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Francesco Costanzo
11-04-2011, 12:39
LA GENOVESE

Tu mi portavi un po' d'alga marina
Nei tuoi capelli ho accolto odor di vento
Sui tuoi ginocchi tu bronzina a te
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sui miei ginocchi tu bronzina, quale
Lieve bronzina quale
Liev'ombra di necessità: te cingendo, che va:
Per l'anima tua sciolta
Tu sciolta un incanto sereno
Così come i sogni che porta
Scirocco sul mare Tirreno.

Dino Campana

7
11-04-2011, 12:47
Il mio amante....

ancora, ancora!:-D

catherine
11-04-2011, 20:02
stamattina quando ho preso in mano il libro mi sono accorta che la versione che avevo postato, pigramente facendo un semplice copia e incolla, era incompleta"dumb&dumber"
ora la riporto nella sua interezza:o


La sepoltura dei morti

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.

Quali sono le radici che s'afferrano, quali i rami che crescono
Da queste macerie di pietra? Figlio dell'uomo,
Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto
Un cumulo d'immagini infrante, dove batte il sole,
E l'albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,
L'arida pietra nessun suono d'acque.

C'è solo ombra sotto questa roccia rossa,
(Venite all'ombra di questa roccia rossa),

E io vi mostrerò qualcosa di diverso
Dall'ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall'ombra
Vostra che a sera incontro a voi si leva;
In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.

Friscb weht der Wind
Der Heimat zu
Mein Iriscb Kind,
Wo weilest du?

Fu un anno fa che mi donasti giacinti per la prima volta;
Mi chiamarono la ragazza dei giacinti. »
- Eppure quando tornammo, a ora tarda, dal giardino dei giacinti,
Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo
Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero
Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,
Il cuore della luce.
Oed' und leer das Meer.

Madame Sosostris, chiaroveggente famosa,
Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante
E' nota come la donna più saggia d'Europa,
Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,
La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato
(Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)
E qui è la Belladonna, la Dama delle Rocce,
La Dama delle situazioni.
Ecco qui l'uomo con le tre aste, ecco la Ruota,
E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta,
Che non ha figura, è qualcosa che porta sul dorso,
E che a me non è dato vedere. Non trovo
L'Impiccato. Temete la morte per acqua.
Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.
Grazie. Se vedete la cara Mrs. Equitone,
Ditele che le porterò l'oroscopo io stessa:
Bisogna essere così prudenti in questi giorni.

Città irreale,
Sotto la nebbia bruna di un'alba d'inverno,
Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,
Ch'io non avrei mai creduto che morte tanta n'avesse disfatta.
Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,
E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. Affluivano
Su per il colle e giù per la King William Street,
Fine a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore
Con morto suono sull'ultimo tocco delle nove.
Là vidi uno che conoscevo, e lo fermai, gridando: « Stetson!
Tu che eri a Mylae, con me , sulle navi!
Quel cadavere che l'anno scorso piantasti nel giardino,
Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest'anno?
Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l'aiola?
Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell'uomo,
Se non vuoi che con l'unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!
Tu, hypocrite lecteur! - mon semblable, - mon frère! »

Thomas Stearns Eliot

Amica che
18-04-2011, 18:29
Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo - una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore - perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

C.Pavese

Francesco Costanzo
18-04-2011, 18:53
Fratelli umani, che ancor vivi siete,
non abbiate per noi gelido il cuore,
ché, se pietà di noi miseri avete,
Dio vi darà più largo il suo favore.
Appesi cinque, sei, qui ci vedete:
la nostra carne, già troppo ingrassata,
è ormai da tempo divorata e guasta;
noi, ossa, andiamo in cenere e polvere.
Nessun rida del male che ci devasta,
ma Dio pregate che ci voglia assolvere!
Se vi diciam fratelli, non dovete
averci a sdegno, pur se fummo uccisi
da giustizia. Ma tuttavia, sapete
che di buon senso molti sono privi.
Poiché siam morti, per noi ottenete
dal figlio della Vergine Celeste
che inaridita la grazia non resti,
e che ci salvi dall'orrenda folgore.
Morti siamo: nessuno ci molesti,
ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,
e il sole ormai ridotti neri e secchi;
piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,
e barba e ciglia strappate coi becchi.
Noi pace non abbiamo un sol momento:
di qua, di là, come si muta, il vento
senza posa a piacer suo ci fa volgere,
più forati da uccelli che ditali.
A noi dunque non siate mai uguali;
ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

O Gesù, che su tutti hai signoria,
fa' che d'Inferno non siamo in balia,
che debito non sia con lui da solvere.
Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,
ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La Ballata degli impiccati
(Francois Villon)

carmilla
20-04-2011, 14:49
BUCAREST

Sono passati degli anni. Già oggi si dice allora. Due anni sono molti, non possono essere confrontati con gli altri anni. Lui e lei ormai si sono irrigiditi. Non potranno diventare più malvagi. Tuttavia lui e lei vivono, perché vive ciò che hanno travolto. Nel paese c'è la stessa atmosfera che segue il racconto di una barzelletta. E' passato il sollievo momentaneo.


Ingoiata la sensazione di leggerezza. Rimane l'immagine di un mondo calpestato. E della sua paura. Un'immagine completa fin nel più piccolo dettaglio. La paura è sparita solo ai nuovi potenti e ai nuovi-vecchi servizi segreti, che continuano ad ascoltare le telefonate, a leggere le lettere, a minacciare e inscenare incidenti automobilistici secondo i vecchi modelli. E' un gioco sfacciato, palese: vogliono far sapere di esistere senza che nessuno possa provarlo. Il cammino verso l'Europa del quale i romeni parlano come di un salto in lungo ha stivali magici solo nell'immaginazione.


Al di là della mente indossa scarpe lacere e non si muove. Calpesta. Fa salire i prezzi al ritmo di venti salti mortali. Gli stipendi e le pensioni non gli stanno dietro. Ai piedi le scarpe sono mezze rotte e logore. E sulle suole consumate ci si muove verso la povertà. Eppure a Bucarest con i soldi si trova tutto, dicono alcuni e sorridono, ritraendosi quasi dietro il sorriso. Dicono soldi e tutto come una volta dicevano lui e lei.
Con lo stipendio di due anni di un professore, 180.000 leu, si comprano giacche tedesco occidentali dello scorso inverno nel negozio straniero di Stefanel. E ci sono borse da 160.000 leu in un negozio appena aperto, dove il vuoto è un lusso e sul pavimento di marmo ronza il radiatore dalla spirale fosforescente dove la mano che sfiora la maniglia della porta tradisce quanti soldi ha appena contato e depositato nella nuova banca e alle pareti la nudità diventa eleganza dentro a vestiti di poca stoffa e molti lustrini. Sono negozi per pochi. Più avanti ci sono negozi dove non risplende la luce, dove le commesse indossano berretti e cappotti, e alle domande rispondono con un monosillabo, sgarbatamente.


I vestiti appesi dietro le loro facce sono cuciti dalla miseria e amplificano il buio e il freddo. Sembrano elemosine ma non lo sono. Perché bisogna comprarli per riscaldare la pelle con la loro bruttezza. Sono negozi per i più. E per i più ci sono appartamenti senza riscaldamento, porte e finestre che fanno passare il vento, e sul fuoco una minuscola fiamma a gas bluastra sulla quale è impossibile cucinare. E acqua gelida nella vasca da bagno. E pane duro. Io non vivo più in questo paese. Qui arrivo e riparto. Lui mi ha cacciata. Ha abbassato la sbarra dietro di me. E non mi ha fatto più ritornare. E io, arrivata in Germania, ho chiuso una porta dentro la mia mente. Ho dovuto chiuderla, per continuare a vivere lontano da qui. Porto dentro le ferite della gente del luogo, e le riflessioni di un passante straniero. Vedo una vecchia dai vestiti logori.
Il mento le trema dal freddo. "Non posso vivere della pensione- dice la donna- Non ho una casa. Non so cosa mangiare. Lui non l'avrebbe permesso." Non mente. Possiede la verità della miseria. Il cambiamento la schiaccia. Subisce nel presente le conseguenze del passato. La mia verità, che lui si è lasciato dietro un mondo logorato, non contraddice la sua.

Ma lei non può permettersi il lusso della logica. Come molti altri non sopravviverà a questo inverno. Morirà per strada di fame o di freddo. Anche questo giorno volge al termine. Questo giorno di San Nicola che come Natale lui aveva proibito, ma che festeggiava in privato. Oggi i pope siedono candidamente accanto al potere.
Nell'innocenza dei paramenti sacerdotali fanno salire al cielo nubi spesse di incenso, come aquiloni. Sono gli stessi che per anni non si sono stancati di inviare telegrammi di congratulazioni all'amato figlio del popolo e che sempre hanno preso le distanze dai pochi sacerdoti che temevano Dio e non volevano pregare per lui e che abbandonati in prigione sono usciti di senno.
E ora cade la sera sulla città. I cani abbaiano nelle strade laterali. Sono spelacchiati e si muovono a gruppi. Dietro la città ci sono campi di mais dimenticati, invecchiati, impalliditi dal gelo. Una volta era la polenta il cibo dei poveri. Almeno riuscivano a saziarsi.
Ora è la terra che mangia ciò che appartiene alla fame degli uomini.

Herta Muller

carmilla
22-04-2011, 15:26
Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,
ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.


“Non ho rimpianti, né parole, né lacrime”

Non ho rimpianti, né parole, né lacrime.
Tutto passerà, come la nebbia dai rami bianchi del melo.
Appassito in una decadenza dorata
mai più io sarò giovane.
Anche il mio cuore toccato dal gelo
ha smesso di battere come una volta.
E questo paese di betulle, di indiana,
più non mi attira, cammina a piedi scalzi.
Spirito vagabondo, di raro ormai
cerchi il fuoco delle mie labbra.
Dove siete, freschezza degli anni passati,
ardore degli occhi, piena impetuosa dei sensi!
Adesso, quasi, non ho desideri. Eppure vita,
che ho fatto io se non sognarti di continuo?
Era come se a primavera, in un mattino sonoro,
me ne andassi in giro sopra un cavallo rosa.
Tutti in questo mondo sono votati alla fine.
Dolcemente intristisce il rame degli aceri…
Ma chiamiamoci dunque felici, benedetti per sempre,
d’essere nati per fiorire e morire.

Sergej A. Esenin

7
22-04-2011, 18:31
belle belle carmilla, grazie

El Sutrapu
22-04-2011, 18:39
Casa sul mare (E. Montale)

ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono eguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

Francesco Costanzo
22-04-2011, 19:53
(Sergej Aleksandrovic Esenin)
Confessioni di un teppista

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell'ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull'insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l'odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d'ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d'aprile la nebbia e l'umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S'è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d'un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d'oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba la falce dell'aurora...
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m'importa, se ho l'aria d'un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M'occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.

Amica che
22-04-2011, 21:59
Amore in manicomio

Un'estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la stanza a prova di cielo con ingressi di nuvole


E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.


Venne da me invasata,
Colei che fa entrare dal muro rimbalzante l'ingannevole luce,
Invasata dal cielo


Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l'assistito del manicomio consumato dai passi del mio pianto



E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza timore
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

Dylan Thomas

myrna minkoff
23-04-2011, 01:21
amo Dylan Thomas.

Amica che
23-04-2011, 01:23
amo Dylan Thomas.

io pure :)

Francesco Costanzo
23-04-2011, 09:06
(G. Apollinaire)

ANDIAMO PIÙ SVELTI

E viene la sera e i gigli muoiono
Guarda il mio dolore bel cielo che me lo mandi
Una notte di malinconia

Sorridi creatura sorella ascolta
Avviatevi o poveri sulla strada maestra
Bugiarda foresta che sorgi alla mia voce
Le fiamme che bruciano le anime

Sul Boulevard de Grenelle
Gli operai e i padroni
Alberi di maggio tutti un merletto
Via non facciamo i fanfaroni
Andiamo più svelti diobenedetto
Andiamo più svelti

Tutti i pali telegrafici
Se ne vengono sullungosenna
La nostra Repubblica s'è messa in petto
Di quei mughetti un bel mazzetto
Che s'infittivano sullungosenna
Andiamo più svelti diobenedetto
Andiamo più svelti

Boccuccia a cuore Paolina ritrosa
Gli operai e i padroni
Ma sì ma sì bella addormentosa
Tuo fratello
Andiamo più svelti diobenedetto
Andiamo più svelti.

carmilla
23-04-2011, 17:02
Amore in manicomio
...


che bella poesia, grazie Amica che.

Non essendo che uomini (Dylan Thomas)

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
spauriti, pronunciando sillabe sommesse
per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare
senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,
e, dopo l'agile ascesa,
cacciare la testa al disopra dei rami
per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
e dallo stupore che l'uomo conosce,
dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
bambini che osservano con stupore le stelle,
è lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.

Amica che
23-04-2011, 21:38
che bella poesia, grazie Amica che.

Non essendo che uomini (Dylan Thomas)


grazie a te, questa è meravigliosa..

Amica che
24-04-2011, 01:40
Deve il mattino sempre ritornare?
La potenza terrestre avrà mai fine?
Consuma un vano affaccendarsi il volo
celeste della notte. E mai l'offerta
segreta dell'amore
arderà in eterno?
Fu misurato alla luce il suo tempo;
ma il regno della notte è senza tempo
e senza spazio. - Eterno dura il sonno.
Sonno santo -
non fare troppo raramente lieti
i consacrati alla notte
in questa terrestre
quotidiana fatica.
Soltanto i folli non ti riconoscono
e di te nulla sanno se non l'ombra
che tu spandi su noi pietosamente
nel crepuscolo
della notte vera.
Non ti sentono
nel flutto d'oro del grappolo -
nell'olio miracoloso
del mandorlo, e nel latice bruno
del papavero.
Non sanno
che tu adombri il tenero seno
della vergine e il suo grembo fai cielo -
non indovinano
che uscita da antiche leggende
tu avanzi e schiudi i cieli,
portando la chiave
dei soggiorni beati,
silenzioso araldo
di misteri infiniti.

Novalis - Inni alla Notte (II)

Jack Torrance
24-04-2011, 01:57
Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

(Stefano Benni)

me ne rendo conto: non è al livello dei grandi poeti postati qui dentro, ma mi è venuta in mente e ricordo che anni fa mi piaceva un casino. Mi piace molto ancora, però. :o

Amica che
24-04-2011, 01:59
Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

(Stefano Benni)

me ne rendo conto: non è al livello dei grandi poeti postati qui dentro, ma mi è venuta in mente e ricordo che anni fa mi piaceva un casino. Mi piace molto ancora, però. :o

Io la trovo bellissima invece...Seriamente.

carmilla
29-04-2011, 15:03
Ma tu ancora risplendi o sole del cielo
e tu ancora sei verde o santa terra;
ancora scorrono i fiumi verso il mare
e nel meriggio frusciano gli alberi ombrosi.
Il canto voluttuoso della primavera
invita al sonno i miei pensieri mortali.
La pienezza del mondo vibrante di vita nutre
e sazia di ebbrezza il mio povero essere.
O natura santa! Io non so cosa mi avvenga quando alzo i miei occhi dinnanzi alla tua bellezza,
ma tutta la gioia del cielo è nelle lacrime che piango innanzi a te,
come l'amante alla presenza dell'amata.
Tutto il mio essere ammutolisce e si tende,
quando il soffio delicato dell'aria gioca sul mio petto...
...Essere uno col tutto, questa è la vita degli dèi,
questo è il cielo dell'uomo...
(F. Holderlin - Iperione)

carmilla
29-04-2011, 15:05
Era come se l’irrimediabile si fosse compiuto:
L’orrore era al suo culmine
Insieme alla disperazione
E allo sconforto.
E ciò si estendeva
A tutta la vita futura della mia anima.
Dio allora si era reso introvabile.
C’era un punto nero
Dov’era confluita la mia sorte
Che restava lì
Inchiodata
Fin quando il tempo
Non sarà riassorbito dall’eternità.
Artaud: Poesie della crudeltà




Io rinnego
il battesimo,
la patria,
la scienza,
la parola,
la letteratura,
i riti,
la liturgia,
le esperienze,
la pedagogia,
l'insegnamento,
la legge,
le leggi,
la testimonianza,
la salvezza.
Io non credo al valore della salvezza."

" prendete quel che vi viene offerto e non cercate
di guardare o penetrare quel che non hanno
pensato di offrirvi.

Io troverò quel che si deve fare
nell'assoluto, il passato non m'insegnerà nulla.

io, Antonin Artaud, morto a Ivry il 4 marzo 1948, seduto ai piedi del letto

Amica che
29-04-2011, 15:40
Ma tu ancora risplendi o sole del cielo
e tu ancora sei verde o santa terra;
ancora scorrono i fiumi verso il mare
e nel meriggio frusciano gli alberi ombrosi.
Il canto voluttuoso della primavera
invita al sonno i miei pensieri mortali.
La pienezza del mondo vibrante di vita nutre
e sazia di ebbrezza il mio povero essere.
O natura santa! Io non so cosa mi avvenga quando alzo i miei occhi dinnanzi alla tua bellezza,
ma tutta la gioia del cielo è nelle lacrime che piango innanzi a te,
come l'amante alla presenza dell'amata.
Tutto il mio essere ammutolisce e si tende,
quando il soffio delicato dell'aria gioca sul mio petto...
...Essere uno col tutto, questa è la vita degli dèi,
questo è il cielo dell'uomo...
(F. Holderlin - Iperione)


anche Holderlin...
che bellezza.

Quando lontana all’uom l’usata vita
lontan va dove fulgida è vendemmia,
spoglio d’estate anche il campo rimane,
il bosco col suo scuro volto appare.
Se la natura specchia le stagioni,
se essa resta e quelle passan presto,
ciò è compiutezza; il cielo all’uom rifulge
come all’albero i fiori fan corona.

(F.Holderlin - La Veduta)

Mononoke
30-04-2011, 02:37
Jonathan Swift Somers

Quando vi siete arricchita l'anima
fino al massimo,
con libri, pensiero, sofferenza, comprensione,
la capacità d'interpretare occhiate, silenzi,
le pause nei mutamenti importanti,
il genio della divinazione e della profezia;
tanto da sentirvi capace, a momenti, di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora, se, per l'affollarsi di così grandi poteri
nel recinto della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio
il male dle mondo è illuminato e reso limpido -
siate grati se in quell'ora della visione suprema
la vita non vi canzona.

Edgar Lee Masters

catherine
23-05-2011, 19:53
Tu lo vedi, sorella: io sono stanca,
stanca, logora, scossa,
come il pilastro d'un cancello angusto
al limitare d'un immenso cortile;
come un vecchio pilastro
che per tutta la vita
sia stato diga all'irruente fuga
d'una folla rinchiusa.
Oh, le parole prigioniere
che battono battono
furiosamente
alla porta dell'anima
e la porta dell'anima
che a palmo a palmo
spietatamente
si chiude!
Ed ogni giorno il varco si stringe
ed ogni giorno l'assalto è più duro.
E l'ultimo giorno
- io lo so -
l'ultimo giorno
quando un'unica lama di luce
pioverà dall'estremo spiraglio
dentro la tenebra,
allora sarà l'onda mostruosa,
l'urto tremendo,
l'urlo mortale
delle parole non nate
verso l'ultimo sogno di sole.
E poi,
dietro la porta per sempre chiusa,
sarà la notte intera,
la frescura,
il silenzio.
E poi,
con le labbra serrate,
con gli occhi aperti
sull'arcano cielo dell'ombra,
sarà
- tu lo sai -
la pace.

Antonia Pozzi

outremer
27-05-2011, 02:43
JOY DIVISION – Unknown Pleasures (Factory)


Gioia e piaceri sconosciuti. Come un qualsiasi disco di funky music.

E invece, è un ossario.

Unknown Pleasures non rende quel che promette.

Un’ impostura.

Una beffa.

Una barzelletta che non accende nessun sorriso.

Non schiude nessun piacere carnale, nessuna gioia, nessun giocondo abbandono.

Unknown Pleasures è un disco in cui la nudità è ripugnante come in certe foto delle larve umane sfuggite al macello di Auschwitz. Avvilente come quella delle donne costrette a prostituirsi per i soldati del Terzo Reich nei campi di sterminio nazisti, chiuse dentro baracche di legno marcio uguali a tutte le altre, dentro il recinto di mattoni e filo spinato di quella stazione.

Anche loro regalano una gioia che non fa ridere per niente. Una gioia inutile.

Nell’ Aprile del 1979 sia Ian che la giovane moglie Debbie sono chiusi in sala parto.

Una per dare alla luce Nathalie. L’ altro per partorire in meno di una settimana Uknown Pleasures, un disco che sebbene venga spesso citato come un ritratto più o meno austero, più o meno attendibile del malessere urbano della giovane Inghilterra del dopo-punk, non è esattamente una foto ma un autoscatto.

Un autoscatto, questo si rigoroso e spietatamente credibile, del terribile dolore di Curtis, la foto di un uomo in fuga da se stesso, l’ immagine di un ventenne già vecchio. Ian trascorre la primavera cercando di prendersi cura della bambina e dimenticando di prendersi cura di sé. Si chiude spesso in casa da solo, ascoltando i suoi dischi di musica reggae e, per racimolare qualche soldo, si mette a disposizione di Tony Wilson pulendo i locali della Factory e incollando, una per una, duemila strisce di carta vetrata sulle copertine di quello che sarà il disco di debutto dei Durutti Column.

