.

Pioggia (Raymond Carver)

emma-06
08-10-2008, 10:07
Giusto Amore

Io, io che un giorno sono nato
imparando nel respiro la mia vita

Poi tu, lei, bimba,magica d'incenso
che mi porti dritto in fondo, dritto, fino a me.

Sole occhi al centro di ogni fronda,
quattro simboli segnati
la tua fine no, non è in te.

Dio passa sopra, lo puoi pensare uomo,
lo puoi pensare uomo con la goccia di un maestro di saggezza.
Dio, poi noi che possiamo ritrovare il sole
dentro il cielo correndo su un cavallo.

Tu, lei qualcosa che porto dentro, voglio entrare, caldo dentro.
caldo, dentro te.
Se c'è un bambino e parla, è come biondo,
chiamalo come vuoi se vuoi, se puoi, se vuoi sei tu.

Si, si, tu con lei con noi,
il senso degli altri è guardare fuori, fuori di te.
Universo di calore, di colore, suono, musica, pane.
acqua, vento, foglie, fiori.

Verde in terra acqua da bere, molto spirito da prendere,
sotto il tocco c'è il tuo senso.
Qualcosa sulla testa intorno per sentire
musica che gira sotto un braccio di dolore, forse.

Avanti, ancora, avanti sempre, non c'è fatica
mai più da sempre a respirare, vita, vita.
Eh vai, vai, vai.

Claudio Rocchi

milu
09-10-2008, 17:40
CHI MUORE (Ode alla vita)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti

Pablo Neruda

nightingalerider
09-10-2008, 17:52
CHI MUORE (Ode alla vita)

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti

Pablo Neruda


Oso credere e sperare che Neruda abbia scritto cose meno scontate, senza offesa, milu. Questa fa proprio sbadigliare, per l'appunto.

stiwie
09-10-2008, 18:03
La pioggia nel pineto


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Re Papero
09-10-2008, 18:11
temo che la poesia di <neruda sia stata citata da Clemente Mastella, il putrido, a chiosa del suo alato discorso di dimissioni che portò alla caduta di Romano Prodi.

ems
09-10-2008, 18:18
temo che la poesia di <neruda sia stata citata da Clemente Mastella, il putrido, a chiosa del suo alato discorso di dimissioni che portò alla caduta di Romano Prodi.

quindi?

Re Papero
09-10-2008, 18:20
quindi?
quindi mi dispiace per Neruda, per l'italia e anche per me.

emma-06
11-10-2008, 10:56
Oso credere e sperare che Neruda abbia scritto cose meno scontate, senza offesa, milu. Questa fa proprio sbadigliare, per l'appunto.

che questa poesia sia stata scritta da Neruda è una leggenda metropolitana.

Non si sa come sia finita in rete con il suo nome.

Mi spiace solo di non ricordare il vero autore... ma prima o poi mi verrà in mente.
Mastella citandola a firma di Neruda ha solo dimostrato la sua cultura latente.


detto fatto : Martha Medeiros, scrittrice e giornalista brasiliana- 1961

emma-06
11-10-2008, 11:24
Quando la morte avrà

Quando la morte avrà
addolcito un pò il tuo viso
che tante volte già
mi aveva intimorito,
e tu mi chiederai un ultimo sorriso,
un gesto di pietà
che avrai non meritato.
Quando la morte avrà
allentato un pò le braccia
che tante volte già mi avevano piegto
e tu ricercherai i miei capelli la mia faccia
per farmi la tua prima
e ultima carezza.

Allora ti amerò
allora quando avrai
la tenerezza che
non hai avuto mai.
Allora ti ameròma tu non lo saprai
e per tutti e due sarà troppo tardi ormai.

Quando la morte avrà fatto abbassare gli occhi
che tante volte già
mi avevano ferito
col disprezzo di chi non ha mai chiesto aiuto
e tutto ciò che
se lo è costruito.
Quando la morte avrà
disperso i tuoi discorsi
che tante volte già
mi avevano mentito
e la sincerità
del tuo nuovo silenzio
potrà farmi scordare
di averti mai sentito.

Allora ti amerò
ma tu non lo saprai
e per tutti e due sarà
troppo tardi ormai.

Quando la morte avrà
scacciato la paura
che per tutta la vita
ti è stata concubina
e avrà sconfitto il compromeso
cui la meschinità
ti aveva condannato
e il lampo dei tuoi occhi
si mostrerà contento
di vivere da uomo
almeno un momento.

Allora ti amerò
allora quando avrai
il coraggio che
non hai avuto mai.
Allora ti amerò
ma tu non lo saprai
e per tutti e due sarà
troppo tardi ormai.

chango
13-10-2008, 11:19
[Io che nulla amo più]

Io che nulla amo più
dello scontento per le cose mutabili,
così nulla odio più del profondo scontento
per le cose che non possono cambiare.

Bertolt Brecht

chango
21-10-2008, 12:13
Giovinezza

III

Vent'anni

Le voci istruttive esiliate... L'ingenuità fisica amaramente assennata... Adagio. Ah! l'egoismo infinito dell'adolescenza, l'ottimismo studioso: com'era pieno di fiori il mondo, quell'estate! Le arie e le forme morenti... Un coro, per placare l'impotenza e l'assenza! Un coro di vetri, di melodie notturne... Infatti i nervi stanno per disancorarsi.

Arthur Rimbaud

quentin compson
21-10-2008, 13:06
Poem in october

It was my thirtieth year to heaven
Woke to my hearing from harbour and neighbour wood
And the mussel pooled and the heron
Priested shore
The morning beckon
With water praying and call of seagull and rook
And the knock of sailing boats on the webbed wall
Myself to set foot
That second
In the still sleeping town and set forth.

My birthday began with the water-
Birds and the birds of the winged trees flying my name
Above the farms and the white horses
And I rose
In a rainy autumn
And walked abroad in shower of all my days
High tide and the heron dived when I took the road
Over the border
And the gates
Of the town closed as the town awoke.
A springful of larks in a rolling
Cloud and the roadside bushes brimming with whistling
Blackbirds and the sun of October
Summery
On the hill's shoulder,
Here were fond climates and sweet singers suddenly
Come in the morning where I wandered and listened
To the rain wringing
Wind blow cold
In the wood faraway under me.

Pale rain over the dwindling harbour
And over the sea wet church the size of a snail
With its horns through mist and the castle
Brown as owls
But all the gardens
Of spring and summer were blooming in the tall tales
Beyond the border and under the lark full cloud.
There could I marvel
My birthday
Away but the weather turned around.

It turned away from the blithe country
And down the other air and the blue altered sky
Streamed again a wonder of summer
With apples
Pears and red currants
And I saw in the turning so clearly a child's
Forgotten mornings when he walked with his mother
Through the parables
Of sunlight
And the legends of the green chapels

And the twice told fields of infancy
That his tears burned my cheeks and his heart moved in mine.
These were the woods the river and the sea
Where a boy
In the listening
Summertime of the dead whispered the truth of his joy
To the trees and the stones and the fish in the tide.
And the mystery
Sang alive
Still in the water and singing birds.

And there could I marvel my birthday
Away but the weather turned around. And the true
Joy of the long dead child sang burning
In the sun.
It was my thirtieth
Year to heaven stood there then in the summer noon
Though the town below lay leaved with October blood.
O may my heart's truth
Still be sung
On this high hill in a year's turning.


Dylan Thomas

chango
27-10-2008, 15:26
L'AMORE E IL CRANIO

Antico Fregio

L'Amore è seduto sopra il cranio
dell'Umanità,
e quel profano dal riso sfrontato
mentre sul trono se ne sta,

soffia allegramente bolle tonde
che salgono nell'aria
come volessero raggiungere i mondi
che nell'etere vagano.

Il globo luminoso e fragile
si slancia in ampio volo,
scoppia e rispunta l'anima gracile
come un sogno d'oro.

A ogni bolla, sento il cranio con voce
lamentosa pregare:
-"Questo gioco ridicolo e feroce
quanto deve durare?

Perchè quello che la tua bocca crudele
va in aria sparpagliando,
mostro assassino, è tutto il mio cervello
la mia carne e il mio sangue!"

Charles Baudelaire

nightingalerider
27-10-2008, 15:28
Poem in october

It was my thirtieth year to heaven
Woke to my hearing from harbour and neighbour wood
And the mussel pooled and the heron
Priested shore
The morning beckon
With water praying and call of seagull and rook
And the knock of sailing boats on the webbed wall
Myself to set foot
That second
In the still sleeping town and set forth.

My birthday began with the water-
Birds and the birds of the winged trees flying my name
Above the farms and the white horses
And I rose
In a rainy autumn
And walked abroad in shower of all my days
High tide and the heron dived when I took the road
Over the border
And the gates
Of the town closed as the town awoke.
A springful of larks in a rolling
Cloud and the roadside bushes brimming with whistling
Blackbirds and the sun of October
Summery
On the hill's shoulder,
Here were fond climates and sweet singers suddenly
Come in the morning where I wandered and listened
To the rain wringing
Wind blow cold
In the wood faraway under me.

Pale rain over the dwindling harbour
And over the sea wet church the size of a snail
With its horns through mist and the castle
Brown as owls
But all the gardens
Of spring and summer were blooming in the tall tales
Beyond the border and under the lark full cloud.
There could I marvel
My birthday
Away but the weather turned around.

It turned away from the blithe country
And down the other air and the blue altered sky
Streamed again a wonder of summer
With apples
Pears and red currants
And I saw in the turning so clearly a child's
Forgotten mornings when he walked with his mother
Through the parables
Of sunlight
And the legends of the green chapels

And the twice told fields of infancy
That his tears burned my cheeks and his heart moved in mine.
These were the woods the river and the sea
Where a boy
In the listening
Summertime of the dead whispered the truth of his joy
To the trees and the stones and the fish in the tide.
And the mystery
Sang alive
Still in the water and singing birds.

And there could I marvel my birthday
Away but the weather turned around. And the true
Joy of the long dead child sang burning
In the sun.
It was my thirtieth
Year to heaven stood there then in the summer noon
Though the town below lay leaved with October blood.
O may my heart's truth
Still be sung
On this high hill in a year's turning.


Dylan Thomas


Quando leggo Thomas sento il cosmo che vive.

KiKy
27-10-2008, 22:57
Ho dedicato questa poesia alla figlia della mia migliore amica quando è nata.
Spero gradirete (io comunque non sono molto amante della poesia)

Desiderata


Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci puo' essere nel silenzio.

Finche' e' possibile senza doverti arrendere conserva
i buoni rapporti con tutti.

Di' la tua verita' con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perche' sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benche' umile;
e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiche' il mondo e' pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'e' di buono;
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo.


Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all'amore,
perche' a dispetto di ogni aridita' e disillusione esso e' perenne come l'erba.


Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.


Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.


Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.


Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.


Percio' sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsita', il duro lavoro e i sogni infranti,
questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa di tutto per essere felice.

(Questo testo bellissimo viene quasi sempre presentato come "Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo".
Invece nel 1959 il reverendo Frederick Kates rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale.
In cima alla raccolta, c'era l'annotazione "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.C. 1692", che è l'anno di fondazione della chiesa... da qui l'equivoco.
In realtà, l'autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse Desiderata intorno al 1927.)

chango
05-11-2008, 10:30
ANGOSCIA

E' possibile che Essa mi faccia perdere le ambizioni di continuo calpestate,- che una fine agitata risarcisca le epoche di indigenza,- che un giorno di successo ci adormenti sulla vergogna della nostra fatale incapacità?

(O palme! diamente! - Amore, forza! - più in alto di ogni goia e di ogni gloria! - in tutti i modi, ovunque - demone, dio, - Giovinezza di questo essere: io!)
Che degli incidenti di fantasmagoria scintifica e dei movimenti di fratellenza sociale siano amati come restituzione progressiva della libertà prima?...
Ma la Vampira che ci tiene buoni ci ordina di divertirci con ciò che ci lascia, oppure di essere più buffi.
Rovinare verso le ferite, nell'aria spossante e nel mare; verso i supplizi, nel silenzio delle acque e dell'aria micidiali; verso le torture che ridono, nel loro silenzio atrocemente burrascoso.


Arthur Rimbaud

chango
24-11-2008, 13:41
LO SPUNTARE DEL GIORNO

Non senza motivo
lo spuntare di ogni nuovo giorno
è preceduto dal canto del gallo
che annuncia dai tempi dei tempi
un tradimento

Bertolt Brecht

catherine
26-11-2008, 11:26
Tratto da "Pianissimo"

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.

Giaci come

il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.

Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato...

Invece camminiamo,

camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.

La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.

Nel deserto

io guardo con asciutti occhi me stesso.

Camillo Sbarbaro

chango
26-11-2008, 16:15
URLO
I
a Carl Solomon

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio,

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo con una cintura di marijuana per New York,

che mangiavano fuoco in alberghi vernice o bevevano trementina nella Paradise Alley, morte, o notte dopo notte si purgatoratizzavano il torso

con sogni, droghe, incubi di risveglio, alcool e uccello e sbronze a non finire,

incomparabili strade cieche di nebbia tremante e folgore mentale in balzi verso i poli di Canada & Paterson, illuminando tutto il mondo immobile del Tempo in mezzo,

solidità Peyota di corridoi, albe cimiteri alberi verdi retro cortili, sbronze di vino sopra i tetti, rioni di botteghe in gioiose corse drogate neon balenio di semafori, vibrazioni di sole e luna e alberi nei rombanti crepuscoli invernali di Brooklyn, fracasso di pattumiere e dolce regale luce della mente,

che si incatenavano ai subways in corse interminabili dal Battery al santo Bronx pieni di simpamina finché lo strepito di ruote e bambini li faceva scendere tremanti a bocca pesta e scassati stremati nella mente svuotata di fantasia nella luce desolata dello Zoo,

che affondavano tutta la notte nella luce sottomarina di Bickford fluttuavano fuori e passavano un pomeriggio di birra svanita nel desolato Fugazzi ascoltando lo spacco del destino al jukebox all'idrogeno,

che parlavano settanta ore di seguito dal parco alla stanza al bar a Bellevue9 al museo al ponte di Brooklyn,

schiera perduta di conversatori platonici precipiti dai

gradini d'ingresso dalle scale di sicurezza dai

davanzali dall'Empire State giù dalla luna, farfugliando strillando vomitando sussurrando fatti

e ricordi e aneddoti e sensazioni ottiche e shocks

di ospedali e carceri e guerre, intieri intelletti rigurgitati in un richiamo totale per

sette giorni e notti con occhi brillanti, carne

da Sinagoga sbattuta per terra, che svanivano nel nulla Zen New Jersey lasciando

una scia di ambigue cartoline del Municipio di

Atlantic City, straziati da sudori Orientali e scricchiolii d'ossa

Tangerini e emicranie Cinesi nel rientro dalla streppa in una squallida stanza mobiliata di

Newark23, che giravano e giravano a mezzanotte tra i binari

morti chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati, che accendevano sigarette in carri merci carri merci

carri merci strepitanti nella neve verso fattorie

solitàrie nella notte dei nonni, che studiavano Piotino Poe Sangiovanni della Croce

telepatia e cabala del bop perché il cosmos

vibrava istintivamente ai loro piedi nel Kansas, che stavano soli per le strade dello Idaho in cerca di

visionari angeli indiani che erano visionari angeli

indiani, che credevano di essere soltanto matti quando Baltimore luccicava in un'estasi soprannaturale, che sobbalzavano in limousine col Cinese dell' OkIaho-

ma sotto l'impulso di inverno mezzanotte luce

stradale provincia pioggia,

che indugiavano affamati e soli a Houston in cerca di jazz o sesso o minestra, e seguivano il brillante Spagnolo per chiacchierare sull'America e l'Eternità, causa persa, e cosi si imbarcavano per l'Africa,

che scomparivano nei vulcani del Messico non lasciando che l'ombra dei jeans e la lava e ceneri di poesia sparse nella Chicago caminetto,

che riapparivano sulla West Coast indagando sul f.b.i. barbuti e in calzoncini con grandi occhi pacifisti sexy nella pelle scura distribuendo volantini incomprensibili,

che si bucavano le braccia con sigarette protestando contro la nebbia di tabacco narcotico del Capitalismo,

che diffondevano manifesti Supercomunisti in Union Square piangendo e spogliandosi mentre le sirene di Los Alamos li zittivano col loro grido, e gridavano giù per Wall e anche il ferry di Staten Island gridava,

che crollavano piangendo in palestre bianche nudi e tremanti davanti al macchinario di altri scheletri,

che mordevano i poliziotti nel collo e strillavano di felicità nelle camionette per non aver commesso altro delitto che la loro intossicazione e pederastia pazza tra amici,

che urlavano in ginocchio nel subway e venivano trascinati dal tetto sventolando genitali e manoscritti,

che si lasciavano inculare da motociclisti beati, e strillavano di gioia,

che si scambiavano pompini con quei serafini umani, i marinai, carezze di amore Atlantico e Caribbeo,

che scopavano la mattina la sera in giardini di rose e sull'erba di parchi pubblici e cimiteri spargendo il loro seme liberamente su chiunque venisse,

che gli veniva un singhiozzo interminabile cercando di ridacchiare ma finivano con un singhiozzo dietro un tramezzo dei Bagni Turchi quando l'angelo biondo & nudo veniva a trafiggerli con una spada,

che perdevano i loro ragazzi d'amore per le tre vecchie streghe del fato la strega guercia del dollaro eterosessuale la strega guercia che strizza l'occhio dal grembo e la strega guercia che sta li piantata sul culo a spezzare i fili d'oro intellettuali del telaio artigianale,

che copulavano estatici e insaziati con una bottiglia di birra un amante un pacchetto di sigarette una candela e cadevano dal letto, e continuavano sul pavimento e giù per il corridoio e finivano svenuti contro il muro con una visione di fica suprema e sperma eludendo l'ultima sbora della coscienza,

che addolcivano le fiche di milioni di ragazze tremanti al tramonto, e avevano gli occhi rossi la mattina ma pronti ad addolcire la fica dell'alba, natiche lampeggianti sotto i granai e nude nel lago,

che andavano a puttane nel Colorado in miriadi di macchine notturne rubate, N.C., eroe segreto di queste poesie, mandrillo e Adone di Denver — gioia alla memoria delle sue innumerevoli scopate di ragazze in terreni abbandonati & retrocortili di ristoranti per camionisti, in poltrone traili

ballanti di vecchi cinema, su cime di montagna in caverne o con cameriere secche in strade familiari sottane solitarie alzate & solipsismi particolarmente segreti nei cessi dei distributori di benzina, & magari nei vicoli intorno a casa,

che dissolvevano in grandi cinema luridi, si spostavano in sogno, si svegliavano su una Manhattan improvvisa, e si tiravano su da incubi di cantine ubriachi di Tokay spietato e da orrori di sogni di ferro della Terza Strada & inciampavano verso l'Ufficio Assistenza,

che camminavano tutta la notte con le scarpe piene di sangue su moli coperti di neve aspettando che una porta sullo East River si aprisse su una stanza piena di vapore caldo e di oppio,

che creavano grandi drammi suicidi in appartamenti a picco sullo Hudson sotto azzurri fasci antiaerei di luce lunare & le loro teste saranno incoronate di alloro nell'oblio,

che mangiavano stufato d'agnello dell'immaginazione o ingoiavano rospi nel fondo fangoso dei fiumi di Bowery,

che piangevano sulle strade romantiche coi carretti pieni di cipolle e musica scassata,

che sedevano in casse respirando al buio sotto il ponte, e si alzavano per fare clavicembali nelle loro soffitte,

che tossivano al sesto piano di Harlem incoronati di fiamme sotto il cielo tubercolare circondati da teologia in cassette da frutta,

che scarabocchiavano tutta la notte in un rock and roll su incantesimi da soffitta destinati a diventare nella mattina giallastra strofe di assurdo,

che cuocevano animali marci polmoni cuori code zampe borsht & tortillas sognando il puro reame vegetale,

che si buttavano sotto furgoni di carne in cerca di un uovo, .

che buttavano orologi dal tetto per gettare il loro voto all'Eternità fuori del Tempo, & per un decennio dopo le sveglie cadevano ogni giorno sul loro capo,

che si tagliavano i polsi tre volte di seguito senza seguito, rinunciavano ed erano costretti ad aprire negozi di antiquariato dove credevano di invecchiare e piangevano,

che venivano arsi vivi nei loro innocenti vestiti di flanella sulla Madison Avenue tra esplosioni di versi di piombo e il frastuono artificiale dei ferrei reggimenti della moda & gli strilli alla nitroglicerina dei finocchi della pubblicità & l'iprite di sinistri redattori intelligenti, o venivano investiti dai taxi ubriachi della Realtà Assoluta,

che si buttavano dal ponte di Brookiyn questo è successo davvero e se ne andavano sconosciuti e dimenticati tra la foschia spettrale di Chinatown minestra vicoli & autopompe, neanche una birra gratis,

che cantavano disperati dalle finestre, cadevano dal finestrino del subway, si buttavano nello sporco Passaic, saltavano su negri, piangevano lungo tutta la strada, ballavano scalzi su bicchieri rotti spaccavano nostalgici dischi Europei di jazz tedesco del ‘30 finivano il whisky e vomitavano rantolando nel cesso insanguinato, nelle loro orecchie gemiti e l'esplosione di colossali sirene,

chango
26-11-2008, 16:17
che rotolavano giù per le autostrade del passato andando l'un l'altro verso l'hotrod-Golgotha di veglia solitudine-prigione o l'incarnazione del jazz di Birmingham,

che guidavano est - ovest settantadue ore per sapere se io avevo una visione o tu avevi una visione o lui aveva una visione per scoprire l'Eternità,

che andavano a Denver, che morivano a Denver, che ritornavano a Denver & aspettavano invano, che vegliavano a Denver & meditavano senza compagni a Denver e infine se ne andavano per scoprire il Tempo, & ora Denver ha nostalgia dei suoi eroi,

che cadevano in ginocchio in cattedrali senza speranze pregando per l'un l'altro salvezza e luce e seni, finché l'anima si illuminava i capelli per un attimo,

che si sfondavano il cervello in prigione aspettando criminali impossibili dalla testa bionda e il fascino della realtà nei loro cuori che cantavano dolci blues a Alcatraz,

che si ritiravano in Messico per conservarsi alla droga, o a Rocky Mount per il tenero Buddha o a Tangeri a ragazzini o alla Southern Pacific per la locomotiva nera o a Harvard o a Narciso o a Woodlawn alle orge o la fossa,

che chiedevano prove di infermità mentale accusando la radio di ipnotismo & venivano lasciati con la loro pazzia & le loro mani &. una giuria incerta,

che al ccny buttavano patate in insalata ai conferenzieri sul Dadaismo e poi si presentavano sui gradini di pietra del manicomio con teste rapate e discorsi arlecchineschi di suicidio, chiedendo un'immediata lobotomia,

e invece venivano sottoposti al vuoto concreto o insulina metrasol elettricità idroterapia psicoterapia terapia educativa ping pong e amnesia,

che in malinconica protesta rovesciavano un unico simbolico tavolo da ping pong, riposando un poco in catatonia,

ritornando anni dopo proprio calvi eccetto una parrucca di sangue, e lacrime e dita, al visibile destino da pazzo delle corsie delle città-manico-mio dell'Est,

fetidi corridoi di Pilgrim State Rockland e Greystone, litigando con gli echi dell'anima, rockrollando nella mezzanotte solitudine-panca dolmen-rea-mi dell'amore, sogno della vita un incubo, corpi ridotti pietra pesanti come la luna,

con mamma finalmente ..., e l'ultimo libro fantastico scaraventato dalla finestra, e l'ultima porta chiusa alle 4 del mattino e l'ultimo telefono sbattuto in risposta contro il muro e l'ultima stanza ammobiliata svuotata fino all'ultimo pezzo di mobilia mentale, una rosa di carta gialla attorcigliata su una gruccia di fil di ferro nell'armadio, e perfino essa immaginaria, nient'altro che un pezzetto di speranza nell'allucinazione -

ah, Carl, mentre tu non sei al sicuro io non sono al sicuro, e ora sei davvero nel totale brodo animale" del tempo -

e che dunque correvano per le strade gelate ossessionati da un lampo improvviso dell'alchimia dell'uso dell'ellisse il catalogo il metro & i piani vibranti,

che sognavano e facevano abissi incarnati nel Tempo & lo Spazio mediante immagini contrapposte, e

intrappolavano l'arcangelo dell'anima tra 2 immagini visive e univano i verbi demenziali e sistemavano insieme il sostantivo e il trattino della coscienza sobbalzando alla sensazione del Pater Omnipotens Aeterni Deus

per ricreare la sintassi e la misura della povera prosa umana e fermarvisi di fronte muti e intelligenti e tremanti di vergogna, ripudiati ma con anima confessa per conformarsi al ritmo del pensiero nella sua testa nuda e infinita,

il pazzo vagabondo e angelo battuto nel Tempo, sconosciuto, ma dicendo qui ciò che si potrebbe lasciar da dire nel tempo dopo la morte,

e si alzavano reincarnati nei vestiti spettrali del jazz all'ombra tromba d'oro della banda e suonavano la sofferenza per amore della nuda mente d'America in un urlo di sassofono elai elai lamma lamma sabacthani che faceva tremare le città fino all'ultima radio

col cuore assoluto della poesia della vita macellato dai loro corpi buono da mangiare per mille anni.