Infine, a Giugno, la Factory dà alle stampe Unknown Pleasures imbustato personalmente dalla band dentro una confezione severa che mostra il diagramma degli impulsi elettrici emanati da una stella collassante. Perfetto.

Diviso in due sides complementari (Inside e Outside), il debutto della band di Manchester diventa immediatamente un classico del post-punk monocromatico, grazie ad una solennità catacombale dentro cui pare soffocare qualunque alito di vita. La musica dei Joy Division, grazie al lavoro di Martin Hannett in sala, appare come riecheggiare gelida dentro una cava di marmo.

Hannett elimina le residue scorie punk del gruppo.

Li mette in studio e li addestra severamente all’ essenziale.

Come un plotone, un reparto della Wehrmacht.

Martin, o Zero come lo chiamano i ragazzi del gruppo, è ossessionato dal suono della batteria. Costringe Stephen a smontare la batteria e a riposizionarla nei bagni degli Strawberry Studios per ottenere un suono di porcellana, quello che consegnerà alla storia il suono dei Joy Division: la disco-music della morte.

Ian ne rimane completamente affascinato, gli altri un po’ meno.

E’ un processo di adeguamento e adattamento che la band non aveva previsto e che costa fatica. Però cresce la consapevolezza di aver creato una forma espressiva peculiare, distintiva, accresciuta a dismisura dalle crisi epilettiche che sgomentano il pubblico durante i concerti e che i più superficiali bocciano come un’ insana, eccessiva, buffa e malata forma di rappresentazione del dolore.

Ian invece stava male davvero.

Si stringeva al microfono per scongiurare un attacco in pubblico, chiudeva gli occhi ai flash delle macchine fotografiche per alleviare la sua fotofobia che li trasformava in lampi di proiettili, sentiva montare l’ aura, poi si accartocciava su se stesso e si preparava ad accogliere il grande male, finendo rantolante sul palco come un piccolo maiale rosa ferito a morte.

L’ incapacità di gestire il dolore diventa l’ incapacità di poter godere delle piccole e delle grandi cose della vita.

L’ incapacità di poter godere dei suoi piaceri.

L’ incapacità di saperli riconoscere.

La condanna a doverli dichiarare piaceri sconosciuti.

carmilla
27-05-2011, 15:29
Non t'amo più... E' un finale banale.
Banale come la vita, banale come la morte.
Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
farò a pezzi la chitarra: ancora la commedia perché recitare!
Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,

C'è da impazzire, con questo dimenio continuo...
O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto...
Ma io non cederò al sentimentalismo.
Prolungar la fine equivale a continuare una tortura.

Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
dal titolo Ottuso "Un amore salvato".

E' fin dall'inizio che bisogna difendere l'amore
dai "mai" ardenti e dagli ingenui "per sempre!".
E i treni ci gridavano: "Non si deve promettere!".
E i fili fischiavano "Non si deve promettere!".

I rami che s'incrinavano e il cielo annerito dal fumo
ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
che è ignoranza l'ottimismo totale,
che per la speranza c'è più posto senza grandi speranze.

E' meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
E' meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l'amore d'un momento.


E' meno crudele non ripetere "ti amo", quando tu ami.
E' terribile dopo, da quelle stesse labbra
sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.

Non bisogna promettere... L'amore è inattuabile.
Perché condurre all'inganno, come a nozze?
La visione è bella finché non svanisce.
E' meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.

Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d'averti amato


Evgenij Evtusenko

aaron
27-05-2011, 16:31
"possono morire le anime? " si chiede aaron
"si,molte periscono nella fatale discesa"risponde.....Osiride?
"l'anima è figlia del cielo e il suo viaggio è una prova.
se nel suo sfrenato amore della materia perde il ricordo dell'origine sua,la divina scintilla che è in lei,e che avrebbe dovuto diventare piu' brillante di una stella,ritorna atomo senza vita all'eterea ragione,e l'anima si disgrega nel turbine dei bruti elementi"

o fuoco
fuoco sacro
fuoco della conoscenza
tu che dormi nella mente
e sali in fiamme brillanti,
tu sei il cuore del sacrificio,
lo slancio della preghiera,
la scintilla divina celata in ogni cosa,
e l'anima gloriosa dell'uomo.

p.s.
scusate Tutti l'intromissione,non ho saputo resistere .

paolozzi
31-05-2011, 17:27
Autoritratto a ventanni

Mi sono lasciato andare, l'ho preso al volo e non seppi mai
dove avrebbe potuto portarmi. Avevo paura,
mi si afflosciò lo stomaco e mi fischiava la testa:
credo che fosse l'aria fredda dei morti.
Non so, mi sono lasciato andare, ho pensato che era un peccato
finire così presto, ma d'altra parte
ho sentito quel richiamo misterioso e convincente.
O lo senti o non lo senti, e io l'ho sentito
e sono quasi scoppiato a piangere: un suono terribile,
nato nell'aria e nel mare.
Uno scudo e una spada. Allora,
malgrado la paura, mi lasciai andare, accostai la mia guancia
alla guancia della morte.
E non mi fu possibile chiudere gli occhi e non vedere
quello strano spettacolo, lento e strano,
anche se incastrato in una realtà velocissima:
migliaia di ragazzi come me, imberbi
o barbuti, ma tutti latinoamericani,
accostavano le loro guance alla morte.

catherine
31-05-2011, 20:16
Autoritratto a ventanni

Mi sono lasciato andare, l'ho preso al volo e non seppi mai
dove avrebbe potuto portarmi. Avevo paura,
mi si afflosciò lo stomaco e mi fischiava la testa:
credo che fosse l'aria fredda dei morti.
Non so, mi sono lasciato andare, ho pensato che era un peccato
finire così presto, ma d'altra parte
ho sentito quel richiamo misterioso e convincente.
O lo senti o non lo senti, e io l'ho sentito
e sono quasi scoppiato a piangere: un suono terribile,
nato nell'aria e nel mare.
Uno scudo e una spada. Allora,
malgrado la paura, mi lasciai andare, accostai la mia guancia
alla guancia della morte.
E non mi fu possibile chiudere gli occhi e non vedere
quello strano spettacolo, lento e strano,
anche se incastrato in una realtà velocissima:
migliaia di ragazzi come me, imberbi
o barbuti, ma tutti latinoamericani,
accostavano le loro guance alla morte.

di chi è?:??xx??:

catherine
31-05-2011, 20:23
Sonnet 27


Weary with toil, I haste me to my bed,
The dear repose for limbs with travel tired;
But then begins a journey in my head
To work my mind, when body's work's expired:
For then my thoughts--from far where I abide--
Intend a zealous pilgrimage to thee,
And keep my drooping eyelids open wide,
Looking on darkness which the blind do see:
Save that my soul's imaginary sight
Presents thy shadow to my sightless view,
Which, like a jewel hung in ghastly night,
Makes black night beauteous, and her old face new.
Lo thus, by day my limbs, by night my mind,
For thee, and for myself, no quiet find.


William Shakespeare


http://www.youtube.com/watch?v=KpGNWqXXn9M

paolozzi
31-05-2011, 23:04
di chi è?:??xx??:
E' di Bolano

catherine
01-06-2011, 20:06
E' di Bolano

grazie:)

paolozzi
01-06-2011, 21:56
;)

volendo la trovi anche qui:

http://www.archiviobolano.it/bol_poesia_perros_autoritratto.html

myrna minkoff
09-06-2011, 14:05
Ho detto alla mia anima di stare ferma, e di stare ad aspettare senza sperare.
Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;
Di stare ad aspettare senza amore.
Perché l'amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;
Ma resta ancora la fede.
Ma fede e amore e speranza sono tutte nell'attesa.
Aspetta senza pensare, perché non sei pronto per pensare.
E allora l'oscurità sarà luce, e l'immobilità danza.

T. S. Elliot
"dumb&dumber"

Amica che
09-06-2011, 14:12
Ho detto alla mia anima di stare ferma, e di stare ad aspettare senza sperare.
Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;
Di stare ad aspettare senza amore.
Perché l'amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;
Ma resta ancora la fede.
Ma fede e amore e speranza sono tutte nell'attesa.
Aspetta senza pensare, perché non sei pronto per pensare.
E allora l'oscurità sarà luce, e l'immobilità danza.

T. S. Elliot
"dumb&dumber"


splendida...

Amica che
09-06-2011, 14:15
Ella si rifiuta sempre di capire, d'intendere,
ride per nascondere il terrore di se stessa.
ha sempre camminato sotto le arcate delle notti
e dovunque è passata
ha lasciato
L'impronta delle cose spezzate.

Paul Eluard

Blech_trommel
09-06-2011, 14:45
Come dire le poesie

Prendiamo la parola farfalla.
Per usare questa parola non è necessario far pesare la voce meno di un grammo
o dotarla di alucce polverose.
Non è necessario inventarsi una giornata di sole
o un campo di narcisi selvatici,
non è necessario essere innamorati
o essere innamorati delle farfalle.
La parola farfalla non è una farfalla reale;
c'è la parola e c'è la farfalla.
Se non distingui tra l'una e l'altra
la gente ha il diritto di ridere di te.
Non dare così tanta importanza alla parola.
Cerchi forse di dare l'impressione che ami le farfalle meglio di chiunque altro o che comprendi la loro vera natura?
La parola farfalla è un mero dato.
Non è un opportunità che ti viene concessa per volteggiare e librarti in volo,
fare amicizia con i fiori, simbolizzare bellezza e fragilità
o immedesimarti in qualche modo in una farfalla.

Non mettere mai in scena la parola,
non cercare di staccarti da terra quando parli di volare,
mai chiudere gli occhi e girare bruscamente la testa quando parli di morte,
non piantarmi addosso i tuoi occhi ardenti
quando parli d'amore.
Se vuoi far colpo su di me,
quando parli d'amore,
mettiti la mano in tasca o sotto il vestito
e gioca.
Se a spingerti a parlare d'amore sono state l'ambizione
e la sete di applausi,
dovresti imparare a farlo senza disonorare te stesso o la materia.

Qual'è l'espressione che la nostra epoca esige?
L'epoca non esige alcuna espressione.
Abbiamo visto fotografie di madri asiatiche che hanno perduto i propri cari:
non ci interessa lo spasimo
dei tuoi organi in subbuglio,
nulla di quanto puoi mostrare in volto può eguagliare
l'orrore dei nostri tempi.

Non provarci neanche.

Non faresti altro che esporti al disprezzo di coloro che hanno sofferto per davvero.
Nei cinegiornali abbiamo visto esseri umani all'estremo del dolore e dello sfacelo.
Lo sanno tutti che mangi bene e che vieni persino
pagato per stare
lassù.
Stai facendo una parte
davanti a persone che hanno sopportato una catastrofe.
Questo dovrebbe farti stare molto calmo.
Dì le parole,
fornisci i dati,
fatti da parte.
Lo sanno tutti che soffri,
non puoi dire al pubblico tutto ciò che sa dell'amore in ogni verso d’ amore che
reciti.
Fatti da parte,
e sapranno quel che sai,
perché lo sanno già.
Non hai nulla da insegnare a loro,
non sei più bello di loro, non la sia più lunga,
non alzare la voce con loro, non penetrare a forza.
Questo è un paesaggio interiore.
è dentro,
è privato,
devi rispettare l'intimità della materia.

Questi brani sono stati scritti in silenzio.
Il coraggio dell'azione sta nel dirli,
la disciplina dell'azione sta nel non violarli.

Fa sentire al pubblico il tuo amore dell'intimità, anche se non c'è intimità.
Fate le brave puttane.
La poesia non è uno slogan,
non può reclamizzarti,
non può promuovere la tua reputazione di persona sensibile.
Non sei uno sciupafemmine,
non sei una mangia uomini.
Tutto quel ciarpame sui fuori legge dell'amore…
siete studenti di disciplina.

Non mettere in scena le parole.
Le parole muoiono quando le si mette in scena
e a noi non resta altro che l'ambizione.
Dì le parole
con la rigorosa precisione con cui controlli
la lista della lavanderia.
Non diventare sentimentale sulla camicetta di pizzo.
Non fartelo venire duro quando dici mutandine.
Non farti assalire dai brividi solo per via dell'asciugamano.
Le lenzuola non dovrebbero provocare un’ espressione trasognata negli occhi.
Non c'è bisogno
di piangere nel fazzoletto.
I calzini non sono li per ricordarti viaggi insoliti e lontani.
è solo il tuo bucato.
Sono soltanto i tuoi indumenti.
Non cercare di vedere che cosa c'è al di là,
limitati ad indossarli.
[...]

Leonard Cohen

http://www.youtube.com/watch?v=2WqHOUM8xiE

carmilla
09-06-2011, 15:07
CONFESSIONE

aspettando la morte
come un gatto
che sta per saltare
sul letto
mi dispiace così tanto per
mia moglie
lei vedrà questo
corpo
rigido e
bianco
lo scuoterà una volta, e poi
forse
ancora:
“Hank!”
Hank non
risponderà.
non è la mia morte che
mi preoccupa, è lasciare
mia moglie con questa
pila di
niente.
però
vorrei che
lei sapesse
che tutte le notti
dormite
accanto a lei
anche le discussioni
inutili
erano sempre
cose splendide
e le più difficili
delle parole
che ho sempre avuto paura
a dire
ora possono essere
dette:
ti
amo.

Henry Charles Bukowski

emma-06
11-06-2011, 18:56
Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che la felicità
non sia sempre così divertente
se non v'importa un po' d’inferno
qua e là
proprio quando tutto va bene
perché anche in paradiso


non è che si canti tutto il tempo


Il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa che qualcuno muoia
continuamente
o magari solo di fame
per un po’ di tempo
il che non è poi tanto male

se non si tratta di voi

Oh il mondo è un gran bel posto
in cui nascere
se non v'importa molto
di qualche cervello perso
su ai posti di comando
o di una bomba o due
di tanto in tanto
sui vostri visi alzati
o di simili contrattempi
cui va soggetta la nostra
società di Gran Marca
con i suoi uomini distinti
e con quelli estinti
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
che la nostra sciocca carne eredita

Sì il mondo è il posto più bello del mondo
per un sacco di cose come
fare buffonate
e fare l'amore
essere tristi
e cantare canzoni sottovoce

e avere ispirazioni
e andare in giro
guardando ogni cosa
odorando fiori
e dare pizzicotti alle statue
e persino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e portare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
e fare picnic

nel pieno dell'estate


e insomma
“godendosi la vita”



ma poi proprio sul più bello di tutto questo
arriva sorridendo l'impresario di pompe funebri.

Lawrence Ferlinghetti

emma-06
11-06-2011, 18:59
Il Pittore

Pura luce nella prima luce
Pura come un angelo
stava la tela
davanti al giovane pittore
Pulsava in onde di luce
Brillava di luce propria
Egli poteva solamente insudiciarla
sopraffarla
con il suo pennello troppo duro
violarla
con la sua spatola troppo fallica
Egli desiderava un bel pennello di piume bianche
(il Cigno con Leda)
Ed egli indietreggiò
E appoggiò la tela a terra
E giacque solo con lei
E a lungo giacque con quella vergine
desiderando una purezza tutta per sé

Lawrence Ferlinghetti

emma-06
11-06-2011, 19:03
ERA UN VOLTO CHE L’OSCURITA’ POTEVA UCCIDERE

Era un volto che l’oscurità poteva uccidere
In un istante
Un volto facilmente offeso
Dal riso o dalla luce
“Noi di notte pensiamo in modo diverso”
mi disse una volta
sdraiandosi languidamente
e amava citare Cocteau
“Sento che c’è un angelo in me” diceva
“che io scandalizzo
sempre”
Poi sorrideva e distoglieva lo sguardo
Accendeva una sigaretta per me
Sospirava e si sollevava
E stiracchiava
La sua dolce anatomia
Lasciava cadere una calza

L.F.

outremer
11-06-2011, 19:31
Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avro' attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro' le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspettero' questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro' il peso di queste distanze.

emma-06
11-06-2011, 19:48
Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avro' attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro' le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspettero' questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro' il peso di queste distanze.

Dolore...

emma-06
11-06-2011, 19:58
PRIMA SERATA


Lei era modo svestita
ed i grandi alberi indiscreti
scagliavano sui vetri le foglie
vicini, maliziosamente vicini.

Seduta sulla mia grande sedia
seminuda giungeva le mani.
Al suolo fremevano d'agio
i suoi fini, fini piedini.

Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio malandrino
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, come mosca al rosaio.

Baciai le sue fini caviglie
ebbe un dolce riso e brutale
che si sgranò in chiari trilli,
un grazioso rider di cristallo.

I suoi piedini sotto la camicia
rifugiò: «Vuoi finirla?»
La prima audace licenza
col ridere ozioso puniva!

- Povera palpitante al labbro avvinta,
le baciai dolcemente gli occhi
lei gettò la sua dolce testolina
all'indietro: «Oh, è ancor meglio!...

Signore, devo dirti qualcosa...»
- Io le gettai al seno il resto
in un bacio, che la fece ridere
d'un buon ridere, che voleva bene...

Lei era molto svestita
ed i grandi alberi indiscreti
scagliavano sui vetri le foglie
vicini, maliziosamente vicini.

A.R.

emma-06
11-06-2011, 20:02
Per Rita


Detesto una donna magra,
Tuttavia ti adoro, o Rita,
Colle tue labbra un po' negre,
Dove la lussuria prese corpo.
Coi tuoi neri, osceni capelli,
A forza di essere così belli,
E gli occhi dove vi son scene,
Parola mia, che san di bruciato
Tanto adoro il fuoco scuro e allegro insieme
D'una così lubrica allegria
Illumina di suprema grazia,
Nella peggiore impudicizia,
Sguardo che suona di virtuoso,
Le pratiche di cui si tace:
"Osa qualunque cosa il culo ti detta";
E sulla sua taglia come d'uomo
Sottile molto sottile tuttavia,
Il tuo busto, perplessa Sodoma
Intraprendente, poi esitante,
Perché nella stoffa troppo tesa
Dei tuoi corpetti corruttori
I duri piccoli seni di statua
Dicono: "Uomo o donna?" agli eccitati.
Ma quanto femminili le tue gambe,
La loro grazia grassa verso l'alto
Fino alle natiche che indovina
il mio desiderio mai in difetto,
Nelle pieghe oscene dell'abito
Che un'arte audace ha saputo disporre
Per mostrare più di quanto nasconda
Un ventre dove posare il mio!
In breve, tutto il suo essere respira
Soltanto fame sete e passioni...
Ora, io credo di stare ancor peggio:
Bisognerebbe mettere a confronto.
Su, a letto in fretta, ragazza mia,
Diamoci dentro sino al mattino,
Sarà una battaglia trionfante
A chi sarà più puttana.

(Paul Verlaine)

carmilla
12-06-2011, 11:33
Aleksandr Aleksandrovic Blok

Come è penoso andare fra la gente

Come è penoso andare fra la gente
e fingere di non essere morto
e raccontare a chi non ha vissuto
il giuoco falso e tragico del male;
e contemplando il proprio incubo notturno
scoprire un’armonia nel discordante
mulinello dell’essere, ché solo
nei riflessi dell’arte l’uomo vede
l’incendio senza scampo della vita

emma-06
15-06-2011, 01:55
Tu mi stai accanto, lontananza del socialismo.

Dici d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.

Tu mandi fumo tra una nebbia di teorie,
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.

Tu sei il paese ove le donne di Putivl’
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.

Dove respirano l’una accanto all’altra,
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.

Dove io non ricevo alcun resto
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.

Dove la voce, mandata a rincorrere
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.

Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.

Tu sei ancora qui, e mi hanno detto
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.

Tu ascolteresti ritornando giovane,
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.

Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.

Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.

Ma noi non saremo risparmiati,
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…

( B. Pasternak, Le onde, 1931 – )

catherine
19-06-2011, 19:19
Bolero

Che vanità immaginare
che posso darti tutto, l'amore e la felicità,
viaggi, musica, giocattoli.
Certo è così:
tutto quel che ho te lo do, certo,
ma tutto quel che ho non ti basta
come a me non basta
tutto il tuo.

Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, la cartolina,
se non siamo in grado di accettare
che solo in aritmetica
il due nasce da uno più uno.

Perciò ecco un bigliettino
che dice solo:

Sei sempre stata il mio specchio,
Voglio dire che per vedermi devo guardare te.

E questo frammento:

La lenta macchina del disamore
gli ingranaggi del riflusso
i corpi che abbandonano i cuscini
le lenzuola i baci
e in piedi davanti allo specchio si domandano
ognuno a se stesso
e senza guardarsi
non nudi l’uno per l’altra
io non ti amo,
amore mio.

Julio Cortazar

carmilla
20-06-2011, 20:37
STANCHEZZA

Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio' che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...

da Poesie di Alvaro de Campos ( Fernando Pessoa)

Amica che
21-06-2011, 14:35
C'è stato un tempo che bosco, rivo e prato,
la terra e ogni vista consueta
a me davvero son sembrati
cinti di luce celestiale
del candore e sfolgorio di un sogno.

W.Wordsworth

mnoga
21-06-2011, 16:22
STANCHEZZA

Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio' che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...

da Poesie di Alvaro de Campos ( Fernando Pessoa)

capolavoro

giacoda
21-06-2011, 21:37
Su Pessoa invece io ho pensato: da prendere a sferzate (Pessoa). Ma i gusti sono gusti.

Su Cortazar (la poesia di sopra) invece ho pensato: ecco un egoista e un disfattista.

mnoga
21-06-2011, 23:23
io non lo conosco, ma quella li la trovo davvero bella

zero
22-06-2011, 15:43
capolavoro
cioè scopro solo ora questo topic e ci leggo al volo questa meraviglia?? :eek:

appena posso mi leggo tutte le pagine indietro e torno a postare qualcosa anch'io.

patchwork
22-06-2011, 16:29
la poesia da analizzare alla maturità di quest'anno:

Giuseppe Ungaretti - Lucca

Ecco Lucca, calda, crudele, serrata e verde.
Mi sento qui nella carne di ogni persona che incontro.
Esamino i connotati come se chi passa portasse via,
nei suoi panni, il mio corpo.
E' la mia terra, è il mio sangue.
Ne ho un tormento e un desiderio come chi
si scostasse da un incesto ; – ma non può dominare
la fatalità dei suoi sensi !
Queste giornate, in questi luoghi, mi fanno soffrire,
e mi coprono di voluttà, e mi tengono limitato
come in una bara.
Riprenderò la via del mondo.
Andrò dove sono forestiero :
Dove non è peccato, sacrilegio, essere curiosi di sè
nelle cose che godi.
Qui finirei col riprendere la zappa, col rimescolarmi
ai contadini, col dimenticare le acredini e i miracoli
delle lettere, col lodare, al sole l'altro grano d'oro,
mentre si falcia, e le coscie delle donne sorprese
a fecondarsi di te in una gran perdizione di sguardi
e di morsi bestiali ;
e non sai più se è una pesca o labbra
quella forma che hai divorato, se non fosse
l'odor forte della donna ;
e poi al sole che ti dà un abbandono,
un abbandono così esteso, che accogli il sonno
come una pace vera di morte.

difficile ma bella

myrna minkoff
22-06-2011, 16:43
STANCHEZZA

Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio' che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...

da Poesie di Alvaro de Campos ( Fernando Pessoa)

è esattamente come mi sento io, grazie a Pessoa per averlo detto così bene e a Carmilla per avermelo fatto ricordare che qualcuno lo aveva descritto così bene, il mio sentire.

emma-06
25-06-2011, 22:08
Confessioni di un teppista

Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo.

Sergej Esenin

carmilla
25-06-2011, 23:18
Confessioni di un teppista

Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo.

Sergej Esenin


meraviglia.

meraviglia della meraviglia (http://www.youtube.com/watch?v=_LMwtUSlUJk)

carmilla
25-06-2011, 23:25
PAUL VALÉRY


I PASSI

Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.

Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quali indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!

Se da protese labbra,
per' acquietarlo, all'ospite
dei miei sogni prepari
d'un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:

io vissi dell'attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.

Jack Torrance
26-06-2011, 11:44
meraviglia.

meraviglia della meraviglia (http://www.youtube.com/watch?v=_LMwtUSlUJk)

e perché no, anche quest'altra meraviglia (http://www.youtube.com/watch?v=IKv5ovrgBFY)

kill rock stars
26-06-2011, 14:11
PAUL VALÉRY


I PASSI

Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.

Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quali indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!

Se da protese labbra,
per' acquietarlo, all'ospite
dei miei sogni prepari
d'un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:

io vissi dell'attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.


avrà mai scritto qualcosa che non ti spezzi in due, quest'uomo? :shyshy"

Amica che
26-06-2011, 15:00
avrà mai scritto qualcosa che non ti spezzi in due, quest'uomo? :shyshy"


no :o


"Noi, Sorgenti, goccia su goccia
piangiamo il tempo mortale!
Le lacrime della neve
scorrono tutta la vita;
attraverso noi piange la Terra
piangendo fino al mare."

Canto della sorgenti - Paul Valéry

giacoda
26-06-2011, 23:07
Se io fossi un poeta mi vergognerei a scrivere simili cose. Simili cose molto femminili: sembrano - questi poeti tipo Valery - dei moribondi in attesa di soccorso o dei naufraghi che passano il tempo a piangere in attesa di qualche scialuppa che li salvi.
Poeti in gonnella. Li vedrei bene dietro i fornelli, invece che chini sulla scrivania a rigare le pagine di lacrime.
Ma si può? Dico, si può scrivere "passiamo il tempo a piangere, a lacrimare"'?

Dieci frustrate sulla schiena a Valery per questa cascata di lacrime.

te spanzo
26-06-2011, 23:10
Se io fossi un poeta mi vergognerei a scrivere simili cose. Simili cose molto femminili: sembrano - questi poeti tipo Valery - dei moribondi in attesa di soccorso o dei naufraghi che passano il tempo a piangere in attesa di qualche scialuppa che li salvi.
Poeti in gonnella. Li vedrei bene dietro i fornelli, invece che chini sulla scrivania a rigare le pagine di lacrime.
Ma si può? Dico, si può scrivere "passiamo il tempo a piangere, a lacrimare"'?

Dieci frustrate sulla schiena a Valery per questa cascata di lacrime.

consigliaci un poeta maschio

zero
29-06-2011, 17:25
Sono finalmente riuscita a leggere tutto il topic e sapevo che avrei fatto bene, avete messo alcune cose meravigliose.
Comincio anch’io, con una che avevo in firma fino a poco tempo fa, chi può la legga in lingua originale perché merita davvero.

SANS RACUNE
(Paul Eluard)
Larmes des yeux, les malheurs des malheureux,
Malheurs sans intérêt et larmes sans couleurs.
Il ne demande rien, il n’est pas insensible,
Il est triste en prison et triste s’il est libre.

Il fait un triste temps, il fait une nuit noire
À ne pas mettre un aveugle dehors. Les forts
Sont assis, les faibles tiennent le pouvoir
Et le roi est debout près de la reine assise.

Sourires et soupirs, des injures pourrissent
Dans la bouche des muets et dans les yeux des lâches.
Ne prenez rien : ceci brûle, cela flambe !
Vos mains sont faites pour vos poches et vos fronts.

Une ombre...
Toute l'infortune du monde
Et mon amour dessus
Comme une bête nue

SENZA RANCORE

Lacrime dalle palpebre, dolori dei dolenti,
dolori che non contano e lacrime incolori.
Non chiede nulla, lui, non è insensibile,
triste nella prigione e triste quand'è libero.

È un tempo tetro, è una notte nera
da non mandare in giro neanche un cieco. I forti
siedono, il potere è in pugno ai deboli,
e in piedi è il re, vicino alla regina assisa.

Sorrisi e sospiri, insulti imputridiscono
nella bocca dei muti e negli occhi dei vili.
Non toccare nulla! Qui brucia, là arde;
codeste mani son per le tasche e le fronti.

Un'ombra...
Tutta la sciagura del mondo
e il mio amore addosso
come una bestia nuda.

zero
29-06-2011, 17:39
E rilancio immediatamente col mio preferito (sì, lo so, probabilmente vi verrà il diabete, abbiate pazienza)

CET AMOUR
(Jacques Prévert)

Cet amour
Si violent
Si fragile
Si tendre
Si désespéré
Cet amour
Beau comme le jour
Et mauvais comme le temps
Quand le temps est mauvais
Cet amour si vrai
Cet amour si beau
Si heureux
Si joyeux
Et si dérisoire
Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
Et si sûr de lui
Comme un homme tranquille au millieu de la nuit
Cet amour qu faisait peur aux autres
Qui les faisait parler
Qui les faisait blêmir
Cet amour guetté
Parce que nous le guettions
Traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Parce que nous l’avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Cet amour tout entier
Si vivant encore
Et tout ensoleillé
C’est le tien
C’est le mien
Celui qui a été
Cette chose toujours nouvelle
Et qui n’a pas changé
Aussi vrai qu’une plante
Aussi tremblante qu’un oiseau
Aussi chaude aussi vivant que l’été
Nous pouvons tous les deux
Aller et revenir
Nous pouvons oublier
Et puis nous rendormir
Nous réveiller souffrir vieillir
Nous endormir encore
Rêver à la mort,
Nous éveiller sourire et rire
Et rajeunir
Notre amour reste là
Têtu comme une bourrique
Vivant comme le désir
Cruel comme la mémoire
Bête comme les regrets
Tendre comme le souvenir
Froid comme le marble
Beau comme le jour
Fragile comme un enfant
Il nous regarde en souriant
Et il nous parle sans rien dire
Et moi je l’écoute en tremblant
Et je crie
Je crie pour toi
Je crie pour moi
Je te supplie
Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s’aiment
Et qui se sont aimés
Oui je lui crie
Pour toi pour moi et pour tous les autres
Que je ne connais pas
Reste là
Lá où tu es
Lá où tu étais autrefois
Reste là
Ne bouge pas
Ne t’en va pas
Nous qui sommes aimés
Nous t’avons oublié
Toi ne nous oublie pas
Nous n’avions que toi sur la terre
Ne nous laisse pas devenir froids
Beaucoup plus loin toujours
Et n’importe où
Donne-nous signe de vie
Beaucoup plus tard au coin d’un bois
Dans la forêt de la mémoire
Surgis soudain
Tends-nous la main
Et sauve-nous.

QUESTO AMORE

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora cosi vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Drunk on the moon
29-06-2011, 20:42
Per quattro gatti


Sono versi in tela jeans per un quartetto
di compagni di viaggio tre scesi –
uno dopo l’altro – alle loro stazioni.
Di gatti dico sterpati all’abbandono
di pelo diverso e pari distinzione.


Raffaele – sorianello fulvo – mite
di innata saggezza e prodigiose antenne
colse domestiche atmosfere partecipò
al periplo dei giorni da familiare
premuroso e affabile.


Leo – persiano – dal naso fuorirazza
alternò buona e cattiva sorte
con aristocratico bon ton e ricambiò
le attenzioni con prolungate fusa.
Ebbe bontà da evangelio.


Flint – manto bianco e nero – malato
dalla nascita e dalla madre allontanato
a tutela della cucciolata presto imparò
a grattarsi la vita. Raccolto e curato
mai obliò l’imprevista salvazione.
Monocolo poi cieco gestì la minorazione
senza darlo a vedere. Svolse ruolo di decano
nella minuscola colonia dei pari e tenne alte
intelligenza e coda (questa abbassò il giorno
che precedette la sua fine).

E alla morte – di cui preavvertirono la silente
comparsa – risposero con la dignità di esseri
superiori a cui non importa esserlo.


Resta Clotilde lincetta bianca e grigia
gelosa della privacy. Lascia in dono
negli angoli di casa piccoli oggetti
come mimetici trofei e li segnala
miagolando. Da quando è sola chiede
più coccole e si aggira cercando.


Questi quattro gatti incisori dell’anima
vanno segnando la futilità d’ogni confine
– di specie e di razza di fiumi e di montagne –
e quanto di virtù felina si colori
segretamente la riconoscenza.

(Lucio Zinna)

carmilla
29-06-2011, 20:43
Fernando Pessoa

Tabaccheria

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.
Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.
Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.
(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.
Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.
Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.

LuceLunare
30-06-2011, 12:53
She is all there.
She was melted carefully down for you
and cast up from your childhood,
cast up from your one hundred favorite aggies.
She has always been there, my darling.
She is, in fact, exquisite.
Fireworks in the dull middle of February
and as real as a cast-iron pot.
Let's face it, I have been momentary.
A luxury. A bright red sloop in the harbor.
My hair rising like smoke from the car window.
Littleneck clams out of season.
She is more than that. She is your have to have,
has grown you your practical your tropical growth.
This is not an experiment. She is all harmony.
She sees to oars and oarlocks for the dinghy,
has placed wild flowers at the window at breakfast,
sat by the potter's wheel at midday,
set forth three children under the moon,
three cherubs drawn by Michelangelo,
done this with her legs spread out
in the terrible months in the chapel.
If you glance up, the children are there
like delicate balloons resting on the ceiling.
She has also carried each one down the hall
after supper, their heads privately bent,
two legs protesting, person to person,
her face flushed with a song and their little sleep.
I give you back your heart.
I give you permission --
for the fuse inside her, throbbing
angrily in the dirt, for the bitch in her
and the burying of her wound --
for the burying of her small red wound alive --
for the pale flickering flare under her ribs,
for the drunken sailor who waits in her left pulse,
for the mother's knee, for the stocking,
for the garter belt, for the call --
the curious call
when you will burrow in arms and breasts
and tug at the orange ribbon in her hair
and answer the call, the curious call.
She is so naked and singular
She is the sum of yourself and your dream.
Climb her like a monument, step after step.
She is solid.
As for me, I am a watercolor.
I wash off.

-----------

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo -

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

carmilla
18-07-2011, 15:31
IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazàr

myrna minkoff
18-07-2011, 16:37
IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazàr

mi sento male :angos:

Amica che
24-07-2011, 19:39
Sul tuo corpo c'erano pene e rose.
I tuoi occhi erano la morte ed il mare
la tua bocca, le tue labbra, la tua nuca, il tuo collo.
lo come l'ombra di un antico Ornar.

Il sogno delle tele di Algeri e Damasco
profumava languido il nostro cuore.
Le tue trecce dicevano una melodia
sulle stelle della tua grande passione.

Antonio sublime piangeva in cielo.
Martino intonava canti con dolcezza.
Le nubi se ne andavano malinconiche con dolore
e le anime lubriche guardavano il No.

Tutta la follia dei dolci giorni
si piange nelle notti della feroce estate.
Si piange per gli affanni di un amore che non arriva.
Si piange per carne vista secondo Berlioz.

E arriva la notte nerastra e silenziosa
e arriva la carne con fede e splendore
e arriva il piacere con dolce smarrimento,
ma ahi! arrivò la morte ed il tormento.

Werther fugge tragico per l'oscuro sentiero.
Nerone ride sanguinario sul vile leone.
Larra è taciturno con la luna negli occhi.
Isabel svanisce su un alato suono...

Il mondo imponente segue la sua corsa.
Gli uomini qui sono un caso insignificante.
I sogni sono la vita di saggi ed amanti.
Chi sogna si impadronisce della luce spettrale.

E chi attraversa l'enorme pianura
senza sognare pensando all'aldilà
eviti di capire il bianco albore
o perché un orribile corvo lo ingoi vorace.

Federico Garcia Lorca

outremer
31-07-2011, 18:08
velluto che fascia insidie


il Vate

paolozzi
31-07-2011, 18:29
la rileggevo su Scribd l'altra sera... che violenza...

I am sad
I feel that the future is hopeless and that things cannot improve
I am bored and dissatisfied with everything
I am a complete failure as a person
I am guilty, I am being punished
I would like to kill myself
I used to be able to cry but now I am beyond tears
I have lost interest in other people
I can't make decisions
I can't eat
I can't sleep
I can't think
I cannot overcome my loneliness, my fear, my disgust
I am fat
I cannot write
I cannot love
My brother is dying, my lover is dying, I am killing them both
I am charging towards my death
I am terrified of medication
I cannot make love
I cannot fuck
I cannot be alone
I cannot be with others
My hips are too big
I dislike my genitals

At 4.48
when depression visits
I shall hang myself
to the sound of my lover's breathing

I do not want to die

I have become so depressed by the fact of my mortality that I have
decided to commit suicide

I do not want to live

I am jealous of my sleeping lover and cover his induced
unconsciousness

When he wakes he will envy my sleepless night of thought and
speech unslurred by medication

I have resigned myself to death this year

Some will call this self-indulgence
(they are lucky not to know its truth)
Some will know the simple fact of pain

This is becoming my normality

marcel
31-07-2011, 19:33
To me, fair friend, you never can be old,
For as you were when first your eye I ey'd,
Such seems your beauty still. Three winters cold,
Have from the forests shook three summers' pride,
Three beauteous springs to yellow autumn turned,
In process of the seasons have I seen,
Three April perfumes in three hot Junes burned,
Since first I saw you fresh, which yet are green.
Ah! yet doth beauty like a dial-hand,
Steal from his figure, and no pace perceived;
So your sweet hue, which methinks still doth stand,
Hath motion, and mine eye may be deceived:
For fear of which, hear this thou age unbred:
Ere you were born was beauty's summer dead.
(104)
( http://www.youtube.com/watch?v=XAKKoQUsXXM&feature=related )

carmilla
04-08-2011, 17:00
THOMAS STEARNS ELIOT
Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock

S'io credesse che mia risposta fosse
A persona che mai tornasse al mondo,
Questa fiamma staria senza più scosse.
Ma perciocché giammai di questa fondo
Non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
Senza tema d'infamia ti rispondo.


Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l'insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono...
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine
che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d'ottobre
S'arricciolò attorno alla casa, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare
le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere
una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina,
con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta,
ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò Turbare l'universo?
In un attimo solo c'è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà

Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni
e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite
da una leggera peluria bruna!)
E' il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?

Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
d 'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?...

Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi

E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata... stanca... o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta - e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D'affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »

http://www.youtube.com/watch?v=pv0_A8EdZWk&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=MKNOEioXCrU&feature=related

BlisterInTheSun
14-09-2011, 20:26
V

Calpestavano,

calpestavano
con decisione
incuranti
dell’assenza di sentiero,

come sapessero bene
dove andavano,
ma
avanti non c’era nulla
che già
non fosse indietro.

Calpestavano i fiori.


Sergio Atzeni, Due colori esistono al mondo il verde è il secondo.

carmilla
15-09-2011, 22:56
Les Promesses d'un visage

J'aime, ô pâle beauté, tes sourcils surbaissés,
D'où semblent couler des ténèbres;
Tes yeux, quoique très-noirs, m'inspirent des pensers
Qui ne sont pas du tout funèbres.

Tes yeux, qui sont d'accord avec tes noirs cheveux,
Avec ta crinière élastique,
Tes yeux, languissamment, me disent: «Si tu veux,
Amant de la muse plastique,

Suivre l'espoir qu'en toi nous avons excité,
Et tous les goûts que tu professes,
Tu pourras constater notre véracité
Depuis le nombril jusqu'aux fesses;

Tu trouveras au bout de deux beaux seins bien lourds,
Deux larges médailles de bronze,
Et sous un ventre uni, doux comme du velours,
Bistré comme la peau d'un bonze,

Une riche toison qui, vraiment, est la soeur
De cette énorme chevelure,
Souple et frisée, et qui t'égale en épaisseur,
Nuit sans étoiles, Nuit obscure!»
Charles Baudelaire


Il buffone di sé stesso

Perché ogni ora tanta ansia mi reca?
La vita è breve, il giorno è lungo.
E sempre il cuor brama andar via,
non so bene se verso il cielo;
ma certo via per ogni dove,
e da sé stesso vorrebbe fuggire.
Se vola al seno della più diletta
ignaro si riposa in cielo;
lo porta via la briga della vita,
e tuttavia s'afferra ad un luogo,
per quanto volle, per quanto perdette,
resta infine il buffone di sè stesso
Goethe



LA VITA PROCEDE QUASI DRITTA

Ci abituiamo a poco a poco al buio
quando la luce è scomparsa ai nostri occhi,
come quando il vicino tiene in mano
il lume, testimone del suo addio.
Per un momento camminiamo incerti,
la novità della notte ci avvolge,
poi la visione si adatta alle ombre
ed avanziamo ritti sul sentiero.
Così accade in tenebre più vaste,
in quelle notti della nostra mente
quando a svelare un segno non c'è luna,
né sorge alcuna stella dentro l''anima.
I più audaci vanno un po' a tastoni,
e sbattono talvolta con la fronte
contro un albero, colpendolo in pieno.
Ma non appena imparano a vedere
o la tenebra non è più la stessa,
o qualcosa si aggiusta nella vista
adeguandosi alla notte fonda,
e la vita procede quasi dritta.
Emily Dickinson

Francesco Costanzo
15-09-2011, 23:22
Les Promesses d'un visage

J'aime, ô pâle beauté, tes sourcils surbaissés,
D'où semblent couler des ténèbres;
Tes yeux, quoique très-noirs, m'inspirent des pensers
Qui ne sont pas du tout funèbres.

Tes yeux, qui sont d'accord avec tes noirs cheveux,
Avec ta crinière élastique,
Tes yeux, languissamment, me disent: «Si tu veux,
Amant de la muse plastique,

Suivre l'espoir qu'en toi nous avons excité,
Et tous les goûts que tu professes,
Tu pourras constater notre véracité
Depuis le nombril jusqu'aux fesses;

Tu trouveras au bout de deux beaux seins bien lourds,
Deux larges médailles de bronze,
Et sous un ventre uni, doux comme du velours,
Bistré comme la peau d'un bonze,

Une riche toison qui, vraiment, est la soeur
De cette énorme chevelure,
Souple et frisée, et qui t'égale en épaisseur,
Nuit sans étoiles, Nuit obscure!»
Charles Baudelaire


indicibile magnifica bellezza, inutile aggiungere altro.

Zooey Zissou
16-09-2011, 11:35
IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazàr

MAMMA MEA :crycrycry:

outremer
24-09-2011, 05:18
forse non son fatta per l'amore
chiunque nasca lupo non può volare






( E.A.)

nightingalerider
25-09-2011, 15:38
Ode alla ciabatta


Sposta con un piede i sassi.

Da qui a lì. Per niente.

Si guarda la ciabatta.

Fermo sui suoi passi.

Deve avere vent'anni lei, bianca
di plastica lisa
e quell'altra sua sodale di sempre.
Stavano da anni nello stesso angolo di casa.