Allen Ginsberg

emma-06
01-12-2008, 22:31
Sesso consolazione della Miseria

Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un'antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.
I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono capi, reggenti:
combinano nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d'ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono asclusi,
silenziose carogne di rapaci.

Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c'è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore...
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti.

Nella facilità dell'amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita.
I figli si gettano all'avventura
sicuri di essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell'essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.

Pier Paolo Pasolini

emma-06
02-12-2008, 10:17
Non è amore...

Non è amore. Ma in che misura è mia
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza, d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno...Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelligenza, da anni,
era la strada. Intorno a me
alle origini c'era, degli inganni
istituiti, delle dovute illusioni, solo la lingua; che i primi affanni
di un bambino, le premure passioni,
già impure, non esprimeva. E poi
quando adolescente nella nazione
conobbi altro che non fosse la gioia
del vivere infantile -
in una patria
provinciale, ma per me assoluta, eroica -
fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
borghesia d'una provincia senza purezza,
il primo apparire dell' Europa
fu per me apprendistato all'uso più
puro dell'espressione, che la scarsezza
della fede d'una classe morente
risarcisse con la follia ed i tòpoi
dell'eleganza: fosse l'indecente
chiarezza d'una lingua che evidenzia
la volontà a non essere, incosciente,
e la cosciente volontà a sussistere
nel privilegio e nella libertà
che per Grazia appartengono allo stile.

Pier Paolo Pasolini

emma-06
05-12-2008, 19:24
Senza di te tornavo come ebbro

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacchè son vivo, e mille uguali sere
m' hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campane, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

Pier Paolo Pasolini

child of the '90s
05-12-2008, 23:44
Genti pie che pregate prima di porvi a letto,
non pregate pei morti che stan nel cataletto
non pregate per gli ospiti del tenebrore eterno,
che dal mondo partendo sono usciti d'inferno.
Stesi placidamente e colle braccia in croce,
della sacra Natura ascoltano la voce:
senton la vita immensa che si prepara al sole,
han nei capegli l'umide radici delle viole,
han nei pugni gli steli che diverranno abeti;
i morti nella terra son tranquilli e lieti.
Genti pie che pregate quando la notte cade,
non pregate pei morti che bevon le rugiade,
che si mutano in foglie, che si mutano in fiori;
non pregate pei giunti, pregate pei viatori,
per i vivi pregate quando cade la notte.
E allor che i Mali intorno scaraventansi a frotte,
e par che Iddio dimentichi le misere creature,
come s'Ei pur dormisse nelle sue regge oscure.
Pregate per le madri che aspettano;
pregate per le livide teste nel gioco ottenebrate;
per la donna che stende le braccia all'uomo ignoto,
pel povero poeta, altro prigion del loto,
che assalta il ciel coll'anima che lagrima e fa sangue;
pregate per la turba negli ospitali esangue,
sovra cui, col crepuscolo, peggior dell'agonia,
la memoria s'abbatte e la malinconia;
per gli amanti pregate, scongiurate il Signore,
che creò la Sventura quando creò l'Amore!

emilio praga

emma-06
08-12-2008, 18:37
Posso scrivere i versi...

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio: " La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri, in lontananza ".
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

Io l' amai, e a volte anche lei mi amò.
Nelle notti come questa la tenni le mie braccia.
La bacia tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch' io l' amavo.

Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l' ho.
Sentire che l' ho perduta.

Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.

Noi, quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l' amo,
è certo, ma quanto l' amai.

La mia voce cercava il vento per toccare il suo dito.
D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro.
I suoi occhi infiniti. Più non l'amo.

Così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perchè in notti come questa la tenni tra le mie braccia, la mia anima non si rassegna ad averla perduta.

Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

Pablo Neruda

ciccio
08-12-2008, 21:25
Di netto il colpo
che ferite annuncia,

saluti e tremori; dopo
la notte in acque fredde

un approdo che aspetta,
ma senza attesa

non mi muovo.Senza
attesa non lascio.

Il colpo di netto
ancora sospeso





Questa è mia

emma-06
08-12-2008, 22:03
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima solitaria e selvaggia, al mio nome che tutti evitano.
Tante volte abbiamo visto splendere l'astro baciandoci gli occhi
e piegarsi sul nostro capo i crepuscoli come ventagli giranti.

Le mie parole ti sono piovute addosso come carezze.
Amo da tempo ormai il tuo corpo di madreperla assolata.
Ti credo persino signora dell'universo.
Ti porterò dai monti fiori allegri, copihues,
nocciole scure e ceste silvestri di baci.

Voglio fare con te
quello che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda - da: Veinte poemas de amor

beggar
18-12-2008, 11:52
Vladimir Majakovskij
IL PARTITO
Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull' uomo solitario,
la sciagura è nell' uomo quando è solo.
L' uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due. Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L' uomo ch' è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del socialismo.
lì Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l' immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l' unica cosa che non tradisce.

Huskebasi
18-12-2008, 13:57
Vladimir Majakovskij
IL PARTITO
Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull' uomo solitario,
la sciagura è nell' uomo quando è solo.
L' uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due. Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L' uomo ch' è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del socialismo.
lì Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l' immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l' unica cosa che non tradisce.

http://video.google.it/videosearch?q=inno+russo&hl=it&emb=0&aq=f#

beggar
23-12-2008, 13:37
Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d’identita’ e’ la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arrivera’ dopo l’estate.
V’irriterete?
Ricordate!
Sono un arabo, impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
ricavo il pane,
i vestiti e i libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Ne’ mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?
Ricordate!
Sono un arabo,
ho un nome senza titoli
e resto paziente nella terra
la cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell’apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d’olivo
e prima che crescesse l’erba.
Mio padre… viene dalla stirpe dell’aratro,
non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
ne’ ben cresciuto, ne’ ben nato!
Mi ha insegnato l’orgoglio del sole
prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa e’ come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!
Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
e la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
e lo Stato prenderà anche queste,
come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
non odio la gente
né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
la carne dell’usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
alla mia collera
ed alla mia fame!

Mahmoud Darwish (Poeta Palestinese)

emma-06
25-12-2008, 19:54
Era un volto che l' oscurità poteva uccidere
In un istante
Un volto facilmente offeso
dal riso o dalla luce
" Noi di notte pensiamo in modo diverso "
mi disse una volta
sdraiandosi languidamente
e amava citare Cocteau
" Sento che c' è un angelo in me " diceva
" che io scandalizzo sempre "
Poi sorrideva e distoglieva lo sguardo
accendeva una sigaretta per me
Sospirava e si sollevava
E stiracchiava
La sua dolce anatomia
Lasciava cadere una calza.

Lawrence Ferlinghetti

Redmond
25-12-2008, 21:09
E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi
emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä
padrone della corda marcia d'acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

Nora
26-12-2008, 09:47
Soneto de Fidelidade

De tudo, ao meu amor serei atento
Antes e com tal zelo, e sempre e tanto
que mesmo em face do maior encanto
dele se encante mais meu pensamento.

Quero vive-lo em cada vão momento
e em seu louvor hei de espalhar meu canto
e rir meu riso e derramar meu pranto
Ao seu pesar ou ao seu contentamento.

E assim quando mais tarde me procure
quem sabe a morte, angustia de quem vive
quem sabe a solidão, fim de quem ama
Eu possa me dizer do amor (que tive):

Que não seja imortal, posto que é chama
Mas que seja infinito enquanto dure.


Vinicius de Moraes

Chrome
27-12-2008, 21:23
*

emma-06
28-12-2008, 10:13
C'era nel mondo - nessuno lo sapeva -
qualcosa che non aveva prezzo,
ed era unico; non c'era codice nè Chiesa
che lo classificasse. Era nel mezzo

della vita e, per confrontarsi, non aveva
che se stesso. Non ebbe, per un pezzo
nemmeno senso; poi riempì l'intera mia realtà.
Era la tua gaiezza

Quel bene hai voluto distruggerlo;
piano piano, con le tue stesse mani;
gaiamente: te n'è rimasto

un fondo, inalienabile: mi sfugge
il perchè di tanta furia nel tuo animo
contro quel nostro amore così casto.

Pier Paolo Pasolini

Da Poesie Inedite
l'hobby del sonetto - 1971 - 1973

emma-06
28-12-2008, 12:04
Come un naufrago incolume mi volgo
e vedo, inteneriti dal passato,
alle mie spalle, oceani di rare
viole, di silenziose primule.
E' già un sogno lontano più del cielo
il paesaggio di germogli azzurri
che il trasparente Aprile intiepidiva.

Il tempo è dileguato senza moto:
le farfalle che volano pudiche,
i fiori violenti, l'irta quiete...

E so ancora atterrirmi ad un accento
che disaccordi con la fioca musica
dei campi? Alzare il capo, puerilmente,
angosciato dai baratri celesti
tra i veli tranquilli delle nuvole?
Se l'iroso usignolo nell'azzurro
arido, esala i suoi canti diurni,
lo ascolto ardente, ma non ho speranza.
Io non sogno, son veglio...

Pier Paolo Pasolini

emma-06
10-01-2009, 11:33
Dai sospiri

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

chango
11-01-2009, 13:03
Dai sospiri

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.


Di chi è?

chango
11-01-2009, 13:04
Il Canto d’Amore

Ecco di cosa è fatto il canto sinfonico dell'amore
C'è il canto dell'amore di un tempo
Il rumore dei baci sperduti degli amanti illustri
I gridi d'amore delle mortali violate dagli dèi
Le virilità degli eroi favolosi erette come pezzi contraerei
L'urlo prezioso di Giasone
Il canto mortale del cigno
E l'inno vittorioso che i primi raggi del sole hanno fatto cantare a Memnone l'immobile

C'è il grido delle Sabine al momento del ratto
Ci sono anche i gridi d'amore dei felini nelle giungle
Il rumore sordo delle linfe montanti nelle piante tropicali
Il tuono delle artiglierie che compiono il terribile amore dei popoli
Le onde del mare dove nasce la vita e la bellezza

C'è là il canto di tutto l'amore del mondo

Guillaume Apollinaire

emma-06
11-01-2009, 14:17
Di chi è?

Di Dylan Thomas, non la trovi sublime?

four
12-01-2009, 22:42
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

chango
16-01-2009, 00:13
Di Dylan Thomas, non la trovi sublime?
Sublime no, ma molto bella si.

:)

martin vega
16-01-2009, 23:36
Carlo Vallini, La Morte


Morire! Una camera muta
e un letto profondo: lontano
la fiamma di un vespro sanguigno
che splenda tra i cento comignoli
d'una città sconosciuta:
giacere in quel letto profondo;
udir con un senso inumano
d'angoscia il confuso lontano
eterno fragore del mondo:
sentire che per riposare
un sonno profondo non basta,
ma occorre una pace più vasta;
sentire che tutto scompare
per sempre, che il sogno dilegua
per sempre, che tutto è fuggito
per sempre, che tutto è finito;
sentire vicina la tregua;
compiere un gesto improvviso:
il sangue che sfugge dal viso,
il senso indicibile, ignoto,
di precipitare nel vuoto,
di precipitare per sempre,
di divenir preda del niente...
un senso di gelo, fugace,
poi nulla. La morte. La pace.

Giacere in quel letto profondo,
già morto: sul volto, il suggello
della Verità spaventosa,
della Verità che si sposa
con l'uomo ch'è uscito dl mondo
e agguaglia il deforme col bello,
e agguaglia l'ignaro e il saccente
nel placido regno del niente:
giacere in quel letto profondo
più immobile ancora di quando
si dorme: dell'unica buona
immobilità che traspira
dal volto di chi non respira,
dal corpo di chi s'abbandona;
il drappo che va disegnando
più profondamente le forme
del rigido corpo che dorme
per sempre: poi ecco apparire
la prima dissoluzione
che sforma e dev'essere come
se si continuasse a morire.

Giacere in un letto profondo,
già morto: ecco il solo momento
di vero riposo nel mondo!
Più tardi la terra ci afferra
e penetra e sbriciola in polvere
e volge in sé stessa ed evolve
e dissipa in preda al vento:
ma il letto sul quale si muore
concede per quarantott'ore
la pace assoluta, infinita.
Nessuna forma di vita
si svolge in quel tempo dal fondo
dell'uomo mutatosi in cosa;
quella materia riposa;
non vive, non vede, non sente:
sfasciandosi, gradatamente,
rinunzia all'enorme fatica
di dover essere unita.
Natura, o burattinaia,
come raduni i tuoi fili
a tempo, perché l'uno appaia
e l'altro scompaia! Rigiri
i fili che agli esseri umani
fan muovere i piedi e le mani
e torcere gli occhi e la bocca:
quindi, infallibile, appena
è tempo, il fantoccio a cui tocca
scompare per sempre di scena.
Tarderà molto a finire
questa ridicola farsa?
Io sento che fo da comparsa
e che non ho niente da dire.

A che immaginarmi già estinto?
Parlare senza morire
di questo piacere vuol dire
non esserne bene convinto.
O morte, la nostra miseria
è grande: la nostra materia
che soffre ed invoca l'oblio,
gridando per sempre:- non voglio
morire! - s'abbarbica all'io
così disperatamente,
come il mollusco aderente
con tutte le forze allo scoglio:
l'io per ciascuna persona
è come un'amante noiosa
che stanca sopra ogni cosa,
ma che tuttavia non si dona;
l'amante che più non si varia,
compagna in piaceri e malanni
e che, con l'andare degli anni,
diventa vieppiù necessaria;
l'amante un poco volgare
che ha verso di noi mille cure
e che spesse volte neppure
ci si accorge di sopportare.

john const(ANTI)ne
17-01-2009, 01:43
Di Dylan Thomas, non la trovi sublime?

non credo di aver letto una sola poesia brutta di dylan thomas

nightingalerider
17-01-2009, 01:47
non credo di aver letto una sola poesia brutta di dylan thomas


Per me, quelle che preferisco sono una manciata. Forse sono troppo esigente.

emma-06
17-01-2009, 09:52
Sublime no, ma molto bella si.

:)

Quando anche un solo verso mi emoziona... esagero :)!

emma-06
17-01-2009, 10:07
La Resistanza e la sua luce

Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce...

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge..
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile...
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini

nightingalerider
17-01-2009, 12:45
La Resistanza e la sua luce

Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce...

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge..
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile...
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini

Bello... ma preferisco altre parti dello stesso poemetto.

emma-06
17-01-2009, 12:54
Bello... ma preferisco altre parti dello stesso poemetto.

Di questi tempi ci sta bene!

nightingalerider
17-01-2009, 12:57
Di questi tempi ci sta bene!

Appunto, invece non ci sta affatto bene! Basta retorica. Io sono romagnolo e qua non se ne può più. Ci stanno soffocando. E adesso ricominciate pure a fare poesia.

emma-06
17-01-2009, 13:12
Appunto, invece non ci sta affatto bene! Basta retorica. Io sono romagnolo e qua non se ne può più. Ci stanno soffocando. E adesso ricominciate pure a fare poesia.

Ti prego! niente discussioni... almeno non qui.

emma-06
18-01-2009, 09:39
COMPENSO IN PIOMBO

Ormai lo spirito dei poeti
Non è più così impetuoso
Anzi, in tutta sincerità,
è talvolta piuttosto misero.
Ma rimane in vita il fervore civile,
figlio adottivo dei giornalisti,
che dai preferiti delle muse
è fuggito con aria sprezzante.

Noi vediamo in Russia
Una luce splendente
Che cinge altre teste,
non coronate d’alloro.
Parlo di Dima, di Jurij e di Anja,
piombo e veleno
il prezzo delle parole pericolose.
Dall’alto del cielo si celebra la messa funebre
con tono d’addio, come di gru.
Esiste nel mondo Babij Jar
Ed esiste la Babij Jar dei giornalisti.
Con quanta generosità ripagano
Il coraggio del giornalismo
con un compenso in piombo
E quanti
Sono ancora ignoti.
Le loro penne emergono dal pantano
delle periferie.
E’ possibile che tutti
quelli che non stanno zitti saranno uccisi?

E sopravviveranno solo coloro
Che adulano oppure stanno in silenzio?
Non ci sono al mondo paesi cattivi
Ma nemmeno paesi senza fuorilegge.
Dov’ è Artëm Borovik?
Dove Men’, il predicatore?
Io, lo confesso, non amo
i poeti inoffensivi,
capaci solo di guaire,
troppo pigri per ringhiare.

Che odore ha la morte?
Quello della paura della libertà di parola
dell’attesa dello sparo
del veleno
del piombo

Ma, ecco, incontro a tutto
ciò che odora di viltà
avanza una ragazzina-reporter dalla città di Odincov
con le fossette
armata solo di una penna

E davvero la mamma dovrà vedere
queste fossette nella tomba
insieme con la penna, regalo della redazione di un giornale di provincia?

La mamma non avrà la forza
di piangere.
Sia maledetto per l’ eternità
Il compenso in piombo
Il compenso in piombo
Diventato il prezzo della verità

Evgenij Evtusenko

chango
23-01-2009, 12:05
Danni Con Fantasia

Perché le apparenze non durano?

Se ti tocco, leggiadra, geli orrenda,
Nudi l’idea e, molto più crudele,
Nello stesso momento
Mi leghi non deluso ad altra pena.

Perché crei, mente, corrompendo?

Perché t’ascolto?

Quale segreto eterno
Mi farà sempre gola in te?

T’inseguo, ti ricerco,
Rinnovo la salita, non riposo,
E ancora, non mai stanca, in tempesta
O a illanguidire scogli,
Danni con fantasia.

Silenzi trepidi, infiniti slanci,
Corsa, gelose arsure, titubanze
E strazi, risa, inquiete labbra, fremito,
E delirio clamante
E abbandono schiumante
E gloria intollerante
E numerosa solitudine,

La vostra, lo so, non è vera luce,

Ma avremmo vita senza il tuo variare,
Felice colpa?

Giuseppe Ungaretti

four
24-01-2009, 11:28
molto bella non la conoscevo

Danni Con Fantasia

Perché le apparenze non durano?

Se ti tocco, leggiadra, geli orrenda,
Nudi l’idea e, molto più crudele,
Nello stesso momento
Mi leghi non deluso ad altra pena.

Perché crei, mente, corrompendo?

Perché t’ascolto?

Quale segreto eterno
Mi farà sempre gola in te?

T’inseguo, ti ricerco,
Rinnovo la salita, non riposo,
E ancora, non mai stanca, in tempesta
O a illanguidire scogli,
Danni con fantasia.

Silenzi trepidi, infiniti slanci,
Corsa, gelose arsure, titubanze
E strazi, risa, inquiete labbra, fremito,
E delirio clamante
E abbandono schiumante
E gloria intollerante
E numerosa solitudine,

La vostra, lo so, non è vera luce,

Ma avremmo vita senza il tuo variare,
Felice colpa?

Giuseppe Ungaretti

emma-06
25-01-2009, 15:28
Silenzi

Oggi non era giorno di parole,

con mire di poesie o di discorsi,

né c'era strada che fosse nostra.

A definirci bastava solo un atto,

e visto che a parole non mi salvo,

parla per me, silenzio, ch'io non posso.

Josè Saramago


.

emma-06
27-01-2009, 10:21
Splendessero lanterne

Splendessero lanterne, il sacro volto,
Preso in un ottagono d’insolita luce,
Avvizzirebbe, e il giovane amoroso
Esiterebbe, prima di perdere la grazia.
I lineamenti, nel loro buio segreto,
Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno
E dalle labbra le cadrà stinto pigmento,
La tela della mummia mostrerà un antico seno.

Mi fu detto: ragiona con il cuore;
Ma il cuore, come la testa, è un’inutile guida.
Mi fu detto: ragiona con il polso;
Ma, quando affretta, àltero il passo delle azioni
Finché il tetto ed i campi si livellano, uguali,
Così rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo
Che dimena la barba al vento egiziano.

Ho udito molti anni di parole, e molti anni
Dovrebbero portare un mutamento.

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.


Dylan Thomas

Raf Wilbury
27-01-2009, 11:00
ODE AL VINO di Pablo Neruda

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole. http://kris.detraz.free.fr/fotos/feuille%20de%20vigne%20web.jpg
A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio


Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.


Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amiciziadegli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.
Pablo Neruda
Ode al vino

emma-06
30-01-2009, 08:56
Uomini

Non ci sono uomini poco interessanti.
Sono i loro destini storie di pianeti.
Tutto, nel singolo destino, è singolare
E non c’è un altro pianeta che gli somigli.
Ma se qualcuno è vissuto inosservato
- e di questo si è fatto un amico -
tra gli uomini è stato interessante
anche col suo passare inosservato.
Ognuno
Ha un mondo misterioso
Tutto suo.
E in esso c’è l’attimo più bello
E l’ora più angosciosa,
solo che noi non ne sappiamo niente.
Se muore un uomo,
con lui muore
la sua prima neve, il primo bacio,
la sua prima battaglia…
E tutto egli porta via con sé.
Restano, è vero, libri e ponti
Macchine e quadri. E’ destino
Che molto rimanga, eppure
Qualcosa se ne va lo stesso.
E’ la legge di un gioco spietato:
non muoiono uomini,
ma interi mondi.
Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori.
Ma, in sostanza, che ne sapevamo di loro?
Che ne sappiamo di fratelli e amici?
Che ne sappiamo del nostro unico amore?
E anche di nostro padre, sapendo tutto,
noi non sappiamo niente.
Gli uomini passano…
Ed è impossibile richiamarli in vita.
Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
Ma ogni volta desidero ancora
Gridare
per questa irrevocabilità

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Jack Torrance
30-01-2009, 10:42
Mi piace un sacco questa poesia di Montale, Ex Voto:

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontá di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontá dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

emma-06
31-01-2009, 10:18
Incontrarsi e passar oltre


Mentre scendevo il colle lungo il muro
C’era un cancello al quale mi ero accostato
Per guardare, ed appena me n’ero voltato
Che ti vidi salire. C’incontrammo. Ma
Tutto quel che facemmo quel giorno fu confondere
Grandi e piccole orme sulla polvere estiva, come
A figurare il nostro essere meno di due
Ma sempre più che uno. Il tuo parasole
Separò il decimale puntandosi profondo.
E per il tempo che parlammo tu sembravi
Sorridere a qualcosa che osservavi
Nella polvere(oh, senza pregiudizio per me!).
Dopo andai oltre il cammino che avevi compiuto
Prima che ci incontrassimo, e tu oltre il mio.



Robert Frost

four
03-02-2009, 23:52
MAGNÀ E DORMÌ
So' du' vizietti, me diceva nonno,
che mai nessuno te li pò levà,
perché so' necessari pe' campà
sin dar momento che venimo ar monno.

Er primo vizio provoca er seconno:
er sonno mette fame e fà magnà,
doppo magnato t'aripija sonno
poi t'arzi, magni e torni a riposà.

Insomma, la magnata e la dormita,
massimamente in una certa età,
so' l'uniche du' gioje de la vita.

La sola differenza è questa qui:
che pure si ciài sonno pòi magnà,
ma si ciài fame mica pòi dormì.

aldo fabrizi

four
05-02-2009, 23:43
Felicità

C'è un'ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va...tutto sommato, la fleicità è una piccola cosa!
trilussa

emma-06
07-02-2009, 15:46
A quelli nati dopo di noi

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?

È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.
(Quando cessa la mia fortuna sono perso.)

Mi dicono: "Mangia e bevi! Accontentati perché hai!"
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l'odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l'uomo è amico dell'uomo
ricordate noi
con indulgenza.