Gli viene un quello, devono
essere di suo padre

ma lui non l'ha mai visto spostare i sassi
da un punto all'altro del mondo
nella strada secondaria di Pinarella -

suo padre lavorava molto, un uomo
è il suo lavoro, diceva

la voce diventava bassa, bella

e no, non l'aveva
mai visto. O forse una sera
sullo stradino, in canottiera
non gli vedeva i piedi, eppure sembrava
lentamente ballare

non gli vedeva gli occhi

erano bassi
come le barche quando stanno
rovesciate sulla spiaggia.

Le ciabatte non sono male
anche se sono passate di moda
direi irrimediabilmente,
per il materiale, la foggia.

Ma non le butterà,
per spostare i sassi
e fare altre cose inutili
sono davvero le migliori

a volte poi son le ciabatte
che fan ballare i cuori.


(D. Rondoni)

Mononoke
25-09-2011, 17:11
"LA POZZANGHERA

Ricordo bene quella paura infantile.
Scansavo le pozzanghere,
specie quelle recenti, dopo la pioggia.
Dopotutto qualcuna poteva non avere fondo,
benchè sembrasse come le altre.

Farò un passo e d'improvviso sprofonderò tutta,
comincerò a volare verso il basso,
e ancora più in giù verso il basso,
verso le nuvole riflesse
e forse anche oltre.

Poi la pozzangherà si asciugherà,
si chiuderà su di me,
ed eccomi rinchiusa per sempre - dove -
con un grido non arrivato in superficie.

Solo in seguito ho capito:
non tutte le brutte avventure
rientrano nelle regole del mondo
e se anche lo volessero,
non possono accadere."

Wislawa Szymborska

outremer
26-09-2011, 06:11
Avrei voluto parlarti di tanto tempo fa
e dei fantasmi di Monluè.

Avrei voluto parlarti dei saraceni stanchi
e delle loro macchine gialle che scavavano
nei cantieri quasi finti.

Avrei voluto parlarti poi dei paladini
che arrivavano alle spalle con le cerbottane colorate
costringendo i Mori a bestemmiare.

E ti avrei indicato il loro capo all'attacco,
ferito a morte fin dall'inizio: lo si capiva
da una macchia di barbabietola sulla sua blusa bianca.

Sì ma, che te ne fai,
che te ne fai dei saraceni e dei paladini,
che te ne fai di quella terre lontane,
lontane dalla città.
Tu che cerchi le vetrine del centro,
tu che cerchi i bar d'atmosfera,
tu che cerchi i sabato sera
e le fatiche degli amici iscritti a tutto.

Avrei voluto parlarti della fata con la candela al naso e
del suo cappello a punta,
quello con su i pianeti.
E raccontarti di come giocava con l'ultimo jo-jo del secolo
e di come aspettava la fine di quelle guerre... d'atmosfera

E ancora dirti, poi, del suo cercare
l'eroe macchiato del doposcuola,
l'eroe, l'eroe senza ritorno.
E di come lo trovava sdraiato con le labbra contratte
perché la freccia l'aveva passato.
E perché gli scappava da ridere,
e lei faceva un rumore d'arpa con la bocca
e l'eroe rinasceva.

Sì ma, che te ne fai,
che te ne fai di quelle terre senza luci,
che te ne fai di quelle terre lontane,
lontane dalla città.
Tu che cerchi le vetrine del centro,
tu che cerchi i bar d'atmosfera,
tu che cerchi i sabato sera
e l'amico iscritto a tutto che ce l'ha fatta.

Avrei voluto parlarti dei fantasmi di Monluè.
Sai, loro fanno capriole,
sai, loro parlano dialetti difficili.
Loro sono amici del vento,
loro cantano nell'aria
e fischiano fra le case e nei cortili.

E noi, noi li sentiamo di tanto in tanto,
quando l'amore finisce.




(Edgardo Moia Cellerino)

mnoga
26-09-2011, 09:06
non li conoscevo questi :eek:

bellissima!

nightingalerider
26-09-2011, 11:57
Rincariamo la dose:



Allo sbando

ma felicemente
e sbandando così tanto
da compiere tutto il giro assegnato
di danza sotto le stelle

tutta la vita

da disegnare nella cenere e nel fuoco
la pazienza con se' stessi
con le cose brutte, le belle

e la pietà come un frastuono
negli alberi pieni di nidi.

Allo sbando della poesia
continuamente

aprendo le braccia ai nubifragi
che fan così bello il mare,

amore mio temporale che ridi.


(D. Rondoni)

outremer
28-09-2011, 07:34
Who is the old man, who fills
my heart with greatest pain
yet his name remains unheard?
I look at you and true tears shake
my eternal Saturnworld.

Who is the old man, whose
picture burned itself
down to the bottom of my soul.
You push me back and raise me up,
the criteria for both I long to know.
Who are you I worship? What is the
name of the one I saw?
Tell me how to reach you, to you I'd
bow my head in awe.
You speak to me but what is it I hear?
We have never really touched
- such is the design of my greatest fear.

Cruel, cruel, cruel a veil I cannot penetrate,
in different worlds we dwell,
attempting to dissolve what separates.
I force my face against this strangest
membrane-wall and desperately I call for you
from the darkest depths of my lonely soul.

The mist of the dimensions
through which to glance it seems not allowed,
or maybe it's just that our level is of no
interest as it is simply too low.
Is it true that only the mirrors' strength
can conquer the mist and then be therefore received?
You turn around the illusion of a voice
- my desire crowned by another defeat.
If doubt walks in I am growing weak in fear
- "one day all pictures fade".

Lying down, looking inside
I call my dead lover in his grave.
My eyes have caught a glimpse of you,
now I devour myself to embrace your peace.
The distance grows, we drift apart.
What is the use of eyes if they cannot see?
Hear me in my darkness,
please wait for me, I'll find the way.
I promise, I shall resist the tides,
until I'm finally united with you again



A.Varney

Zooey Zissou
28-09-2011, 18:06
Scrivere un curriculum

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska

nightingalerider
28-09-2011, 18:11
Scrivere un curriculum

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska

Bella/tremenda

Mononoke
04-10-2011, 20:46
Scrivere un curriculum

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska

Mi piace un sacco questa poesia, ma non ho voluto postarla prima perchè mi metteva una tristezza...

carmilla
16-10-2011, 09:46
Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre cosi’ chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l’inizio e là la fine.

E mi spaventa il mondo, lo schernire per gioco,
mi spaventa che sappiano tutto ciò che fu e sarà;
non c’è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con dio.

Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
A me piace sentire le cose cantare.
Voi le toccate. Diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose.
Rilke

outremer
17-10-2011, 16:26
When life is but disappointment
And nothing is amusing
The one wild hunt
For loneliness
Is a life without god
Is an end without love
Soulless today
And soulless tomorrow
We struggle for the joy
we struggle for the joy
That life is haunted by
Its memories , its meaninglessness

mnoga
19-10-2011, 15:18
Il ritorno al paese - Jacques Prevert


E' un bretone, che ritorna al paese natale
dopo aver fatto parecchi colpacci.

Egli passeggia davanti alle fabbriche a Doirnainè.
Non riconosce nessuno. Nessuno riconosce lui.

E' molto triste.

Entra in una friggitoria per mangiare frittelle
ma non può mangiarle: ha qualcosa in gola che glielo impedisce.

Paga, esce, accende una sigaretta. Ma non può fumarla.
Vi è qualcosa, qualcosa nella sua testa, qualcosa di storto.

Egli è sempre più triste. E subito comincia a ricordare.
Qualcuno gli ha detto quando era bambino: "Tu finirai sul patibolo".

E per anni non ha mai osato fare niente. Né attraversare la strada,
né prendere la via del mare... Niente, assolutamente niente.

E si ricorda. Colui che aveva tutto predetto è lo zio Crazy R.
Lo zio Crazy R che portava a tutti scalogna. Il porco.

Il bretone pensa a sua sorella che lavora a Vugirard.
A suo fratello morto in guerra.

Pensa a tutte le cose che ha visto, a tutte le cose che ha fatto.
La tristezza si stringe contro di lui.

Ancora una volta tenta di accendere una sigaretta.
Ma non ha voglia di fumare.

Allora decide di andare a trovare lo zio Crazy R.
Va, apre la porta, lo zio non lo riconosce.

Ma lui lo riconosce, e gli dice:
"Buongiorno zio Crazy R". E poi gli torce il collo.

E finisce sul patibolo a Kimpere.

Dopo aver mangiato due dozzine di frittelle
e fumata una sigaretta.

nightingalerider
10-11-2011, 13:42
[...]

Italia,
patria di bandiere lacere
e ormai spente,
cimitero di gloria e di splendori,
ora,
ora è giunta sulla negra barca e antica
del Lario che t'irriga
la valle più feconda,
è giunta l'orda silente
dei fantasmi morti.

[...]

O miei morti
che su legni navigate
così silenti e chiusi,
o imprecate immagini di strazi
a che guidate la vostra barca
verso questa riva?
Il dito si sgretola
dal palmo;
la cecità pende dai labbri;
il diamante separa gli orizzonti;
lo sguardo si mutila
della cerula pupilla
e sulla crosta immane
scende, a flabelli,
la carnale violenza
della prima, eterna divisione,
quella che ogni umano onore
deve per sempre in sè
e fuor di sè
respingere e negare.

[...]

Vedranno le pupille stanche e vuote
le luci dei dannati;
e un giorno,
quando di questa cupa
vendetta della sorte
tutto sarà finito,
un canto esploderà sul lago
di fuochi azzurri e verdi
e noi dall'altro
vedremo le fiamme della fine
esaltante della terra
che rioffre sè intera
al tutto inconoscibile
che stringe e mai divide,
abbraccia e mai separa.

[...]

(G. Testori, I Trionfi)

myrna minkoff
10-11-2011, 15:20
Io temo tanto la parola degli uomini.
Dicono tutto sempre cosi’ chiaro:
questo si chiama cane e quello casa,
e qui è l’inizio e là la fine.

E mi spaventa il mondo, lo schernire per gioco,
mi spaventa che sappiano tutto ciò che fu e sarà;
non c’è montagna che li meravigli;
le loro terre e giardini confinano con dio.

Vorrei ammonirli, fermarli: state lontani.
A me piace sentire le cose cantare.
Voi le toccate. Diventano rigide e mute.
Voi mi uccidete le cose.
Rilke

Carmilla ti lovvo

outremer
11-11-2011, 00:23
http://www.youtube.com/watch?v=nbIkyBZvA8o

zero
11-11-2011, 11:31
forse non son fatta per l'amore
chiunque nasca lupo non può volare
( E.A.)
O_o (...)


Natale

Non ho voglia
Di tuffarmi
In un gomitolo
Di strade

Ho tanta
Stanchezza
Sulle spalle

Lasciatemi così
Come una
Cosa
Posata
In un angolo
E dimenticata

Qui
Non si sente
Altro
Che il caldo buono
Sto
Con le quattro
Capriole
Di fumo
Del focolare.

(G.Ungaretti)

carmilla
12-11-2011, 15:39
Miraggio

La speranza che ho sognato era un sogno,
soltanto un sogno, mi risveglio ora,
sconfortata, esausta e vecchia,
per un sogno.

Appendo la mia arpa a un albero,
un salice piangente in un lago:
lì appendo l’arpa ammutolita, logora e spaccata,
per un sogno.

Sta’ quieto, sta’ quieto, cuore infranto,
cuore silenzioso, stai quieto e spezzati:
la vita e il mondo sono cambiati, ed io stessa,
per un sogno.

Ritorna da me

Ritorna da me, ti aspetto e veglio:
oppure no, ancora non venire, sarebbe già finito,
e chissà quando tornerai di nuovo,
sono così rari i miei piaceri e scarsi.

Mentre, quando non vieni, qualunque cosa faccio
penso "Ora, quando viene" mio diletto "quando":
poichè tra tutti gli uomini di questo vasto mondo
il mio è uno solo: sei tu, amore, il mio mondo.

Eppure fa quasi male incontrarti,
tanto presto viene il dolore del distacco.
Cresce e cala come la luna la speranza
tra i giorni beati dei nostri incontri:

ah! ma dove sono le canzoni che cantavo
quando la vita era dolce
perchè tu dolci le chiamavi?

Christina Georgina Rossetti

carmilla
13-11-2011, 10:20
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci
o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora
sei così anticamente mia
da tanto tempo ti conosco
che nel tuo amore chiudo gli occhi
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura…

Pedro Salinas


Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega sé stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.

Pedro Salinas

Francesco Costanzo
13-11-2011, 10:34
Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te. - John Keats -


Anima mia

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s'affonda nell'acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà
anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell'arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia. - Nazim Hikmet -

....Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde. - Kahlil Gibran -

Francesco Costanzo
13-11-2011, 10:38
All' Autunno

Stagione delle nebbie e della molle fecondità,
stretta amica del cuore del maturante sole;
che cospiri con lui per caricare e beare
di frutti le viti che intorno alle grondaie corrono;
per piegare sotto le mele i muscosi alberi della capanna,
ed empire tutti i frutti di maturità fino al torso,
per gonfiare la zucca, e arrotondare i gusci delle nocciuole
con un dolce nòcciolo; per far gemmare altri
e ancora altri, più tardivi fiori per le api,
finché esse pensino che i giorni tepidi non finiranno mai,
perché l Estate ha colmate fino all'orlo le loro viscose celle

Chi non t' ha veduto spesso fra la tua dovizia?
Talvolta chiunque vada fuori cercando può trovar
te a sedere senza pensieri su d' un' aia,
i tuoi capelli mollemente sollevati dal vaglio del vento;
o su un solco mietuto a mezzo profondamente addormentato,
assopito dai fumi dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il prossimo mannello, e tutti i suoi fiori
e talvolta come uno spigolatore tu tieni intrecciati:
fermo il tuo capo carico attraversando un ruscello;
o presso un torchio da sidro, con sguardo paziente,
tu osservi gli ultimi trasudamenti per ore ed ore.

Dove sono i canti della Primavera? Sì, dove sono essi?
Non pensare ad essi; tu hai la tua musica pure,
mentre nuvole a sbarre fioriscono il giorno che lento muore,
e toccano i piani di stoppie con una rosea tinta;
allora in un lamentoso coro i moscerini gemono
tra i salici del fiume, portati in alto
o affondando, come il lieve vento vive o muore;
e adulti agnelli belano forte dal limite collinoso;
grilli di siepe cantano; ed ora con soave tenore
il pettirosso fischia dal recinto d'un giardino;
e le rondini si raccolgono trillando nei cieli.

John Keats

outremer
18-11-2011, 11:19
"scrivere è il lungo disobbedire al vivere, e da sempre ogni uomo che si è accinto a scrivere, che ha segretamente scritto, ha chiesto all'autorità della vita e della morte di essere dispensato dal dovere di vivere, di essere perdonato per non aver vissuto. Venivano dagli Dei i versi degli antichi poeti, e tanto grave era disobbedire al vivere, quando gli uomini erano pochi, che coloro che scrivevano sentivano che era la divinità stessa a impossessarsi di loro e a costringerli a mancare al mondo.
Nell'era virtuale, lo scrittore non ha più bisogno di alcuna autorizzazione ora che scrivere non è ormai altro dal vivere né,forse, molto più di questo. (...) La storia della letteratura, dunque, è quella dell'autorità che autorizza lo scrivere, del suo essere in Dio per poi discendere e dividersi molte volte fino ad appartenere a tutti gli uomini, ma è , non meno, anche la storia della parola e di come all'aumentare del potere dell'autore, il potere della parola sia sempre diminuito, la storia di come lo scrivere, che ha fondato regni e religioni,non abbia più la forza di cambiare la vita di un uomo, ora che la vita di un uomo è sufficiente ad autorizzare anche lui a scrivere. (...) e il significato di una parola, di un concetto dipende sempre dal numero di uomini che la conoscono. Una cosa che è vera se detta a uno, è falsa quando è detta a tutti."

(Simone Barillari)

escher
24-11-2011, 21:05
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

(Vincenzo Cardarelli)

LuceLunare
24-11-2011, 21:21
Lampi


Stanotte un sussultante cielo
malato di nuvole nere
acuisce a sprazzi vividi
il mio desiderio insonne
e lo fa duro e lucente
come una lama d'acciaio.

(Antonia Pozzi)

odelay
24-11-2011, 21:27
Lampi


Stanotte un sussultante cielo
malato di nuvole nere
acuisce a sprazzi vividi
il mio desiderio insonne
e lo fa duro e lucente
come una lama d'acciaio.

(Antonia Pozzi)

amelia rosselli ti piace, lucelù?

LuceLunare
24-11-2011, 21:30
amelia rosselli ti piace, lucelù?

Non conosco!

Dimmi, postami qualcosa!

odelay
24-11-2011, 21:43
http://www.poiein.it/autori/R/rosselliPassannanti.htm

LuceLunare
24-11-2011, 21:48
http://www.poiein.it/autori/R/rosselliPassannanti.htm

"Colmo di rimpianto tu
continui a vivere, io brucio in un ardore che non
può sorridersi"

ollè.
Mi piace, anche se è molto più strutturata di quel che leggo di solito, sono più una da poesia confessionale.

odelay
24-11-2011, 21:57
"Colmo di rimpianto tu
continui a vivere, io brucio in un ardore che non
può sorridersi"

ollè.
Mi piace, anche se è molto più strutturata di quel che leggo di solito, sono più una da poesia confessionale.
sì è vero è strutturata. ma proprio per questo ha una musicalità che si ribalta e che ti sorprende un sacco. cioè a me capita così

è la figlia di uno dei fratelli rosselli, tra l'altro

LuceLunare
24-11-2011, 21:59
sì è vero è strutturata. ma proprio per questo ha una musicalità che si ribalta e che ti sorprende un sacco. cioè a me capita così

è la figlia di uno dei fratelli rosselli, tra l'altro

Mi piace, grazie per averla segnalata, entra di diritto nella mia "collezione" :)

odelay
24-11-2011, 22:01
Mi piace, grazie per averla segnalata, entra di diritto nella mia "collezione" :): ))))

Jack Torrance
24-11-2011, 22:02
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

(Vincenzo Cardarelli)

Spettacolo. Bellissima scelta.

LuceLunare
25-11-2011, 23:40
the girls that are wanted

The girls that are wanted are good girls
Good from the heart to the lips
Pure as the lily is white and pure
From its heart to its sweet leaf tips.

The girls that are wanted are girls with hearts
They are wanted for mothers and wives
Wanted to cradle in loving arms
The strongest and frailest lives.

The clever, the witty, the brilliant girl
There are few who can understand
But, oh! For the wise, loving home girls
There's a constant, steady demand.

carmilla
27-11-2011, 13:45
IL PUGNO

Il pugno stretto intorno al mio cuore
Si allenta un poco, e io boccheggio
Lucidità, ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è commossa

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la stretta solida del folle, questa
sta impugnando l’orlo dell’irrazionale, prima
di inabissarsi urlando.

Stringi duro allora, cuore. Così almeno vivi.




Amore dopo amore
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Walcott Derek

nightingalerider
27-11-2011, 15:41
IL PUGNO

Il pugno stretto intorno al mio cuore
Si allenta un poco, e io boccheggio
Lucidità, ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è commossa

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la stretta solida del folle, questa
sta impugnando l’orlo dell’irrazionale, prima
di inabissarsi urlando.

Stringi duro allora, cuore. Così almeno vivi.




Amore dopo amore
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Walcott Derek

Ok, ma tanto per scongiurare equivoci, Derek è il nome e Walcott il cognome.

Francesco Costanzo
27-11-2011, 17:23
che coglione, al solito.

BlisterInTheSun
27-11-2011, 17:32
che coglione,
al solito.

Ungaretti?

Coffy
27-11-2011, 17:39
IL PUGNO

Il pugno stretto intorno al mio cuore
Si allenta un poco, e io boccheggio
Lucidità, ma già preme
di nuovo. Quando mai non ho amato
la pena d’amore? Ma questa si è commossa

oltre l’amore fino alla mania. Questa
ha la stretta solida del folle, questa
sta impugnando l’orlo dell’irrazionale, prima
di inabissarsi urlando.

Stringi duro allora, cuore. Così almeno vivi.



:angos:

Francesco Costanzo
27-11-2011, 17:44
Ungaretti?

Ungaretti Giuseppe; Giuseppe è il nome.

nightingalerider
27-11-2011, 18:08
che coglione, al solito.

Ma chi io? Piano con le parole, quell'uomo. Non mi pare di averle dato confidenza.

Era una precisazione non tanto futile quanto lei par credere, dato il patronimico non esattamente corrente. Ad esempio: Bo Derek, Derek è il cognome.

ciglie
28-11-2011, 18:27
L'imperatore del sorbetto.

All'arrotolatore di sigari giganti,
quel tutto muscoli, digli di sbattere
in tazze da cucina concupiscenti panne.
Si gingillino le donnette nella veste
che usano indossare e rechino i ragazzi
fiori avvolti in giornali del mese passato.
Sia l'essere il finale dell'aspetto.
Il solo imperatore è l'imperatore del sorbetto.

Prendi dalla cassettiera di abete, senza più
i tre pomelli di vetro, quel lenzuolo
dove una volta lei ricamò delle colombe
e stendilo fino a ricoprirle la faccia.
Se ne spuntano piedi e calli, sarà
per mostrare com'è fredda, com'è muta.
E che affissi la lampada il suo getto.
Il solo imperatore è l'imperatore del sorbetto.

Wallace Stevens.

Lu_i_gi
03-12-2011, 12:20
Volgiamo al crepuscolo.
Quanta bellezza nel secol scorso avemmo nel nostro BelPaese.
Quanta dimenticanza.
Ma è anche giusto così.
Marino Moretti era emiliano, aveva un cuore piumoso e tanta voglia di fuggire.
Fumava Pipe e scriveva cose così:

A Cesena.

Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
ospite della mia sorella sposa,
sposa da sei, da sette mesi appena.

Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia della casa senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava.

Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse
triste è per te la pioggia cittadina,
il nuovo amore che non ti soccorse,

il sogno che non ti avvizzì, sorella
che guardi me con occhio che s'ostina
a dirmi bella la tua vita, bella,

bella! Oh bambina, o sorellina, o nuora,
o sposa, io vedo tuo marito, sento,
oggi, a chi dici mamma, a una signora;

so che quell'uomo è il suocero dabbene
che dopo il lauto pasto è sonnolente,
il babbo che ti vuole un po' di bene...

« Mamma! » tu chiami, e le sorridi e vuoi
ch'io sia gentile, vuoi ch'io le sorrida,
che le parli dei miei vïaggi, poi...

poi quando siamo soli (oh come piove!)
mi dici rauca di non so che sfida
corsa tra voi; e dici, dici dove,

quando, come, perché; ripeti ancora
quando, come, perché; chiedi consiglio
con un sorriso non più tuo, di nuora.

Parli d'una cognata quasi avara
che viene spesso per casa col figlio
e non sai se temerla o averla cara;

parli del nonno ch'è quasi al tramonto,
il nonno ricco, del tuo Dino, e dici:
« Vedrai, vedrai se lo terrò di conto »;

parli della città, delle signore
che già conosci, di giorni felici,
di libertà, d'amor proprio, d'amore.

Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
sono a Cesena e mia sorella è qui
tutta d'un uomo ch'io conosco appena.

tra nuova gente, nuove cure, nuove
tristezze, e a me parla... così,
senza dolcezza, mentre piove o spiove:

« La mamma nostra t'avrà detto che...
E poi si vede, ora si vede, e come!
sì, sono incinta... Troppo presto, ahimè!

Sai che non voglio balia? che ho speranza
d'allattarlo da me? Cerchiamo un nome...
Ho fortuna, è una buona gravidanza... »

Ancora parli, ancora parli, e guardi
le cose intorno. Piove. S'avvicina
l'ombra grigiastra. Suona l'ora. È tardi.

E l'anno scorso eri così bambina!

outremer
05-12-2011, 02:24
So this is permanence, love's shattered pride
What once was innocence, turned on its side
A cloud hangs over me, marks every move
Deep in the memory, of what once was love

Oh how I realised how I wanted time
Put into perspective, tried so hard to find
Just for one moment, thought I'd found my way
Destiny unfolded, I watched it slip away

Excessive flashpoints, beyond all reach
Solitary demands for all I'd like to keep
Let's take a ride out, see what we can find
A valueless collection of hopes and past desires

I never realised the lengths I'd have to go
All the darkest corners of a sense I didn't know
Just for one moment, I heard somebody call
Looked beyond the day in hand, there's nothing there at all

Now that I've realised how it's all gone wrong
Gotta find some therapy, this treatment takes too long
Deep in the heart of where sympathy held sway
Gotta find my destiny, before it gets too late

carmilla
05-12-2011, 14:41
IL CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE

Incedete nell'alta luce
su suolo cedevole, geni felici!
Aliti divini, splendenti
vi sfiorano lievi,
come dita d'artista
corde sacre.

Senza destino, come neonato
dormiente, respirano i Celesti;
castamente protetto
in semplicissima gemma
fiorisce loro
perenne lo spirito,
e gli occhi sereni
brillano di quieta
eterna chiarezza.

Invece a noi non è dato
poter stare in alcun luogo,
svaniscono, precipitano
gli uomini dolorosi
ciecamente dall'una
all'altra delle ore,
come acqua gettata
di scoglio in scoglio
negli anni giù nell'ignoto

FRIEDRICH HOLDERLIN

LuceLunare
05-12-2011, 17:36
My love is as a fever longing still,
For that which longer nurseth the disease;
Feeding on that which doth preserve the ill,
The uncertain sickly appetite to please.
My reason, the physician to my love,
Angry that his prescriptions are not kept,
Hath left me, and I desperate now approve
Desire is death, which physic did except.
Past cure I am, now Reason is past care,
And frantic-mad with evermore unrest;
My thoughts and my discourse as madmen’s are,
At random from the truth vainly expressed;
For I have sworn thee fair, and thought thee bright,
Who art as black as hell, as dark as night.

W.S.

Francesco Costanzo
05-12-2011, 18:37
IL CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE

Incedete nell'alta luce
su suolo cedevole, geni felici!
Aliti divini, splendenti
vi sfiorano lievi,
come dita d'artista
corde sacre.

Senza destino, come neonato
dormiente, respirano i Celesti;
castamente protetto
in semplicissima gemma
fiorisce loro
perenne lo spirito,
e gli occhi sereni
brillano di quieta
eterna chiarezza.

Invece a noi non è dato
poter stare in alcun luogo,
svaniscono, precipitano
gli uomini dolorosi
ciecamente dall'una
all'altra delle ore,
come acqua gettata
di scoglio in scoglio
negli anni giù nell'ignoto

FRIEDRICH HOLDERLIN

Al Mattino
Brilla di rugiada il prato; più vivace
Già corre la sorgente desta; il faggio
inclina il capo incerto e tra le foglie
mormora e brilla; e intorno a grigie nubi

Rosse fiamme si allungano, annunciando,
Senza rumore si levano in onde;
Come flutti alla riva, le cangianti,
Alte si levano, sempre più alte.

Vieni ora, sali, e non troppo presto,
Giorno dorato, al vertice del cielo!
Perchè più aperto e confidente vola
A te il mio occhio, beato! fino a quando

Giovane nella tua bellezza guardi
E troppo splendido e orgoglioso ancora
Per me non sei; sempre vorresti andare
Lo potessi io con te, viandante dio!

Ma tu sorridi del lieto spavaldo,
Che vorrebbe eguagliarti; benedici
invece il mio mortale agire e ancora
Benigno! allieta il mio muto sentiero

Zooey Zissou
10-12-2011, 19:58
Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più.

myrna minkoff
12-12-2011, 11:45
E’ morta la mia donna: sono libero!
Posso bere, sicché, quando mi pare.
Se rincasavo privo di danaro
gli urli suoi mi squassavano le fibre.
Mi sento come un re, sono beato.
L’aria è purissima, il cielo una festa.
Era proprio un’estate come questa
quando di lei mi sono innamorato.
La sete orribile che mi divora
la spegne il vino, ma dev’esser tanto
quanto ne può contenere soltanto
la sua tomba: e non è poco davvero.
Ho gettato il suo corpo in fondo a un pozzo
e gli ho scagliato sopra, per sottrarlo
a ogni vista, le pietre dell’orlo.
- Ora voglio scordarmela, se posso.
Per tutti i giuramenti di dolcezza,
che non si estinguono davvero mai,
per poterci riconciliare ormai,
come ai bei tempi della nostra ebbrezza,
la pregai che mi desse appuntamento,
la sera, in una stretta strada scura.
E lei ci venne, folle creatura.
Chi più chi meno, siamo tutti dementi.
Lei era ancora, pure se sfinita,
assai graziosa, ed io l’amavo, certo,
l’amavo troppo, e per questo le ho detto:
“Cara, devi lasciare questa vita”.
Nessuno mi capisce: c’è uno solo,
tra questi ubriachi deficienti,
che ha pensato, nelle notti silenti,
di far del vino un funebre lenzuolo?
Crapuloni che nulla mai scompone,
simili a fredde macchine di ferro,
proprio mai, né d’estate né d’inverno,
han conosciuto davvero l’amore,
con tutti i lugubri suoi incantamenti,
e la sequenza di allarmi infernali,
le lagrime, le velenose fiale,
le ossa e le catene strepitanti.
Eccomi libero, solo, deciso
a bere, fradicio, l’ultimo sorso.
Ora, senza paura né rimorso,
mi sdraierò per terra, e, così steso,
cadrò nel sonno come fossi un cane!
Il carro, con le sue pesanti ruote,
carico di pietrame e di rifiuti,
o l’infuriato vagone potranno
schiacciare questo mio corpo colpevole,
oppur tagliare a metà questo mio
tronco: per me, me ne infischio di Dio,
della Santa Eucarestia e del Diavolo.

C. Baudelaire

marcel
23-12-2011, 19:18
elevazione

al di là degli stagni, delle valli e dei monti
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari
al di là del sole, al di là dell’aria
al di là dei confini delle stellate sfere
tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e,come un buon nuotatore che gode tra le onde
allegro solchi la profonda immensità
con indicibile e maschia voluttà
fuggi lontano dai morbosi miasmi
vola a purificarti nell’aria, più alta
e bevi, come un puro liquido divino
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi
felice chi con ali vigorose
le spalle alla noia e vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita
si eleva verso campi sereni e luminosi
felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso cieli nel mattino
felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute

carmilla
23-12-2011, 20:07
La verità, vi prego, sull’amore
ah!ah!ah!Alcuni dicono che l’amore è un bambino
e alcuni che è un uccello
alcuni dicono che fa girare il mondo
e altri che è solo un’assurdità,
e quando ho chiesto cosa fosse al mio vicino
sua moglie si è seccata e ha detto
che non era il caso di fare queste domande.
Può assomigliare a un pigiama
o a del salame piccante dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare un lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ha gli orli lisci e soffici?
La verità, vi prego, sull’amore.
ah!ah! I libri di storia ne parlanoah!
solo in piccole note a fondo pagina,
ma è un argomento molto comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sulle copertine degli orari ferroviari.
ah!ah! Ha il latrato di un cane affamatoah!
o fa il fracasso di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
con una sega o con un pianoforte Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
O apprezzerà soltanto musica classica?
La smetterà quando si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.
ah!ah! L’ho cercato nei chioschi del giardinoah!
ma lì non c’era mai stato:
ho anche esplorato le rive del Tamigi
e l’aria balsamica delle terme.
Non so cosa cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma certo non era nel pollaio
e nemmeno sotto il letto.
ah!ah! Sa fare delle smorfie straordinarie?ah!
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon cittadino o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se un po’ audaci?
La verità, vi prego, sull’amore.
ah!ah! Quando viene, verrà senza avvisare,ah!
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull’autobus mi pesterà un piede?
Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
Ditemi la verità, vi prego, sull’amore.

Wystan H. Auden

carmilla
23-12-2011, 20:18
Tristezza della luna
Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d’addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe morenti, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.
Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere
su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,
accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.


Il viaggio

A Maxime Du Camp

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!
Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:
c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.
Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.
Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!
I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

Charles Baudelaire

Zooey Zissou
24-12-2011, 23:09
noi ricercatori della conoscenza
siamo per noi stessi degli sconosciuti
per la buona ragione che in realtà
non ci siamo mai cercati
che possibilità abbiamo noi
di trovarci un giorno, o l’altro
il nostro tesoro è là dove sono gli alveari
del nostro sapere
api continuamente alla ricerca
raccoglitrici del miele dello spirito
solo una cosa ci sta veramente a cuore
riportare qualcosa alla nostra dimora
per il resto, quanto alla vita
alle pretese esperienze vissute
chi di noi le prende veramente sul serio?
chi ne ha il tempo?
come un uomo assorbito in sé medesimo
che senta risuonare gli assordanti dodici
rintocchi del mezzogiorno
e che bruscamente risvegliato
si domandi “che ora è appena suonata?”
così succede che noi ci sfreghiamo
le orecchie dopo i rintocchi
e ci chiediamo stupiti:
“che cos’è che abbiamo appena vissuto?”
e allora cerchiamo dopo quei rintocchi
come ho detto or ora
di fare il conto a ritroso
di quei dodici colpi della campana
della nostra esperienza, della nostra vita
del nostro essere, e ahimè
senza trovare un risultato che sia giusto
restiamo necessariamente stranieri a noi stessi
non riusciamo a capirci
per quanto riguarda noi stessi
non siamo affatto dei cercatori di conoscenza

Nietzsche

(Non è propriamente poesia ma mi andava di postarlo e non sapevo bene dove altro farlo.)

Amica che
24-12-2011, 23:29
La vostra anima è uno scelto paesaggio
incantato da maschere e da bergamasche
che suonano il liuto e danzano, quasi
tristi sotto i loro fantastici travestimenti.

Cantano così in tono minore
l'amore vincitore e la giusta vita,
con l'aria di non credere alla felicità
e la loro canzone si fa chiaro di luna,

calmo chiaro di luna - triste e bello -
che lascia sognare sugli alberi gli uccelli
e gli zampilli singhiozzare in estasi,
i grandi zampilli tra marmi guizzanti.

P. Verlaine

emma-06
25-12-2011, 00:45
Tulipani


I tulipani sono troppo eccitabili, qui è inverno.

Guarda com’è tutto bianco, tutto quieto e innevato.

Sto imparando la pace, da me quietamente posando

come posa la luce su questi muri bianchi, questo letto, queste mani.

Io non sono nessuno; non c’entro con le esplosioni.

Ho dato il mio nome e i miei vestiti alle infermiere

e all’anestesista la mia storia e ai chirurghi il mio corpo.



Tra guanciale e risvolto del lenzuolo han puntellata la mia testa

come un occhio tra due palpebre bianche che non si chiuderanno.

Stupida pupilla, tutto deve sorbirsi.

Le infermiere passano e ripassano, non disturbano,

passano come gabbiani all’entroterra nelle loro cuffie bianche,

con mani affaccendate, identiche l’una all’altra,

così che è impossibile contare quante sono.



Per loro il mio corpo è un ciottolo, vi attendono come l’acqua

Tende ai ciottoli sui quali deve scorrere, gentilmente levigandoli.

Mi portano il torpore nei loro lucenti aghi, mi portano il sonno.

Adesso ho perduto me stessa sono stufa di fardelli –

La mia ventiquattrore di pelle come un nero portapillole,

mio marito e il bambino sorridenti dalla foto di famiglia;

mi agganciano la pelle i loro sorrisi, sorridenti ami.



Ho gettato cose a mare, io cargo di trent’anni

testardamente attaccata al mio nome e indirizzo.

Hanno passato una spugna sui miei affetti.

Impaurita e nuda sulla verde barella plasticata

ho guardata la miei teiera, i miei portapanni, i miei libri

sparire affondando e l’acqua si è chiusa sul mio capo.

Sono una monaca adesso, non sono mai stata così pura.



Io non volevo fiori, volevo solamente

giacere e palme riverse ed essere vuota.

Come si è liberi, liberi da non credersi.

La pace è così grande che abbaglia,

e non chiede nulla, un’etichetta col nome, pochi aggeggi.

E’ il finale a cui approdano i morti; me li figuro

Inghiottirselo come un’ostia da comunione.



I tulipani sono troppo rossi, mi fanno male.

Anche sotto la carta li sentivo respirare

lievi, sotto la bianca fasciatura, come un bebè mostruoso.

La loro rossezza parla alla mia ferita, gli risponde.

E sono infidi: sembrano galleggiare, benché mi tirano giù,

sconvolgendomi con le loro lingue imprevedute e il colore,

dozzina di rossi piombi intorno al collo.

Nessuno mi sorvegliava, adesso sono sorvegliata.

A me i tulipani si volgono e dietro me alla finestra

dove una volta al giorno si allarga e si assottiglia la luce

e io mi vedo, piatta buffa ombra di pupazzo ritagliato

fra l’occhio del sole e gli occhi dei tulipani,

e io non ho faccia, ho voluto cancellarmi.

I vividi tulipani divorano il mio ossigeno.



Prima del loro arrivo l’aria era calma abbastanza,

andava e veniva, respiro su respiro, senza trambusto.

Poi loro l’hanno riempita come un chiasso.

Adesso l’aria si rompe e vortica quale un fiume

si rompe e vortica su una macchina affondata rossa di ruggine.

Concentrano la mia attenzione che era prima felice

di giocare e riposare senza impegnarsi.



Le pareti, anche loro, sembrano riscaldarsi.

I tulipani dovrebbero stare in gabbia come bestie feroci;

si aprono come la bocca di un grande felino africano

e io mi accorgo del mio cuore che apre e chiude

la sua ampolla di rossi bocci per puro amore di me.

L’acqua che assaggio è calda e salata, come il mare,

e viene da un paese lontanissimo come la salute.

---------------------------------

Io sono verticale

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.

Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath
__________________

outremer
02-01-2012, 22:01
la favoletta biblica relativa alla dannazione caotico-linguistica inflitta alla gentaglia tracotante,rea di... quell'aver tirato su la Torre di Babele, oltre che falsa e stolida, non ha un bel niente d'eccezionale: babelica davvero è ogni nostrana erranza linguacciuta, nella variazione perpetua di qualsiasi mancato presente in divenire, consultare Saussure... eccetera


(CB)

nightingalerider
02-01-2012, 23:21
la favoletta biblica relativa alla dannazione caotico-linguistica inflitta alla gentaglia tracotante,rea di... quell'aver tirato su la Torre di Babele, oltre che falsa e stolida, non ha un bel niente d'eccezionale: babelica davvero è ogni nostrana erranza linguacciuta, nella variazione perpetua di qualsiasi mancato presente in divenire, consultare Saussure... eccetera


(CB)

Ah ah ah ah

hai in ogni caso sbagliato topic

outremer
02-01-2012, 23:27
hai sbagliato topic

no. ti svelo un segreto: poesia non è solo rima. ciao

nightingalerider
02-01-2012, 23:28
no. ti svelo un segreto: poesia non è solo rima. ciao

ah ah ah ah ah ah ah

hai ragione.

BlisterInTheSun
02-01-2012, 23:38
http://croccworld.dailypatrizia.com/quandomenotelaspetti2/files/2010/04/sfondo-tramonto-sul-mare-pdi-3.jpg

anche un tramonto sul mare è poesia

Lu_i_gi
03-01-2012, 14:43
Verlaine e Baudelairei sopravvalutati da sempre, a mio avviso.
Sono edonisti della parola.

chango
03-01-2012, 20:05
LA DISTRUZIONE

Senza tregua al mio fianco si agita il Demonio;
circola intorno a me come un'aria impalpabile;
io l'inghiotto e lo sento che mi brucia i polmoni,
li empie d'un desiderio eterno e colpevole.

Talvolta, conoscendo il mio amore per l'Arte,
prende la forma della più attraente delle donne,
e, con pretesti speciosi da bigotto bugiardo,
abitua le mie braccia ai filtri più ignobili.

Mi conduce così, lontano dallo sguardo
di Dio, rotto di fatica, ansimante,
nelle piane del Tedio, profonde e deserte,

e mi getta negli occhi pieni di confusione
vesti imbrattate, ferite aperte, e il sanguinante
armamentario della Distruzione!

Charles Baudelaire

dr. Caligari
04-01-2012, 23:52
So this is permanence, love's shattered pride
What once was innocence, turned on its side
A cloud hangs over me, marks every move
Deep in the memory, of what once was love

Oh how I realised how I wanted time
Put into perspective, tried so hard to find
Just for one moment, thought I'd found my way
Destiny unfolded, I watched it slip away

Excessive flashpoints, beyond all reach
Solitary demands for all I'd like to keep
Let's take a ride out, see what we can find
A valueless collection of hopes and past desires

I never realised the lengths I'd have to go
All the darkest corners of a sense I didn't know
Just for one moment, I heard somebody call
Looked beyond the day in hand, there's nothing there at all

Now that I've realised how it's all gone wrong
Gotta find some therapy, this treatment takes too long
Deep in the heart of where sympathy held sway
Gotta find my destiny, before it gets too late

pianti.

dr. Caligari
05-01-2012, 00:05
Il quadro vicino al drappeggio di broccato
è un Delacroix. Questo si chiama divano,
non canapè; e questo è un sofà.
Nota le gambe intagliate.
Mettiti il tarbush. Annusa il sughero bruciato
che sta sotto i tuoi occhi. Sistemati la tunica, così.
Ora la fascia di seta rossa, ed è Parigi: aprile 1934.
Una Citroen nera aspetta sul bordo del marciapiede.
I lampioni sono accesi.
Da' l'indirizzo all'autista, ma digli
di non correre, che hai tutta la notte.
Quando arrivi là, bevi, fa' l'amore,
balla lo shimmy e la beguine.
E quando il sole sorge sul Quartiere
la mattina dopo e quella bella donna
che hai avuto e avuto per tutta la notte
ora vuole venire a casa con te,
sii tenero con lei, non far nulla
di cui dopo dovrai pentirti. Portala a casa
con te nella Citroen, lascia che dorma
in un letto come si deve. Lascia
che si innamori di te e tu
di lei e poi... qualcosa: alcol,
un problema di alcol, sempre l'alcol...
quello che veramente hai fatto
e a qualcun'altra, quella
che volevi amare fin dall'inizio.

Pomeriggio, agosto, il sole picchia
sul cofano di una Ford polverosa
parcheggiata sul vialetto di casa tua, a San Jose.
Sul sedile davanti una donna
che si copre gli occhi e ascolta
una vecchia canzone alla radio.
Stai lì sull'uscio e guardi.
Senti la canzone. E' tanto tempo fa.
Stai cercando, col sole in faccia.
Ma non ricordi.
Onestamente, non ricordi.