Bertolt Brecht

martin vega
07-02-2009, 22:58
Antonio Facci Tosatti, Una volta era una volta

Una volta
Una volta
Una volta era una volta...

Una volta ero intelligente
Una volta ero una persona rispettabile
Una volta avevo una gran cultura
Una volta ero una persona di quelle che… cavolo!

Mi spieghi cosa ci faccio qui?
Con la testa sul tavolo e la caraffa
Da mezzo litro?

Una volta ero bravo… adesso…
sono lo schifato e lo schifo…
nessuno mi caga, e se mi cagano
cagano il cazzo

Una volta c’avevo gli amici, (forse), mah
adesso…
Adesso sono un mobile su cui
poggia un bicchiere e una caraffa
di vino, ma che vino di merda.

L’indifferenza è la mia amica
Nessuno mi guarda più di tanto,
forse nessuno mi vede…
ma tanto mi sentono,
sentono l’odore di non lavato.

La solitudine puzza di vino
rovesciato sul tavolo
rimasto lì mezza giornata.

Una volta era una volta
Cosa ho fatto di male lo so, non è che nego,
ma mi ero rotto il cazzo,
non mi perdonano…

Una volta era una volta…

ciglie
12-02-2009, 00:21
Del mero essere

La palma alla fine della mente,
oltre l'ultimo pensiero, sorge
nella distanza bronzea,

un uccello dalle piume d'oro
canta nella palma, senza senso umano,
senza sentimento umano, un canto strano.

Sai allora che non è la ragione
a renderci felici o infelici.
L'uccello canta. Le piume splendono.

La palma svetta al limite dello spazio.
Il vento muove piano nei rami.
Le piume di fuoco ciondolano giù.

Wallace Stevens

chango
16-02-2009, 13:13
Quanto piu' puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto piu' puoi: non la svilire troppo
nell'assiduo contatto della gente,
nell'assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
cosi' sovente in giro, e con l'esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.

Costantino Kavafis

beggar
23-02-2009, 19:26
RELITTO



Mário de Sá-Carneiro

Ah, che mi mettano sotto le coperte
e che non mi facciano nient'altro...
Che la porta della mia stanza resti sempre chiusa,
che né si apra per te se andrai là!


Lana rossa, letto soffice. Tutto ben tappato...
Nessun libro, nessun libro sul comodino...
solo fate che abbia accanto a me
dolci all'uovo e una bottiglia di Madeira.


No, non voglio altro; neppure dei giocattoli.
Per cosa? Anche se me li dessero non saprei giocare...
Che vogliono fare di me con questi turbamenti e paure?
Non sono fatto per le feste. Lasciatemi! Fatemi riposare!...


Sempre notte nella mia stanza. Le tende tirate,
e io rannicchiato a dormire, al calduccio - che amore!...
Sì: restare sempre a letto, senza muovermi, creare muffa -
almeno sarebbe il riposo assoluto...Storie! sarebbe la vita migliore.


Se mi fanno male i piedi e non so camminare dritto,
perché devo insistere ad andare nei salotti, da Lord?
Dai!, che la mia vita per una volta si accordi
con il mio corpo, e si rassegni a non avere grazia...


A che mi serve uscire, se mi costipo subito?
E chi posso aspettare, con la mia delicatezza?
Smetti di illuderti Mario! Un buon piumone, un fuoco -
e non pensare al resto. E' già abbastanza, con franchezza...


Lasciamo perdere. In nessun posto la mia ansia mi porterà.
Perché allora dovrei andare di qua e di là, in un'inutile corsa?
Abbiate pena di me, Accidenti! Portatemi all'infermeria!


Cioé: in una camera singola che mio padre pagherà.
Giusto. Una stanza d'ospedale, igienica, tutta bianca, moderna e tranquilla;
a Parigi, è preferibile, a causa della leggenda...
Da qui a vent'anni forse la mia letteratura si capirà;
e poi essere mezzo matto a Parigi va bene, ha un certo stile...


Quanto a te, amore mio, puoi venire il giovedì,
se vuoi essere gentile, domandare come sto.
Però nella mia stanza tu non entri, neanche con le migliori maniere:
niente da fare, mia cara. Il bambino dorme. Tutto il resto è finito.

chango
23-02-2009, 22:31
RELITTO



Mário de Sá-Carneiro

Ah, che mi mettano sotto le coperte
e che non mi facciano nient'altro...
Che la porta della mia stanza resti sempre chiusa,
che né si apra per te se andrai là!


Lana rossa, letto soffice. Tutto ben tappato...
Nessun libro, nessun libro sul comodino...
solo fate che abbia accanto a me
dolci all'uovo e una bottiglia di Madeira.


No, non voglio altro; neppure dei giocattoli.
Per cosa? Anche se me li dessero non saprei giocare...
Che vogliono fare di me con questi turbamenti e paure?
Non sono fatto per le feste. Lasciatemi! Fatemi riposare!...


Sempre notte nella mia stanza. Le tende tirate,
e io rannicchiato a dormire, al calduccio - che amore!...
Sì: restare sempre a letto, senza muovermi, creare muffa -
almeno sarebbe il riposo assoluto...Storie! sarebbe la vita migliore.


Se mi fanno male i piedi e non so camminare dritto,
perché devo insistere ad andare nei salotti, da Lord?
Dai!, che la mia vita per una volta si accordi
con il mio corpo, e si rassegni a non avere grazia...


A che mi serve uscire, se mi costipo subito?
E chi posso aspettare, con la mia delicatezza?
Smetti di illuderti Mario! Un buon piumone, un fuoco -
e non pensare al resto. E' già abbastanza, con franchezza...


Lasciamo perdere. In nessun posto la mia ansia mi porterà.
Perché allora dovrei andare di qua e di là, in un'inutile corsa?
Abbiate pena di me, Accidenti! Portatemi all'infermeria!


Cioé: in una camera singola che mio padre pagherà.
Giusto. Una stanza d'ospedale, igienica, tutta bianca, moderna e tranquilla;
a Parigi, è preferibile, a causa della leggenda...
Da qui a vent'anni forse la mia letteratura si capirà;
e poi essere mezzo matto a Parigi va bene, ha un certo stile...


Quanto a te, amore mio, puoi venire il giovedì,
se vuoi essere gentile, domandare come sto.
Però nella mia stanza tu non entri, neanche con le migliori maniere:
niente da fare, mia cara. Il bambino dorme. Tutto il resto è finito.
Bella. Non conoscevo questo poeta.

chango
23-02-2009, 22:34
Per Sentieri Non Battuti

Per sentieri non battuti,
Nella vegetazione ai margini delle acque stagnanti,
Fuggito dalla vita che esibisce sé stessa,
Da tutti i canoni accettati, dai piaceri, profitti, conformismi
Che troppo a lungo ho dato in pasto alla mia anima,
Chiare ora le regole non divulgate, chiaro che l'anima mia,
Che l'anima dell'uomo per cui parlo trova gioia nei camerati,
Qui con me stesso lontano dal fragore del mondo,
Qui corrispondendo e conversando con lingue aromatiche,
Non più confuso (perché in quest'angolo appartato posso rispondere come altrove non oserei),
Possente mi sovrasta la vita che non si esibisce, ma che contiene tutto il resto,
Oggi deciso a non cantare altri canti se non i canti dell'affetto virile,
Proiettandoli in quella vita sostanziale,
Di qui trasmettendo modelli di amore atletico,
Nel pomeriggio di questo delizioso Nono-mese nel mio quarantesimo anno,
Io comincio a narrare, per tutti quelli che sono o sono stati giovani,
Il segreto delle mie notti e dei miei giorni,
A celebrare il bisogno di compagni.

Walt Whitman

emma-06
24-02-2009, 09:03
Alejandra Pizarnik



A Martha Isabel Moia

In questa notte in questo mondo
Le parole del sogno dell'infanzia della morta
Non è mai questo ciò che uno vuole dire
La lingua natale castra
La lingua è un organo di conoscenza
Del fallimento di ogni poema
Castrato dalla sua stessa lingua
Che è l'organo della ri-creazione
Del ri-conoscimento
Ma non quello della ri-surrezione
Di qualcosa in maniera di negazione
Del mio orizzonte di sofferenza con il suo cane
E niente è promessa
Tra il dicibile
Che equivale a mentire
(tutto quello che si può dire è bugia)
il resto è silenzio
solo che il silenzio non esiste
no
le parole
non fanno l'amore
fanno l'assenza
se dico acqua, berrò?
Se dico pane, mangerò?
In questa notte in questo mondo
Straordinario silenzio quello di questa notte
Quello che succede nell'anima non si vede
Quello che succede nella mente non si vede
Quello che succede nello spirito non si vede
Da dove viene questa cospirazione dell'invisibilità?
Nessuna parola è visibile.

.

beggar
24-02-2009, 11:11
Bella. Non conoscevo questo poeta.


E' uno dei miei preferiti, portoghese amico di Pessoa. Di Quasi ricordo e cito sempre:

In uno slancio fradicio d'accidia,
tutto intrapresi e nulla conquistai...
oggi di me rimane il disincanto
di ciò che senza vivere baciai...

Mi si sono stampati dentro...

chango
26-02-2009, 23:57
Radici e foglie soltanto sono queste

Radici e foglie soltanto sono queste,
Profumi recati a uomini e donne dai boschi selvaggi e dai bordi degli stagni,
Acetosella del petto e garofani d'amore, dita che avvinghiano più forte dei viticci,
Zampilli da gole d'uccelli nascosti nel fogliame quando il sole si leva,
Brezze di terra e d'amore da rive colme di vita per mari colmi di vita fino a voi, marinai!
Bacche addolcite dal gelo, freschi rametti del Terzoah!-mese offerti a giovani che vagano nei campi quando l'inverno si scioglie;
Germogli d'amore intorno a voi, dentro di voi, dovunque siate,
Germogli che devono schiudersi secondo i termini antichi,
Se recherete loro il calore del sole si apriranno recando a voi forma, colore, profumo,
Se voi sarete l'alimento e l'umido, diventeranno fiori, e frutti, ed alti rami, e alberi.

Walt Whitman

chango
03-03-2009, 00:12
Lacrime

Lacrime! Lacrime! Lacrime!
Nella notte, in solitudine, lacrime,
Sopra la bianca riva goccianti, goccianti, bevute dalla sabbia.
Lacrime, non una stella, buio e desolazione,
Umide lacrime dagli occhi d'una testa infagottata;
Chi è quel fantasma? quella forma che lacrima nel buio?
Quella massa confusa, curva, accucciata sulla sabbia?
Che versa lacrime, singhiozza, spasima, soffoca grida selvagge?
Oh tempesta, fatta carne ,che ti sollevi, e corri con passi rapidi lungo la spiaggia!
Oh furiosa, notturna, cupa bufera - oh come erutti disperata!
E tu, ombra, così composta e dignitosa di giorno, col volto calmo e il passo regolato,
Come impervesi di notte, quando nessuno ti vede - oh allora oceano sfrenato
Di lacrime! Lacrime! Lacrime!

Walt Whitman

emma-06
07-03-2009, 18:23
Osip Emil'evic Mandel'stam


La conchiglia

Può darsi che non ti sia necessario,
notte; dall’abisso dell’universo
come la conchiglia senza perle
sono stato tratto alla tua riva.

Con insensibilità fai spumeggiare le onde,
e intrattabile canti;
ma amerai, stimerai
della conchiglia la menzogna vana.

Le starai accanto sulla sabbia
ne farai tua veste,
sarai solidale con l’ampia
increspata campana,

e le pareti della fragile conchiglia
come la casa di un cuore incolmato
riempirai di bisbigli di spuma,
di nebbia, di vento e di pioggia…


.

chango
11-03-2009, 10:16
NUMMERI

- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.

Trilussa

emma-06
11-03-2009, 15:22
Antonio Machado

Dalla soglia di Un Sogno


Dalla soglia di un sogno mi chiamarono…
Era la buona voce, amata voce.
- Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?…
Una carezza mi raggiunse il cuore.
- Sempre con te… Ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.


.

dinahrose
11-03-2009, 18:09
Chiedo venia se dovesse già esserci, ma è talmente SEMPRE indicata che la ripetizione non puo' fare altro che bene :

Oh, fatemi una maschera

Oh, fatemi una maschera e un muro per nascondere alle spie
Dei vostri occhi aguzzi e laccati e degli artigli occhialuti
Lo stupro e la rivolta degli asili infantili del mio volto,
Mordacchia d’albero ammutito per bloccare contro i nemici scoperti
La lingua baionetta in questo indifeso pezzo da preghiera
(Questa bocca) e la tromba delle bugie soavemente sonata,
Espressione di tonto scolpita in quercia e in antica armatura
Per proteggere il cervello corrusco e smussare gli ispettori,
E un vedovile dolore unto di lacrime languente dal ciglio
Per velare la belladonna e lasciare che gli occhi asciutti
Scorgano gli altri tradire le lagnose bugie delle loro sconfitte
Con la curva della bocca nuda e il sorriso sopra i baffi.

(Dylan Thomas)

outremer
11-03-2009, 18:13
"resti di che mai fu" (CB)

emma-06
11-03-2009, 18:52
Chiedo venia se dovesse già esserci, ma è talmente SEMPRE indicata che la ripetizione non puo' fare altro che bene :

Oh, fatemi una maschera

Oh, fatemi una maschera e un muro per nascondere alle spie
Dei vostri occhi aguzzi e laccati e degli artigli occhialuti
Lo stupro e la rivolta degli asili infantili del mio volto,
Mordacchia d’albero ammutito per bloccare contro i nemici scoperti
La lingua baionetta in questo indifeso pezzo da preghiera
(Questa bocca) e la tromba delle bugie soavemente sonata,
Espressione di tonto scolpita in quercia e in antica armatura
Per proteggere il cervello corrusco e smussare gli ispettori,
E un vedovile dolore unto di lacrime languente dal ciglio
Per velare la belladonna e lasciare che gli occhi asciutti
Scorgano gli altri tradire le lagnose bugie delle loro sconfitte
Con la curva della bocca nuda e il sorriso sopra i baffi.

(Dylan Thomas)

Meravigliosa...

emma-06
12-03-2009, 15:27
Robert Frost

Betulle


Quando vedo le betulle curvarsi a destra e a manca
Fra le linee degli alberi più scuri, ritti,
Amo pensare che un ragazzo vi stia dondolando.
Ma dondolarsi non li farebbe curvare così tanto
Quanto la tormenta di neve. Li avrete visti spesso
Carichi di neve un soleggiato dì d’inverno
Dopo la pioggia. Scricchiolano già da soli
Appena s’alza il vento, e si fanno variopinti
Quando un minimo movimento sconquassa il loro smalto.
Presto il calore fa cadere i cristalli
Rovinando a valanga sulla coltre di neve
Dinanzi a quei mucchietti di vetro rotto spazzati via
Penseresti che l’intima colonna del Cielo fosse caduta.
Sono trascinati dal peso sul suolo prosciugato,
ma sembrano non rompersi; e benchè siano stati curvi
così mollemente per tanto tempo, non si raddrizzeranno:
potreste vedere i tronchi per anni ancora fare arco
nei boschi, lasciando penzolare le foglie a terra
come ragazze carponi a pettinarsi i capelli
prima di farli asciugare al sole.
Ma vorrei dire che quando la Verità irrompe
A dire la sua sulla tempesta di neve, io preferirei
Avere un ragazzo dondolante fra di loro
Dopo aver fatto va e vieni per riprendere le bestie
Un ragazzo lontano abbastanza dalla città per non
Aver imparato il baseball, il cui unico gioco
Fosse sempre con sé stesso, estate e inverno,
un ragazzo capace di giocare da solo.
Avrebbe domato ad uno ad uno gli alberi del padre
Come cavalcandoli più e più volte,
Per toglierne via la scontrosità,
nessuno lasciato a zoppicare,
nessuno abbandonato prima della conquista.
Imparerebbe che tutto quel che c’è da sapere è di
Non lasciarsi cadere giù troppo presto e di
Non spezzare il ramo torcendolo troppo verso terra.
Avrebbe poi preso padronanza coi rami alti, usando
La medesima accortezza che usereste per riempire
Una tazza fino all’orlo, e poi fin sopra l’orlo.
Sarebbe scivolato sotto prima coi piedi, sibilando,
Creandosi a calci una via fra l’aria e il suolo.


Anch’io un tempo amavo dondolarmi fra le betulle.
E così vorrei ancora tornare indietro a farlo.
Quando son stanco di considerare, e la vita
Mi pare troppo simile ad un bosco non segnato da
Sentieri, e la faccia t’arde e si solletica con le ragnatele
Strappate passandovi contro, e gli occhi
Ti lacrimano, per i ramoscelli che ti feriscono.
Vorrei andar via dal Mondo, e poi
Tornare indietro, e ricominciare.
Che il Destino non mi disconosca e almeno un poco
Mi conceda quel che voglio e non mi strappi di mano
La possibilità di ritornare. La terra è il giusto posto per amare:
non so affatto come potrebbe migliorare.
Vorrei andarmene scalando una betulla, e
Salire rami scuri lungo un tronco innevato, verso il cielo,
fin dove l’albero non potrebbe condurmi,
ma fosse pronto a piegare la cima e riportarmi giù.
Sarebbe bello andare ed al contempo ritornare.
Si potrebbe far di peggio che dondolarsi fra le betulle.


.

chango
20-03-2009, 13:33
IL VINO DEGLI AMANTI

Oggi lo spazio che meraviglia!
Senza morsi, speroni o briglia,
partiamo a cavallo del vino
verso un cielo magico e divino!

Come due angeli sotto il martellare
di un'implacabile febbre solare,
nell'azzurro cristallo del mattino
seguiamo il miraggio lontano!

Cullati così mollemente
sull'ala d'un turbine intelligente
in un delirio parallelo,

nuotando affiancati, sorella,
fuggiremo senza bisogno
di riposarci, al paradiso dei miei sogni!

Charles Baudelaire

emma-06
22-03-2009, 17:05
Pier Paolo Pasolini

Il pianto della scavatrice


Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognun, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po' di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell'estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d'incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
- sotto festoni di luci ormai sole -

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l'anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

.

beggar
22-03-2009, 17:32
Il pianeta si muove
non si concede ignoto, anche le ossa
hanno una andatura manoscritta,
qualche pezzo di me se ne va da solo
i moncherini volgono all'intrattenimento e ballano,
è presto è tardi
magari non sono stato creato
sono ancora nella totalità di pancia dove aspetto
il corpo panico dell'infinito.

Ivano Ferrari

beggar
23-03-2009, 13:26
Il vuoto è vuoto anche in principio
non c'è cominciamento ma passanti
abbandoni prematuri non soste

Ivano Ferrari

emma-06
23-03-2009, 14:00
Il pianeta si muove
non si concede ignoto, anche le ossa
hanno una andatura manoscritta,
qualche pezzo di me se ne va da solo
i moncherini volgono all'intrattenimento e ballano,
è presto è tardi
magari non sono stato creato
sono ancora nella totalità di pancia dove aspetto
il corpo panico dell'infinito.

Ivano Ferrari

Il vuoto è vuoto anche in principio
non c'è cominciamento ma passanti
abbandoni prematuri non soste

Ivano Ferrari

Provo sempre un senso di inadeguatezza di fronte a versi straordinari come questi...

chango
24-03-2009, 14:23
IO SONO VERTICALE

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.

Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath


Per ricordare sia lei che il figlio, anche lui suicidatosi pochi giorni fa. Che storia !!!

beggar
25-03-2009, 11:26
Luogo muto di scrittura risonanza entropica per bande
fracasso guevarista
sogni che paiono ematomi della luce
più carne meno trecce, eucurioti, introni, mutoni
fuggitiva eternità della materia
anemia falciforme in cui si dibatte il mito
dei dell'acido nucleico
morsi.

Ivano Ferrari

chango
25-03-2009, 22:13
Luogo muto di scrittura risonanza entropica per bande
fracasso guevarista
sogni che paiono ematomi della luce
più carne meno trecce, eucurioti, introni, mutoni
fuggitiva eternità della materia
anemia falciforme in cui si dibatte il mito
dei dell'acido nucleico
morsi.

Ivano Ferrari
Le prime due sopratutto la seconda mi sono piaciute di più di questa.

chango
25-03-2009, 22:23
Elevazione

Sopra gli stagni, sopra i monti e le vallate,
sopra le foreste, le nuvole, gli oceani,
al di là del sole, oltre gli spazi eterei,
al di là dei confini delle sfere stellate,

spirito, tu ti muovi con agilità,
e, come un buon nuotatore nell'estasi dell'onda,
solchi festosamente l'immensità profonda,
con un'indicibile e maschia volutta.

Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
vola a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e celestiale liquore,
il chiaro fuoco che colma i limpidi spazi.

Alle spalle gli affanni e le vaste pene
che gravano opprimenti sull'esistenza brumosa,
fortunato chi può, con ala vigorosa,
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

l'uomo i cui pensieri, come fanno le allodole,
verso il cielo al mattino liberi s'avventano
- che sorvola la vita e intende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Baudelaire

emma-06
01-04-2009, 23:19
INNAMORATO DELLA PALESTINA

Ho scritto sulla mia agenda:
amo l'arancio e odio il porto,
ho aggiunto sulla mia agenda:
al porto mi fermai
la vita aveva occhi d'inverno,
avevamo le bucce dell'arancio
e dietro di me la sabbia era infinita!
Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolce del miele
scriverò "sei Palestinese e lo rimarrai"
Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.
Palestinese vivi, palestinese morirai.

Mahmoud Darwish

emma-06
05-04-2009, 18:57
E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.


Constantinos Kavafis

chango
05-04-2009, 20:12
Quanto piu' puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto piu' puoi: non la svilire troppo
nell'assiduo contatto della gente,
nell'assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
cosi' sovente in giro, e con l'esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.

Costantino Kavafis

E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.


Constantinos Kavafis

L'avevo postata anch'io non poco tempo fa.
Per fortuna la traduzione è diversa.......:) Ma la mia è migliore prprprpr

Bene così.

:batuff:

emma-06
05-04-2009, 21:04
L'avevo postata anch'io non poco tempo fa.
Per fortuna la traduzione è diversa.......:) Ma la mia è migliore prprprpr

Bene così.

:batuff:

Mi era sfuggita:o!!!!

In effetti, la tua è di gran lunga migliore...

L'ho cercata in più siti ma ho trovato sempre questa traduzione; dovrai svelarmi qualche segreto:)

chango
05-04-2009, 21:55
L'ho cercata in più siti ma ho trovato sempre questa traduzione; dovrai svelarmi qualche segreto:)

Infatti l'ho scritta di mio pugno....nel senso che l'ho ricopiata da un mio libro :cool:

<Fä*tTâÇ©¡¹>
08-04-2009, 00:30
Non so se tra rocce il tuo pallido
viso m'apparve, o sorriso
di lontananze ignote
fosti, la china eburnea
fronte fulgente o giovine
suora de la Gioconda:
o delle primavere
spente, per i tuoi mitici pallori
o Regina o Regina adolescente:
ma per il tuo ignoto poema
di voluttà e di dolore
musica fanciulla esangue
segnato di linea di sangue
nel cerchio delle labbra sinuose,
regina de la melodia:
ma per il vergine capo
reclino, io poeta notturno
vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
io per il tuo dolce mistero
io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
fu dei capelli il vivente
segno del suo pallore,
non so se fu un dolce vapore,
dolce sul mio dolore,
sorriso di un volto notturno:
guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
e l'immobilità dei firmamenti
e i gonfii rivi che vanno piangenti
e l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
e ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
e ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

emma-06
20-04-2009, 22:10
Luis Aragon

Le mani di Elsa

Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato

Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbameno e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le ditra pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità

emma-06
20-04-2009, 22:37
TORNA

" Torna sovente e prendimi,
palpito amato, allora torna e prendimi,
che si ridesta viva la memoria
del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue,
allora che le labbra ricordano, e le carni,
e nelle mani un senso tattile si riaccende.

Torna sovente e prendimi, la notte,
allora che le labbra ricordano, e le carni..."