Carver toglie la pelle così delicatamente da fare male più di chiunque altro.

Momofuku
05-01-2012, 22:44
Un modo per ricordare entrambi

[...]
Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.

Viandante non esiste il sentiero,
ma solamente scie nel mare...

António Machado Caminante



Lettera ad António Machado
dal Quaderno di Saramago


Pubblicato il 23 febbraio 2009
Oggi sono settant’anni che António Machado è morto. Al cimitero di Collioure, dove riposano i suoi resti, tutti i giorni una cassetta postale ospita lettere scrittegli da persone dotate di un instancabile amore che non permette loro di accettare che il poeta di “Campi di Castiglia” sia morto. Hanno ragione, pochi sono così vivi. Con il testo che segue, scritto in occasione del 50° anniversario della morte di Machado, e del Congresso Internazionale che ebbe luogo a Torino, organizzato da Pablo Luis Ávila e Giancarlo Depretis, occupo il mio modesto posto nella fila. Ancora una lettera ad António Machado.

Ricordo, tanto chiaramente come se fosse oggi, di un uomo che si è chiamato António Machado. All’epoca avevo quattordici anni e andavo a scuola per imparare un mestiere che mi sarebbe servito ben poco. C’era la guerra in Spagna. Ai combattenti di una fazione diedero il nome di rossi, mentre quelli dall’altra parte, a giudicare dalle cose buone che su di loro sentivo raccontare, dovevano avere un colore come quello del cielo quando c’è bel tempo. Al dittatore del mio paese piaceva così tanto questo esercito azzurro che diede ordine ai giornali di pubblicare le notizie in modo da far credere agli ingenui che i combattimenti terminavano sempre con la vittoria dei suoi amici. Io avevo una mappa su cui conficcavo delle bandierine fatte con spilli e carta di seta. Era la linea del fronte. Questo prova che io conoscevo António Machado, nonostante non l’avessi letto, il ché è giustificabile se tieniamo in considerazione la mia giovane età. Un giorno, rendendomi conto che ero stato gabbato dagli ufficiali dell’esercito portoghese addetti alla censura dei giornali, buttai via la mappa e le bandiere. Mi lasciai trasportare da un irresponsabile istinto, di impazienza giovanile, che António Machado non meritava e di cui oggi mi pento. Gli anni passarono. A un certo punto, non ricordo né come né quando, scoprì che il tal uomo era poeta, e mi sentì tanto felice che, senza nessun proposito di futura vanagloria, mi misi a leggere tutto quello che aveva scritto. Nella stessa occasione, seppi che era già morto, e, ovviamente, collocai una bandiera su Collioure. É ora, se non mi sbaglio, di appuntare questa bandiera nel cuore della Spagna. Le ossa possono rimanere dove sono.

nightingalerider
07-01-2012, 01:04
I dreamt last night that my dead love came in,
So softly she entered, her feet made no din;
She came close beside me, and this she did say,
“It will not be long, love, till our wedding day.”

outremer
10-01-2012, 06:15
Poscia che fummo al quarto dì venuti
Gaddo mi si gettò disteso a' piedi,
e disse: "Padre mio, ché non m'aiuti?".

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra il quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti
Poscia, più che il dolor, poté il digiuno."

Quand'ebbe detto ciò, con li occhi torti
riprese 'l teschio misero co' denti,
che furo a l'osso, come d'un can, forti

emma-06
13-01-2012, 18:56
Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia -
definitivamente l'indefinito...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro

di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.

-Fernando Pessoa-

Lu_i_gi
17-01-2012, 19:12
Il poeta che amava vedere i resti antichi e rovinati di una Roma che non c'è più:

Giardini

O piccoli giardini addormentati
in un sonno di pace e di dolcezze,
o piccoli custodi rassegnati
di sussurri, di baci e di carezze;

o ritrovi di sogni immacolati,
di desideri puri e di tristezze
infinite, o giardini ove gli alati
cantori sanno di notturne ebbrezze,

o quanto v'amo! I sogni che rinserra
il mio core, fioriscono, o giardini,
lungo i viali, ne le vostre aiuole.

Io v'amo, io v'amo, o fecondati al sole
di primavera in languidi mattini,
o giardini, sorrisi de la terra!


Sergio Corazzini.

marcel
27-01-2012, 19:52
byzantium - w.b.yeats

Le nitide immagini del giorno svaniscono;
la soldatesca ubriaca dell’Imperatore va a dormire;
la risonanza della notte recede, il canto dei nottambuli
risuona dietro la grande cattedrale;
Una cupola illuminata dalle stelle o dalla luna disprezza
tutto ciò che è uomo,
tutte le semplici complessità,
le umane disposizioni furenti e infangate.
Davanti a me fluttua un’immagine, uomo o ombra,
ombra più che uomo, più immagine che ombra;
perché la fascia dell’Ade avvolta come una tela da mummia
può srotolare la via tortuosa;
bocche che non respirano possono chiamare
una bocca senza fiato né saliva
io saluto il sovrumano;
lo chiamo morte in vita e vita in morte.
Miracolo, uccello o aureo manufatto,
più miracolo che uccello o manufatto,
aggrappato sul ramo dorato illuminato dalle stelle,
può come i galli dell’Ade gracchiare,
o, amareggiato dalla luna, sdegnare ad alta voce
in gloria dell’inalterabile metallo
un comune uccello o un petalo
e tutte le complessità di fango o di sangue.
A mezzanotte sul segreto impiantito dell’imperatore
fiamme che nessuna fascina alimenta, né alcun acciarino ha acceso,
né alcun temporale molesta, fiamme generate da fiamma,
dove gli spiriti generati dal sangue vengono
e allentano ogni complessità della furia,
morendo in una danza,
un’agonia di estasi,
un’agonia di fiamma che non può bruciare un manicotto.
A cavalcioni del fango e del sangue del delfino,
spirito dopo spirito! Gli artigiani fendono l’onda,
gli orefici dell’Imperatore!
I marmi dell’impiantito della danza
rompono le amare furie della complessità,
quella immagini che ancora
fresche immagini generano,
quel mare solcato dal delfino, percosso dal gong.


( http://www.youtube.com/watch?v=kLDrOt9MFmQ )

marcel
28-01-2012, 23:20
sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
ma sedendo e mirando, interminati spazi
di là da quella, e sovrumani silenzi,
e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo;
ove per poco il cor non si spaura.
e come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente e viva,
e il suon di lei.
così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

emma-06
02-02-2012, 10:53
Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l'unica voce
che manca nell'inventario.

---------------------------------------

Figli dell'epoca

Siamo figli dell'epoca,
l'epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell'altro politica.

Perfino per campi, boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.


-----------------------------------------

Scrivere un curriculum

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Capolavoro...

Wisława Szymborska.R.I.P.

Drunk on the moon
02-02-2012, 12:45
bella emma :o

per la mia piccola parte di tributo,ero passato per questa

-Amore a prima vista-

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno “scusi” nella ressa?
Un ‘ha sbagliato numerò nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

carmilla
02-02-2012, 14:30
bellissime le poesie di Szymborska.

Il modo tuo d’amare è lasciare che io t’ami
Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sanno offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole, abbracci
mi diranno che sei esistita
che mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Perché non debba mai scoprire
con domande o carezze
l’immensa solitudine
d’essere solo ad amarti.

Pedro Salinas

carmilla
02-02-2012, 14:49
leggo adesso della morte di Wisława Szymborska. R.I.P.:crycrycry:

Prospettiva (da "Due punti")

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

Ringraziamento (da "Vista con granello di sabbia")

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
n´ riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.

L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

carmilla
14-02-2012, 20:41
«Piuttosto soffocare un bambino nella culla
che cullarlo d'insoddisfatti desideri. »

Trepidanti statue di sangue vestite di abiti
e legate per un istante
nelle prime luci di Trafalgar Square

A bassa voce
scambiano promesse domande lamenti e grida

Beffarde parole d'ordine dell'amore proibito
nessuno di questi lamenti che vorrebbero essere felici osa
mostrarsi nudo

Da secoli nella buona società è costume che una grande
compagnia d'assicurazioni matrimoniali si prenda carico
di tutto il cerimoniale dell'amore su misura garantito
su fattura
Anelli d'oro con marchio fedeltà immobiliare giuramenti
tenuti al guinzaglio con un bel pedigree
Presto se tutto andrà bene come Deve andare
al Ballo della Buona Creanza verrà data una festa
ed ogni passo dell'approccio nuziale sarà regolato
in anticipo e a gradi

Ma l'amore è l'amore la danza è la danza
Forse ascolteranno la voce del piccolo dio del Circo di
Piccadilly

Non ascoltate il Signor Loyal
non ascoltate il Signor Legale
non aspettate che regoli il vostro ingresso sulla pista
Amatevi fin d'ora
e non fate finta amatevi subito
e quando suonerà l'ora lasciatevi da buoni amanti
e poi ritrovatevi se il cuore ve lo dice
buoni amici per molto tempo
molto a lungo nella vita.

William Blake

Jack Torrance
14-02-2012, 23:51
l’immensa solitudine
d’essere solo ad amarti.


Sono dieci minuti che leggo e rileggo questi due versi. Una coltellata forse fa un po' meno male.

marcel
17-02-2012, 20:21
la ballata della vita apparente

con sguardo puro cresce ogni bambino,
cresce, e la morte mai lo lascia solo,
ed ogni uomo segue il suo cammino.
In poche ore cade marcio al suolo
il frutto che maturo si colora.
cade morto dal ramo l'usignolo.
e sempre soffia il vento e sempre ancora
molte parole ascoltiamo e diciamo
e gioia e noia sovente ci sfiora.
In mezzo all'erba strade percorriamo
ove sono stagni, lumi, alberi spersi.
luoghi deserti talvolta incontriamo.
perchè ci sono luoghi? E son diversi?
chi potrà il loro numero contare?
han senso i giorni foschi e quelli tersi?
che vale il nostro vivere e giocare
se siamo grandi e soli eternamente
e non poniamo meta al nostro andare?
aver veduto tanto giova a niente?
ma dice molto colui che dice "sera",
parola da cui goccia greve il lutto,
come dal favo il miele: lentamente

Hofmannsthal

outremer
20-02-2012, 22:01
Tra Vladivostok, la propaggine estrema
E le Orcadi che sono d’Occaso il diadema,
Suggestivo, lo so, ma a che pro ci si crede,
Se il tenerci alla pelle resta l’unica fede?
Ci ostiniamo a pensarci quali punti d’arrivo,
Ma il più morto di “loro” è pur sempre più vivo
Di chi ormai ha di sacro giusto l'osso del culo
E d’un tratto la notte è già un muro


(Mercy)

SILENCIO
22-02-2012, 22:34
E gnacche alla formica
Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!
Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.
Verrà l’inverno, sì, verrà il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schicchera giglese
e sgnèllida tra cròndale velvine.
Canta cicala, càntera in manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d’amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona.

SILENCIO
24-02-2012, 11:35
Le Pleiadi

Non piove, non piove
E' un raggio la vela nel sole
Cede il suo lume alla volta
Alla Stella Polare
Urano lontano, lento meccano del cielo
Tutto di muove, ma niente si muove davvero
E i giorni passano e gli anni e le nozze col velo
Raschia la linea degli occhi l'inganno del telo

Tramontate son le Pleiadi
Notte Alta
Io dormo da sola..

L'attesa,
E'un inganno l'attesa
Ma, preferisco l'attesa
E' più dolce che non vederti tornare
Nell'attesa mi conosci così bene
Ma poi non riconoscerò Te..

Non piove non piove
Precipa il carro nel cielo
Dondola l'Orsa appesa alla volta polare

Andromeda, Orione
Le figlie di Atlante
Brillanti ai naviganti
La via per tornare

L'attesa, è un inganno l'attesa
Ma preferisce l'attesa
Lei non mi crederà, perchè ama la sua nostalgia
Nell'atesa mi conosci così bene
Ma poi non riconoscerò Te

S'alza in cielo ora la Croce del Sud
Notte alta io avanzo da solo
Fino ai confini delle Pleiadi
Fino agli estremi confini del mare

Ma io non ti dico tutto, con Te consigliati in cuore
E da te stesso scegli la via.


Vinicio Capossela (da Saffo)

carmilla
25-02-2012, 14:45
Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c'incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caure,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.




Passato
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.


Vincenzo Cardarelli

dinahrose
25-02-2012, 16:18
Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c'incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caure,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.




Passato
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.


Vincenzo Cardarelli

quanto è maledettamente vera.

SonofBrahem
25-02-2012, 16:38
Se può interessare, da circa un mese ho aperto un blog dedicato alla poesia, mia e altrui. Ha il solo scopo di diffondere Poesia e affini.
Trovate il link nella mia firma.

kill rock stars
25-02-2012, 17:21
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.


- è di Montale

SonofBrahem
25-02-2012, 17:23
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.


- è di Montale

Questa mi accompagna sin dalla scuola media. Mai dimenticata. E ovviamente compresa solo dopo. Grazie per averla inserita!

SILENCIO
26-02-2012, 10:06
Casa sul mare


ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

Drunk on the moon
26-02-2012, 13:41
Silencio, di chi e'?

edit:

Se può interessare, da circa un mese ho aperto un blog dedicato alla poesia, mia e altrui. Ha il solo scopo di diffondere Poesia e affini.
Trovate il link nella mia firma.

grazie :)
ho appena aperto e trovato una piccola poesia di Antonia Pozzi che sconoscevo del tutto, poi leggo meglio anche gli altri post.

SILENCIO
26-02-2012, 13:50
Silencio, di chi e'?

edit:



grazie :)
ho appena aperto e trovato una piccola poesia di Antonia Pozzi che sconoscevo del tutto, poi leggo meglio anche gli altri post.


Di Eugenio Montale, io la adoro 8#8

Insieme a questa di Antonia Pozzi:

Pudore

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.

1° febbraio 1933

Drunk on the moon
26-02-2012, 14:31
io di Montale ho purtroppo una vecchia,risicata ma splendida antologia e a quella mi sono fermato, e' una delle mie peggiori lacune -doverosamente colmero' :-D

p.s. "pudore" e' proprio quella che son ha messo nel blog, dicevo proprio questa qui :-D
(anche Antonia Pozzi, se non di sfuggita, mi e' ignota - segno e recupero, tanto, tonnellata di libri da acquistare in piu', tonnellata in meno :o )

SILENCIO
26-02-2012, 14:44
io di Montale ho purtroppo una vecchia,risicata ma splendida antologia e a quella mi sono fermato, e' una delle mie peggiori lacune -doverosamente colmero' :-D

p.s. "pudore" e' proprio quella che son ha messo nel blog, dicevo proprio questa qui :-D
(anche Antonia Pozzi, se non di sfuggita, mi e' ignota - segno e recupero, tanto, tonnellata di libri da acquistare in piu', tonnellata in meno :o )

Mi ricordo i tempi universitari, in cui mi recavo nelle varie biblioteche di Milano in cerca di notizie su Antonia Pozzi. Ne leggevo il carteggio, il diario e le poesie, immedesimandomi completamente nel suo dolore, nella sua solitudine e nella sublime natura delle sue montagne...desdesdes

kill rock stars
26-02-2012, 17:39
http://farm3.staticflickr.com/2644/3969942330_2fca66833e_z.jpg

carmilla
27-02-2012, 20:08
CESARE PAVESE - Vorrei
Vorrei poter soffocare
nella stretta delle tue braccia
nell'amore ardente del tuo corpo
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest'acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confuso in te disperatamente
quest'insaziabilità della mia anima
già stanca di tutte le cose
prima ancor di conoscerle
ed ora tanto esasperata
dal mutismo del mondo
implacabile a tutti i miei sogni
e dalla sua atrocità tranquilla
che mi grava terribile
e noncurante
e nemmeno più mi concede
la pacatezza del tedio
ma mi strazia tormentosamente
e mi pungola atroce,
senza lasciarmi urlare,
sconvolgendomi il sangue
soffocandomi atroce
in un silenzio che è uno spasimo
in un silenzio fremente.
Nell'ebrezza disperata
dell'amore di tutto il tuo corpo
e della tua anima perduta
vorrei sconvolgere e bruciarmi l'anima
sperdere quest'orrore
che mi strappa gli urli
e me li soffoca in gola
bruciarlo annichilirlo in un attimo
e stringermi a te
senza ritegno più
ciecamente, febbrile,
schiantandoti, d'amore.
Poi morire, morire,
con te.
Il giorno tetro
in cui dovrò solitario
morire (e verrà, senza scampo)
quel giorno piangerò
pensando che potevo
morire così nell'ebbrezza
di una passione ardente.
Ma per pietà d'amore
non l'ho voluto mai.
Per pietà del tuo povero amore
ho scelto, anima mia,
la via del più lungo dolore.

carmilla
27-02-2012, 20:18
Warning

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi dona
e spenderò la mia pensione in brandy e in guanti estivi
e in sandali di satin, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi
e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e mi rifarò della sobrietà della mia gioventù
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.
Potrò indossare terribili camicie e ingrassare
e mangiare tre libbre di salsicce in una sola volta
o solo pane e sottaceti per una settimana
e accumulare nelle scatole penne e matite e sottobottiglia da birra e cianfrusaglie

Ma ora dobbiamo mettere vestiti che ci rendano sobri
e pagare l’affitto e non imprecare per strada
e dare il buon esempio ai bambini.
Dobbiamo avere amici a cena e leggere i giornali.

Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?
Così la gente che mi conosce non rimarrà troppo scioccata e sorpresa
quando d’improvviso sarò vecchia e comincerò a vestirmi di viola

JENNY JOSEPH

SILENCIO
29-02-2012, 18:46
Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m'hai detto "t'amo per davvero".


Fosco Maraini

SILENCIO
01-03-2012, 12:21
ARTURO ONOFRI
MARZO, CHE METTE NUVOLE A SOQQUADRO
Marzo, che mette nuvole a soqquadro
e le ammontagna in alpi di broccati,
per poi disfarle in mammole sui prati,
accende all'improvviso, come un ladro,
un'occhiata di sole
che abbaglia acque e viole.

Con in bocca un fil d'erba primaticcio,
Marzo è un fanciullo in ozio, a cavalcioni
sul vento che sepàra due stagioni;
e, zufolando, fa, per suo capriccio,
con strafottenti audacie,
il tempo che gli piace.

Stanotte, fra i suoi riccioli, spioventi
sul mio sonno a rovesci e a trilli alati,
il flauto di silenzio dei suoi fiati
vegetali svegliava azzurri e argenti
nel mio sognarlo, e fuori
ne son sbocciati fiori.

(da Vincere il drago!, Ribet, 1928 )

SILENCIO
02-03-2012, 18:53
TOMAS TRANSTRÖMER
FACCIA A FACCIA
In febbraio la vita era immobile.
Gli uccelli non volevano volare e l'anima
grattava il paesaggio come una barca
gratta il pontile cui è ormeggiata.
Gli alberi mi voltavano le spalle.
La profondità della neve si misurava dai morti fili d'erba.
Le tracce i superficie invecchiavano.
Sotto in telo la lingua moriva.
Un giorno giunse qualcosa alla finestra.
Il lavoro si arrestò ed io alzai lo sguardo.
I colori ardevano. Tutto si voltò.
La terra ed io balzammo l'una contro l'altro.

dinahrose
02-03-2012, 19:04
Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m'hai detto "t'amo per davvero".


Fosco Maraini
adoratissima

carmilla
03-03-2012, 15:13
La morte der Gatto

È morto er Gatto. Accanto
c'è la povera vedova: una Gatta
che se strugge dar pianto;
e pensa: - Pe' stasera
me ce vorrà la collarina nera,
che me s'adatta tanto! -

Frattanto la soffitta
s'empie de bestie e ognuna fa in maniera
de consolà la vedovella affritta.
- Via, sóra spósa! Fateve coraggio:
su, nun piagnete più, ché ve fa male...
Ma com'è stato? - Ieri, pe' le scale,
mentre magnava un pezzo de formaggio:
nemmanco se n'è accorto,
nun ha capito gnente...
- E già: naturarmente,
come viveva è morto.
- E quanno c'è er trasporto?
- chiede un Mastino - Io stesso
je vojo venì appresso.

Era una bestia bona come er pane:
co' tutto che sapevo ch'era un gatto
cercavo de trattallo come un cane;
che brutta fine ha fatto! -
E dice fra de sé:
- È mejo a lui ch'a me.
- Ah, zittii! - strilla un Sorcio - Nun ve dico
tutto lo strazzio mio!
Povero Micio! M'era tanto amico! -
E intanto pensa: - Ringrazziamo Iddio! -

L'Oca, er Piccione e er Gallo,
a nome de le bestie der cortile,
j'hanno portato un crisantemo giallo.
- Che pensiero gentile!
- je fa la Gatta - Grazzie a tutti quanti.
E mentre l'accompagna
barbotta: - Che migragna!
Un crisantemo in tanti! -
Poi resta sola e sente
la vocetta d'un Micio
che sgnavola e fa er cicio...
- Questo dev'esse lui! - dice la Gatta:
e se guarda in un secchio
che je serve da specchio...
In fonno, è soddisfatta.

Trilussa

SonofBrahem
03-03-2012, 16:12
Tra la forma della vita e la vita
grande è la differenza
come tra il liquore alle labbra
e il liquore nella bottiglia
questo - si conserva bene -
ma per un bisogno d'estasi
è meglio quello stappato -
lo so per aver provato

Emily Dickinson

Drunk on the moon
08-03-2012, 12:31
(questa e' da cantare)

I know a little cupboard,
With a teeny tiny key,
And there's a jar of Lollypops
For me, me, me.

It has a little shelf, my dear,
As dark as dark can be,
And there's a dish of Banbury Cakes
For me, me, me.

I have a small fat grandmamma,
With a very slippery knee,
And she's the Keeper of the Cupboard
With the key, key, key.

And I'm very good, my dear,
As good as good can be,
There's Branbury Cakes, and Lollypops
For me, me, me.

(Walter De la Mare)

SILENCIO
08-03-2012, 15:36
ANTONIA POZZI
DESIDERIO DI COSE LEGGERE

Desiderio di cose leggere
Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un'isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l'anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l'acqua o l'aria
salperà – con le case
dell'isola lontana,
per un'alta scogliera
di stelle –

1° febbraio 1934

emma-06
09-03-2012, 00:15
Edoardo Sanguineti

Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

SonofBrahem
09-03-2012, 00:50
Regola

Poco si dà se solamente molto
di noi a letto o in tavola mettiamo:
si dia a dismisura, come il sole,
effigie rigorosa di chi siamo.

José Saramago

carmilla
10-03-2012, 18:31
Non leggo più; vorrei aprire un libro
e trovarvi esibita tutta la scienza…
Almeno poter credere che, se leggessi,
se per lunghe ore leggessi e leggessi,
mi resterebbe alla fine qualcosa
dell’essenziale del mondo, che salirei
per lo meno più vicino
al Mistero… E, anche senza raggiungerlo,
almeno lo avrei sfiorato…
Come un bambino che simula di salire
i gradini che ha dipinto per terra…

Fernando Pessoa,Faust

SonofBrahem
11-03-2012, 02:16
Postata nel mio blog, la riporto qui:

Dinosauropoli, noi
Charles Bukowski

nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora Morte che se la ride
e mentre gli ascensori si guastano
e gli orizzonti politici si dissolvono
e il ragazzetto che riempie le buste al supermarket è laureato
e i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa
e il sole è lì nascosto

noi siamo
nati così
in mezzo a tutto questo
in mezzo a queste guerre ragionatamente folli
in mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti
in mezzo ai bar dove le persone non si parlano più
in mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole

siamo nati in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo

siamo nati in mezzo a tutto questo
in mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo
a causa di tutto questo moriamo
siamo ridotti al silenzio
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
questa roba
ci inganna
ci sfrutta
ci piscia addosso
ci rende folli e perversi
ci trasforma in violenti
ci rende inumani

il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un dio insensibile

le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare

siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe
siamo nati in una nazione che da sessant'anni accumula debiti
e che presto non potrà meanche pagare gli interessi su quei debiti
e le banche bruceranno
e i soldi saranno inutili
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l'energia nucleare finirà in mano alle masse
il pianeta sarà scosso da un'esplosione dopo l'altra
uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati
i ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali
l'inferno di Dante al confronto sembrerà un parco giochi per bambini

non si vedrà più il sole e sarà per sempre notte
gli alberi moriranno
morirà tutta la vegetazione
uomini radioattivi si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi
l'acqua del mare sarà avvelenata
i laghi e i fiumi spariranno
la pioggia diventerà preziosa come l'oro

la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento scuro

i pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie

e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall'attrito
dall'esaurirsi delle scorte
dall'effetto naturale del generale decadimento delle cose

e da tutto questo nascerà

il silenzio più incantevole che abbiate mai sentito

il sole resterà ancora lì nascosto

in attesa del prossimo capitolo.

nightingalerider
11-03-2012, 15:43
Curlews

I

They lift
Out of the maternal watery blue lines

Stripped of all but their cry
Some twists of near-inedible sinew

They slough off
The robes of bilberry blue
The cloud-stained bogland

They veer up and eddy away over
The stone horns

They trail a long, dangling, falling aim
Across water

Lancing their voices
Through the skin of this light

Drinking the nameless and naked
Through the trembling bills.


II

Curlews in April
Hang their harps over the misty valleys

A wobbling water-call
A wet footed god of the horizons

New moons sink into the heather
And full golden moons

Bulge over spent walls.


Chiurli

I

Sollevano
dalle azzurre acquose linee materne

Spogliate di tutto tranne che dei loro gridi
intrecci di quasi incommestibile nervo

depongono le vesti blu mirtillo
gli acquitrini macchiati di nuvole

si allontanano vorticando
sopra i corni di pietra

trascinano una lunga, pencolante, cascante mira
attraverso l'acqua

incidendo le loro voci
nella pelle di questa luce

bevendo il senza nome e il nudo
con becchi frementi.


II

Chiurli in aprile
appendono le loro arpe sulle valli nebbiose

tremolante richiamo d'acqua
piè-bagnato dio degli orizzonti

lune nuove affondano nell'erica
e auree lune piene

ingrossano su muretti esausti.


(T. Hughes)

nightingalerider
11-03-2012, 15:46
High sea-light

Pearl-robe
Of earth's grit

Heaven glows through
Into the streams
Into gulping mouths

Into a world
Of busy dark atoms
Inside the live wreathed stone

Of light worn warm by a wonder.


Alta luce marina

Veste perlacea
di arenaria terrestre

Attraverso cui il cielo riluce
dentro i ruscelli
dentro le bocche ingoianti

dentro un mondo
di laboriosi atomi scuri
nella ghirlanda della viva pietra

di luce indossata calda da uno stupore.


(T. Hughes)

nightingalerider
11-03-2012, 15:51
Spring-dusk

- a frost-frail
Amethyst.

An iron earth sinking,
Frozen in its wounds.

A snipe
Knowing it has to move fast
Hurtles upwards and downwards

Drumming in the high dark - witchdoctor

Climbing and diving

Drawing the new
Needle of moon
Down

Gently

Into its eggs.


Crepuscolo di primavera

- ametista
Di fragile brina.

Terra di ferro che affonda
e ghiaccia nelle sue ferite.

Un beccaccino
sapendo che deve muoversi in fretta
vola su e giù

tambureggiando nell'alto buio- dottore stregone

sale e si tuffa

spingendo il nuovo
ago della luna
giù

piano piano

nelle sue uova.


(T. Hughes)

nightingalerider
11-03-2012, 15:59
Two

Two stepped down out of the morning star,
The grouse glowed, they were stolen embers,
The dew split colour.
And a cupped hand brimmed with cock-crows.

Two came down with long shadows
Between the dawn's fingers
With the swinging bodies od hares
And snipe robbed of their jewels,

The stream spoke an oracle of unending,
The sun spread a land at their feet.

Two dropped from the woods that hung in the sky
Bringing the scorched feet of carrion crows.
And the war opened -
a sudden yelling
Ricocheted among huddled roof-tops.

The guide flew up from the pathway.

The other swayed.

The feather fell from his head.
The drum stopped in his hand.
The song died in his mouth.


Due

Due uscirono dalla stella del mattino,
le pernici luccicavano, erano tizzoni rubati.
La rugiada rifrangeva i colori,
E una mano a coppa si colmò di canti di gallo.

Due scesero con ombre lunghe
tra le dita dell'alba
reggendo i corpi ciondolanti di lepri
e beccaccini derubati dei loro gioielli.

Il rivo parlava un oracolo di infinità,
Il sole stendeva una terra ai loro piedi.

Due calarono dai boschi che pendevano dal cielo
recando le zampe bruciate di cornacchie.
E la guerra cominciò -
urla improvvise
rimbalzarono tra i tetti ammassati.

La guidà volo via dal sentiero.

L'altro barcollò.

La piuma gli cadde dal capo.
Il tamburo gli si arrestò nella mano.
Il canto gli morì nella gola.


(T. Hughes)

LuceLunare
11-03-2012, 18:44
smettila -_-

nightingalerider
11-03-2012, 19:09
smettila -_-

vieni a farmi smettere

SILENCIO
11-03-2012, 19:11
Antonia Pozzi, Prati

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Milano, 31 dicembre 1931

chango
12-03-2012, 21:17
231a strofa

Morto e non lo so,
Vivo e agisco.

I vivi hanno un'idea morta.

Una persona è un'idea viva;
dopo la morte, un'idea morta.

L'idea di vivere è lo stesso
dell'idea di morte.

I morti hanno un'idea viva -
Morti, non è colpa mia
era solo un'idea -

Penitenza rispettata in una baracca
dedicata allo studio dell'Origine -

La buona materia del Buddha
non è uno straccio di peccato -
Straccio di Luce -
Gli esseri vivi indicano la morte
col loro allegro lavoro
Così come i morti indicano la vita
col loro silenzio
Quando la roccia diventa aria
sarò là


Jack Kerouac

nightingalerider
14-03-2012, 19:45
Dedicata a Pidarules:

C'è una sala giochi a Cervia
due stanzoni larghi
spogli.
Alle macchine si appoggiano
quindicenni
come cose
e fioccano
negli occhi
i colori dei video.
E viene fuori la sera
e il mondo
non avviene mai
non si avvera mai.

(D. Rondoni)

SILENCIO
19-03-2012, 16:32
Camillo Sbarbaro
Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.


Leonardo Sinisgalli

A mio padre

L’uomo rimasto solo

a tarda sera nella vigna

scuote le rape nella vasca,

sbuca dal viottolo con la paglia

macchiata di verderame.



L’uomo che porta così fresco

terriccio sulle scarpe, odore

di fresca sera nei vestiti

si ferma a una fonte, parla

con l’ortolano che sradica i finocchi.



E’ un uomo, un piccolo uomo

che io guardo di lontano:

è un punto vivo all’orizzonte.



Forse la sua pupilla

si accende questa sera

accanto alla peschiera

dove si bagna la fronte.

SonofBrahem
20-03-2012, 00:51
I bambini di Sierre
(† 13 marzo 2012)

Ho ventidue cuori appesi all'anima,
ventidue parole da affidare al vento,
ventidue semi da innaffiare.

Ventidue nomi e ventidue volti
che mi fissano muti.

Ventidue orecchie appoggiate al mio petto
per cogliere battiti che do per scontati.

Ventidue dita puntate sui miei giorni sventati,
lontano da ciò che conta davvero.

Ma un solo cuore
da rimettere a nuovo.

G.M. Schmitt

carmilla
20-03-2012, 20:31
UN AVIATORE IRLANDESE PREVEDE LA SUA MORTE

So bene che incontrerò il mio destino
Da qualche parte, lassù fra le nuvole;
Io non odio coloro che combatto,
E non amo coloro che difendo: il mio paese
Si chiama Kiltartan Cross, e i miei compaesani
Sono i pezzenti di Kiltartan , e nulla può accadere
Che possa menomarli , o che li possa
Rendere più felici che in passato.
Nè legge nè dovere mi costrinsero alla guerra,
Non gli uomini politici, non le folle plaudenti,
Un impulso di gioia solitario
Mi guidò a questa furia fra le nuvole;
Ho valutato ogni cosa, mi sono chiesto tutto,
Gli anni avvenire mi parvero spreco di fiato,
Uno spreco di fiato gli anni ormai passati,
In equilibrio con questa vita, con questa morte.

da " I cigni selvatici a Coole" (1919).



LA' NEI GIARDINI DEI SALICI

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M'invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull'albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.

Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M'invitò a prendere la vita così come veniva, come l'erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

da "Scorciatoie " (1889)

William Butler Yeats

nightingalerider
20-03-2012, 21:01
LA' NEI GIARDINI DEI SALICI

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M'invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull'albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.

Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M'invitò a prendere la vita così come veniva, come l'erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

da "Scorciatoie " (1889)

William Butler Yeats

http://www.youtube.com/watch?v=C2UZReQGNVI

SonofBrahem
21-03-2012, 10:37
Tu non mi caccerai via in nessun posto:
non si respinge la primavera!
Tu non mi toccherai, nemmeno con un dito:
troppo teneramente io canto verso il sonno.
Tu non mi diffamerai:
il mio nome è acqua per le labbra!
Tu non mi lascerai:
la porta è aperta, e la mia casa è vuota!

Marina Cvetaeva

chango
21-03-2012, 11:32
E il gaio usignolo
che affolla e affretta e fa precipitare,
con veloce, fitto gorgheggio, le sue deliziose note,
come se fosse timoroso che una notte d'aprile
sia per lui troppo breve per esprimere
il suo canto d'amore e liberare l'anima colma
di tutta la sua musica.

Samuel T. Coleridge

7
21-03-2012, 12:03
La figa l’è una telaragna
un pidriùl ad sàida
é sgarzùl ad tòtt i fiéur;
la figa l’è una pòrta
ch’la dà chissà duvò
o una muràia
ch’u t tòca buté zò.

U i è dal fighi alìgri
dal fighi mati s-cènti
dal fighi lèrghi e stretti,
fighi de caz
ciacaròuni ch’al tartàia
e quèlli ch’al sbadàia
e a n dòi una parola
gnènca s’ta li amàzz.

La figa l’è una muntagna
biènca ad zòcar
una forèsta in dò ch’e’ pasa i lop
l’è la caròza ch’la tòira i caval;
la figa l’é una balèna svòita
pina ad aria nira e ad lòzzli,
l’è la bascòza dl’usèl
la su còffia da nota,
un fòuran ch’e’ brèusa inquèl.

La figa quand ch’e’ tòcca
l’è la faza de’ Signour,
la su bòcca.
L’è da la figa ch’l'è avnèu fura
e’ mond sa i èlbar, al novli, e’ mèr
e i òman éun a la vòlta
e at tòtt al razi.
Da la figa l’è avnù fura ènca la figa.
Os-cia la figa!
Canto Ventiquattro

La fica è una ragnatela
un imbuto di seta
il cuore di tutti i fiori;
la fica è una porta
per andare chissà dove
o una muraglia
che devi buttar giù.

Ci sono fiche allegre
delle fiche matte del tutto
delle fiche larghe e strette,
fiche da due soldi
chiaccherone o balbuzienti
e quelle che sbadigliano
e non dicono una parola
neanche se le ammazzi.

La fica è una montagna
bianca di zucchero
una foresta dove passano i lupi,
è la carrozza che tira i cavalli;
la fica è una balena vuota
piena di aria nera e di lucciole,
è la tasca dell’uccello
la sua cuffia da notte,
un forno che brucia tutto.

La fica quando è ora
è la faccia del Signore,
la sua bocca.
E’ dalla fica che è venuto fuori
il mondo con gli alberi le nuvole il mare
e gli uomini uno alla volta
e di tutte le razze.
Dalla fica è venuta fuori anche la fica.
Osta la fica!

nightingalerider
21-03-2012, 13:09
Postata prima su Facebook.

La figa quand ch’e’ tòcca
l’è la faza de’ Signour,
la su bòcca

E' ora Tonino. Buon viaggio, vai a vedere cosa c'è di là.

PidarOles rinnegato
21-03-2012, 13:31
io quando succede mi sento sempre un po' in colpa per essermi emancipato.

nightingalerider
21-03-2012, 13:33
io quando succede mi sento sempre un po' in colpa per essermi emancipato.

Emancipato da cosa? E quando succede cosa?

PidarOles rinnegato
21-03-2012, 14:07
Emancipato da cosa? E quando succede cosa?

i sensi di colpa sono dettati dal fatto che conosco a memoria tutta la serie di Spazio 1999, faccio comunnemente battute con riferimenti alla pop-culture nordamericana, se ho voglia di un libro e stare sul sicuro scelgo Chandler, ma di Guerra non ho mai letto una poesia.

e così via.

mentre bruciano biblioteche noi ci facciamo un account instagram.

Drunk on the moon
21-03-2012, 14:14
i sensi di colpa sono dettati dal fatto che conosco a memoria tutta la serie di Spazio 1999, faccio comunnemente battute con riferimenti alla pop-culture nordamericana, se ho voglia di un libro e stare sul sicuro scelgo Chandler, ma di Guerra non ho mai letto una poesia.

e così via.

mentre bruciano biblioteche noi ci facciamo un account instagram.

che e' la serie di tv scie-fi di gran lunga piu' "europea" e letteraria.
non ti preoccupare pida, sei nel flusso lo stesso. brucerai di quel fuoco e risorgerai da quelle ceneri, come tutti.

nightingalerider
21-03-2012, 14:21
Eh vecchia storia. Anche io scelgo la strada della non contraddizione, l'importante è che ci sia una coerenza estetica di fondo, ma la visione può essere molto ampia.

p.s. l'hai vista la poesia che ti ho dedicato?

PidarOles rinnegato
21-03-2012, 14:29
p.s. l'hai vista la poesia che ti ho dedicato?

ehm no..dove?


oh, ma a Lugo la fate la Focarina? Perchè a Ravenna (diobono) nessuno sa cos'è? Possibile che a sud di Gatteo a Mare ci siano i mori e a nord di Cervia viga la barbarie?

nightingalerider
21-03-2012, 14:30
ehm no..dove?


oh, ma a Lugo la fate la Focarina? Perchè a Ravenna (diobono) nessuno sa cos'è? Possibile che a sud di Gatteo a Mare ci siano i mori e a nord di Cervia viga la barbarie?

Nella pagina precedente.

No, non ne ho idea. E mi sa che stavolta non sono io il romagnolo degenere, probabilmente hai ragione te, a nord di Cervia è venuto il diluvio.

Drunk on the moon
21-03-2012, 14:32
scusa nightie sono distratto: ma la sturia della non contraddizione era pure per pida o per me?

nightingalerider
21-03-2012, 14:33
scusa nightie sono distratto: ma la sturia della non contraddizione era pure per pida o per me?

Per entrambi, nel senso, anche per me va bene fare i mélanges culturali, in ottica di "flusso", basta avere un minimo di occhio per gli accostamenti :D

PidarOles rinnegato
21-03-2012, 14:33
Nella pagina precedente.

No, non ne ho idea. E mi sa che stavolta non sono io il romagnolo degenere, probabilmente hai ragione te, a nord di Cervia è venuto il diluvio.

il ravennate: una landa piatta dove barbari vivono lasciati a se stessi contemplando la nebbia e spacciandosi come romagnoli.

che San Giuseppe abbia pietà di loro.


mo' leggo la povesia.

nightingalerider
21-03-2012, 14:35
http://it.wikipedia.org/wiki/Droctulfo

PidarOles rinnegato
21-03-2012, 14:39
Dedicata a Pidarules:

C'è una sala giochi a Cervia
due stanzoni larghi
spogli.
Alle macchine si appoggiano
quindicenni
come cose
e fioccano
negli occhi
i colori dei video.
E viene fuori la sera
e il mondo
non avviene mai
non si avvera mai.

(D. Rondoni)


un pezzo dei fine before you came!


oh, hai per caso letto "io le pago" di Chester Brown?

me l'ha consigliato Val e mentre lo leggevo pensavo a te in quanto lui porta a sostegno delle sue tesi da puttaniere il fatto che l'amore romantico sia un'invenzione artificiale introdotta dai trovatori occitani.


la cosa ha destato in me un fascino tremendo, non l'amore romantico, per carità, ma l'occitano in se e la riflessione se sia più una cultura che si modella su una lingua oppure il contrario.

se non fosse che devo vendere tutti questi tubi per pagarmi casa mi piacerebbe riprendere a studiare.

Drunk on the moon
21-03-2012, 14:42
Per entrambi, nel senso, anche per me va bene fare i mélanges culturali, in ottica di "flusso", basta avere un minimo di occhio per gli accostamenti :D

beh ma mica e' una cosa volontaria: ti càpitano certe coordinate, in generale, e li' in mezzo ti muovi necessitato dai tuoi gusti/sensibilita' e dall'anagrafe.
per esempio a me delizia e fa sorridere davvero The tiny cupboard di Walter de la Mare che ho postato qualche giorno fa, ma a uno con 15 anni di meno probabilmente non dice un cacchio :o

btw le cose che si riciclano/riaffiorano carsicamente/riassemblano sono piu' di quelle che si crede si perdono.

nightingalerider
21-03-2012, 14:46
un pezzo dei fine before you came!


oh, hai per caso letto "io le pago" di Chester Brown?

me l'ha consigliato Val e mentre lo leggevo pensavo a te in quanto lui porta a sostegno delle sue tesi da puttaniere il fatto che l'amore romantico sia un'invenzione artificiale introdotta dai trovatori occitani.


la cosa ha destato in me un fascino tremendo, non l'amore romantico, per carità, ma l'occitano in se e la riflessione se sia più una cultura che si modella su una lingua oppure il contrario.

se non fosse che devo vendere tutti questi tubi per pagarmi casa mi piacerebbe riprendere a studiare.

No, non l'ho letto. Però, a parte L'Amore E L'Occidente di De Rougemont, questo: http://www.libreriauniversitaria.it/allegoria-amore-saggio-tradizione-medievale/libro/9788806037727 ripercorre un po' la storia della poesia europea dagli inizi, il Roman De La Rose e quella roba là, e si avvicina abbastanza a quell'idea che hai detto te del puttaniere :D. Però c'è da dire che in saggi successivi, meno incentrati sulla letteratura, si è un po' moderato ed ha ammesso l'amore come cosa naturale oltre che culturale.