Costantino Kavafis

silenZio
21-04-2009, 15:02
RIVIERE

Riviere,
bastano pochi stocchi d'erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare;
o due camelie pallide
ne i giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra sfrusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d'olivi, di sguardi di girasoli.
Dolce cattività, oggi, riviere
di chi s'arrende per poco
come a rivivere un antico giuoco
non mai dimenticato.
Rammento l'acre filtro che porgeste
allo smarrito adolescente, o rive:
nelle chiare mattine si fondevano
dorsi di colli e cielo; sulla rena
dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
fremer di vite
una febbre del mondo; ed ogni cosa
in se stessa pareva consumarsi.
Oh allora sballottati
come l'osso di seppia dalle ondate
svanire a poco a poco;
diventare
un albero rugoso od una pietra
levigata dal mare; nei colori
fondersi dei tramonti; sparir carne
per spicciare sorgente ebbra di sole,
dal sole divorata...
Erano questi,
riviere, i voti del fanciullo antico
che accanto ad una rósa balaustrata
lentamente moriva sorridendo.
Quanto, marine, queste fredde luci
parlano a chi straziato vi fuggiva.
Lame d'acqua scoprentisi tra varchi
di labili ramure; rocce brune
tra spumeggi; frecciare di rondoni
vagabondi...
Ah, potevo
credervi un giorno o terre,
bellezze funerarie, auree cornici
all'agonia d'ogni essere.
Oggi torno
a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
par sciogliersi in ricordi lieti - e atroci.
Triste anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse d'unirvi
in un porto sereno di saggezza.
Ed un giorno sarà ancora l'invito
di voci d'oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l'elegia; rifarsi;
non mancar più.
Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v'investe, riviere,
rifiorire!

eugenio montale

chango
11-05-2009, 22:35
PAESAGGIO

Per comporre castamente le mie egloghe
voglio, come gli astrologhi, dormire accanto al cielo
e, accanto ai campanili, ascoltare sognando
i loro inni solenni trasportati dal vento.
Col mento nelle mani, dalla mia mansarda,
vedrò il laboratorio dove si canta e si ciarla,
le ciminiere e le guglie, alberi della città e i grandi cieli che
fanno sognare d'eternità.

E' dolce veder nascere attraverso la bruma
la stella nell'azzurro, alla finestra il lume,
i fiumi di carbone salire al firmamento
e la luna versare il chiaro incantamento.
Vedrò le primavere, le estati, gli autunni,
e quando verrà l'inverno e le sue nevi monotone,
allora chiuse le tende e le imposte serrate,
costruirò nella notte i miei palazzi fatati.
Mi metterò a sognare orizzonti bluastri,
parchi e zampilli piangenti dentro gli alabastri,
baci, uccelli che cantano sera e mattina
e tutto ciò che l'Idillio ha di più infantile.
Il Tumulto, ai miei vetri tempestando invano,
non mi farà alzare la fronte dal mio tavolo,
perché sarà profondamente immerso nel piacere
di evocare con la volontà la Primavera,
di tirar fuori un sole dal mio cuore
e di creare col fuoco dei miei pensieri il tepore.

Charles Baudelaire

chango
18-05-2009, 23:50
PRIMAVERA

Su un ramo secco e arido
è fiorito un fiore
stanotte nel timore
che gli sfuggisse maggio.

Non ci contavo ormai,
lo davo per spacciato
al mio sguardo, inutile.
Quasi l'avrei tagliato.

Bertolt Brecht

beggar
21-05-2009, 11:37
Tazio che evade l’imposta di famiglia,
Tazio che importa vino senza dazio,
Edifica per sé un suolo pubblico,
Tazio che nega un soldo al Patronato,
Tazio che serve messa a mezzogiorno
Rubando gloria e mancia ad un chierichetto,
Tazio che ha tre carnali al brefotrofio,
Tazio che se n’impipa dell’Ufficio
D’Igiene e Ispettorato del Lavoro,
Tazio che si è fatto la marsina,
Tazio che si fece riformare,
Tazio che alla moglie del soldato
Vendette pane nero a mille al chilo,
E quando quella non poté saldare,
La tirò, la fottette dietro al banco,
Tazio che fa la predica ai mendicanti,
Tazio che incettò tutto da tutti:
Tedeschi, ucraini, negri USA;
Scatolame, gondoni, telitenda,
Pneumatici, calzin, paracadute,
Tazio ch’ebbe l’orgoglio d’esser vile,
Tazio che dié del scemo ai fucilati,
Tazio che sulla scheda elettorale
Scrive <<Merda!>>, <<Cornuti!>> <<Abbasso tutti!>>
Tazio…

Beppe Fenoglio, Epigrammi


In poche parole descrive perfettamente l'uomo di destra, che è maggioranza da sempre in Italia.

emma-06
02-06-2009, 18:31
Canzone

Il peso del mondo

è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che portiamo
è amore.

Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
s'angoscia
fino a nascer
nell'umano -

s'affaccia dal cuore
bruciando di purezza -
poiché il fardello della vita
è amore,

ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell'amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell'amore.

Non c'è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d'amore -
sia matto o gelido
ossesso d'angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
- non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:

il peso è troppo

deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.

I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima viene
gioiosa fino agli occhi -

sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al mio corpo
dove sono nato.

Allen Ginsberg

chango
03-06-2009, 16:21
Dopo Ginsberg non poteva che toccare a ........

241a strofa

E quant’è dolce una storia
Quando è Charley Parker a raccontarla,
In dischi o in jam session
O in apparizioni ufficiali nei night
Buchi nel braccio per il portafoglio,
Allegramente lui suonava il clarino perfetto
Ma poi che differenza c’era.

Charley Parker, perdonami –
Perdonami se non rispondo ai tuoi occhi –
Se non ho reso bene
Ciò che sai escogitare –
Charley Parker, prega per me –
Prega per me e per tutti
Nei Nirvana della tua mente
Dove ti celi, indulgente e immenso,
Non più Charley Parker
Ma il segreto nome ineffabile
Che porta con se valori
Non misurabili da qui
In alto, basso, est o ovest –
- Charley Parker, libera dalla sventura,
me e ogni corpo


Jack Kerouac

nightshirt
03-06-2009, 18:40
vi regalo la mia poesia preferita di sempre.

For my lover,returning to his wife

She is all there.
She was melted carefully down for you
and cast up from your childhood,
cast up from your one hundred favorite aggies.

She has always been there, my darling.
She is, in fact, exquisite.
Fireworks in the dull middle of February
and as real as a cast-iron pot.

Let's face it, I have been momentary.
A luxury. A bright red sloop in the harbor.
My hair rising like smoke from the car window.
Littleneck clams out of season.

She is more than that. She is your have to have,
has grown you your practical your tropical growth.
This is not an experiment. She is all harmony.
She sees to oars and oarlocks for the dinghy,

has placed wild flowers at the window at breakfast,
sat by the potter's wheel at midday,
set forth three children under the moon,
three cherubs drawn by Michelangelo,

done this with her legs spread out
in the terrible months in the chapel.
If you glance up, the children are there
like delicate balloons resting on the ceiling.

She has also carried each one down the hall
after supper, their heads privately bent,
two legs protesting, person to person,
her face flushed with a song and their little sleep.

I give you back your heart.
I give you permission --

for the fuse inside her, throbbing
angrily in the dirt, for the bitch in her
and the burying of her wound --
for the burying of her small red wound alive --

for the pale flickering flare under her ribs,
for the drunken sailor who waits in her left pulse,
for the mother's knee, for the stocking,
for the garter belt, for the call --

the curious call
when you will burrow in arms and breasts
and tug at the orange ribbon in her hair
and answer the call, the curious call.

She is so naked and singular
She is the sum of yourself and your dream.
Climb her like a monument, step after step.
She is solid.

As for me, I am a watercolor.
I wash off.

Anne Sexton

chango
21-06-2009, 18:55
SU

Sull'angolo delle embrioniche speranze di yardbird ,affogate in una lacrima di eroina.
Sull'angolo di voli parkeriani verso sacche di suono nello spazio.
Sul neuroangolo dei cervelli scortecciati & degli elettrochirurghi disperati.
Sull'angolo alcolico delle discussioni oziose & dei postumi storici.
Sull'angolo televisivo dei fiocchi d'avena letterari & dell'America impotente di rockwell.
Sill'angolo universitario degli intelletti confezionati & delle matricole entrate nel Phi Beta Kappa.
Sull'angolo militare delle morti al megatone & dell'anestesia universale.
Sull'angolo religioso dei limericks teologici e
Sull'angolo radiofonico di registrazioni lunghe secoli & di eventi statici.
Sull'angolo pubblicitario di gelato col filtro & di istanti istantanei.
Sull'angolo adolescenziale della seduzione fumettistica & delle chitarre corrotte.
Sull'angolo politico dei candidati ricercati & delle menzogne rituali.
Sull'angolo cinematografico di lessie & altri simboli.
Sull'angolo intellettuale della terapia colloquiale & dela paura analizzata.
Sull'angolo giornalistico dei titoloni sexy & delle vignette erudite.
Sull'angolo dell'amore diviso di camere mortuarie muori adesso paghi appresso.
Sull'angolo filosofico di desperados semantici & di menti vulcaniche.
Sull'angolo borghese della pubertà da scuola privata & delle rivolte anatomiche.
Sull'angolo ultrareale dell'amore su montagne russe abbandonate.
Sull'angolo dei poeti solitari di foglie rasoterra & di occhi profetici umidi.

Bob Kaufman

Idumaea
23-06-2009, 14:03
vi regalo la mia poesia preferita di sempre.

For my lover,returning to his wife
Anne Sexton

Che coincidenza. Ho scoperto da pochissimo questa poetessa e me ne sono proprio innamorata. Questa poesia ha colpito molto anche me, davvero bella bella.
Posto qualcosa anch'io per non spezzare il filo:


Un fardello di meno

E’ venuto da voi
e dice:

non siete responsabili
né per il mondo né per la fine del mondo
vi hanno tolto dalle spalle un fardello
siete come uccelli e bimbi
divertitevi

e si divertono

dimenticano
che la poesia contemporanea
è lotta per il respiro


Tadeusz Różewicz

emma-06
23-06-2009, 15:21
Allen Ginsberg

Urlo

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude e isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipinti
o bevevano trementina in Paradise Alley, morte, o si purgavano il torace
notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso invernale mezzo notturno, lampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per conversar d'America e d'Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa…

chango
24-06-2009, 00:50
Allen Ginsberg

Urlo

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude e isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipinti
o bevevano trementina in Paradise Alley, morte, o si purgavano il torace
notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso invernale mezzo notturno, lampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per conversar d'America e d'Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa…

Qualche pagina più indietro l'avevo postata tutta anch'io...;)

chango
24-06-2009, 00:52
Completamente matto

Va bene, so che siete stanchi di sentirla
ma che ne dite di un'ultima volta?
tutte quelle minuscole stanze in tutte quelle città,
andando da una città all'altra
da una squallida stanza in affitto all'altra
terrorizzato e nauseato di com'era la gente.
era lo stesso in qualunque posto e in ogni posto
migliaia e migliaia di chilometri trascorsi
a guardar fuori dal finestrino di un autobus Greyhound,
ascoltandoli parlare, guardandoli,
le teste, le orecchie, il modo di camminare.
erano stranieri provenienti da chissà dove,
parallelepipedi perpendicolari senza vita
mi affondavano la lama nello stomaco,
persino le ragazze adorabili
con occhio scaltro, il molleggiamento e il fascino dei
loro corpi
erano solo un anticipo su
un'illusione,
uno scadente inganno della vita.

Ho vagato di stanza in stanza
di città in città
nascondendomi, cercando, aspettando...
per cosa?
per niente tranne
l'irresponsabile e negativo
desiderio
almeno di
non essere come
loro.

Amavo quelle vecchie stanze
i tappeti consunti
il bagno in fondo
al corridoio
persino i ratti e i
topi e gli scarafaggi
erano buoni compagni...

e lungo la strada
non so come ho scoperto
i compositori di musica classica

Avevo un vecchio giradischi.
e invece di mangiare
spendevo quei quattro soldi che avevo
per comprare vino scadente
e dischi.
e m'arrotolavo sigarette,
fumavo, bevevo,
ascoltavo musica
al buio.
Ricordo una notte
eccezionale
Quando Wagner davvero
scoperchiò il soffitto
della mia stanza.
mi sollevai
dal letto
ebbro di gioia,
lì in piedi
con
le braccia alzate
al soffitto
e colsi la mia immagine
nello specchio
e di me non era rimasto
più niente
uno scheletro d'uomo
da 200 libbre
a 130,
con le guance scavate.

Vidi questo teschio di morte
che mi fissava
ed era così
ridicolo e così divertente
che cominciai a ridere
e la creatura dentro lo specchio
rideva con me
e diventò
sempre più buffo
mentre sollevavo le braccia
sempre più in alto
verso il soffitto.

E in quelle vecchie
stanze
per mia fortuna
c'erano vecchie padrone di casa gentili
con le immagini di Cristo
per le scale
ciononostante
sempre cortesi.

"mr chinaski, è in ritardo
con l'affitto, va tutto
bene?"
"oh sì, molte grazie."
"sento la sua musica
giorno e notte
lei sta
seduto nella sua stanza
giorno e notte
con le serrande abbassate...
va tutto bene?"

"sono uno scrittore."

"uno scrittore?"

si, ho appena inviato qualcosa
al ‘New Yorker'
sono certo che molto presto
si faranno sentire."

in qualche modo se dicevi
che eri uno scrittore
avrebbero sopportato
ogni sorta
di scuse,
specie se eri
nei tuoi primi
vent'anni.
(in seguito, sarebbe stata dura
rifilargliela
come avrei
scoperto)

ma amavo quelle
piccole stanze in tutte
quelle città
con tutte quelle padrone di casa
e Brahms
e Sibelius
e Šostakovic
e Ives
e Sir Edward Elgar
e le sonate di Chopin
e Borodin
Beethoven
Hayden
Handel
Mussorgskij
ecc.

adesso, non si sa come, dopo
decenni di
quelle stanze
e di lavoretti da rompersi il culo
e dopo aver gettato via
letteralmente 40 o 50
libbre di manoscritti respinti
ritorno ancora a una
piccola stanza,
qui,
per raccontarvi
ancora una volta
il prodigio della
mia follia
di allora.

la differenza ora
consiste in questo
che mentre la mia scrittura non è
cambiata granché
la mia fortuna
sì.

ed era
in quelle stanze
nella penombra delle
quattro del mattino
che un uomo finito
sullo scaffale del nulla
era giovane abbastanza
allora
da rimanere giovane
per sempre.

stanze di
gloria.

Charles Bukowski

catherine
24-06-2009, 11:05
scale
che non portano da nessuna parte
scale
che salgono soltanto per scendere
è difficile orientarsi
nei dintorni del nulla.

(Luciano Erba)

nightshirt
24-06-2009, 14:17
Che coincidenza. Ho scoperto da pochissimo questa poetessa e me ne sono proprio innamorata. Questa poesia ha colpito molto anche me, davvero bella bella.


:)

è la mia autrice preferita in assoluto,probabilmente.
ci arrivai tramite la plath,diversi anni fa.
purtroppo in italia si trova poco,ma c'è internet apposta.

emma-06
24-06-2009, 14:40
Qualche pagina più indietro l'avevo postata tutta anch'io...;)

Mi freghi sempre :o
La prossima volta controllerò, promesso :)!

phowertrance
24-06-2009, 15:13
Il chiasso dei caffè, il fango dei marciapiedi,
i platani che si sfogliano nell’aria scura avviliti,
l’omnibus, uragano di ferraglia e di mota,
che stride, mal seduto sulle sue quattro ruote,
e gli occhi verdi e rossi lentamente roteando
gli operai che al club si avviano fumando
in faccia ai poliziotti pipette micidiali
tetti che gocciolano, selciato unto, muri umidi,
rotto bitume di fogne un traboccare immondo,
questa la mia strada – il paradiso in fondo.

[P. Verlaine]

Idumaea
24-06-2009, 15:37
:)

è la mia autrice preferita in assoluto,probabilmente.
ci arrivai tramite la plath,diversi anni fa.
purtroppo in italia si trova poco,ma c'è internet apposta.

Ribadisco: ottimi gusti ;)
Se trovi qualche link particolarmente curato, me lo passi? Io non ho trovato tantissimo...

Il chiasso dei caffè, il fango dei marciapiedi, [P. Verlaine]

Splendida.


Dato che ieri erano 120 anni dalla nascita di Anna Achmatova, mi sento di rilanciare con una poesia di questa donna straordinaria.

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
(Da Anno Domini)

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

1921

john const(ANTI)ne
24-06-2009, 16:33
camminando verso il mattino mano nella mano con un canguro
cerco un trucco per fare il diavolo a quattro nel suo marsupio
ma per quanto impegno ci metta non riesco ad esser metodico
la sigaretta tra le dita mi gioca uno scherzo mefistofelico

nel campo in cui entriamo il grano mi sembra già ben maturo
discutiamo gesticolando della fatalità del nostro connubio
seduti all'ombra di uno spaventapasseri in camice da medico
il ragazzo tira fuori dal cilindro un bel laccio emostatico

così gli dico "il titolo è grano rosso sangue, ne sono sicuro"
e mi salta in mente l'idea di appenderci assieme ad un cappio
al ramo delle promesse che non si fanno mai al migliore amico
glielo ricordo mentre mi pulsa dentro quel suo cocktail magico

vedo hansel e gretel far capolino dal marsupio di marzapane
mentre l'ombra dei corvi inizia a colarci addosso sulla testa
senza troppi complimenti maledico l'orrendo spaventapasseri
per la scarsa applicazione che lo porta a quei risultati miseri

"come cala in fretta la sera qui nel kansas" dico a quel cane
ma lui pare prendersela tanto che gli vedo spuntare la cresta
correre in cerchio sbattendo le ali e urlando come i tangheri
finché non decolla come un pinguino che ha imparato giusto ieri

lo guardo sciogliersi nel riflesso di uno stagno di aspartame
ho un bruciore alla stomaco ed il dolcificante non mi si presta
si accende una luce sul comodino e mi ritrovo con due bicchieri
nel solco che hai lasciato sul cuscino non ricordo più chi eri


[pittorello d'abregogna]

nightshirt
24-06-2009, 18:13
Ribadisco: ottimi gusti ;)
Se trovi qualche link particolarmente curato, me lo passi? Io non ho trovato tantissimo...


uhm,link non saprei.
però ho comprato,ormai già da un po',la sua opera completa su amazon - pagandola poco,di seconda mano,come nuova. :)

emma-06
26-06-2009, 23:16
L'avere


Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio
Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto:
- Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati...
Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco
Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore
Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo
Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste.
Resta quest'immobilità, questa economia di gesti
Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito
Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile
Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta.
Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento
Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità
Del tempo, questa lenta decomposizione poetica
In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius.
Resta questo cuore che brucia come un cero
In una cattedrale in rovina, questa tristezza
Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria
Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria...

Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza
Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco
Questa immensa pena di se stesso, questa immensa
Pena di se stesso e della sua forza inutile.

Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato
Di piccole assurdità, questa sciocca capacità
Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile
E questo coraggio di compromettersi senza necessità.

Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza
Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere
E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità
Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi.

Resta questa incoercibile facoltà di sognare
Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità
Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione
Degli avvenimenti, e questa impressionante

E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore
Di mondi inesistenti, e questo eroismo
Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile
Cui i poeti a volte danno il nome di speranza.
Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti
Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia
Resta questa povertà intrinseca, questa vanità
Di non voler essere principe se non del proprio regno.

Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità
Di fronte al momento a venire, quando, di fretta
Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante
Senza sapere che è la mia ultima innamorata.

Vinícius de Moraes

Idumaea
02-07-2009, 10:42
Una poesia "ritrovata": la lessi alle medie aprendo a caso un'antologia, per poi scovarla di nuovo dopo anni (mi era rimasto in mente solo il titolo, l'autore l'avevo dimenticato).

Barbara

Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Serena rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Come pioveva su Brest
E io ti ho incontrata a rue de Siam
Tu sorridevi
Ed anch'io sorridevo
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati Ricordati quel giorno ad ogni costo
Non lo dimenticare
Un uomo s'era rifugiato sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
Grondante rapita rasserenata
E ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati questo Barbara
E non mi rimproverare di darti del tu
lo dico tu a tutti quelli che amo
Anche se una sola volta li ho veduti
Io dico tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
sul tuo volto felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull'arsenale
Sul battello d'Ouessant
Oh Barbara
Che coglionata la guerra
Che ne è di te ora
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco d'acciaio di sangue
E l'uomo che ti stringeva tra le braccia
Amorosamente
è morto disperso o è ancora vivo
Oh Barbara
Piove senza sosta su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
E' una pioggia di lutti terribili e desolata
Non c'è nemmeno più la tempesta
Di ferro d'acciaio e di sangue
Soltanto di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo dell'acqua a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove non vi è piú nulla.


J. Prevert

Idumaea
07-07-2009, 00:09
Pur non essendo propriamente una grande fan di Kerouac (ma è una cosa a pelle, e devo comunque ancora approfondirlo), questa cosa qui mi ha sempre fatto letteralmente impazzire.

Dottrina e tecnica della prosa moderna

Punti essenziali

1. Taccuini segreti scribacchiati, e incredibili pagine dattiloscritte, per puro piacere personale.
2. Sottomesso a qualsiasi cosa, aperto, in ascolto.
3. Cerca di non ubriacarti mai fuori di casa.
4. Sii innamorato della tua vita.
5. Qualcosa di quello che senti troverà la sua forma.
6. Sii il folle santo muto della mente.
7. Soffia forte quanto vuoi.
8. Scrivi quello che vuoi senza fondo dal fondo della mente.
9. Le inesprimibili visioni dell'individuo.
10. Per la poesia solo il tempo che ci vuole.
11. Tic visionari che vibrano nel petto.
12. Fantastica in trance sognando l'oggetto che hai di fronte.
13. Rimuovi le inibizioni letterarie, grammaticali e sintattiche.
14. Come Proust sii un vecchio tempomane.
15. Racconta la vera storia del mondo attraverso il monologo interiore.
16. Il gioiello centrale d'interesse è l'occhio dentro l'occhio.
17. Scrivi per te stesso nel ricordo e nello stupore.
18. Lavora dal succoso occhio centrale verso l'esterno, nuotando nel mare del linguaggio.
19. Accetta per sempre la perdita.
20. Credi nel sacro profilo della vita.
21. Lotta per disegnare il flusso che già esiste intatto nella mente.
22. Non fermarti per pensare alle parole ma per mettere meglio a fuoco il disegno complessivo.
23. Registra ogni giorno che passa la data celebrata nel tuo mattino.
24. Non aver paura o vergogna della dignità della tua esperienza, lingua e conoscenza.
25. Scrivi perché il mondo posso leggere e vedere le immagini precise che ne hai.
26. Filmlibro è il film in parole, la forma visiva americana.
27. In lode del Personaggio nella Deprimente Solitudine disumana.
28. Componi in modo scatenato, indisciplinato, puro, procedendo dal basso, più è folle meglio è.
29. Tu sei sempre un Genio.
30. Scrittore-Regista dei film Terrestri Sponsorizzati e Finanziati in Paradiso.

[da 'Sulla prosa spontanea' di Jack Kerouac]

chango
07-07-2009, 13:10
Dicono?
Dimenticano.
Non dicono?
Han detto.

Fanno?
Destino.
Non fanno?
Lo stesso.

Perchè
sperare?
- Tutto è
sognare.

Fernando Pessoa

chango
08-07-2009, 18:48
SPIRAGLIO

Nei miei momenti oscuri
In cui in me non c’è nessuno,
E tutto è nebbie e muri
Quando la vita dà o tiene,

Se, un istante, alzando la fronte
Da dove in me sono atterrato,
Vedo il lontano orizzonte
Pieno di sole occiduo o sorto,

Rivivo, esisto, conosco,
E, ancor che sia illusione
L’esteriore in cui mi oblio,
Nulla più voglio e chiedo.
Gli consegno il cuore.

Fernando Pessoa

catherine
08-07-2009, 19:39
Il vino triste


La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l'uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l'antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi.

Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzio di silenzio.

A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest'uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.

(Cesare Pavese)

catherine
13-07-2009, 19:27
Rivelazione
Mi sono risolto.
Mi sono voltato indietro.
Ho scorto
uno per uno negli occhi
i miei assassini.
Hanno
- tutti quanti - il mio volto.

(Giorgio Caproni)

Idumaea
30-07-2009, 12:25
Rivelazione
Mi sono risolto.
Mi sono voltato indietro.
Ho scorto
uno per uno negli occhi
i miei assassini.
Hanno
- tutti quanti - il mio volto.

(Giorgio Caproni)

Colpita e affondata. Davvero troppo bella, non faccio che rileggerla. Non la conoscevo: grazie!
Vi rigiro una poetessa scoperta or ora grazie ad un'amica.



Che sciocchezza!
il mio cuore ogni volta che sente bussare
apre.



Bussano.
Chi sarà?
Nascondo la polvere della mia solitudine
sotto il tappeto,
aggiusto il mio sorriso,
ed apro.



Uno estraneo mi guarda,
uno estraneo mi parla,
sorrido ad uno estraneo,
parlo ad uno estraneo,
un estraneo m’ascolta,
davanti
alle sue pene
pulite e bianche
piango,
sulla solitudine che unisce
gli stranieri.

Maram al-Masri

chango
07-08-2009, 18:05
IL VIAGGIO



I

Per il bambino innamorato delle mappe e delle stampe

l’universo è pari alla sua immensa voglia.

Ah! com’è grandeil mondo alla luce della lampada!

com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino di parte, cervello in fiamme, gonfio

il cuore di rancori e desideri amari,

e andiamo, abbandonati al ritmo delle onde,

cullando il nostro infinito sul finito dei mari:

chi lieto di fuggire una patria ignobile;

altri l’orrore della propria nascia, e alcuni,

negli occhi d’una donna inabissati astrologhi,

la tirannica Circe dagli insidiosi profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’ubriacano

di spazio e di luce e dei cieli di brace;

il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,

scancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;

cuori leggeri, simili a palloni,

mai cercano di sfuggire al loro destino,

e, senza sapere perchè, dicono sempre: Andiamo!

Quelli i cui desideri hanno la forma delle nuvole,

e sognano, come un coscritto sogna il cannone,

voluttà vaste, multiformi, sconosciute,

di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II

Imitiamo nei loro valzer, nel loro rimbalzare

la trottola e la palla, orrore! anche nel sonno

la Curiosità ci tormenta e ci fa turbinare

come un Angelo perfido che va frustando i soli.

Strana peripezia in cui la meta si sposta;

può essere dovunque, non essendo in nessun luogo!

L’Uomo dalla speranza mai stanca, senza sosta

corre come un pazzo per trovare riposo.

L’anima nostra è un tre alberi che cerca la sua Icaria;

una voce sul ponte “Aprite l’occhio!” risuona;

un’altra voce, ardente e folle, grida dalla gabbia:

“Amore…gioia..gloria!”. Dannazione, è uno scoglio!

Ogni isolotto avvistato dall’uomo di guardia

appare un Eldorado promesso dal Destino;

l’Immaginazione che architeta la sua orgia

scopre un piatto frangente alla luce del mattino.

Povero sognatore di terre chimeriche!

Non è da incatenarsi e da buttarsi a mare,

il marinaio ubriaco inventore d’Americhe,

il cui miraggio rende l’abisso più amaro?

Così il vecchio accattone scalpicciando nel fango

sogna, col naso in aria, paradisi di luce;

una Capua si svela al suo occhio incantato

dovunque una candela illumini un tugurio.

III

Stupefacenti viaggiatori! Che magnifiche storie

leggiamo nei vostri occhi profondi come i mari!

Mostrateci gli scrigni della vostra ricca memoria,

quei gioelli stupendi fati di stelle e di spazi.

Desideriamo viaggiare senza nave né vela!

Fate, per distrarre la noia delle nostre prigioni,

sfilare sui nostri spiriti tesi come una tela,

in cornici d’orizzonti, le vostre visioni…

Dite, che avete visto?

IV

Abbiamo visto astri

ed acque; e poi ancora sabbie sterminate;

malgrado molte sorprese e improvvisi disastri,

proprio come qui, ci siamo spesso annoiati.

La gloria del sole sopra il mare violetto,

la gloria delle città nel sole morente,

ci accendevano in cuore un entusiasmo inquieto

di tuffarci in un cielo dal riflesso chimerico.

Le più ricche città, i paesaggi più grandiosi

per noi non contenevano gli arcani sortilegi

di quelli che compone con le nuvole il caso,

e sempre il desiderio ci faceva assorti!

- La gioia al desiderio non fa che aggiungere forza.

Desiderio, vecchio albero a cui il piacere è concime,

i tuoi rami, mentre s’ingrossa e s’indurisce la scorza,

vogliono poter vedere il sole più da vicino!

Crescerai sempre, albero immenso, più tenace

del cipresso? – Pure, meticolosamente abbiamo

raccolto qualche schizzo per il vostro album vorace,

fratelli per cui è bello solo ciò che è lontano!

Abbiamo salutato idoli con la proboscide,

troni tempestati di gioielli sfarzosi:

palazzi casellati la cui pompa fiabesca

sarebbe per i banchieri un sogno rovinoso;

costumi variopinti che sono per gli occhi una festa,

donne che hanno dipinte le unghie e i denti,

e giocolieri esperti carezzati dai serpenti.

V

E poi, e poi ancora?

VI

O cervelli infantili!

Per non dimenticare la cosa principale,

abbiamo visto ovunque, senza averlo cercato,

sparso da cima a fondo della scala fatale,

il noioso spettacolo dell’eterno peccato:

La donna, schiava vile, stupida e presuntuosa,

che si ama senza nausea e tutta seria si adora;

l’uomo, tiranno ingordo, vizioso, duro e cùpido,

schiavo d’una schiava, ruscello nella fogna;

il boia che gode, il martire che geme; la festa

a cui il sangue aggiunge aroma e condimento;

il veleno del potere che logora il despota,

il popolo innamorato della frusta abbrutente;

molte religioni simili a quella nostra,

tutte alla scalata del Cielo: la Santità,

come in letti di piume un sibarita si crogiola,

in mezzo ai chiodi e al crine trova la voluttà;

l’Umanità che chiacchiera, ebbra del suo genio

e, folle oggi come lo era in principio,

impreca a Dio, nella furibonda agonia:

“Mio padrone, mio simile, io ti maledico!”

E i meno sciocchi, gli arditi, amanti della Demenza,

che fuggono il gregge enorme stipato dal Destino

e vanno a rifugiarsi nell’oppio immenso!

- questo del globo intero l’eterno bollettino.

VII

Sapienza amara quella che si ricava dal viaggio!

Il mondo, monotono e piccolo, ieri, oggi

domani, sempre, ci mostra di noi la stessa immagine:

un’oasi d’orrore in un deserto di noia!

Partie? restare? Se puoi restare, resta;

parti, se necessario. Chi corre e chi si tappa in casa

per ingannare il nemico vigilante e funesto,

il Tempo! Ahimè! alcuni corrono senza una pausa

come l’Ebreo errante, come gli apostoli;

treni e battelli, nulla per loro è abbastanza

per fuggire il reziario infame; e ce n’è altri

che sanno ucciderlo senza lasciare la stanza.

Quando ci metterà il piede sulla schiena

potremo infine sperare e grideremo: Avanti!

come altre volte partivamo per la Cina,

lo sguardo fisso al altro ed i capelli al vento,

c’imbarcheremo sul mare delle Tenebre

con il cuore gioioso d’un passeggero giovinetto.

Ascolta il richiamo duadente e funebre

di quelle voci che cantano: “Di qui, voi che volete

mangiare il Loto fragrante! Qui è la vendemmia

dei frutti prodigiosi di cui i cuori hanno fame;

venite a inebriarvi della dolcezza strana

di questo pomeriggio che non avrà mai fine!”

Dalla voce familiare riconosciamo lo spettro;

di laggiù i nostri Piladi ci tendono le braccia.

“Per rinfrescarti il cuore va verso la tua Elettra!”

dice quella cui coprivamo i ginocchi di baci.

VIII

Morte, vecchio capitano, è ora! leviamo l’ancora!

Questo paese ci annoia, o Morte! Salpiamo!

Se cielo e mare sono neri come inchiostro

i cuori che ben conosci sono raggianti!

Versaci il tuo veleno perchè ci riconforti!

vogliamo, tanto ci brucia la mente questo fuoco,

tuffarci in fondo all’abisso, Inferno o Cielo, che importa?

Per trovare il nuovo nel grembo dell’Ignoto!

Charles Baudelaire

chango
19-08-2009, 15:17
George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.

Perchè l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Master
Traduzione di Fernanda Pivano

john const(ANTI)ne
19-08-2009, 17:46
"carogna contro scimmia vince carogna"

eravamo io, Noam Chomski e Gilles Deleuze
si era almeno alla quarta bottiglia
che poi non erano bottiglie
era sfuso e sapeva di uovo
marcio
ma noi si dava giù duro
eravamo marci

Carmelo Bene stava svenuto sotto il tavolo da due ore almeno
ogni tanto gli tiravamo dei calcetti
lui grugniva e bestemmiava in quella sua specie di coma etilico
finto
recitava anche da svenuto, il porco

non parlavamo
si beveva e basta
io scavavo un buchetto nel tavolaccio marcio di legno molle
con l’unghia
non mi tagliavo l’unghia dell’indice della mano destra da sei mesi
mi era utilissima per scavare piccoli buchi nel legno
e per pulirmi i denti alla bisogna
quando mi rimaneva in mezzo roba

era tutto unto
l’aria era unta
il vino era unto
i capelli di Chomski, a strizzarli, ne usciva un mezzo litro d’olio
sudavamo unto
la cameriera doveva stare attenta a non scivolare sul pavimento
camminava strisciando i piedi
pattinava praticamente sull’unto del pavimento

io per capire, la Noia
potrei dire che si tagliava con il coltello, la Noia
ma non lo dirò
Dio mi fulmini se lo dirò
dirò invece la Noia
dirò invece la Noia dirò
era lì con noi
era seduta con noi
era seduta con noi con le braccia nude
ci guardava a turno
con quel suo stronzo sorriso
apparte Bene
che Carmelo ormai la Noia
l’aveva superata da un pezzo

Carmelo la Noia le leccava i ginocchi dal di sotto

a quel punto lì
fu lì
che mi venne

m’alzai di botto
così di botto che la mia pancia preponderante s’incastrò sul bordo del tavolaccio
facendolo balzar in sù
e ricader di giù
con tutto che i bicchieri erano ben appiccicati al tavolo
grazie all’unto di sporcizia di cui sopra
m’alzai di botto
e dissi:

carogna contro scimmia, vince carogna

cazzo, disse Noam
giusto, disse Gilles
la Noia non parlò, sorrise
Carmelo, dal canto suo, ruttò

mi divincolai dalla sedia
voi continuate pure, signori, io, al momento, è il momento d’andarmene affanculo, dissi

uscii dalla porta preposta all’uscita
non prima però d’aver comandato due litri per i signori

mi ritrovai ini strada
c’era l’aria, c’era il sole, c’era il cielo
c’era la luce

m’accesi una sigaretta dal lato sbagliato
la gettai
era l’ultima

cercai di ricordare la strada giusta per tornare
a casa
cercai di ricordare se avevo
una casa
cercai di ricordare
se c’era qualcuno ad aspettarmi
a casa

sentii un gran fracasso dietro di me
era Carmelo, barcollante, sbattente
rideva ed indicava
t’hanno fregato la bicicletta!
qualcuno aveva divelto il palo donde avevo attaccato il mezzo
Carmelo rideva, ed indicava il palo a terra

ridi, Carmelo, ridi
rise
risi
e ridemmo



Guido Catalano












capolavoro

chango
09-09-2009, 18:08
Sentita nominare oggi a studiosport...ebbene si. Non credevo fosse di Baudelaire, ho controllato ed inveve è proprio sua, e come sempre è un capolavoro.

L'UOMO E IL MARE

Uomo libero, amerai sempre il mare!
Il mare e' il tuo specchio: contempli la tua anima
nel volgersi infinito dell'onda che rotola
e il tuo spirito e' un baratro altrettanto amaro.

Ti piace sprofondare nella tua stessa immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore
si distrae qualche volta dal suo proprio rumore
al suono di quel lamento selvaggio e indomabile

Siete ambedue tenebrosi e discreti:
uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi;
o mare, nessuno sa le tue ricchezze intime,
tanto siete gelosi dei vostri segreti!

Pure, da un numero incalcolabile di secoli
voi due vi combattete senza pieta' ne' rimorso,
talmente amate la carneficina e la morte,
o lottatori eterni, fratelli implacabili!

Charles Baudelaire

chango
28-09-2009, 12:09
Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un'ape -
un trifoglio ed un'ape
e il sogno.
Il sogno può bastare
se le api sono poche.

Emily Dickinson

ciglie
08-10-2009, 20:01
Rifletto, la terra è breve-
e l'angoscia-assoluta-
e molti soffrono,
ma con ciò?

Rifletto, potremmo morire-
la vitalità migliore
non può vincere il decadere,
ma con ciò?

Rifletto, in Cielo-
in qualche modo saremo pari-
qualche nuova equazione si darà-
ma con ciò?

Emily Dickinson

silent bob
17-10-2009, 22:15
COME DIVENTARE UN GRANDE SCRITTORE


devi scopare un sacco di donne
belle donne
e scrivere qualche poesia d'amore passabile.
e non ti preoccupare dell'età
e/o degli ultimi arrivati.
e bevi birra, birra
e ancora birra
e vai alle corse almeno una volta alla
settimana
e vinci
se possibile.
imparare a vincere è difficile -
qualsiasi fesso sa perdere.
e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra
non fare troppa ginnastica
dormi fino a mezzogiorno.
evita le carte di credito
e non pagare mai
puntualmente.
ricordati che non c'è un bel pezzo di fica
al mondo che valga più di 50 dollari
(nel 1977).
e se sei capace di amare
ama prima te stesso
ma tieni sempre presente la possibilità
di perdere tutto
sia che il motivo della sconfitta
ti sembri giusto o no -
un assaggio prematuro della morte non è necessariamente un male.
stai alla larga dalle chiese, dai bar e dai musei,
e come il ragno
sii paziente -
il tempo è la croce di tutti,
con
l'esilio
la sconfitta
e la slealtà
tutte stronzate
non lasciare la birra.
la birra fa sangue
ti fa instancabile amante.
prenditi una bella macchina da scrivere
e mentre i passi vanno su e giù
fuori dalla tua finestra
dacci dentro
dacci dentro forte
come un combattimento di pesi massimi
come la prima carica di un toro
e ricordati le vecchie pellacce
che si sono battuti così bene :
Hemingway, Céline, Dostoevsky, Hamsun
se pensi che loro non impazzirono
nelle loro camerette
proprio come ti capita adesso
senza donne
senza mangiare
senza speranze
allora non sei ancora pronto
bevi altra birra.
c'è tempo.
e anche se non c'è
va bene
lo stesso.


how to be a good writer

you've got to fuck a great many women
beautiful women
and write a few decent love poems.

and don't worry about age
and/or freshly-arrived talents.

just drink more beer
more and more beer

and attend the racetrack at least once a

week

and win
if possible

learning to win is hard -
any slob can be a good loser.

and don't forget your Brahms
and your Bach and your
beer.

don't overexercise.

sleep until moon.

avoid paying credit cards
or paying for anything on
time.

remember that there isn't a piece of ass
in this world over $50
(in 1977).

and if you have the ability to love
love yourself first
but always be aware of the possibility of
total defeat
whether the reason for that defeat
seems right or wrong -

an early taste of death is not necessarily
a bad thing.

stay out of churches and bars and museums,
and like the spider be
patient -
time is everybody's cross,
plus
exile
defeat
treachery

all that dross.

stay with the beer.

beer is continuous blood.

a continuous lover.

get a large typewriter
and as the footsteps go up and down
outside your window

hit that thing
hit it hard

make it a heavyweight fight

make it the bull when he first charges in

and remember the old dogs
who fought so well:
Hemingway, Celine, Dostoevsky, Hamsun.

If you think they didn't go crazy
in tiny rooms
just like you're doing now

without women
without food
without hope

then you're not ready.

drink more beer.
there's time.
and if there's not
that's all right
too.


Charles Bukowski

chango
05-11-2009, 13:33
Vive sepolto chi si consegna ad altri.
E chi all'altro che sepolto ha in sè.
Non potrò, Signore, da me qualche volta
sciogliere le mie mani?

Fernando Pessoa

carmilla
08-11-2009, 18:28
Piange dentro il mio cuore
come piove sulla città.
che cos'è questo languore
che mi sta penetrando?
O pioggia dolce rumore
a terra e sui tetti, o canto
della pioggia per un cuore
che così tanto si annoia!
Piange senza ragione
in questa angoscia del cuore.
Che! qualche cosa va male?...
E' un lutto senza ragione.
Ed è la pena peggiore
il non sapere perché
senza odio né amore
il cuore fa così male.
VERLAINE

Penso sempre a questa poesie nelle giornate uggiose quando mi prende quella melanconia che non è tristezza ma è proprio languore...

http://www.uif-net.com/mostre_soci/zarrelli/slides/04%20-%20Una%20giornata%20uggiosa.jpg

G.
08-11-2009, 18:43
Una lacrima invisibile
solca il volto di jeanne
attraversa le pieghe del suo sorriso
scorre tra i suoi pallidi seni
e si infrange sui pantaloni slacciati dell'avvocato jupe'
senza fare rumore

chango
18-12-2009, 11:37
AL MARGINE DELLA NOTTE

La mia stanza e questa vastità
desta sul paesaggio che annotta -
sono una cosa sola. Io sono una corda
tesa sopra il brusìo
di vaste risonanze

le cose sono corpi di violino,
piene d’oscuro mùrmure;
dentro vi sogna il pianto delle donne
dentro si agita nel sonno il cruccio
di intere generazioni.
Se da me un fremito
argenteo nasca: allora
sotto di me tutto vivrà
e ciò che errando va nelle cose
si tenderà alla luce
che dalla mia musica danzante
intorno a cui fa onda il cielo,
per fori avidi, sottili,
negli antichi abissi
senza fine
precipita…

Rainer Maria Rilke

chango
18-01-2010, 15:13
Anno che sotto di me sentii tremare e vacillare

Anno che sotto di me sentii tremare e vacillare,
Il vento della tua estate era caldo, ma l'aria che respiravo mi gelava,
Una tenebra densa scendeva coi raggi del sole e mi offuscava,
Dovrò cambiare i miei canti trionfali? chiedevo a me stesso,
Dovrò imparare a cantare le fredde lugubri nenie degli umiliati,
E i cupi inni degli sconfitti?

Walt Whitman

dinahrose
23-01-2010, 13:42
In pena per un cielo infranto
per la pioggia che ci bagnerà
vado pensando alla gioia grande
che se vorremo ci prenderà.

Tra dovere ed inquietudine
esita quasta vita rude.
(E' una molto grande pena
confessarlo,ora)

Qui ogni cosa odora d'erba.
Su tutto il cielo, in cielo, il volo delle rondini
ci distrae, ci fa pensare...
Io penso una speranza quieta.
.

(in pena)

(P.E.)

outremer
23-01-2010, 14:52
In pena per un cielo infranto
per la pioggia che ci bagnerà
vado pensando alla gioia grande
che se vorremo ci prenderà.

Tra dovere ed inquietudine
esita quasta vita rude.
(E' una molto grande pena
confessarlo,ora)

Qui ogni cosa odora d'erba.
Su tutto il cielo, in cielo, il volo delle rondini
ci distrae, ci fa pensare...
Io penso una speranza quieta.
.

(in pena)

(P.E.)

me-approved

dinahrose
24-01-2010, 22:35
E COSI' ANCHE A ME

Le flotte: anche loro convergono verso il porto.
Il treno: anche lui corre verso la stazione.
E io verso di te a maggior ragione,
perchè io amo,
mi sento proteso e attratto.
L'ultimo cavaliere puškiniano scende
a godersi nel sotteraneo i suoi beni e a frugare.
Così io
a te ritorno, amata.
Mio è questo cuore,
e io godo di quanto è mio.
Voi ritornate a casa tutti lieti,
a raschiarvi di dosso
la sporcizia, radendovi e lavandovi.
Così io,
tornando a te.
Forse
non vado a casa mia io,
quando vengo da te?
Il grembo terrestre attende i terrestri.
Noi volgiamo alla mèta finale.
Così io
verso di te
tendo inesorabilmente:
anche appena separati,
anche appena abbiamo finito di vederci.
(V.V.M.)

outremer
24-01-2010, 23:06
"gli animali sono, in mano nostra, ostaggi della Bellezza celeste vinta"

dinahrose
26-01-2010, 16:41
MEETING AND PASSING

As I went down the hill along the wall
There was a gate I had leaned at for the view
And had just turned from when I first saw you
As you came up the hill. We met. But all
We did that day was mingle great and small
Footprints in summer dust as if we drew
The figure of our being less than two
But more than one as yet. Your parasol

Pointed the decimal off with one deep thrust.
And all the time we talked you seemed to see
Something down there to smile at in the dust.
(Oh, it was without prejudice to me!)
Afterward I went past what you had passed
Before we met and you what I had passed.


INCONTRARSI E PASSAR OLTRE
Mentre scendevo il colle lungo il muro
C’era un cancello al quale mi ero accostato
Per guardare, ed appena me n’ero voltato
Che ti vidi salire. C’incontrammo. Ma
Tutto quel che facemmo quel giorno fu confondere
Grandi e piccole orme sulla polvere estiva, come
A figurare il nostro essere meno di due
Ma sempre più che uno. Il tuo parasole
Separò il decimale puntandosi profondo.
E per il tempo che parlammo tu sembravi
Sorridere a qualcosa che osservavi
Nella polvere(oh, senza pregiudizio per me!).
Dopo andai oltre il cammino che avevi compiuto
Prima che ci incontrassimo, e tu oltre il mio.
(R.F.)

dinahrose
14-02-2010, 18:49
I giocatori, nel grave cantone,
guidano i lenti pezzi. La scacchiera
fino al mattino li incatena all'arduo
riquadro dove s'odian due colori.

Raggiano in esso magici rigori
le forme: torre omerica, leggero
cavallo, armata regina, re estremo,
alfiere obliquo, aggressive pedine.

I giocatori si separeranno
li ridurrà in polvere il tempo, e il rito
antico troverà nuovi fedeli.

Accesa nell'oriente, questa guerra
ha oggi il mondo per anfiteatro.
Come l'altro, è infinito questo giuoco.

***

Lieve re, abieco alfiere, irriducibile
donna, pedina astuta, torre eretta,
sparsi sul nero e il bianco del cammmino
cercano e danno la battaglia armata.

Non sanno che la mano destinata
del giocatore conduce la sorte,
non sanno che un rigore adamantino
governa il loro arbitrio di prigioni.

Ma anche il giocatore è prigioniero
(Olar afferma) di un'altra scacchiera
di nere notti e di bianche giornate.

Dio muove il giocatore, questi il pezzo.
Quale dio dietro Dio la trama ordisce
di tempo e polvere, sogno e agonia?
(J.L.B.)

outremer
14-02-2010, 19:42
I giocatori, nel grave cantone,
guidano i lenti pezzi. La scacchiera
fino al mattino li incatena all'arduo
riquadro dove s'odian due colori.

Raggiano in esso magici rigori
le forme: torre omerica, leggero
cavallo, armata regina, re estremo,
alfiere obliquo, aggressive pedine.

I giocatori si separeranno
li ridurrà in polvere il tempo, e il rito
antico troverà nuovi fedeli.

Accesa nell'oriente, questa guerra
ha oggi il mondo per anfiteatro.
Come l'altro, è infinito questo giuoco.

***

Lieve re, abieco alfiere, irriducibile
donna, pedina astuta, torre eretta,
sparsi sul nero e il bianco del cammmino
cercano e danno la battaglia armata.

Non sanno che la mano destinata
del giocatore conduce la sorte,
non sanno che un rigore adamantino
governa il loro arbitrio di prigioni.

Ma anche il giocatore è prigioniero
(Olar afferma) di un'altra scacchiera
di nere notti e di bianche giornate.

Dio muove il giocatore, questi il pezzo.
Quale dio dietro Dio la trama ordisce
di tempo e polvere, sogno e agonia?
(J.L.B.)

metaforicamente kasparoviano (10)

Joey
14-02-2010, 21:25
AL MARGINE DELLA NOTTE

La mia stanza e questa vastità
desta sul paesaggio che annotta -
sono una cosa sola. Io sono una corda
tesa sopra il brusìo
di vaste risonanze

le cose sono corpi di violino,
piene d’oscuro mùrmure;
dentro vi sogna il pianto delle donne
dentro si agita nel sonno il cruccio
di intere generazioni.
Se da me un fremito
argenteo nasca: allora
sotto di me tutto vivrà
e ciò che errando va nelle cose
si tenderà alla luce
che dalla mia musica danzante
intorno a cui fa onda il cielo,
per fori avidi, sottili,
negli antichi abissi
senza fine
precipita…

Rainer Maria Rilke

bellissima. trovo invece robaccia quelle dei vari ginsberg, kerouac e, soprattutto, bukowski.

flamingo
15-02-2010, 12:55
"V minutu zhizni trudnuju", Mikhail Yur'yevich Lermontov

V minutu zhizni trudnuju
tesnitsjal' v serdce grust',
odnu molitvu chudnuju
tverzhu ja najizust'.