SILENCIO
22-03-2012, 17:55
EMILY DICKINSON
SE POTRÒ IMPEDIRE CHE UN CUORE SI SPEZZI

Se potrò impedire che un cuore si spezzi
non avrò vissuto invano;
Se potrò alleviare il dolore di una vita
o almeno mitigarlo,
o aiutare un pettirosso caduto
a risalire nel nido
non avrò vissuto invano.

(da Poesie, 1890)

SILENCIO
22-03-2012, 18:02
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma ne deduce che è nero.

Il Filosofo cerca un gatto,
un gatto che non c'è
in una stanza buia.
Non lo trova ma...
ma continua a cercare.

Il Teologo, oh il Teologo
cerca lo stesso gatto.
Non lo trova ma dice
di averlo trovato.


Ennio Flaiano

SonofBrahem
24-03-2012, 15:52
Quel che ti auguro
è una giornata immensa.

Ma che abbia qualche momento
minuto, piccolo abbastanza
da annullare ogni distanza.

G.M. Schmitt

carmilla
24-03-2012, 16:23
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

Dino Campana

carmilla
24-03-2012, 16:27
L'avere (O haver)

Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio
Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto:
- Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati...

Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco
Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore
Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo
Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste.

Resta quest'immobilità, questa economia di gesti
Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito
Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile
Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta.

Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento
Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità
Del tempo, questa lenta decomposizione poetica
In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius.

Resta questo cuore che brucia come un cero
In una cattedrale in rovina, questa tristezza
Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria
Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria...

Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza
Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco
Questa immensa pena di se stesso, questa immensa
Pena di se stesso e della sua forza inutile.

Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato
Di piccole assurdità, questa sciocca capacità
Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile
E questo coraggio di compromettersi senza necessità.

Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza
Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere
E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità
Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi.

Resta questa incoercibile facoltà di sognare
Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità
Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione
Degli avvenimenti, e questa impressionante

E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore
Di mondi inesistenti, e questo eroismo
Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile
Cui i poeti a volte danno il nome di speranza.

Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti
Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia
Resta questa povertà intrinseca, questa vanità
Di non voler essere principe se non del proprio regno.

Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità
Di fronte al momento a venire, quando, di fretta
Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante
Senza sapere che è la mia ultima innamorata.

Vinicius De Moraes

SonofBrahem
24-03-2012, 16:31
L'avere (O haver)


Vinicius De Moraes

Dove posso trovarla in lingua originale?

carmilla
24-03-2012, 16:34
Dove posso trovarla in lingua originale?

O Haver


Resta, acima de tudo, essa capacidade de ternura
Essa intimidade perfeita com o silêncio
Resta essa voz íntima pedindo perdão por tudo
- Perdoai! eles não têm culpa de ter nascido...

Resta esse antigo respeito pela noite, esse falar baixo
Essa mão que tateia antes de ter, esse medo
De ferir tocando, essa forte mão de homem
Cheia de mansidão para com tudo que existe.

Resta essa imobilidade, essa economia de gestos
Essa inércia cada vez maior diante do Infinito
Essa gagueira infantil de quem quer balbuciar o inexprimível
Essa irredutível recusa à poesia não vivida.

Resta essa comunhão com os sons, esse sentimento
Da matéria em repouso, essa angústia da simultaneidade
Do tempo, essa lenta decomposição poética
Em busca de uma só vida, uma só morte, um só Vinicius.

Resta esse coração queimando como um círio
Numa catedral em ruínas, essa tristeza
Diante do cotidiano; ou essa súbita alegria
Ao ouvir na madrugada passos que se perdem sem memória.

Resta essa vontade de chorar diante da beleza
Essa cólera cega em face da injustiça e do mal-entendido
Essa imensa piedade de si mesmo, essa imensa
Piedade de sua inútil poesia e de sua força inútil.

Resta esse sentimento da infância subitamente desentranhado
De pequenos absurdos, essa tola capacidade
De rir à toa, esse ridículo desejo de ser útil
E essa coragem de comprometer-se sem necessidade.

Resta essa distração, essa disponibilidade, essa vagueza
De quem sabe que tudo já foi como será e virá a ser
E ao mesmo tempo esse desejo de servir, essa
Contemporaneidade com o amanhã dos que não têm ontem nem hoje.

Resta essa faculdade incoercível de sonhar
De transfigurar a realidade, dentro dessa incapacidade
De aceitá-la tal como é, e essa visão
Ampla dos acontecimentos, e essa impressionante.

E desnecessária presciência, e essa memória anterior
De mundos inexistentes, e esse heroísmo
Estático, e essa pequenina luz indecifrável
A que às vezes os poetas dão o nome de esperança.

Resta essa obstinação em não fugir do labirinto
Na busca desesperada de uma porta quem sabe inexistente
E essa coragem indizível diante do grande medo
E ao mesmo tempo esse terrível medo de renascer dentro da treva.

Resta esse desejo de sentir-se igual a todos
De refletir-se em olhares sem curiosidade e sem história
Resta essa pobreza intrínseca, esse orgulho, essa vaidade
De não querer ser príncipe senão do seu reino.

Resta essa fidelidade à mulher e ao seu tormento
Esse abandono sem remissão à sua voragem insaciável
Resta esse eterno morrer na cruz de seus braços
E esse eterno ressuscitar para ser recrucificado.

Resta esse diálogo cotidiano com a morte, esse fascínio
Pelo momento a vir, quando, emocionada
Ela virá me abrir a porta como uma velha amante
Sem saber que é a minha mais nova namorada.

__________________________________

SonofBrahem
24-03-2012, 16:35
O Haver




__________________________________

Perfetto! Grazie, Carmilla!

SonofBrahem
24-03-2012, 17:08
http://ilpesodelleparole.blogspot.com/2012/03/canto-di-fate.html

nightingalerider
24-03-2012, 17:36
When you find that feminine contact
has no longer the richness
of Omakitsu's verses
Know then, o man,
that the Cytherean has turned from you,
fugges!
When the smoke no longer
hangs upon the lacquer,
When the night air no
longer clings
to your cuticle,
When the air has in it no
mystery about her,
Know then that the days
of your adolescence are
ended
fugaces, fugges, fugus


Quando trovi che il contatto femminile
non ha più la ricchezza
dei versi di Omakitsu
sappi allora, uomo,
che la Citerea ti ha lasciato,
fugis!
Quando il fumo non si stende
più sullo smalto,
quando l'aria della notte
non ti accarezza più
la pelle,
quando l'aria non ha più
un mistero intorno a lei,
sappi allora che i giorni
della tua adolescenza sono
finiti
fugaces, fugis, fugus


(E. Pound)

Dionea
24-03-2012, 18:46
Had I the heavens’ embroidered cloths,
Enwrought with golden and silver light,
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.



Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto della luce dell’oro e dell’argento,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Ma io, essendo povero, ho soltanto sogni;
Ed i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

(He Wishes For The Cloths Of Heaven - W.B. Yeats)

Amica che
25-03-2012, 03:09
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E' il mio cuore
il paese più straziato

-G.Ungaretti

LuceLunare
25-03-2012, 10:59
AS THE MIST LEAVES NO SCAR

As the mist leaves no scar
On the dark green hill,
So my body leaves no scar
On you, nor ever will.

When wind and hawk encounter,
What remains to keep?
So you and I encounter,
Then turn, then fall to sleep.

As many nights endure
Without a moon or star,
So will we endure
When one is gone and far.


L.COHEN

carmilla
26-03-2012, 15:45
Io vi ho amata: e ancora forse l'amore
Nell'anima del tutto non ho spento;
Ma che esso non sia per voi tormento;
Non voglio che alcunché vi dia tristezza.
Io vi ho amata in silenzio, senza speranza,
Di timidezza soffrendo, di gelosia;
io vi ho amata davvero, e così teneramente
Come Dio vi conceda d'essere amata da un altro.
Aleksandr Sergeevic Puskin

Grazie, qualunque cosa accada. Si giro'
E, come il raggio solare sui fiori pensili
Scompare appena il vento li ha sollevati,
Se ne ando' via da me . Infatti,
Qualunque cosa accada, ci fu un'ora di sole,
E neanche gli dei superni
Possono vantare qualcosa di meglio
D'aver atteso che quell'ora passi.
Ezra Pound

carmilla
29-03-2012, 20:40
Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.
M.G.



Sento il tuo disordine e lo comparo al mio


Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.
M.G.







Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all'essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono,
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all'essere e non lo so dire, non lo so dire, io
appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire.

Mariangela Gualtieri

LuceLunare
29-03-2012, 21:01
Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.
M.G.



Sento il tuo disordine e lo comparo al mio


Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.
M.G.







Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all'essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono,
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all'essere e non lo so dire, non lo so dire, io
appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all'essere, all'essere e non lo so dire.

Mariangela Gualtieri

bella bella bella
meno male che c'è carmilla che mi dà sempre spunti nuovi.
Certo, l'autrice è ancora in vita...

SILENCIO
29-03-2012, 22:36
I LEONI SUL SAGRATO

C'è un luogo dove dormi
e il tuo respiro
io non lo sento, non lo sento mai.

Fra i nostri due riposi
è la città spavalda
strade, fragori, alterchi, gente e tetti
e come due leoni sul sagrato
remoti e fermi, chiusi in una forma,
noi vigiliamo la nostra distanza.

Mariagloria Sears

SILENCIO
30-03-2012, 15:04
DIEGO VALERI
I MATTINI D’ALLORA

I mattini d'allora... Portavano negli occhi
una profonda luce immacolata,
un fresco fiore di desiderio in bocca,
nelle mani una piccola gioia inaspettata.

I mattini d'allora... Ci chiamavano per nome,
ch'era tempo di ridere, di cantare, d'amare.
L’amico correva all'amico, a rinnovare
il patto di fraterna comunione.

I mattini d'allora... Ci venivano incontro
per le pallide vie della piccola città
col passo molle e baldo delle giovani donne
calde di sconosciute voluttà.

I mattini d'allora... Ci traevano incantati
a veder le robinie piegate dalla rugiada,
i giaggioli d'oro su le prode dei fossati,
le mille meraviglie della strada.

I mattini d'allora... d'allora! Il nostro cuore
era semplice e buono e senza ferita.
Un'amata ci dava tutto il suo amore:
la vita.

carmilla
31-03-2012, 15:56
SENZA AMORE

Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò. Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.

Non pallida per la notte insonne -
ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore -
ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie - ma nemmeno
gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano
per me non s'aprirà l' orizzonte intero.

Non aspetterò più, sfinita, la sera -
ma l'alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola -
ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla -
ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo -
ma non vivrò realmente mai più.




PERDITA

Non so se mi ero innamorata di te.
Mi innamorai però di altre cose, lo so:
di una stanza scomoda rivolta a nord,
di una teiera che crepitava di sera.

Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio,
dei solitari e soffocanti cinema di quartiere,
dei dolorosi ricordi di prigione,
di un muro ferito dalle bombe.

Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina,
di una calda tasca con castagne bruciate,
della pioggia scrosciante, del suono del telefono,
perfino della nebbia fonda color cenere.

Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te.
Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco.
Per questo soffro... Non per averti perso.
Altro ho perduto - il mondo intero.

Blaga Dimitrova

carmilla
31-03-2012, 16:18
DOPO LE FESTE


E quando tutti se ne andavano
e restavamo noi due soli
tra bicchieri vuoti e posacenere sporchi,
Com’era bello sapere che eri
lì come l’acqua di uno stagno,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più del tempo.
Eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamato ancora
a risvegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.
JULIO CORTÁZAR


Lasciami, pensiero, lasciami,
domani sarò tuo,
tornerò ad essere la tua preda.
Ma oggi,
mentre la luce graffia sugli alberi e chiede
un’opportunità,
voglio che mi accolga l’inutile primavera.

Alla casa del freddo
ritornerò domani, quando il tempo
esponga le sue ragioni
e il cuore domandi
ciò che manca da vedere,
quanti battiti ancora
gli restano prima d’arrestarsi.
Luis García Montero
Larra




Rumori confusi, incerto chiarore.
Inizia un nuovo giorno,
è una stanza in penombra
e due corpi distesi.
Nella fronte mi perdo
In un pianoro vuoto.
Già le ore affilano i rasoi.
Ma al mio fianco tu respiri;
intimamente mia eppur remota
fluisci e non ti muovi.
Inaccessibile se ti penso,
con gli occhi ti tocco,
ti guardo con le mani.
I sogni ci separano
ed il sangue ci unisce:
siamo un fiume di palpiti.
Sotto le tue palpebre matura
il seme del sole.
Il mondo
non è ancora reale,
il tempo è dubbio:
solo il calore della tua pelle
è vero.
Nel tuo respiro ascolto
la marea dell'essere,
la sillaba scordata del Principio
Octavio Paz

SonofBrahem
31-03-2012, 16:35
Finalmente

Con te magari
troverò la strada
che non ho trovato,
di chi ama
senza essere
riamato
e sciolto, adesso,
dal voto
del reciproco compenso,
liberato dal peso
che pesa su sé stesso
in ogni senso,
sollevato dal provare
il mio piacere
tutto in levare
amerò finalmente
solo per amare.

Paolo Ruffilli

Zooey Zissou
01-04-2012, 11:01
Nostalgia del presente

In quel preciso momento l'uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l'uomo le stava accanto in Islanda.

Lo Perdido

¿Dónde estará mi vida, la que pudo
haber sido y no fue, la venturosa
o la de triste horror, esa otra cosa
que pudo ser la espada o el escudo

y que no fue? ¿Dónde estará el perdido
antepasado persa o el noruego,
dónde el azar de no quedarme ciego,
dónde el ancla y el mar, dónde el olvido

de ser quien soy? ¿Dónde estará la pura
noche que al rudo labrador confía
el iletrado y laborioso día,

según lo quiere la literatura?
Pienso también en esa compañera
que me esperaba, y que tal vez me espera.

J.L.Borges

SonofBrahem
02-04-2012, 00:22
In ricordo di Adrienne Rich (16 maggio 1929 – 27 marzo 2012)

Per i morti

Ho sognato di chiamarti al telefono
per dirti: Sii più dolce con te stesso
ma eri ammalato e non hai risposto
Lo spreco del mio amore prosegue in questo modo
cercando di salvarti da te stesso
ho sempre pensato ai residui
di energia, di come l'acqua scorre da un colle
dopo che le piogge si sono fermate
o del fuoco che vuoi lasciare quando vai a letto
ma senza riuscirci, che si consuma senza spegnersi,
i carboni sempre più rossi, sempre più strani
nello scintillare e nello spegnersi
di quanto tu non lo desiderassi
seduto lì a mezzanotte passata

Drunk on the moon
02-04-2012, 14:55
DIEGO VALERI
I MATTINI D’ALLORA

I mattini d'allora... Portavano negli occhi
una profonda luce immacolata,
un fresco fiore di desiderio in bocca,
nelle mani una piccola gioia inaspettata.

I mattini d'allora... Ci chiamavano per nome,
ch'era tempo di ridere, di cantare, d'amare.
L’amico correva all'amico, a rinnovare
il patto di fraterna comunione.

I mattini d'allora... Ci venivano incontro
per le pallide vie della piccola città
col passo molle e baldo delle giovani donne
calde di sconosciute voluttà.

I mattini d'allora... Ci traevano incantati
a veder le robinie piegate dalla rugiada,
i giaggioli d'oro su le prode dei fossati,
le mille meraviglie della strada.

I mattini d'allora... d'allora! Il nostro cuore
era semplice e buono e senza ferita.
Un'amata ci dava tutto il suo amore:
la vita.

Sconoscevo completamente. Bellissima :)

SILENCIO
02-04-2012, 18:00
Allora replico volentieri :)

DIEGO VALERI
SONO GIORNI DOLCISSIMI

Sono giorni dolcissimi
questi che ci preparano le piogge
dolcissime di aprile. Luce bianca
filtrata da nebule bianche,
appena un sospiro di vento
che si sprigiona dal cuore del mondo.
In quest'ora del tempo
il vecchio mondo, come il vecchio Adamo,
ha un cuore giovanetto:
quel suo cuore (o Leopardi!) d'una volta.

LuceLunare
02-04-2012, 19:49
In ricordo di Adrienne Rich (16 maggio 1929 – 27 marzo 2012)

Per i morti

Ho sognato di chiamarti al telefono
per dirti: Sii più dolce con te stesso
ma eri ammalato e non hai risposto
Lo spreco del mio amore prosegue in questo modo
cercando di salvarti da te stesso
ho sempre pensato ai residui
di energia, di come l'acqua scorre da un colle
dopo che le piogge si sono fermate
o del fuoco che vuoi lasciare quando vai a letto
ma senza riuscirci, che si consuma senza spegnersi,
i carboni sempre più rossi, sempre più strani
nello scintillare e nello spegnersi
di quanto tu non lo desiderassi
seduto lì a mezzanotte passata

che bellezza.

SILENCIO
04-04-2012, 16:42
WENDY COPE
FIORI
Certi uomini non ci penserebbero.
Tu invece sì. Tu spesso mi dicevi
che eri stato lì lì per comprarmi dei fiori
ma qualcosa era andato storto poi.

Il negozio era chiuso. O un dubbio avevi,
quel genere di dubbi che si affacciano
alla testa di gente come noi.
Ch'io gradissi i tuoi fiori dubitavi.

Sorridere m'hai fatto, e t'ho abbracciato.
Sorrido ancora adesso. E sappi che
quei fiori, caro, che non mi hai comprato
non sono ancora appassiti per me.

SonofBrahem
05-04-2012, 12:16
WENDY COPE
FIORI
Certi uomini non ci penserebbero.
Tu invece sì. Tu spesso mi dicevi
che eri stato lì lì per comprarmi dei fiori
ma qualcosa era andato storto poi.

Il negozio era chiuso. O un dubbio avevi,
quel genere di dubbi che si affacciano
alla testa di gente come noi.
Ch'io gradissi i tuoi fiori dubitavi.

Sorridere m'hai fatto, e t'ho abbracciato.
Sorrido ancora adesso. E sappi che
quei fiori, caro, che non mi hai comprato
non sono ancora appassiti per me.

Non l'avevo mai letta prima, ma anni fa ho scritto questa:

Il fiore che non ti ho comprato

Sono uscito che i fiorai non avevano ancora aperto.
Ne ho fatta di strada, poi, nel corso della giornata,
ma un solo fioraio, ti giuro, non l'ho incontrato.

Non che ne avessi l'intenzione,
non che tu me lo avessi chiesto,
non che qualcuno me lo imponesse,
non che ci fosse qualche forza strana,
non che mi fossi svegliato con l'idea,

ma avrei voluto portarti un fiore.

E invece ho solo questo foglio
che puoi usare e colorare
e magari foggiare a forma d'un fiore.

C'è questo,
il fiore che non ti ho comprato,
c'è.

G.M. Schmitt

SILENCIO
05-04-2012, 15:02
Non l'avevo mai letta prima, ma anni fa ho scritto questa:

Il fiore che non ti ho comprato

Sono uscito che i fiorai non avevano ancora aperto.
Ne ho fatta di strada, poi, nel corso della giornata,
ma un solo fioraio, ti giuro, non l'ho incontrato.

Non che ne avessi l'intenzione,
non che tu me lo avessi chiesto,
non che qualcuno me lo imponesse,
non che ci fosse qualche forza strana,
non che mi fossi svegliato con l'idea,

ma avrei voluto portarti un fiore.

E invece ho solo questo foglio
che puoi usare e colorare
e magari foggiare a forma d'un fiore.

C'è questo,
il fiore che non ti ho comprato,
c'è.

G.M. Schmitt

G.M. Schmitt è il tuo pseudonimo? scrivi poesie?
(scusa, sono un po' lenta a mettere insieme i pezzi...)
comunque è una bella coincidenza questa dei fiori :-D

SonofBrahem
05-04-2012, 15:14
G.M. Schmitt è il tuo pseudonimo? scrivi poesie?
(scusa, sono un po' lenta a mettere insieme i pezzi...)
comunque è una bella coincidenza questa dei fiori :-D

Il mio pseudonimo è l'altro. Questo è il mio nome vero (che trovi sotto tutte le mie poesie postate sul blog di cui trovi il link alla firma). :)

SILENCIO
05-04-2012, 15:16
Il mio pseudonimo è l'altro. Questo è il mio nome vero (che trovi sotto tutte le mie poesie postate sul blog di cui trovi il link alla firma). :)

Urca, allora mi ci fiondo :-D

SILENCIO
05-04-2012, 15:20
A proposito, ho recuperato l'articolo su Antonia Pozzi e ho scoperto che l'ha scritto Silvio Raffo, un poeta che ho conosciuto. Immagino lo conosca anche tu

SonofBrahem
05-04-2012, 15:27
A proposito, ho recuperato l'articolo su Antonia Pozzi e ho scoperto che l'ha scritto Silvio Raffo, un poeta che ho conosciuto. Immagino lo conosca anche tu

No, non lo conoscevo, come non ne conosco ancora tanti altri, ma vado approfondendo ogni giorno (buono e utile, non tutti lo sono i giorni...) che passa. Di alcuni, poi, se non compro un libro o non me lo appunto dimentico pure il nome. Di recente ho scoperto Paolo Ruffilli grazie a una trasmissione radiofonica.

SILENCIO
05-04-2012, 15:31
IL MIO AMANTE
E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare più piano di così”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sì, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
più giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

Wendy Cope