Jest' sila blagodatnaja
v sozvuch'ji slov zhivykh,
i dyshit neponjatnaja,
svjataja prelest' v nikh.

S dushi kak bremja skatitsja,
somnen'je daleko -
i veritsja, i plachetsja,
i tak legko, legko...

La seconda e la terza quartina, come CERTAMENTE tutti saprete, sono da Colui declamate tra 1'47" e 2'07"

http://www.youtube.com/watch?v=stR9hVbLmc0

skogkatt
15-02-2010, 15:32
Il vino triste


La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l'uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l'antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi.

Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzio di silenzio.

A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest'uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.

(Cesare Pavese)

Ecco, oggi non mi serviva leggere altro. :crycrycry:

dinahrose
15-02-2010, 20:14
alba


prima dell'alba sarai qui
e Dante e il Logos e tutti gli strati e i misteri
e la luna segnata
oltre il piano bianco di musica
che stabilirai qui prima dell'alba

seta grave soffice cantante
chìnati sul nero firmamento di areche
pioggia sui bambù fiore di fumo viale di salici

chi anche se ti chini con dita di pietà
a avallare la polvere
non aggiungerà alla tua munificenza
la cui bellezza sarà un foglio davanti a me
una dichiarazione di se stessa stesa attraverso la tempesta di emblemi
sicché non c'è sole e non c'è rivelazione
e non c'è ostia
soltanto io e poi il foglio
e massa morta
(S.B)

Jack Torrance
21-02-2010, 14:28
Quattro.
Pesanti come un colpo.
"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".
Ma uno
come me
dove potrà ficcarsi?
Dove mi si è apprestata una tana?
S'io fossi
piccolo
come il Grande Oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde,
con l'alta marea carezzando la luna.
Dove trovare
un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!
O s'io fossi povero!
Come un miliardario!
Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa.
All'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!
S'io fossi balbuziente
come Dante
o Petrarca!
Accendere l'anima per una sola!
Ordinarle coi versi di struggersi in cenere!
E le parole
e il mio amore
sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente,
senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.
O s'io fossi
silenzioso
come il tuono,
gemerei,
stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra.
Se griderò a squarciagola
con la mia voce immensa,
le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.
Coi raggi degli occhi
rosicchierei le notti
s'io fossi appannato
come il sole!
Che bisogno ho io
d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?
Passerò,
trascinando il mio enorme amore.
In quale notte
delirante,
malaticcia,
da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

(Vladimir Majakovskij - All'amato se stesso dedica queste righe l'autore)

Francesco Costanzo
21-02-2010, 17:34
Vieni dal ciel profondo o l'abisso t'esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.

Hai dentro gli occhi l'alba e l'occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t'affanni.

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l'Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l'Omicidio
ti ballonzola allegro sull'orgoglioso ventre.

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l'amante sull'amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.

Venga tu dall'inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m'aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

Inno alla bellezza
Charles Baudelaire

carmilla
21-02-2010, 17:58
Nemesi

Tempo che i sogni umani
volgi sulla tua strada:
la chioma che dirada,
le case dei Titani,

o tu che tutte fai
vane le nostre tempre:
e vano dire sempre
e vano dire mai,

se dunque eternamente
tu fai lo stesso gioco
tu sei una ben poco
persona intelligente!

Cangiare i monti in piani
cangiare i piani in monti,
deviare dalle fonti
antiche i fiumi immani,

cangiar la terra in mare
e il mare in continente:
gran cosa non mi pare
per te, onnipossente!

Giocare con le cellule
al gioco dei cadaveri:
i rospi e le libellule
le rose ed i papaveri

rifare a tuo capriccio:
poi cucinare a strati
i tuoi pasticci andati
e il nuovo tuo pasticcio:

ma, scusa, ci vuol poca
intelligenza! Basta -
di' non ti pare? - basta
il genio d'una cuoca.

Bada che non ti parlo
per acrimonia mia:
da tempo ho ucciso il tarlo
della malinconia.

Inganno la tristezza
con qualche bella favola.
Il saggio ride. Apprezza
le gioie della tavola

e i libri dei poeti.
La favola divina
m'è come ai nervi inqueti
un getto di morfina,

ma il canto più divino
sarebbe un sogno vano
senza un torace sano
e un ottimo intestino.

Amo le donne un poco -
o bei labbri vermigli! -
Tempo, ma so il tuo gioco:
non ti farò dei figli.

Ah! Se noi tutti fossimo
(Tempo, ma c'è chi crede
di darti ancora prede!)
d'intesa, o amato prossimo,

a non far bimbi (i dardi
d'amor... fasciare e i tirsi
di gioia; - premunirsi
coi debiti riguardi),

certo - se un dio ci dòmini -
n'avrebbe un po' dispetto;
gli uomini l'han detto:
ma "chi" sono gli uomini?

Chi sono? È tanto strano
fra tante cose strambe
un coso con due gambe
detto guidogozzano!

Bada che non ti parlo
per acrimonia mia:
da tempo ho ucciso il tarlo
della malinconia.

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita:
sento fra le mie dita
la forma del mio cranio.

Rido nell'abbandono:
o Cielo o Terra o Mare,
comincio a dubitare
se sono o se non sono!

Ma ben verrà la cosa
"vera" chiamata Morte:
che giova ansimar forte
per l'erta faticosa?

Né voglio più, né posso.
Più scaltro degli scaltri
dal margine d'un fosso
guardo passare gli altri.

E mi fan pena tutti,
contenti e non contenti,
tutti pur che viventi,
in carnevali e in lutti.

Tempo, non entusiasma
saper che tutto ha il dopo:
o buffo senza scopo
malnato protoplasma!

E non l'Uomo Sapiente,
solo, ma se parlassero
la pietra, l'erba, il passero,
sarebbero pel Niente.

Tempo, se dalla guerra
restassi e dall'evolvere
in Acqua, Fuoco, Polvere
questa misera Terra?

E invece, o Vecchio pazzo,
dà fine ai giochi strani!
Sul ciel senza domani
farem l'ultimo razzo.

Sprofonderebbe in cenere
il povero glomerulo
dove tronfieggia il querulo
sciame dell'Uman Genere.

Cesserebbe la trista
vicenda della vita e in sogno.
Certo. Ma che bisogno
c'è mai che il mondo esista?

Gozzano

catherine
19-03-2010, 17:40
Sei la terra e la morte.
La tua stagione è il buio
e il silenzio. Non vive
cosa che più di te
sia remota dall'alba.

Quando sembri destarti
sei soltanto dolore,
l'hai negli occhi e nel sangue
ma tu non senti. Vivi
come vive una pietra,
come la terra dura.
E ti vestono sogni
movimenti singulti
che tu ignori. Il dolore
come l'acqua di un lago
trepida e ti circonda.
Sono cerchi sull'acqua.
Tu li lasci svanire.
Sei la terra e la morte.

Cesare Pavese

Francesco Costanzo
19-03-2010, 18:31
L'ultima infedeltà

Dolce tristezza, pur t'aveva seco,
non è molt'anni, il pallido bambino
sbocconcellante la merenda, chino
sul tedioso compito di greco...

Più tardi seco t'ebbe in suo cammino
sentimentale, adolescente cieco
di desiderio, se giungeva l'eco
d'una voce, d'un passo femminino.

Oggi pur la tristezza si dilegua
per sempre da quest'anima corrosa
dove un riso amarissimo persiste,

un riso che mi torce senza tregua
la bocca... Ah! veramente non so cosa
più triste che non più essere triste!

GOZZANO.

paolozzi
20-03-2010, 03:08
L'amore
è lama? è fuoco?
Più quietamente - perché tanta enfasi?
È dolore che è conosciuto come
gli occhi conoscono il palmo della mano
come le labbra sanno
del proprio figlio il nome.


Marina Cvetaeva

carmilla
20-03-2010, 16:13
Dai Soliloqui di un pazzo



Sbarrò nell'ombra i grigi occhi perduti:
l'alba coglieva con le dita bianche
le ultime stelle per i cieli muti.

Egli pensò che il cuor tremi alle soglie
dell'anima così, come le stelle
treman la notte, alle divine porte
fin che la pietosa alba le coglie.
«Hai visto tu passare le barelle,
o pazzo insonne, con le stelle morte?»

Chiarità di una lama, o tu che fendi
l'ombra maligna: io t'offro il mio cervello
oscuro e tristo per disegni orrendi.

Io non ho pace, l'anima è un pantano;
nell'anima stagnarono i ricordi,
subitamente; oh quante volte, pietre
vi hanno scagliato con secura mano!
Dopo, il silenzio per i tonfi sordi
sé avvolse in bende assai più gravi e tetre.

Un ragno tesse la sua tela folta
per il mio teschio e nella tela stanno,
morte stecchite, le idee d'una volta.

Mai più, mai più! su le terrene cose
l'occhio non sosta, l'occhio si dispera,
come un'ala ferita ai cieli tende.
Io voglio la tristezza delle rose
morte all'inizio della primavera
per farne una corona alle mie bende.

Il mio cortile con un po' di cielo,
con poche stelle, a me sembra uno strano
fiore: corolla azzurra e grigio stelo.

Il mio cortile è triste molto, come
il suono di una placida campana
sotto un cielo di nuvole e di pioggia.
Una bianca tristezza senza nome
veste i muri, e nell'alto, una lontana
luce, su li orli, un oro dolce sfoggia.

Tu che mi ascolti non aver pietà,
non lacrimare delle mie sventure
come quel Cristo nell'oscurità.

Ah, quel Cristo, lo vedi? egli moriva
così, come ora, desolatamente,
quando venni alla cella che mi chiude.
Avea negli occhi una gran fiamma viva,
la fronte dolce e pur sanguinolente
e piaghe orrende per le membra ignude.

Non morì mai, non morrà più: mi guarda
nel buio e trema quando il lume trema
come i fanciulli se la sera è tarda.

A poco a poco si dissangueranno
le sue ferite per la doglia atroce
infin che un tarlo, - quando? - lentamente
roda i chiodi terribili che sanno
l'ossa dell'uomo e il legno della croce
e spezzi invano quel suo cuore ardente.

Chi mi parla dell'anima? Un impuro
ladro, forse, o un abate incipriato?
L'anima è morta ed io ne son sicuro.

Come una fonte semplice e tranquilla
donò la gioia alle riarse gole
degli umani e non seppe, ahimè! tenere
per la sua sete giovane una stilla!
Morì così, come un ignoto sole
spento su le fiorite primavere.

Chi batte alla mia porta? sei tu, cara?
Vieni con l'alba alla mia cella triste?
L'inchiodi forse questa grigia bara?

Mi ricordo di te, sola; eri bionda,
esile come un sogno giovinetto,
pallida come un astro mattutino;
te sola, nell'oscurità profonda
del mio cuore, t'accorgi per diletto;
te sola, con il mio tetro destino.

Chi tenta l'ombra che stagnò nei trivi
in cui le donne come idee mal certe
più volte si volgean tentando i vivi?

Chi veste d'auree stole anche le immonde
case che il fango d'un amplesso cinge?
Chi l'oro ai figli della terra adduce?
Ah, sei tu, sole, che le più profonde
pupille ferme nell'eterna sfinge
avvivi, anima orgiaca della luce?!

Francesco Costanzo
20-03-2010, 17:55
LA CHIMERA

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Dino Campana

tess
08-04-2010, 17:45
Bob Dylan - Proprio come una donna

Nessuno è privo di sofferenze
Stanotte mentre sto sotto la pioggia
tutti sanno
che Baby ha dei nuovi vestiti
ma di recente ho visto che i suoi nastri e i suoi fiocchi
sono caduti dai suoi riccioli
Lei parla proprio come una donna
Lei fa l'amore proprio come una donna, si, è così
e lei fa soffrire proprio come una donna
ma lei va in crisi proprio come una bimba.

La regina Mary é mia amica
Si, credo che andrò ancora a trovarla
Nessuno deve credere
che Baby non può essere benedetta
fintanto che lei non vedrà di essere come tutti gli altri
con la sua nebbia, le sue anfetamine e le sue perle
Lei parla proprio come una donna
Lei fa l'amore proprio come una donna, si, è così,
e lei fa soffrire proprio come una donna
ma lei va in crisi proprio come una bimba.

Stava piovendo dall'inizio
e stavo morendo di sete
così sono entrato
e la tua antica maledizione ferisce
ma quello che é peggio
è questa sofferenza
Non posso restare qui
è chiaro
che proprio non ci riesco
sì, credo sia l'ora di lasciarci
quando ci incontreremo ancora,
presentati come amici
per piacere non far capire che mi conoscevi quando
io ero affamato, ed era del tuo mondo
ah tu fingi proprio come una donna, sì
tu fai l'amore proprio come una donna, sì, è così,
poi fai soffrire proprio come una donna
ma vai in crisi come una bimba.

tess
09-04-2010, 13:53
Julio Cortàzar - Guadagni e perdite

Riprendo a mentire con grazia,
mi chino rispettoso allo specchio
che riflette il mio collo e la cravatta.
Credo d’essere questo signore che esce
tutti i giorni alle nove.

Gli dei sono morti uno a uno in lunghe file
di carta e cartone.
Niente mi manca, neppure tu
mi manchi. Sento un buco, però è facile
un tamburo: pelle ai due lati.
A volte torni la sera, quando leggo
cose che tranquillizzano: bollettini,
il dollaro e la sterlina, i dibattiti
delle Nazioni Unite. Mi sembra

che la tua mano mi pettina. Non sento la tua mancanza!
Solo cose minute all’improvviso mi mancano
e vorrei ricercarle: la contentezza
e il sorriso, questo animaletto furtivo
che ormai non vive più fra le mie labbra.

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs391.snc3/23824_1382043314425_1332217116_1031770_4510094_n.j pg
foto di Pavel Kiselev

Tuco
09-04-2010, 16:00
S'io fossi agìl camoscio
mi butterei al lago
ma agìl camoscio 'un sono
e al lago 'un mi ci butto.

* * *

Stai seduto,
cioè zitto,
volevo dire:
àlzati.

* * *

Rimembro fiero
e sul collo pongoti
in guisa di superbi orpelli
due o tre manate
date bene
così impari a pulirti il culo con
le tendine del gabinetto.

* * *

Dorate aurette lievi
di voi schermìro i parti
e tratti apersi ragli
infransi ardor di dacî
né Cato omai recolli
d'affàn rapito 'l crin
a scriver queste poesie
è come andare
a toccare la merda
collo steccolo.

* * *

Vezzosette
pastorelle
che han nel crin
lucenti stelle:
or cantate,
or ballate,
mai nel culo
lo pigliate.

* * *

Nella cruenta pugna
d'Achille il glorïoso
malleolo invano l'oste
tenta sovente ferire perché
nessuno sa dove sia
e cosa cazzo sia il
mallèolo.

* * *

Tispostastidiscatto
tazzoppastilostinco
belmitestadicazzo.

* * *

Tu ti turbi
di frotte di prischi grilli
e ti frilli i fischî natii
sin che fritti i' mischî:
cosa frulli? Eh?! Ora
li raccatti tutti,
imbecille!

* * *

Tappioppassero
umbelpaiodipatte

* * *

Se pei pindàrei colli
a' patrii lidi il ferro
rapir che mobil seno fé
e d'altre terribil favella mòve
con novelle opre il fosco rio,
io passerei anche
verso le sette.

tess
13-04-2010, 14:39
S'io fossi agìl camoscio
mi butterei al lago
ma agìl camoscio 'un sono
e al lago 'un mi ci butto.

* * *

Stai seduto,
cioè zitto,
volevo dire:
àlzati.

* * *

Rimembro fiero
e sul collo pongoti
in guisa di superbi orpelli
due o tre manate
date bene
così impari a pulirti il culo con
le tendine del gabinetto.

* * *

Dorate aurette lievi
di voi schermìro i parti
e tratti apersi ragli
infransi ardor di dacî
né Cato omai recolli
d'affàn rapito 'l crin
a scriver queste poesie
è come andare
a toccare la merda
collo steccolo.

* * *

Vezzosette
pastorelle
che han nel crin
lucenti stelle:
or cantate,
or ballate,
mai nel culo
lo pigliate.

* * *

Nella cruenta pugna
d'Achille il glorïoso
malleolo invano l'oste
tenta sovente ferire perché
nessuno sa dove sia
e cosa cazzo sia il
mallèolo.

* * *

Tispostastidiscatto
tazzoppastilostinco
belmitestadicazzo.

* * *

Tu ti turbi
di frotte di prischi grilli
e ti frilli i fischî natii
sin che fritti i' mischî:
cosa frulli? Eh?! Ora
li raccatti tutti,
imbecille!

* * *

Tappioppassero
umbelpaiodipatte

* * *

Se pei pindàrei colli
a' patrii lidi il ferro
rapir che mobil seno fé
e d'altre terribil favella mòve
con novelle opre il fosco rio,
io passerei anche
verso le sette.


Tuco, mettici l'autore

tess
13-04-2010, 14:49
Janine Pommy Vega - Pokhara

La fine della strada
è una locanda sul ciglio della strada
una bancarella in una fila di bancarelle
con luci tremolanti
traffico balbettante
occasionali nubi di polvere

la donna che ti guarda
negli occhi
sta vendendo qualcosa
si allontana
quando capisce
che non puoi comprare

ti perdi il tramonto
sul lago
Marte sorge
sul filo per il bucato
e il portatore lascia le sue scarpe
dietro la tua porta

alla fine della strada
non c’è rifugio sicuro
nessuna accoglienza da eroe
nessuna tazza di tè
alla fine della strada c’è la strada

che si allunga in entrambe le direzioni
nel tuo cuore.
http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs125.snc3/17247_1337974332728_1332217116_929338_2417532_n.jp g
foto di Lina Sheynius

Tuco
13-04-2010, 14:49
Tuco, mettici l'autore

Federico Sardelli

tess
13-04-2010, 14:59
Federico Sardelli

http://p.dada.net/cspv/79-15-86-00-00-MetaPreview-Cover-JPEG256x256/883/grazie-mille.jpg

carmilla
13-04-2010, 16:04
Manfred

Odimi, odimi, Astarte,
amata, parlami! Tanto ho sofferto
e soffro ancora tanto. Guardami
La tua fossa non ti ha mutato tanto
quant'io son mutato per te.
Troppo mi amasti, come io ti amai.
Non eravamo fatti per torturarci così,
quantunque fosse il più empio dei peccati
amarci come noi ci amammo ...
Dimmi che tu non mi detesti ...
Che io sconto il castigo per entrambi,
che tu sarai del numero beato,
e io morrò ... Perché finora tutto
quel che odio cospira a incatenarmi
all'esistenza, a una vita che mi esclude
dall'immortalità, dove il futuro
è simile al passato. Non ho tregua.
Non so che cosa chiedere o cercare.
Sento soltanto quello che tu sei
e io sono. Ma, prima di morire
vorrei udire di nuovo quella voce
che era la mia musica.
Parlami! Ti ho invocato nelle notti
serene, ho spaventato gli uccelli
addormentati tra i silenziosi rami,
per chiamare te ...
Ho risvegliato i lupi montani
ho appreso alle caverne a riecheggiare
invano il nome tuo adorato; tutto
rispose, tranne la tua voce. Parlami!
Ho errato sulla terra e non ho mai
trovato a te l'uguale. Parlami!
T'ho cercato tra le stelle a venire,
ho contemplato il cielo inutilmente,
senza trovarti mai. Parlami! Guarda,
i demoni a me attorno, hanno pietà
di me che non li temo ed ho pietà
per te soltanto. Parlami! Sdegnata,
se vuoi, ma parlami! ... Dimmi
non so che cosa, ma che io ti senta
una volta ancora ...
http://www.youtube.com/watch?v=0WsOjL9NPwg&feature=related

Tuco
13-04-2010, 16:05
ad uso dei Stolidi

http://www.vernacoliere.com/autori/index.php#federico

tess
13-04-2010, 16:26
ad uso dei Stolidi

http://www.vernacoliere.com/autori/index.php#federico

... o pigri

tess
22-04-2010, 12:36
Pavese - Indifferenza

E' sbocciato quest'odio come un vivido amore
dolorando, e contempla se stesso anelante.
Chiede un volto e una carne, come fosse un amore.

Sono morte la carne del mondo e le voci
che suonavano, un tremito ha colto le cose;
tutta quanta la vita è sospesa a una voce.
Sotto un'estasi amara trascorrono i giorni
alla triste carezza della voce che torna
scolorendoci il viso. Non senza dolcezza
questa voce al ricordo risuona spietata
e tremante: ha tremato una volta per noi.

Ma la carne non trema. Soltanto un amore
la potrebbe incendiare, e quest'odio la cerca.
Tutte quante le cose e la carne del mondo
e le voci, non valgono l'accesa carezza
di quel corpo e quegli occhi. Nell'estasi amara
che distrugge se stessa, quest'odio ritrova
ogni giorno uno sguardo, una rotta parola,
e li afferra, insaziabile, come fosse un amore.
http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs433.snc3/24961_1425345796960_1332217116_1133621_5691467_n.j pg
foto di Adiriana Lopez Sanfelieu

dinahrose
22-04-2010, 17:43
Pavese - Indifferenza

E' sbocciato quest'odio come un vivido amore
dolorando, e contempla se stesso anelante.
Chiede un volto e una carne, come fosse un amore.

Sono morte la carne del mondo e le voci
che suonavano, un tremito ha colto le cose;
tutta quanta la vita è sospesa a una voce.
Sotto un'estasi amara trascorrono i giorni
alla triste carezza della voce che torna
scolorendoci il viso. Non senza dolcezza
questa voce al ricordo risuona spietata
e tremante: ha tremato una volta per noi.

Ma la carne non trema. Soltanto un amore
la potrebbe incendiare, e quest'odio la cerca.
Tutte quante le cose e la carne del mondo
e le voci, non valgono l'accesa carezza
di quel corpo e quegli occhi. Nell'estasi amara
che distrugge se stessa, quest'odio ritrova
ogni giorno uno sguardo, una rotta parola,
e li afferra, insaziabile, come fosse un amore.
http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs433.snc3/24961_1425345796960_1332217116_1133621_5691467_n.j pg
foto di Adiriana Lopez Sanfelieu

mi informo sulla fotografa

tess
23-04-2010, 18:25
mi informo sulla fotografa


Miss Dinah, nel nome c'è una "i" di troppo
comunque questo è il suo sito:

http://adrianalopezsanfeliu.com/bio_eng.html

catherine
20-05-2010, 13:06
The Hearth asks Pleasure - first -
And then - excuse from Pain -
And then - those little Anodynes
That deaden suffering -

And then - to go to sleep -
And then - if it should be
The will of its Inquisitor
The liberty to die.

(Emily Dickinson)

catherine
14-06-2010, 13:18
Moka Sensazione fisica

Nero. Più nero. Troppo nero.
Moka.
Il sonno ruzzola giù dalle scale
della stanchezza.
Una voglia pazza d'intorno
ai nervi,
gira, gira, gira.
Il desiderio - ginnasta incomparabile -
a salti mortali nel cervello.
Le idee: mazzi di fiori,
grandi, grandi,
senza gambo,
pigiati nel vaso del cranio.
Gli occhi smisurati in ridda
dietro profili di cose strane.
Benessere.
Strappo acuto.
Forse vertigine.
Subitaneo smarrimento.
Ripresa al galoppo, per ogni fibra,
dei turbini del caldo eccitante.
Infine massaggio di mani
di negre bruttissime
su tutta la pelle,
ilarità del passaggio leggero
di una mammella floscia lungo la schiena
Moka.
Nero nero.


Luciano Folgore

dinahrose
19-06-2010, 15:02
Dedicato a Saramago


Brown Penny

I whispered, 'I am too young,'
And then, 'I am old enough';
Wherefore I threw a penny
To find out if I might love.
'Go and love, go and love, young man,
If the lady be young and fair.'
Ah, penny, brown penny, brown penny,
I am looped in the loops of her hair.

O love is the crooked thing,
There is nobody wise enough
To find out all that is in it,
For he would be thinking of love
Till the stars had run away
And the shadows eaten the moon.
Ah, penny, brown penny, brown penny,
One cannot begin it too soon.
(WBY)

dinahrose
19-06-2010, 15:17
E questa da Saramago ai pochi che ne sono degni.

Poema a boca fechada.
(messa tradotta , non tutti sanno il portoghese, però si trova facilmente in lingua)

Non dirò
Che il silenzio mi soffoca e imbavaglia.
Zitto sto, zitto rimarrò,
Perché la lingua che parlo è di un'altra razza.

Parole consumate si accumulano,
Stagnano, cisterna d'acque morte,
Acide ferite trasformate in fango,
Cavità profonda in cui ci sono radici torte.

Non dirò
Che nemmeno lo sforzo di dirle meritano,
Parole che non dicano quanto so
In questo ritiro in cui non mi conoscono.

Né solo melme si trascinano, né solo fanghi,
Né solo animali galleggiano, morti, paure,
Turgidi frutti in grappoli s'intrecciano
Nel nero pozzo da cui salgono dita.

Solo dirò,
Con contrazione raccolto e muto,
Che chi tace quando ho taciuto
Non potrà morire senza dire tutto.

carmilla
23-06-2010, 17:03
Lettera d'amore di John Keats a Fanny Brawne

13 ottobre 1819

Mia cara ragazza
In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi.
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi concede di escluderti dalla mia mente anche per un breve momento. Dentro la mia anima non so a pensare a null'altro.
Tempo fa avevo la forza di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita.
Il mio amore mi ha reso egoistico. Non posso esistere senza di te. Scorderei tutto pur di vederti ancora.
La mia vita sembra fermarsi qui, non vedo oltre. Mi hai assorbito.
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto.
Sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto.
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te.
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Mio amore cambierà?
Ora il mio amore è senza limiti... Tuo biglietto è arrivato proprio qui.
Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro religione. Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più.
Potrei essere un martire per la mia religione - la mia religione è l'amore - potrei morire per questo. Potrei morire per te.
Il mio credo è l'amore e tu sei il mio unico dogma.
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere;
eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso "di ragionare contro le ragioni del mio amore".
Non posso più farlo. Il dolore sarebbe troppo grande.
Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.

Tuo per sempre
John Keats

Drunk on the moon
23-06-2010, 19:35
brava carmilla :o

Even when I am not thinking of you I receive your influence and a tenderer nature stealing upon me. All my thoughts, my unhappiest days and nights have I find not at all cured me of my love of Beauty, but made it so intense that I am miserable that you are not with me: or rather breathe in that dull sort of patience that cannot be called Life.

come sopra (John Keats a Fanny Brawne)

tess
28-06-2010, 18:13
Le Lenzuola di Flanella - Giovanni Catalano

Quando dei volti amati
si perderanno i tratti e resteranno
le stanze senza musica

o nella cenere delle mansarde
le borse di pelle
piene di carte di giornale
accartocciate,
i due cappelli di lana,
un vecchio abete artificiale.

Nemmeno noi
che di questa vita
abbiamo amato gli angoli
e nella notte gli altri
poco prima di svegliarsi.

Persino noi,
la stessa distanza.

Piegati in due
a far combaciare i lembi
tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,
in due, in quattro, in otto.

http://modernartobsession.blogs.com/photos/uncategorized/2008/04/03/ryan_mcginley_questionmark.jpg

foto di Ryan McGinley

escher
28-06-2010, 18:35
Hotel Artaud




Ti alzi e ti tuffi, vuoi inghiottire la vita
e invochi il fiore della luna, il grande
osanna oscuro che dà tutto il piacere
agli amanti. Invochi l’unisono dei corpi
e la scintilla risorta, il sangue in tumulto,
le spalle nell’assoluto. Fuori, macchie di gasolio,
cavi sospesi, pezzi di requiem. Ne senti la minaccia
fino allo stridere delle lenzuola. Mi chiedi
se giungeranno qui, se noi potremo ancora salvarci.
*
Quando su un volto desiderato si scorge il segno
di troppe stagioni e una vena troppo scura
si prolunga nella stanza, quando le incisioni
della vita giungono in folla e il sangue rallenta
dentro i polsi che abbiamo stretto fino all’alba,
allora non è solo lì che la grande corrente
si ferma, allora è notte, è notte su ogni volto
che abbiamo amato.






Milo De Angelis


P.s



Quest'uomo è in assoluto il miglior poeta italiano vivente...

dinahrose
29-06-2010, 00:05
Hotel Artaud




Ti alzi e ti tuffi, vuoi inghiottire la vita
e invochi il fiore della luna, il grande
osanna oscuro che dà tutto il piacere
agli amanti. Invochi l’unisono dei corpi
e la scintilla risorta, il sangue in tumulto,
le spalle nell’assoluto. Fuori, macchie di gasolio,
cavi sospesi, pezzi di requiem. Ne senti la minaccia
fino allo stridere delle lenzuola. Mi chiedi
se giungeranno qui, se noi potremo ancora salvarci.
*
Quando su un volto desiderato si scorge il segno
di troppe stagioni e una vena troppo scura
si prolunga nella stanza, quando le incisioni
della vita giungono in folla e il sangue rallenta
dentro i polsi che abbiamo stretto fino all’alba,
allora non è solo lì che la grande corrente
si ferma, allora è notte, è notte su ogni volto
che abbiamo amato.






Milo De Angelis


P.s



Quest'uomo è in assoluto il miglior poeta italiano vivente...


bellissima
Grazie.

catherine
29-06-2010, 14:44
Grido

Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono -
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
- aiuto –
per la miseria
che non ha fine –

Antonia Pozzi

marcel
05-07-2010, 01:15
la bellezza - baudelaire

sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s'è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.
troneggio nell'azzurro quale sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.
i poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,
onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
i miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne

outremer
05-07-2010, 01:27
http://www.youtube.com/watch?v=TuMuiOftVys&feature=related

marcel
05-07-2010, 01:52
t'adoro al pari della volta notturna,o vaso di tristezza, o grande taciturna
e tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella,e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,fiera implacabile e cruda, sino la freddezza che ti fa più bella ai miei occhi.andrà sulle tue lacrime salate come un vascello che si spinge al largo;nel cuore inebriato dei tuoi singhiozzi,che mi son cari, echeggeranno quasi un tamburo che batte la sua carica.
non sono forse un falso accordo nella divina sinfonia, grazie all'edace ironia che mi scuote e mi morde?tutto il mio sangue, tutto, è questo nero veleno; ed io non sono che lo specchio in cui si guarda la strega.
coltello e piaga, schiaffo e guancia, membra e ruota sono, vittima e carnefice;sono il vampiro del mio cuore, un grande infelice, di quelli a un riso eterno dannati,e che non possono più sorridere

catherine
12-07-2010, 15:57
Passato

I ricordi,queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo
questo strascico di morte
che noi lasciamo solo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

Vincenzo Cardarelli

dinahrose
12-07-2010, 16:17
t'adoro al pari della volta notturna,o vaso di tristezza, o grande taciturna
e tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella,e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,fiera implacabile e cruda, sino la freddezza che ti fa più bella ai miei occhi.andrà sulle tue lacrime salate come un vascello che si spinge al largo;nel cuore inebriato dei tuoi singhiozzi,che mi son cari, echeggeranno quasi un tamburo che batte la sua carica.
non sono forse un falso accordo nella divina sinfonia, grazie all'edace ironia che mi scuote e mi morde?tutto il mio sangue, tutto, è questo nero veleno; ed io non sono che lo specchio in cui si guarda la strega.
coltello e piaga, schiaffo e guancia, membra e ruota sono, vittima e carnefice;sono il vampiro del mio cuore, un grande infelice, di quelli a un riso eterno dannati,e che non possono più sorridere

Heatontimorumenos
che già così com'è , entra a pieno titolo nel crossing thread con il Sentire-Vate-Approved, nella sua etimologica origine greca:
Il punitore di se stesso


ma come mai hai fatto un collage iniziando col Ti adoro?

outremer
12-07-2010, 16:36
Heatontimorumenos
che già così com'è , entra a pieno titolo nel crossing thread con il Sentire-Vate-Approved, nella sua etimologica origine greca:
Il punitore di se stesso


ma come mai hai fatto un collage iniziando col Ti adoro?

Terenzianamente Lui-per-definizione.

dinahrose
12-07-2010, 16:44
Terenzianamente Lui-per-definizione.

sì, in effetti forse è la definizione che gli si attaglia maggiormente.
Ma mi riservo di poter mutare idea.

Drunk on the moon
12-07-2010, 19:10
il vento addormenta la luna sull'acqua
la luna ch'è pallida al par d'una morte
così tra le braccia di lei già mi piacque
sfidare il destino combatter la sorte

cavalca alle rive la pia carovana
galoppa tra l'alberi al suo ministero
la spinge la Morte che guida l'alfana
tre penne le ondeggiano al chiuso cimiero

l'alfana nitrisce feroce e bizzarra
e tiene a gualdrappa la lunga zimarra
zimarra sciupata di un bel cavaliere
ucciso dal vino e dal lungo piacere

E seguono li altri sui neri cavalli
e van per le piane per monti e per valli
e i morti riguardano appesi alla groppa
coi teschi senz'occhi e la morte galoppa

la pia carovana continua il sentiero
che il tragico cielo le inlivida e imbianca
le recita il vento l'usate preghiere
galoppa la morte che mai non si stanca

leggiadre fanciulle ch'amate la danza
venite a veder di voi che s'avanza

(è o dovrebbe essere "La canzone del pazzo" di Lucini..così penso di essermela tolta di mente, mi era rimasta incastrata da ieri pomeriggio giocando a chi si ricorda le cose più vecchie dei tempi di quando s'andava a scuola :o )

chango
14-07-2010, 13:34
Ricetta

Prendete un poeta non snervato,
un fiore e una nuvola di sogno,
tre gocce di tristezza, un tono ambrato,
una vena che sanguina terrore.
Quando l'impasto bolle e si rimesta,
luce di un corpo femminil versate,
condite con un pizzico di morte:
un amor di poeta lo richiede.


Spazio Curvo e Infinito

Occulta cognizione di non essere,
o d'essere in uno star che mi trascende,
in una rete di presenze e assenze,
in una fuga al punto di partenza:
un qui che è tanto lì, un lì che è qui.
Un'ansietà di esserci e temere
il seme che di esser si sorprende
le pietre che rifanno le movenze
dell'onda sempre nuova e rinnovata
che in questo spazio curvo da te viene.

Josè Saramago

catherine
21-07-2010, 15:25
Dolce far nulla

Un attimo fa ho dato un'occhiata nella stanza
ed ecco quel che ho visto:
la mia sedia al suo posto, accanto alla finestra,
il libro appoggiato faccia in giù sul tavolo.
E sul davanzale, la sigaretta
lasciata accesa nel posacenere.
Lavativo!, mi urlava sempre dietro mio zio,
tanto tempo fa. Aveva proprio ragione.
Anche oggi, come ogni giorno,
ho messo da parte un po' di tempo
per fare un bel niente.



Raymond Carver

catherine
21-07-2010, 15:27
Spazio Curvo e Infinito

Occulta cognizione di non essere,
o d'essere in uno star che mi trascende,
in una rete di presenze e assenze,
in una fuga al punto di partenza:
un qui che è tanto lì, un lì che è qui.
Un'ansietà di esserci e temere
il seme che di esser si sorprende
le pietre che rifanno le movenze
dell'onda sempre nuova e rinnovata
che in questo spazio curvo da te viene.

Josè Saramago

bella.

marcel
21-07-2010, 19:14
e.dickinson(1862)

dopo un grande dolore, i sensi solenni s'atteggiano
come tombe i nervi siedono cerimoniosi
Il cuore, irrigidito, si chiede: fui io a sopportare e fu ieri, o secoli addietro?
meccanici si muovono i piedi
percorso di terra, di aria, di nulla
un cammino legnoso,che va a caso,
una pace di quarzo, come pietra
questa è l'ora di piombo che ricorda chi sopravvive,
come gli assiderati, la neve
dapprima una sensazione di freddo
poi lo stupore
infine la resa

marcel
07-08-2010, 21:47
chanson d'après-midi

no,non hai l'aria di un angelo
che strana,che crudeli sopracciglia e che occhi seducenti
sei una strega
ma io t'adoro,mia frivola,mia terribile passione
t'adoro devotamente come un prete un idolo
deserti e foreste profumano le tue ruvide trecce
e la tua testa si atteggia all'enigma ed al segreto
il profumo vaga sulla tua carne come intorno a un incensiere
e tu m'affascini come la sera,ninfa calda e tenebrosa
i filtri più forti non valgono quel tuo abbandonarti
e tu conosci la carezza che fa resuscitare i morti
le tue anche sono innamorate del tuo dorso e dei tuoi seni
e tu mandi in estasi i cuscini con le tue languide pose
per placare una rabbia misteriosa,a volte ti dai da fare,
fai la brava,mi dai i baci,mi mordi,mi strazi,mia bruna
con un riso beffardo e poi usi sul mio cuore quel tuo sguardo dolce di luna
ed io?ma io metto tutta la mia gioia,il mio genio,
il mio destino e la mia anima sotto le tue scarpe di raso,
sotto i tuoi piedi di seta affascinanti
perchè tu così mi guarisci,tu,mia luce e mio colore
tu,espolsione di calore in questa mia nera siberia

carmilla
08-08-2010, 18:15
Io non ti dò il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
‘semper fidelis’, dove si nasconde
un’ insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te”

Edna St. Vincent Millay

Iridian
08-08-2010, 18:52
Non è proprio una poesia.. però insomma. è bello uguale.

C'era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli parve che il fuoco d'amore l'avrebbe consumato. Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva e lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore avrebbe bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò, e la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a sé. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì che aveva attirato a sé tutto il mondo perduto. Era davanti a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva in contro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo intero, e ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima. – Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi.

Hermann Hesse

carmilla
10-08-2010, 15:28
La mamma era già morta da due anni, ma
il babbo le scaldava le pantofole alla stufa,
le metteva nel letto la borsa dell'acqua calda,
e andava a rinnovarle la tessera dell'autobus.

Non potevi capitare per caso. Dovevi telefonare.
Ti rimandava la visita di un'ora per aver tempo
di riporre le cose di lei e sembrare solo
come se la ferita del suo amore fosse peccato.

Non poteva rischiare la mia sciagurata incredulità,
sebbene fosse certo che presto avrebbe sentito lei
che armeggiava con la chiave nella toppa rugginosa,
poiché, lo sapeva, era uscita un attimo a comprare il tè.

Credo che la vita finisca con la morte, e non c'è altro.
Lo so che voi due non siete andati a far la spesa, tuttavia
nella mia agenda nuova di pelle nera c'è il vostro nome
e il numero disattivato che chiamo ancora.

Tony Harrison

tess
10-08-2010, 16:01
La mamma era già morta da due anni, ma
il babbo le scaldava le pantofole alla stufa,
le metteva nel letto la borsa dell'acqua calda,
e andava a rinnovarle la tessera dell'autobus.

Non potevi capitare per caso. Dovevi telefonare.
Ti rimandava la visita di un'ora per aver tempo
di riporre le cose di lei e sembrare solo
come se la ferita del suo amore fosse peccato.

Non poteva rischiare la mia sciagurata incredulità,
sebbene fosse certo che presto avrebbe sentito lei
che armeggiava con la chiave nella toppa rugginosa,
poiché, lo sapeva, era uscita un attimo a comprare il tè.

Credo che la vita finisca con la morte, e non c'è altro.
Lo so che voi due non siete andati a far la spesa, tuttavia
nella mia agenda nuova di pelle nera c'è il vostro nome
e il numero disattivato che chiamo ancora.

Tony Harrison

lo faccio anch'io.


Carmi, che belle le cose che scegli.

carmilla
10-08-2010, 16:06
lo faccio anch'io.


Carmi, che belle le cose che scegli.

grazie Tess :)

catherine
23-08-2010, 14:58
Dialogo di Marionette


per André Noufflard

— Perché, mia piccola regina,
mi fate morire di freddo?
Il re dorme, potrei, quasi,
cantarvi una canzone,
ché non udrebbe! Oh, fatemi
salire sul balcone!
— Mio grazioso amico,
il balcone è di cartapesta,
non ci sopporterebbe!
Volete farmi morire
senza testa?
— Oh, piccola regina, sciogliete
i lunghi capelli d'oro!
— Poeta! non vedete
che i miei capelli sono
di stoppa?
— Oh, perdonate!
— Perdono.
— Così?
— Così...?
— Non mi dite una parola,
io morirò...
— Come? per questa sola
ragione?
— Siete ironica... addio!
— Vi sembra?
— Oh, non avete rimpianti
per l'ultimo nostro convegno
nella foresta di cartone?
— Io non ricordo, mio
dolce amore... Ve ne andate...
Per sempre? Oh, come
vorrei piangere! Ma che posso farci
se il mio piccolo cuore
è di legno?



Sergio Corazzini

LuceLunare
23-08-2010, 16:55
Hope is the thing with Feathers
That perches in the Soul,
And sings the Tune--without the Words,
And never stops - at all -

And - sweetest - in the Gale is heard;
And sore must be the Storm
That could abash the little bird
That kept so many warm.

I've heard it in the chillest Land,
And on the strangest Sea;
Yet, never, in extremity,
It asked a crumb - of me.

Emily Dickinson
(presente da sempre nella mia top 5 dei migliori poeti - tutte donne, tra l'altro)

dinahrose
10-09-2010, 00:14
Ancora l’ultimo riflusso
i ciottoli morti
il mezzo giro poi i passi
verso le vecchie luci


2
Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio
Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude


3
Che farei senza questo mondo senza faccia né domande
dove essere non dura che un attimo dove ogni istante
si versa nel vuoto nell’oblio di essere stato
senza quest’onda dove alla fine
corpo e ombra sprofondano insieme
che farei senza questo silenzio abisso dei bisbigli
ansimante furioso verso il soccorso verso l’amore
senza questo cielo che si innalza
sulla polvere delle sue zavorre
Che farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a errare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio burattino
senza voce tra le voci
rinchiuse con me


4
Vorrei che il mio amore morisse
che piovesse sul cimitero
e sui vicoli dove passo
piangendo quella che credette di amarmi

(S.B.) -
in linea con l'itinerario letterario-vatesco.

marcel
10-09-2010, 00:50
Ancora l’ultimo riflusso
i ciottoli morti
il mezzo giro poi i passi
verso le vecchie luci


2
Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio
Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude


3
Che farei senza questo mondo senza faccia né domande
dove essere non dura che un attimo dove ogni istante
si versa nel vuoto nell’oblio di essere stato
senza quest’onda dove alla fine
corpo e ombra sprofondano insieme
che farei senza questo silenzio abisso dei bisbigli
ansimante furioso verso il soccorso verso l’amore
senza questo cielo che si innalza
sulla polvere delle sue zavorre
Che farei come ieri come oggi
guardando dal mio oblò se non sono solo
a errare e girare lontano da ogni vita
in uno spazio burattino
senza voce tra le voci
rinchiuse con me


4
Vorrei che il mio amore morisse
che piovesse sul cimitero
e sui vicoli dove passo
piangendo quella che credette di amarmi

(S.B.) -
in linea con l'itinerario letterario-vatesco.

seguo questo corso di sabbia che scorre tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue e finirà il giorno del suo inizio
caro istante ti vedo in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta che si apre e si richiude

dinahrose
10-09-2010, 09:27
seguo questo corso di sabbia che scorre tra i ciottoli e la duna
la pioggia d’estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue e finirà il giorno del suo inizio
caro istante ti vedo in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta che si apre e si richiude

.........sì.
what would I do what I did yesterday and the day before
peering out of my deadlight looking for another
wandering like me eddying far from all the living
in a convulsive space
among the voices voiceless
that throng my hiddenness


tutta la strofa è lancinante, specie il grassetto.

dinahrose
12-09-2010, 22:35
Cascando


1
perché no semplicemente la deprecata
occasione della
effusione verbale?

non è meglio abortire che essere sterili?
le ore dopo la tua partenza sono così plumbee
cominciano sempre troppo presto a trascinare
i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza
svellendo le ossa i vecchi amori
orbite già riempite di occhi come i tuoi
tutto sempre è meglio troppo presto che mai
il nero bisogno spruzzato sulle loro facce
di nuovo dicendo nove giorni mai fecero galleggiare l'amato
né nove mesi
né nove vite

2.

di nuovo dicendo
se non mi insegni non imparerò
di nuovo dicendo anche per le ultime
volte c'è un'ultima volta
ultime volte di mendicare
ultime volte di amare
di sapere di non sapere di fingere
un'ultima anche per le ultime volte di dire
se non mi ami non sarò amato
se non ti amo non amerò
il battiburro di parole stantie di nuovo nel cuore
amore amore amore tonfo del vecchio pistone
che pesta l'inalterabile
siero di parole

di nuovo atterrito
di non amare
di amare e non te
di essere amato e non da te
di sapere di non sapere di fingere
fingere

io e tutti gli altri che ti ameranno
se ti amano

3.

a meno che ti amino

myrna minkoff
13-09-2010, 01:35
Se la mia barca sprofondò nel mare,
Se incontrò le tempeste
Se ad isole incantate
Drizzò docili vele,

Quale mistico ormeggio
Quest’oggi la trattiene,
Ora cerca il mio sguardo
Vagando sulla baia.

Emily Dickinson

marcel
13-09-2010, 22:15
se della mia voce potessi liberarmi per attorcigliare la tua gola alla mia
e solo usare quell’oceano formato dalle tue parole che nettare sono
per la mia lingua di orfano di vedovo di straniero
se smettere potessi d’essere assente per trasformare la tua anima nella mia patria
lasciandoti sentire per una volta l’impatto mortale del mio silenzio
in fondo altro non sono che il ricordo della tua voce
ogni volta che mi rifiuti finisci di partorirmi
A.J

outremer
13-09-2010, 22:48
cenere. casta smentita d'ogni rifiorire



(CB)

dinahrose
13-09-2010, 23:31
A.J

Se non eri tu

Niente passa però il mondo si sfuma
per sempre la rosa qui sembra restare
ma tutti i treni se ne stanno andando
nessuno che dorma nella mia cuccetta di fango
le radici del sogno sono altri sogni
Se non sono io, chi si veste della mia carne?
Se non è qui, da dove salpa l’illusione?
Se non è adesso, quando può essere l’ora?
Se non eri tu, cosa riflette la mia coscienza?
Nella sua stessa ombra naufraga il muro dell’anima
in basso il corpo striscia con le sue oscure ansie
in un mulinello d’acido l’io stesso si dissolve
la mente vaga aperta come un fiore di niente
Senza poteri dovrà abituarsi a vivere
ingrassando la coscienza come un tacchino natalizio
costruendo la speranza su falsi miracoli
dell’incomprensibile facendo la bandiera del saggio
agonizzare crocifisso nella penombra del presente
Se non c’è punto finale come parlare della nascita?
Se non eri tu chi illumina le strade del sogno?
Se non c’è inizio quando tutto ciò può cessare:
un diamante che per sempre naufraga nel vuoto?

myrna minkoff
14-09-2010, 10:47
Desiderio del nulla

Un lento riflesso traspare
dietro ai vetri appannati
quando gli incastri di luce
scuotono notti improvvise,
come in una corsa affannosa
nei corridoi vuoti.

Devo conoscere l'altra,
l'estensione sospesa
i suoi segreti nascosti
per troppo tempo.

Scordati di me al piu' presto,
scordati di me...
Scordati di me al piu' presto,
scordati di me.

Quando aspetti in silenzio la resa,
quando l'odio accarezza il tuo cuore
e gli occhi socchiusi implorano.
Poi il letto ritorna vuoto
e tu sorridi nell'ombra.


Lo so, lo so che non è propriamente solo una poesia, ma dentro di me è dedicata a qualcuno che mi sta dando molto senza neanche saperlo, grazie.

carmilla
27-09-2010, 15:47
RACCOGLIMENTO

Sta buono, mio Dolore, sta calmo.
Invocavi la Sera; scende; è qua:
un buio mantello avvolge la città,
agli uni recando pace, agli altri affanno.

Mentre dei mortali la moltitudine vile,
sotto il flagello del Piacere, boia violento,
va a cogliere rimorsi nella festa servile,
mio Dolore, dammi la mano; vieni,

diviso da loro. Vedi si affacciano i defunti Anni
dai balconi del cielo, in abiti fuori moda; sorge
sorridente dal fondo delle acque il Rimpianto;

il Sole, moribondo, si addormenta sotto un ponte
e, come un lungo sudario steso verso Oriente,
ascolta, caro, ascolta la dolce Notte in cammino.
Baudelaire

kill rock stars
28-09-2010, 15:12
http://28.media.tumblr.com/tumblr_l4acp5fJt71qzrx0oo1_500.jpg

dinahrose
28-09-2010, 15:18
http://28.media.tumblr.com/tumblr_l4acp5fJt71qzrx0oo1_500.jpg

dovevo immaginare che ti piacesse, sei costantemente una garanzia.

marcel
28-09-2010, 21:44
tenaci sono le catene,ma mi duole il cuore quando cerco di infrangerle
libertà è il mio solo desiderio,ma di sperarla mi vergogno
sono certo che ricchezze inestimabili sono in te, che il mio migliore amico sei tu
ma non trovo il coraggio di gettare gli orpelli di cui è piena la mia stanza
sono come avvolto in un sudario di polvere e morte
lo detesto eppure lo abbraccio con amore
i miei debiti sono numerosi,gravi sono le mie colpe
la mia onta segreta è pesante,ma quando vengo a chiedere il mio bene
tremo di paura al pensiero che la mia preghiera sia esaudita

Montmorency
28-09-2010, 23:55
Camminiamo una sera sul fianco di un colle,
in silenzio. Nell'ombra del tardo crepuscolo
mio cugino è un gigante vestito di bianco,
che si muove pacato, abbronzato nel volto,
taciturno. Tacere è la nostra virtù.
Qualche nostro antenato dev'essere stato ben solo
- un grand'uomo tra idioti o un povero folle -
per insegnare ai suoi tanto silenzio.
Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto
se salivo con lui: dalla vetta si scorge
nelle notti serene il riflesso del faro
lontano, di Torino. "Tu che abiti a Torino... "
mi ha detto "...ma hai ragione. La vita va vissuta
lontano dal paese: si profitta e si gode
e poi, quando si torna, come me a quarant'anni,
si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono".
Tutto questo mi ha detto e non parla italiano,
ma adopera lento il dialetto, che, come le pietre
di questo stesso colle, è scabro tanto
che vent'anni di idiomi e di oceani diversi
non gliel'hanno scalfito. E cammina per l'erta
con lo sguardo raccolto che ho visto, bambino,
usare ai contadini un poco stanchi.
Vent'anni è stato in giro per il mondo.
Se n' andò ch'io ero ancora un bambino portato da donne
e lo dissero morto. Sentii poi parlarne
da donne, come in favola, talvolta;
uomini, più gravi, lo scordarono.
Un inverno a mio padre già morto arrivò un cartoncino
con un gran francobollo verdastro di navi in un porto
e auguri di buona vendemmia. Fu un grande stupore,
ma il bambino cresciuto spiegò avidamente
che il biglietto veniva da un'isola detta Tasmania
circondata da un mare più azzurro, feroce di squali,
nel Pacifico, a sud dell'Australia. E aggiunse che certo
il cugino pescava le perle. E stacco il francobollo.
Tutti diedero un loro parere, ma tutti conclusero
che, se non era morto, morirebbe.
Poi scordarono tutti e passò molto tempo.
Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,
quanto tempo è trascorso. E dall'ultima volta
che son sceso a bagnarmi in un punto mortale
e ho inseguito un compagno di giochi su un albero
spaccandone i bei rami e ho rotta la testa
a un rivale e son stato picchiato,
quanta vita è trascorsa. Altri giorni, altri giochi,
altri squassi del sangue dinanzi a rivali
più elusivi: i pensieri ed i sogni.
La città mi ha insegnato infinite paure:
una folla, una strada mi han fatto tremare,
un pensiero talvolta, spiato su un viso.
Sento ancora negli occhi la luce beffarda
dei lampioni a migliaia sul gran scalpiccìo.
Mio cugino è tornato, finita la guerra,
gigantesco, tra i pochi. E aveva denaro.
I parenti dicevano piano: "Fra un anno, a dir molto,
se il è mangiati tutti e torna in giro.
I disperati muoiono cosi ".
Mio cugino ha una faccia recisa. Comprò un pianterreno
nel paese e ci fece riuscire un garage di cemento
con dinanzi fiammante la pila per dar la benzina
e sul ponte ben grossa alla curva una targa-rèclame.
Poi ci mise un meccanico dentro a ricevere i soldi
e lui girò tutte le Langhe fumando.
S'era intanto sposato, in paese. Pigliò una ragazza
esile e bionda come le straniere
che aveva certo un giorno incontrato nel mondo.
Ma usci ancora da solo. Vestito di bianco,
con le mani alla schiena e il volto abbronzato,
al mattino batteva le fiere e con aria sorniona
contrattava i cavalli. Spiegò poi a me,
quando fallì il disegno, che il suo piano
era stato di togliere tutte le bestie alla valle
e obbligare la gente a comprargli i motori.
"Ma la bestia" diceva "più grossa di tutte,
sono stato io a pensarlo. Dovevo sapere
che qui buoi e persone son tutta una razza".
Camminiamo da più di mezz'ora. La vetta è vicina,
sempre aumenta d'intorno il frusciare e il fischiare del vento.
Mio cugino si ferma d'un tratto e si volge: "Quest'anno
scrivo sul manifesto: - Santo Stefano
è sempre stato il primo nelle feste
della valle del Belbo - e che la dicano
quei di Canelli ". Poi riprende l'erta.
Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio,
qualche lume in distanza: cascine, automobili
che si sentono appena; e io penso alla forza
che mi ha reso quest'uomo, strappandolo al mare,
alle terre lontane, al silenzio che dura.
Mio cugino non paria dei viaggi compiuti.
Dice asciutto che è stato in quel luogo e in quell'altro
e pensa ai suoi motori.
Solo un sogno
gli è rimasto nel sangue: ha incrociato una volta,
da fuochista su un legno olandese da pesca, il cetaceo,
e ha veduto volare i ramponi pesanti nel sole,
ha veduto fuggire balene tra schiume di sangue
e inseguirle e innalzarsi le code e lottare alla lancia.
Me ne accenna talvolta.
Ma quando gli dico
ch'egli è tra i fortunati che han visto l'aurora
sulle isole più belle della terra,
al ricordo sorride e risponde che il sole
si levava che il giorno era vecchio per loro.

catherine
05-10-2010, 11:09
Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo,
com’è bizzarro rivivere un addio…)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire…

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Lìbrati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.



Iosif Aleksandrovic Brodskij

BlisterInTheSun
05-10-2010, 16:46
Tutti i miei giorni
sono in questa stanza,
si accalcano contro di me.
So quello che ho fatto, fatto male, sbagliato, frainteso,
quello che ho dimenticato, trascurato,
e ho perduto la mia giovinezza.

Tutti mi conoscono,
nessuno si meraviglia di me;
mi hanno assegnato un posto nel loro cervello,
mi hanno rimpicciolito e impacchettato
per gettarmi in un minuscolo
sporco angolo del loro cervello.

Tutti i miei giorni si affollano
contro di me; la mia giovinezza
non è che rimpianto e follia -
Follia…Cristo! Non sono ancora vecchio, non importa
ciò che vi ho detto, ciò che sono stato!
Non sono irreparabilmente compromesso,
non sono ancora perduto –

Per carità
lasciatemi libero!
Per carità
lasciatemi andare
con la mia giovinezza!

Ah, i vecchi giorni si affollano
contro il mio petto
tanto che il gran gesto liberatore
è impossibile.

dinahrose
06-10-2010, 11:37
Tutti i miei giorni
sono in questa stanza,
si accalcano contro di me.
So quello che ho fatto, fatto male, sbagliato, frainteso,
quello che ho dimenticato, trascurato,
e ho perduto la mia giovinezza.

Tutti mi conoscono,
nessuno si meraviglia di me;
mi hanno assegnato un posto nel loro cervello,
mi hanno rimpicciolito e impacchettato
per gettarmi in un minuscolo
sporco angolo del loro cervello.

Tutti i miei giorni si affollano
contro di me; la mia giovinezza
non è che rimpianto e follia -
Follia…Cristo! Non sono ancora vecchio, non importa
ciò che vi ho detto, ciò che sono stato!
Non sono irreparabilmente compromesso,
non sono ancora perduto –

Per carità
lasciatemi libero!
Per carità
lasciatemi andare
con la mia giovinezza!

Ah, i vecchi giorni si affollano
contro il mio petto
tanto che il gran gesto liberatore
è impossibile.

molto impressionata dalla tua conoscenza di Carnevali, la cui esistenza ed opera è veramente nota a 4 sparuti , inquieti umani.


In grigio
Il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di fumo.
Le cose già fatte sono
cadaveri che riempiono di fetore
le stanze grigie dei miei ricordi.

Il futuro è una fila di
bambini nati morti.

La pozza dell’oblio è fangosa.
Solo ricordi in lenta marcia
avanzano lungo la strada dell’oggi. Cielo grigio
per ridestarmi in un momento.

Ma un sonno tetro è il programma per oggi:
sonno che sale dal cuore
come un gas nero.

Io so che per avere dormito a lungo
i morti hanno ripreso forza.
In giorni come questi
spalancano a calci le loro tombe
e ne balzano fuori con eleganza.

Sussurrano orribili segreti
l’uno all’altro e a me.
Portano i loro sudari e
li scuotono animosamente.

O Divinità del terrore e della malinconia
vienimi in aiuto!
Ho ancora baci sfioriti per te,
baci che non voglio buttare via perché sono molto povero,
distaccami dai miei ricordi.

Essi mi inquietano tanto che il sonno sussulta e fugge,
sussulta e fugge.

BlisterInTheSun
06-10-2010, 12:31
molto impressionata dalla tua conoscenza di Carnevali, la cui esistenza ed opera è veramente nota a 4 sparuti , inquieti umani.




lo conobbi grazie a questa canzone.

http://www.youtube.com/watch?v=DbQc4DVDP8o

IL PRIMO DIO

C'è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino
e le mie braccia tese, oggi.
Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli
e ha i colori sbiaditi di una polaroid.
Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d'America
sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d'America
scrivevi
E c'è forza nelle tue parole
Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati
Sopra le cicche macchiate di rossetto
Sopra i posacenere colmi
Sapevi di trovare l'uragano
Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano
Ecco l'unico fatto che possa compensarmi
di non essere io l'uragano
Emanuel
Primo dio
Rimbaud
Preghiera a cose più belle di me
Rimbaud
Avvento della giovinezza
Immagine perfetta
Senzazione perfetta
E' nella pioggia, oggi, il vostro grido

ederlezi
06-10-2010, 12:37
http://28.media.tumblr.com/tumblr_l4acp5fJt71qzrx0oo1_500.jpg

ammirazione per te che ami paolo volponi
ammirazione per chi ha postato i mari del sud
ammirazione per chi posta poeti italiani

dinahrose
06-10-2010, 13:00
lo conobbi grazie a questa canzone.

http://www.youtube.com/watch?v=DbQc4DVDP8o

IL PRIMO DIO

C'è forza nella pioggia che bagna il bordo del lavandino
e le mie braccia tese, oggi.
Non nelle colline, nè nel cielo che tiene bassi gli uccelli
e ha i colori sbiaditi di una polaroid.
Emanuel Carnevali, morto di fame nelle cucine d'America
sfinito dalla stanchezza nelle sale da pranzo d'America
scrivevi
E c'è forza nelle tue parole
Sopra le portate lasciate a metà, i tovaglioli usati
Sopra le cicche macchiate di rossetto
Sopra i posacenere colmi
Sapevi di trovare l'uragano
Dire qualcosa mentre si e' rapiti dall'uragano
Ecco l'unico fatto che possa compensarmi
di non essere io l'uragano
Emanuel
Primo dio
Rimbaud
Preghiera a cose più belle di me
Rimbaud
Avvento della giovinezza
Immagine perfetta
Senzazione perfetta
E' nella pioggia, oggi, il vostro grido


sì, Il primo dio è il suo unico romanzo, in passato pubblicato negli Usa, ora da Adelphi
http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2009/10/carnevali_primodio_fondo-magazine.jpg


c'è anche qualche raccolta di poesie, comunque
La vita di Carnevali è stata un vero e proprio romanzo , dalla nascita alla morte

catherine
17-10-2010, 18:36
Una vita all'istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.
Mal preparata all'onere di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dall'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umila.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbottonato di corsa -
sono gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già giunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.


Wislawa Szymborska

myrna minkoff
13-11-2010, 12:39
MOLTA FOLLIA

Molta follia è saggezza divina
per chi è in grado di capire.
Molta saggezza, pura follia.
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale.
Conformati: sarai sano di mente
Obietta: sarai pazzo da legare
immediatamente pericoloso e presto incatenato.

(E. Dickinson)


LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

carmilla
13-11-2010, 14:29
LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce....



(P. Neruda)

bella poesia ma è erroneamente attribuita a Neruda, in realtà l'autrice è Martha Medeiros e il titolo originale è A Morte Devagar

myrna minkoff
15-11-2010, 18:25
bella poesia ma è erroneamente attribuita a Neruda, in realtà l'autrice è Martha Medeiros e il titolo originale è A Morte Devagar

cacchio davvero?? desdesdes
io l'ho sempre creduta di Neruda "dumb&dumber"

myrna minkoff
17-11-2010, 11:46
I miei incantesimi sono infranti.
La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare,
ahimè non posso sentire più nulla,
poiché non è nemmeno un'emozione,
questo immobile arrestarsi sulla dorata
soglia del cancello spalancato dei sogni,
fissando in estasi lo splendido scorcio,
e fremendo nel vedere, a destra
e a sinistra, e per tutto il viale,
fra purpurei vapori, lontano
dove termina il panorama nient'altro che Te.

E.A.Poe

Shankar
18-11-2010, 16:13
http://www.youtube.com/watch?v=7QAgWA1HRDM

catherine
21-11-2010, 18:26
«... cri... i... i... i... i... icch...» l'incrinatura
il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
«A riva!» Ognuno guadagnò la riva
disertando la crosta malsicura.
«A riva! A riva!...» Un soffio di paura
disperse la brigata fuggitiva.

«Resta!» Ella chiuse il mio braccio conserto,
le sue dita intrecciò, vivi legami,
alle mie dita. «Resta, se tu m'ami!»
E sullo specchio subdolo e deserto

soli restammo, in largo volo aperto,
ebbri d'immensità, sordi ai richiami.

Fatto lieve cosí come uno spetro,
senza passato piú, senza ricordo,
m'abbandonai con lei, nel folle accordo,
di larghe rote disegnando il vetro.
Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú tetro...
Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú sordo...

Rabbrividii cosí, come chi ascolti
lo stridulo sogghigno della Morte,

e mi chinai, con le pupille assorte,
e trasparire vidi i nostri volti
già risupini lividi sepolti...
Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú forte.

Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,
rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!
O voce imperïosa dell'istinto!
O voluttà di vivere infinita!
Le dita liberai da quelle dita,
e guadagnai la ripa, ansante, vinto...

Ella sola restò, sorda al suo nome,
rotando a lungo nel suo regno solo.
Le piacque, alfine, ritoccare il suolo;
e ridendo approdò, sfatta le chiome,
e bella ardita palpitante come
la procellaria che raccoglie il volo.

Non curante l'affanno e le riprese
dello stuolo gaietto femminile,
mi cercò, mi raggiunse tra le file
degli amici con ridere cortese:

«Signor mio caro, grazie!» E mi protese
la mano breve, sibilando: − Vile! −



Guido Gozzano

ciglie
26-11-2010, 16:34
Paesaggio con barca

Un antisuperuomo,ascetico floribondo.

Respinse il tuono,poi le nuvole,
poi l'illusione colossale del cielo.Ma il cielo
era ancora blu.Voleva dell'aria impercettibile.
Voleva vedere.Voleva che l'occhio vedesse
senza essere toccato dal blu.Voleva sapere,
uomo nudo che si contemplava allo specchio
d'aria,che cercava il mondo sotto il blu,
senza blu,senza nessuna tinta o fase turchese,
nessun azzurro nascosto o persistente.Nababbo
di ossa,rigettava,negava,per arrivare
al centro neutro,l'elemento minaccioso,
il primitivo monocolore e incolore.

Non è che la verità stesse dove pensava,
come un fantasma,in una notte increata.
Era più facile pensare che stesse là.Se
non era altrove,era là,e poiché
non era altrove,il suo luogo doveva essere supposto,
essa stessa doveva essere supposta,una cosa supposta
in un luogo supposto,una cosa cui giungeva
in un luogocui giungeva,rigettando quel che vedeva
e negando quel che udiva.Sarebbe arrivato.
Doveva solo non vivere,camminare nel buio,
essere proiettato da un vuoto
in un altro.

Era sua natura supporre,
accogliere quel che altri avevano supposto,senza
accettare.Riceveva quel che negava.
Ma come verità da accettare,supponeva
una verità oltre tutte le verità.

Non suppose mai
che lui stesso potesse essere la verità,oparte di essa,
che le cose che rigettava potessero esserne parte
e il turchese irregolare,parte,il blu percettibile
fatto più denso,parte,l'occhio così toccato,così
carezzato dalle nuvole,l'orecchio così accresciuto
dal tuono,parti,e tutte queste cose insieme,
parti,e altre ancora,parti.Non suppose mai che delle cose
divine potessero non sembrare divine,né che se nulla
era divino allora tutto lo era,il mondo stesso,
e che se nulla era la verità,allora tutte le cose
erano la verità,il mondo stesso era la verità.

Se fosse stato più capace di supporre:
poteva sedere su un sofà su un balcone
sopra il Mediterraneo,smeraldo
che diviene smeraldi.Poteva guardare le palme
sventolare orecchie verdi nel caldo.Poteva osservare
un vino paglierino e seguire la scia di un vapore
e dire:"La cosa che canticchio sembra essere
il ritmo di questa pantomima celestiale."

W.S.

chango
03-01-2011, 14:12
La Vita Dell'Omo

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
tra sbaciucchi, lattime e lagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe carzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccé, le frustate, li geloni,
la rosalia, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vormijoni.

Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio ce bbenedica,
viè la Morte, e ffinisce co l’inferno.

Giuseppe Gioacchino Belli

LuceLunare
06-01-2011, 11:03
[...]
E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t'invaghisti di un'ombra
- l'unica che ti è piaciuta -.
Un'ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.

(P.S.)

Avril Mondragon
08-01-2011, 11:36
http://missvengeance.tumblr.com/photo/1280/2622153896/1/tumblr_lelmopBEsH1qandld

carmilla
15-02-2011, 15:39
Il mio amante

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare piú piano di cosí”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sí, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
piú giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

Wendy Cope

catherine
19-03-2011, 18:59
Serie d'osservazioni. Angolo caldo.
Lo sguardo lascia una scia sulle cose.
L'acqua si ripropone come vetro.
L'uomo è mostruoso più del proprio scheletro.

Una sera d'inverno col vino in nessun posto.
Una veranda assalita dai salici.
Appoggiandosi al gomito riposa il corpo
come morena fuori del ghiacciaio.

Fra un millennio un fossile bivalve estrarranno
da questa tenda, e rivelerà fra le nappe
l'impronta di due labbra che non hanno
nessuno a cui augurare "buona notte".


Iosif Aleksandrovic Brodskij

chango
21-03-2011, 15:36
Nella giornata della Poesia:

S.P.Q.R.

Quell'esse, pe, ccu, erre, inarberate
Sur portone de guasi oggni palazzo,
Quelle sò cquattro lettere der cazzo,
Che nun vonno dì ggnente, compitate.

M'aricordo però cche dda regazzo,
Cuanno leggevo a fforza de frustate,
Me le trovavo sempre appiccicate
Drent'in dell'abbeccé ttutte in un mazzo.

Un giorno arfine me te venne l'estro
De dimannanne un po' la spiegazzione
A ddon Furgenzio ch'era er mi' maestro.

Ecco che mm'arispose don Furgenzio:
"Ste lettre vonno dì, ssor zomarone,
Soli preti qui rreggneno: e ssilenzio."

ER LAVORE

Nun vojjo lavorà: ccosa ve dole?
Pe sta vita io nun me sce sento nato.
Nun vojjo lavorà: mme sò spiegato,
O bbisoggna spregacce antre parole?

A ddiggiuno sò ffiacco de stajole;
E ddoppo c'ho bbevuto e cc'ho mmaggnato,
Tutto er mi' gusto è dde stà llì sdrajato
Su cquer murello che cce bbatte er zole.

Cuanno che ffussi dorce la fatica,
La vorìano pe ssé ttanti pretoni
Che jje puncica peggio de l'ortica.

Va' in paradiso si cce sò mminchioni!
Le sante sce se gratteno la fica,
E li santi l'uscello e li cojjoni.

ER LEGGE E SCRIVE

E a cche tte serve poi sto scrive e llegge?
Làsselo fà a li preti, a li dottori,
A li frati, a li Re, all'Imperatori,
E a cquelli che jje l'obbriga la lègge.

Io vedo che cce sò ttanti siggnori
Che Ccristo l'arricchissce e li protegge,
E nnun zann'antro che rròtti, scorregge,
Sbavijji, e strapazzà li servitori.

Bbuggiarà ssi in ner cor de le famijje
L'imparàssino ar più li fijji maschi;
Ma lo scànnolo grosso è nne le fijje.

Da ste penne e sti libbri mmaledetti
Ce vò ttanto a ccapì ccosa ne naschi?
Grilli in testa e un diluvio de bbijjetti.

Giuseppe Gioachino Belli

carmilla
29-03-2011, 15:49
Evgenij Evtushenko

Sorrisi

Erano tanti un tempo i tuoi sorrisi:
sorpresi, maliziosi, festosi sorrisi,
tristi a volte un tantino, ma tuttavia, sorrisi.
Non uno è rimasto a te dei tuoi sorrisi.
Troverò un campo dove a centinaia crescono i sorrisi.
Te ne porterò una bracciata dei più bei sorrisi.
Tu mi dirai che non hai bisogno di sorrisi,
ché troppo ti hanno stancato i miei e gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me i miei propri sorrisi.
Di difesa ne ho tanti di sorrisi,
che mi rendono ancora meno facile ai sorrisi.
Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l'ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi.

catherine
10-04-2011, 18:57
I. La sepoltura dei morti

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.

Thomas Stearns Eliot




Sotto il cielo di aprile

Sotto il cielo di aprile la mia pace
è incerta. I verdi chiari ora si muovono
sotto il vento a capriccio. Ancora dormono
l'acque ma, sembra, come ad occhi aperti.

Ragazzi corrono sull'erba, e pare
che li disperda il vento. Ma disperso
è solo il mio cuore cui rimane un lampo
vivido (oh giovinezza) delle loro
bianche camicie stampate sul verde.

Sandro Penna

catherine
10-04-2011, 19:01
Evgenij Evtushenko

Sorrisi

Erano tanti un tempo i tuoi sorrisi:
sorpresi, maliziosi, festosi sorrisi,
tristi a volte un tantino, ma tuttavia, sorrisi.
Non uno è rimasto a te dei tuoi sorrisi.
Troverò un campo dove a centinaia crescono i sorrisi.
Te ne porterò una bracciata dei più bei sorrisi.
Tu mi dirai che non hai bisogno di sorrisi,
ché troppo ti hanno stancato i miei e gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me i miei propri sorrisi.
Di difesa ne ho tanti di sorrisi,
che mi rendono ancora meno facile ai sorrisi.
Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l'ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi.

Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l'ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi.

bella.

outremer
10-04-2011, 21:44
Ma vorrei poterti dire
Che ora so che c’era amore
Resisteva ancora, in fondo,
Un qual fossile pudore
Che da solo può insinuare
Tra due corpi con scadenza
Il respiro d’un Eterno
Di cui oggi si fa senza.


(Mercy)

Francesco Costanzo
10-04-2011, 23:24
La Chimera

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m'apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l'immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Dino Campana

myrna minkoff
11-04-2011, 11:06
Il mio amante

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare piú piano di cosí”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sí, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
piú giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

Wendy Cope

grazie Carmilla
e aggiungo

Quei fetenti degli uomini

Sono come quei fetenti degli autobus -
li aspetti per circa un anno
e quando alla fine compare un bus
eccone altri due o tre che sbucano.

Mettono la freccia, guardi il lampeggio,
cerchi di leggere la destinazione.
Loro ti offrono un passaggio,
ma tu non hai molto tempo per la decisione.

Se commetti un errore, non puoi far dietrofront.
Salta giù, e starai là a fissare
le macchine e i taxi e i camion,
e i minuti, le ore, i giorni passare.